Sesso, droga e il clichè dell’artista maledetto

All’immagine dell’artista è sempre associato un modo di essere bizzarro, composto da una vita movimentata e atteggiamenti sopra le righe. Un clichè che oggi gli artisti cercano sempre più spesso di cucirsi addosso, quasi come se la creatività dovesse obbligatoriamente accompagnarsi a uno stile di vita smoderato, a tratti anche autolesionista. È noto che la storia dell’arte sia piena di artisti la cui biografia è già di per se un’opera d’arte: dalle avventure di Caravaggio, agli eccessi di Modigliani, passando per il nano malefico Toulouse-Loutrec e moltissimi altri. Ma è con Andy Warhol e la sua Factory che l’esagerazione diventa mainstream. Guardando soprattutto all’Ottocento, alcuni dei migliori risultati in campo artistico e letterario, sono stati raggiunti grazie alle esperienze di vita di autentici artisti maledetti. Lo stile bohèmien nato in quel secolo, fatto di alcool, sesso e droga, diventa lo stereotipo dell’artista tutto genio e sregolatezza. Nella seconda metà del Novecento, quello stile si traduce negli eccessi “Rock”, che diventano benzina con cui alimentare la propria vita di esperienze nuove, da tramutare in arte, musica, libri e film. Si esagera quasi perché ci si sente in dovere di farlo, perché quella è la vita da artista. Poi si arriva a un ultimo periodo, in cui l’aspetto stravagante non è più simbolo di distinzione, ma di appartenenza. Sei un creativo se ti vesti e ti comporti da persona strana. Questo è dovuto al fatto che non ci si esprime più perché si vuole dire qualcosa, ma solo perché gli altri vogliono che l’artista dica qualcosa. E poiché non sempre si ha qualcosa da dire, ci si costruisce un’immagine di comodo, in modo che qualunque parola proferita risulti frutto di una mente creativa e mai banale. La creazione di un personaggio da interpretare, sembra una priorità sempre più sentita dagli artisti strettamente contemporanei, i quali ritengono necessario ostentare delle stravaganze ai fini di vendere meglio i loro lavori. Si potrebbe dire che più si va avanti nel tempo, più si cerca di produrre artisti ancor prima delle opere d’arte.

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