I Scream You Scream We All Scream For Ice Cream. Innovazione e atemporalità in mostra alla Fondazione Baruchello

Un’oasi immaginaria e astratta è l’idea evocativa che si sviluppa tra le sale dello spazio della Fondazione Baruchello. Inaugurata da circa una settima, la nuova mostra curata da Clelia Colantonio, è il primo progetto espositivo del nuovo programma di Summer Show pensato e proposto dalla Fondazione. L’idea è quella di dare completa carta bianca a giovani curatori e curatrici nell’ideare e sviluppare un progetto espositivo che ridisegni dall’interno lo spazio, quasi un white cube, della sede romana della Fondazione Baruchello.

Il titolo del progetto è una citazione che ci introduce all’idea che tutto possa succedere, I Scream, You Scream, We All Scream For Ice Cream è un motivetto che s’incastra tra i pensieri e risuona in testa per tutto il percorso, lasciando nel visitatore l’idea fresca di un passaggio tra elementi della natura e del quotidiano ripensati e dematerializzati.

Gli artisti invitati a partecipare sono tutti classe ’80 e ’90, europei e non, si mostrano al pubblico in maniera limpida, quasi gridandoci nell’orecchio e mettendoci davanti agli occhi il reale, il quotidiano, l’esasperato, attraverso figure arcaiche e antropomorfe o tramite una dimensione ironica e informale. Tra i tanti nomi che vediamo esposti per tutte le sale, le Sisters Form Another Mister hanno portato in auge in maniera lirica una riflessione che ha molto a che fare con la contemporaneità. Con la performance Tarzan Versus IBM (2015), svolta durante la serata d’inaugurazione, il collettivo formato da Milda Lembertaitė e Amelia Prazak, ha invitato il pubblico a fare ingresso in una dimensione in cui l’elemento tecnologico è considerato un’estensione del proprio corpo. Lunghi cavi incastrati tra le membra delle due performer, sono come capelli impigliati sui loro abiti, attraverso la rielaborazione visiva e sonora di pattern reali e residuali.

Ad accoglierci, altre forme incognite del reale, che ci accompagnano virtualmente in un percorso dove l’uomo è un essere transitorio, il cui scopo è solo quello di essere in un eterno movimento che mai cessa di esistere. Foglie di grandezze inverosimili e dalle venature idilliache, distese di lasciti transitori di presenze. E così via, verso l’informale che rielabora la condizione dell’essere, senza definizioni temporali precise, ma solo ricordi lontani. Il corpo sembra essere una costante che ripensa in chiave contemporanea la fisicità o l’assenza stessa di corporeità attraverso la stilizzazione o la produzione di antibodies e corpi decostruiti. Ciò che manca è una connessione temporale che permette all’uomo, essere in continuo transito, di essere in un non-luogo dove tutto è sospeso. Una dimensione astratta e impossibile dove tutto ciò che resta è la residua immagine di sé e un distratto motivetto che risuona in testa: I Scream, You Scream, We All Scream For Ice Cream.

 

Gundam Air (Roma, 2193)

BB5000 (Milano, 2015) (Giada Carnevale, Arcangelo Costanzo, Francesco Saverio Costanzo, Filippo De Marchi, Giovanni Riggio)

Pauline Beaudemont (Genève, 1983)

Zuzanna Czebatul (Miedzyrzecz, PL, 1986)

Alessandro Di Pietro (Messina, 1987)

Aleksandra Domanović (Novi Sad, Serbia, 1981)

Carlos Fernández Pello (Madrid, 1985)

Karlos Gil (Toledo, 1984)

Marco Giordano (Pietrasanta, 1981)

Yu Honglei (Inner Mongolia, 1984)

Hannah Levy (New York, 1991)

Sisters From Another Mister (Londra, 2011) (Milda Lembertaitė 1987, Klaipėda, Lithuania, Amelia Prazak 1987, Vira Gambarogno, Switzerland)

Alessandro Vizzini (Cagliari, 1985)

 

 

I Scream, You Scream, We All Scream For Ice Cream

Fondazione Baruchello

Via del Vascello 35, 00152 – Roma

26 giugno – 22 settembre

Orario: Dal lunedì al venerdì, dalle ore 16.00 alle ore 19.00

Ingresso libero

 

 

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