Silenzio, meditazione e sogno. Jaume Plensa

Silenzio, meditazione e sogno, le opere di Jaume Plensa sono raffigurazione di uno stato di grazia, lieve e neutrale, al quale poter assurgere senza troppa fatica. Totem urbani candidi e metafisici, volti e corpi ormai lontani dal dolore.

A metà strada tra la statuaria colossale arcaica e la propaganda religiosa di una setta d’ispirazione neoplatonica, le opere di Plensa raggiungono il meglio del loro potenziale negli spazi aperti e pubblici. Come i Moai dell’Isola di Pasqua o un manifesto pubblicitario per l’appunto.

L’uso del corpo per Plensa è didascalia di un’esistenza sognante e distante dal peso della quotidianità. Grandi teste costruite con mattoni bianchi, corpi raccolti e trasparenti delineati da numeri, lettere o linee grafiche. Immagini facili ed educate, di immediata comprensione e dubbia originalità che popolano numerose città in Europa e Stati Uniti. Discrete e silenziose hanno però il potere di esercitare una forte attrazione su chi le guarda. I grandi volti bianchi, deformati un po’ in lunghezza, con gli occhi chiusi e i lineamenti sfumati catturano lo sguardo e l’attenzione in maniera insolita. Emanano un’aura di quiete e pace interiore che, se si dedica anche poco tempo a contemplarli, risulta inaspettatamente contagiosa.

Sono opere introverse e concluse in se stesse, immobili e indifferenti al contesto o allo scorrere del tempo.
Forse siamo troppo attenti al movimento che abbiamo attorno, a registrare e diffondere dove siamo e cosa facciamo senza più prestare davvero attenzione a noi stessi. Chiudere gli occhi e non guardare gli altri, rendersi trasparenti ai cambiamenti più superficiali è un atto reazionario e in controtendenza.

Un tema unico rappresentato a scala monumentale e ripetuto più e più volte è la formula vincente della produzione di Plensa. La tautologia senza freni è tecnica strategica così come espressione dell’ossessività dell’artista. L’unica ineducazione è ravvisabile proprio nella spudoratezza della ripetizione continua.

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