Poetiche del luogo e immaginari del reale nelle opere di Ludovica Carbotta

Ludovica Carbotta, giovanissima artista torinese, fa della sua ricerca artistica un processo mentale e cognitivo che si va componendo sulle basi di una conoscenza attenta e minuziosa non solo dell’essere come parte di una collettività, ma anche dell’individuo come esemplare unico. In questa ricerca esistenziale, è centrale il rapporto dell’essere con e nel tessuto urbano, la sua capacità di creare relazioni ideali o reali e regole. Questi codici formali del vivere, creano le basi di un percorso artistico interiore e personale che si concentra sull’esplorazione fisica dello spazio urbano.
Bachelard ne La poetica dello spazio definisce i luoghi come membrane intime. Taluni spazi, appunto, evocano una quiete, quasi familiare, che permette all’uomo di essere e comportarsi in un determinato modo. Le opere di Ludovica Carbotta, cercano di indagare questa precisa capacità del luogo, definendo attraverso i luoghi del reale, delle immagini mentali che presentano specifici dettagli che la memoria volontaria dell’essere ripropone. Ciò che manca è la presenza di un qualcosa che è soltanto suggerito. Gli stessi elementi sussistono da una nascita mnemonica che, poi, nell’atto di realizzazione si riducono all’osso, al minimale gesto scultoreo o architettonico. L’indagine è dunque un processo lungo che necessita tempo, presuppone una capacità di assorbire certi costrutti sociali e sovrastrutture culturali depositate in continue stratificazioni.
Il riferimento ricorrente ai luoghi immaginari, introduce un ulteriore aspetto della poetica dell’artista, ovvero l’utilizzo dell’ekphrasis, termine di derivazione greca adoperato per indicare la descrizione verbale di un’opera d’arte, attraverso la cui influenza letteraria, Ludovica Carbotta, riflette sull’importanza della riproduzione nella Storia dell’Arte. La sua applicazione pratica permette all’artista di sperimentare uno spazio o un oggetto come qualcosa di sconosciuto o di approcciarlo come una novità. La descrizione verbale assume il ruolo di costruire davvero un’ambiente abitabile e funzionale in cui ogni precisa composizione diventa la trasposizione tattile di una necessità privata. Qui ritorna, nuovamente, l’appello ad una memoria collettiva o personale, che assorbe solo ciò che è necessario. In questo modo, la messa in pratica dell’azione artistica è l’ultimo anello di un processo cognitivo più complesso che innesca continui corti circuiti e riflessioni latenti che vertono verso una ricerca in cui il ruolo dell’immaginazione si comporta come un valore, necessario, per la costruzione di una conoscenza. In questo calderone, l’essere vive la sua individualità in spazi urbani, funzionali, che agiscono come specchi ragionati di uno stare al mondo.
L’assenza di un corpo preciso, in definitiva, rafforza il ruolo affidato all’immaginazione mentre la privazione di certi elementi, permette una lettura sviscerata e ponderata degli oggetti, custodi di precise funzioni e ricordi. Ciò che resta è solo ciò che è necessario.

Premio MAXXI 2016
MAXXI _IX16
© Luis do Rosario

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