Philip Guston and the Poets

L’opera di Philip Guston è multiforme e multistile, attraversa diverse fasi, vivendole fino alla loro scarnificazione per poi passare oltre, arrivando a volte al suo diretto opposto. A dire dello stesso artista, spesso questi cicli durano 4 o 5 anni, per poi terminare, lasciandogli dentro la sensazione di essere stati sbagliati, o incompleti, o inutili.

Associato in una fase iniziale all’action painting, probabilmente anche per la sua amicizia con l’ex compagno di scuola Jackson Pollock, Guston non si è mai presentato come tale. E’ un’artista vero, e come tale soffre le classificazioni. Studia l’arte classica, ama l’Italia; non c’è una volontà definita di appartenere a una corrente artistica piuttosto che a un’altra. Racconta di come una volta abbia passato un’intera giornata a dipingere gli oggetti che c’erano nella sua stanza, e che alla fine, dopo aver perso la cognizione del tempo e dello spazio, osservando il quadro che aveva davanti abbia pensato: ma allora sono un’artista! Ciò che conta è il vedere.

I dipinti dell’artista statunitense sono ingombranti a livello visivo, presentano colori voraci e immagini spesso inquietanti, esagerate nelle loro distorsioni quasi fumettistiche. L’esito è totale, immersivo , la psiche ne risente come se leggesse un messaggio chiaro, scritto a chiare lettere sulla tela. Linee e colori dettagliano l’oggetto rappresentato, colto nel suo essere più semplice e quindi più complesso. Un rosso e un rosa carnali fanno da sfondo alla rappresentazione di oggetti quotidiani, che diventano apparizioni da cui non si può sfuggire. I grandi occhi delle sue figure vedono e sentono, incamerano informazioni che arrivano allo spettatore con la stessa potenza dell’attimo in cui colpiscono la retina del pittore.

La mostra, conclusasi il 3 settembre alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, presenta un corpus numeroso di opere (50 dipinti e 25 disegni), e si focalizza sulla fase che vede Guston interessarsi agli scritti di una serie di eccellenti poeti tra cui Eugenio Montale. D.H. Lawrence, W.B. Yeats, al fine di comunicare con le immagini l’energia delle loro parole. Non si tratta di un lavoro di traduzione, bensì di rafforzamento: la parola ha già il suo vigore, non necessita di spiegazioni, arriva diretta come un pugno, i dipinti di Guston l’accompagnano, si pongono al suo fianco, modi diversi di dire la stessa cosa, duplicare il concetto in forme e stilemi altri per rafforzarne ancora di più un’intensità che già di per sé è autosufficiente. In questo modo l’artista comunica il grande rispetto che ha per il lavoro di scrittura di questi poeti; non si pone come qualcuno che deve veicolare il loro messaggio, bensì come un altro agente che, incamerato il flusso semiotico proveniente dai loro versi, li accompagna con colori, linee e forme, come uno strumento musicale accompagna una voce che già da sola incanta le orecchie di chi la sta ascoltando.

 

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