Sheila Hicks e la forma del colore. Teorizzazioni e composizioni di un’arte fatta di tessuti

Negli spazi delle Corderie, in occasione della 57° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, un incredibile esplosione di colori e di tessuti fascia, copre e travolge le superfici circostanti. Si tratta di Escalade Beyond Chromatic Lands di Sheila Hicks, artista statunitense di fama internazionale che ha incentrato la sua carriera artistica sulla ricerca della forma del colore, l’impiego e l’elaborazione di materiali comuni e quotidianamente utilizzati nel mondo tessile.

Di primo acchito sembrerebbe che non ci sia nulla di innovativo nella scelta estetica e formale dell’artista. Ciò che però non sfugge è la ricerca minuziosa e continuativa di un approccio logico e rispettoso in cui la tradizione culturale e la lavorazione ossessiva di questi materiali, si traducono in un esame diretto delle pratiche di tessitura indigene nei loro paesi d’origine. La fibra si disfa e si crea sotto le mani dell’artista, che attraverso le sue installazioni di grandi o piccole dimensioni, filtrano le superfici e si annodano nelle intercapedini degli ambienti in cui vengono disposte. Il tessuto è dunque l’elemento portante di una teorizzazione nata sotto il segno del suo mentore Josef Albers e continuata attraverso una ricerca di una nuova edificazione del colore e un reimpiego di materiali spesso considerati funzionali o decorativi.

L’artista statunitense, nella sua lunga carriera, ha dato vita ad un corpus significativo di opere che sconfinano e si muovono adagiandosi tra diversi campi visivi, arte, artigianato, architettura e design. Questa concezione interdisciplinare porta la visione del colore e del tessuto stesso a uno sforzo di trasposizione cognitiva in cui la tecnica della tessitura o del ricamo fanno da collante per una ricerca più affine che termina con la trasposizione tridimensionale e quasi architettonica del colore.

Il colore dunque senza alcun tipo di riferimento oggettuale si snoda come fatto scultoreo che invade lo spazio. Questo cambio di status in tattile permette un coinvolgimento emotivo. Le fibre nell’atto stesso della loro tessitura creano un oggetto a sé che varia a seconda di un incontro emozionale che si rinnova, dettato anche da un’imperfezione, un errore di manualità che anziché di valenza negativa risulta essere l’attivatore di fanciulleschi ricordi. Non esiste più dunque l’idea del colore a sé stante, ma si traduce in una resa minima costruttiva e tridimensionale, una catarsi emotiva che permette al fruitore di essere inglobato in cascate soffici di colore e fibra.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*