Roberto Lalli: un informale contemporaneo

Ceralacca, cemento su tavola, collage e tessuti su tela, non è mai troppo tardi per l’arte informale.

E’ Roberto Lalli, romano doc e discepolo dell’informale e dell’espressionismo astratto americano.

Dopo esser stato impegnato a Roma nel restauro di affreschi e sculture presso alcune ditte, ha frequentato botteghe artigiane che gli hanno fatto amare gli strumenti d’arte, la creatività e l’alchimia dei colori, lavorando poi in uno studio da lui stesso allestito, creando con grande appagamento tecniche polimateriche.

E così Tapies, Burri, Rotko e Capogrossi l’hanno affascinato. Terre, metalli, pigmenti, legni, cartigli e stoffe diventano per Lalli elementi narranti nelle sue tele. Più che una tela, si sente quasi davanti ad un muro, sul quale manifesta lo sfogo creativo delle sue emozioni, avvertita dallo spettatore come una rappresentazione ideale di rottura, strappo e lacerazione per l’elemento più importante in assoluto del pittore, ovvero la tela.

«Ancora oggi ogniqualvolta creo un quadro, dopo tanta esperienza assorbita, provo una sensazione di tormento, legata al desiderio di riuscire ad ottenere perfettamente ciò che vedo, nel profondo del mio essere. Creando le mie tele in un piacere, quasi di estasi, cerco di trovare quella pace che caratterizza il progetto e l’attività di un modesto pittore come me».

Anche con le sue parole si nota come l’opera sia il risultato di una lunga meditazione, «un informale tormentato» come si esprime Daniele Radini Tedeschi nel 2011 in occasione della Triennale di Roma, che vede Burri come un’autorità paterna.

A partire dal 2008 ha esposto a diverse mostre d’arte contemporanea, ricevendo anche premi e riconoscimenti, nel 2008 a Roma un premio alla Carriera e nel 2009 un attestato di gradimento da parte della critica e del pubblico. Nell’ottobre del 2011 ha partecipato alla Triennale di Roma con grandissimo successo.

 

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