Puoi volar nella hall del K2

Rete in acciaio, sfere sospese in aria. È così che Tomàs Saraceno, nel giugno 2013, invita milioni di visitatori ad osservare lo spazio da una prospettiva diversa dalla nostra: sospesi nel vuoto.

Un’idea del tutto originale, creata nell’ingresso principale della sede del Museo d’arte moderna e contemporanea di Dusseldorf, chiamata K21 nei pressi di Ständehaus. L’installazione si chiama In orbit, una semplice rete d’acciaio che si estende su tre livelli ricoprendo circa 2.500 mq, per arrivare a toccare la grande cupola vetrata del museo. Come se non bastasse all’interno della rete Saraceno decide di poggiare una decina di sfere gonfiabili in pvc, tutte con grandezza diversa, che sembrano essere cullate dai movimenti generati dalla rete.

«Una nuova forma ibrida di comunicazione» così l’ideatore dell’installazione si esprime, descrivendo il modo in cui i visitatori si rendono protagonisti della performance, camminano sul reticolo, si aggrappano, si siedono, sospesi nel vuoto osservano il cielo dalla cupola di vetro del museo e le altre persone che, passeggiando al piano terra, li guardano dal basso come se stessero nuotando nello spazio. Tomàs Saraceno infatti vuole raggiungere solo uno scopo: il coinvolgimento totale dei visitatori nella performance più elaborata che abbia mai realizzato, mettendo alla dura prova il sistema percettivo umano. Un canale pronto a trasportare l’immaginazione oltre ogni limite, creando un ponte tra realtà e finzione.

Nonostante le tre tonnellate della maglia d’acciaio e il peso delle sfere, la più grande conta trecento chili, appare il contrasto, in maniera ossimorica, con la leggerezza delle persone che sembrano volare.

Saraceno studia l’arte e la scienza: dalle energie alternative allo studio sulle abitudini degli animali, passando per la psicologia e l’ingegneria dei materiali, per arrivare infine agli studi sociologici. Ha studiato per anni i metodi con cui varie specie di ragni costruiscono le loro tele; dalle quali ha preso l’idea di funzionalità, di bellezza, di forza, incorporate poi nella propria prassi artistica. Altre performance dimostrano questo suo interesse come il progetto Cloud Cities sul tetto del MOMA a New York. Così vuole che le persone possano addentrarsi e percorrere questo habitat, creato con strutture modulari, secondo configurazioni non lineari, esattamente come le ragnatele dei ragni.

 

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