Scultura oggettuale. L’artisticità dell’oggetto

Ancora nel XXI secolo davanti a una mostra di arte contemporanea si prova un senso di smarrimento quando lo sguardo di una parte del pubblico incontra degli oggetti che compongono una scultura. Non sono ancora tutti abituati ad accettare il termine “contemporaneo”, così spesso si prova un senso di delusione in quando non ci si trova di fronte a una scultura che si può definire “tradizionale” e ci si interroga sul perché l’artista ha preferito plasmare un’opera che altro non è un insieme di oggetti. Sotto quale nomenclatura è possibile racchiudere la forma d’arte avente, utilizzando un gioco di parole, degli oggetti come oggetto?

Oggettualismo: interesse artistico verso l’oggetto. Già durante il corso degli anni ’80 è stato possibile assistere alla proliferazione di installazioni che avevano come base il recupero, l’esibizione e l’invenzione dell’oggetto di tipo industriale, frutto dei meccanismi e apparecchiature elettriche.

Utilizzare l’oggetto quotidiano non significa soltanto presentare al pubblico una catalogazione di quello che è il mondo in cui si vive, viene meno l’aspetto scandalistico e provocatorio che animò la Pop Art e artisti quali Jasper Johns, Oldenburg o Rauschenberg, l’obbiettivo degli artisti oggettuali è invece il voler “ritualizzare”, una “ritualizzazione” che avviene per mezzo della ripetitività degli oggetti di carattere vario.

Fra i vari artisti si annovera Haim Steinbach, artista israeliano, il quale opera proprio secondo quest’ultimo versante. A partire dagli anni ’60 realizzò opere attraverso le quali offriva la possibilità di indagare la qualità estetica e sociale degli oggetti: si tratta delle celebri mensole di Steinbach, create per rendere possibile la presentazione di oggetti di uso comune, artistici o etnografici. L’artista concentra la propria attenzione su tutte le cose appartenenti alla vita quotidiana ma che per abitudine vengono ignorate. L’uomo tende a ignorare un oggetto perché nella propria mente sa che quello si trova nel posto giusto, ma se cambia posizione, se viene cambiato l’ordine delle cose e l’oggetto non è più collocato nel proprio posto originario allora cattura l’attenzione dell’essere umano. E’ questo che fa Haim Steinbach col proprio operato artistico: interferisce sull’ordine degli oggetti, cerca altre soluzioni affinché questi siano in ordine.

 

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