Qualcosa del genere: le “immagini stock” di Luca Grimaldi alla nuova Ex Dogana Galleria

Kebab, shampoo, affettati, riviste e vestiti: non è la cronaca di una passeggiata al centro commerciale, ma ciò che si può ammirare in Qualcosa del genere, la personale di Luca Grimaldi con cui lo scorso 18 maggio ha inaugurato la Ex Dogana Galleria, il nuovo spazio espositivo ospitato dal suggestivo complesso di archeologia ferroviaria della Ex Dogana di Roma, ormai da anni protagonista della vita artistica e musicale della capitale.

Scopo principale della nuova galleria è quello di creare un ponte tra la Factory Studio Volante, da due anni attiva nel polo culturale con studi e residenze d’artista, e il pubblico romano. Il primo artista in residenza, Luca Grimaldi, è protagonista anche del primo evento espositivo nel nuovo spazio (nonché prima personale dell’artista nella sua città natale).

La mostra, a cura di Giulia Lotti e Chiara Pietropaoli, sarà visitabile fino all’8 giugno ed espone circa trenta opere realizzate dall’artista nell’ultimo anno. Oggetto delle opere sono immagini generiche e comuni, con cui l’artista indaga le visioni ricorrenti che fanno parte di un immaginario standardizzato, tanto suo quanto nostro. Utilizza un patrimonio iconografico pop, fatto di «immagini stock», da cui siamo abituati ad essere bombardati quotidianamente. Immagini che non sono fatte per essere contemplate, ma che passano continuamente davanti ai nostri occhi anche senza che ce ne accorgiamo. Luca Grimaldi ci costringe invece a osservarle, a riflettere sulla loro struttura e la loro funzione. Queste immagini banali che siamo abituati a subire passivamente, infatti, se osservate attentamente possono dirci molto su chi siamo e sulla nostra società.

«L’artista indaga le immagini generiche, comuni, ricorrenti, perché attirato da contenitori privi di soggettività nei quali possa immettersi, addentrarsi con la sua riflessione e qualificarli con la sua impronta” – scrive la curatrice Giulia Lotti nel testo in catalogo – aggiungendo “Grazie all’utilizzo di queste immagini (qui trova la sua ragione il titolo della mostra che sottolinea il concetto di genericità) Luca trova la spinta per distinguersi come pittore, giocando e sperimentando fino a spingere la pittura a diventare sempre più astratta, in un procedimento che leva informazioni a quelle immagini “patrimonio mondiale” che sceglie di utilizzare». Attraverso pennellate veloci, campiture piatte e assenza di contorni e dettagli, infatti, queste immagini si trasformano, quasi convertendosi in quadri astratti. Del soggetto resta solo l’idea, il fantasma, e il pubblico può ricostruirlo mentalmente solo attingendo a quello stesso patrimonio di immagini comuni a cui l’artista fa riferimento.

Le immagini a cui si riferisce sono letteralmente estrapolate dalla vita quotidiana, sono tratte infatti da fotografie scattate abitualmente dall’artista con il cellulare. Da una vita quotidiana, però, che potrebbe essere la sua come quella di chiunque altro nel mondo. Si tratta infatti di immagini che si possono trovare ovunque, di cui non è possibile stabilire l’origine certa, prove evidenti della globalizzazione e del consumismo imperante. Come un novello Oldenburg o Warhol, Luca Grimaldi ricontestualizza con atteggiamento ironico (evidente non solo nella scelta dei soggetti ma anche dei titoli) immagini simbolo della società di massa, dei consumi e dell’omologazione, su cui punta l’attenzione ma senza emettere giudizi, limitandosi a riflettere e a far riflettere chi guarda: ognuno tragga le sue conclusioni.

 

 

Fino all’8 giugno 2018

Ex Dogana Galleria

Via dello Scalo San Lorenzo, 10 – Roma

Ingresso Gratuito

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