Ritorno alle origini con l’architettura di Antoni Gaudì

Antoni Gaudì (1852 – 1926) fu uno dei più celebri artisti nel mondo dell’architettura. Fu il massimo esponente del modernismo catalano e venne definito da Le Corbusier come il «plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro», dunque un vero e proprio architetto fecondo, tanto che sette delle sue opere presenti a Barcellona sono state inserite nel 1984 nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Sono principalmente due le fonti architettoniche alle quali Antoni Gaudì si riferisce durante lo svolgimento della propria carriera: l’arte neogotica, teorizzata dall’architetto francese Eugène Viollet – le – Duc, e le arti orientali, con le quali venne a conoscenza attraverso la lettura dei testi di William Morris, Walter Pater e John Ruskin. Se si pensa a strutture architettoniche quali il Capricho, casa Vicens e il palazzo con i padiglioni Güell, realizzate proprio dall’architetto spagnolo, è subito chiaro come Gaudì abbia inserito in esse dei motivi dai caratteri orientali, ben noti all’architetto grazie alla collezione di fotografie di arte egizia, cinese, indiana e persiana. Nelle architetture di Gaudì spiccano anche lo stile moresco, le soluzioni ornamentali delle arti bazar e mudéjar e le influenze tratte dall’architettura islamica.
La vera e propria maestra di Gaudì però fu la natura, tanto che egli affermò «La natura è stata sempre la mia maestra, l’albero vicino al mio studio è il mio maestro». Gaudì era solito ricercare le forme naturali attraverso l’utilizzo di curve complesse, come il paraboloide iperbolico, l’iperboloide, il conoide e l’elicoide, rinunciando alle linee rette che risultavano troppo rigorose e quasi opprimenti. Grazie all’utilizzo di queste linee morbide, dinamiche e sinuose l’architetto poté innescare una nuova ricerca spaziale, convinto che la linea curva fosse la linea di Dio, un tema che riprende il modo di pensare di Francesco Borromini, che prediligeva le linee curve e i motivi fluttuanti, o ancora dell’Art Nouveau. L’iniziale ispirazione gotica si trasformò così in un attrazione verso le forme naturali del regno minerale, vegetale e animale, sperimentando nei materiali il modo più congeniale per esprimerle.
Altro elemento essenziale nelle opere di Gaudì è la luce, che veniva utilizzata come un’ulteriore materia di costruzione, in quanto riflesso divino che rivela la bellezza del mondo, attraverso la decomposizione della fascio di luce in colori.
L’opera architettonica più conosciuta di Gaudì è senza dubbio la Sagrada Familia, a Barcellona, un edificio religioso che si compone di cinque navate principali e tre trasversali che formano una croce latina. Le cinque navate principali hanno una lunghezza di 90 metri mentre le trasversali misurano 60 metri. I soggetti delle tre facciate sono la nascita di Cristo, la Passione di Cristo e la Gloria. L’interno della basilica è veramente mozzafiato, un vero e proprio inno alla natura. E’ imponente e solenne, con un’illuminazione perfetta. I pilastri di sostegno, costruiti in materiali diversi hanno una forma molto armoniosa, nella parte bassa somigliano a delle normali colonne, ma salendo di dividono, dando l’impressione che siano delle ramificazioni di un albero. Sotto la basilica è costruita una cripta, una piccola chiesa che contiene anche la tomba di Antoni Gaudì.
«L’originalità consiste nel tornare alle origini». Antoni Gaudì.

This photo was taken in Barcelona(Spain) while we had an holiday trip with our school. I used Photoshop to remove cranes in the background of the picture.

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