Sol LeWitt: il musicista dei concetti

Che bello quando si è davanti ad artisti che “semplificano” l’arte contemporanea, che la rendono immediata anche agli occhi più profani. LeWitt è un’artista molto amato dal pubblico, forse per l’apparente facilità di lettura delle sue opere formate da geometriche figure dipinte direttamente sul muro con colori accesi e sgargianti: i Wall Drawings ed i Wall Paintings. Invece siamo davanti a degli interventi artistici che riescono a coniugare teoremi matematici e sentimenti, linguaggio lineare e semplice poesia. «Al primo posto c’è il cervello, le linee non sono messe a caso o per capriccio, ma con un senso di direzione che nel tempo diventa sistema già preesistente nel cervello. Perciò viene prima il concetto, poi le linee che sono usate come simbolo della memoria. Ad esempio, la musica è il risultato finale, ma le note sono là soltanto per essere lette dai musicisti, è questo quello che non voglio, l’arte deve essere sia letta che guardata».

Il percorso artistico di Sol LeWitt rispetto a qualsiasi altro artista degli anni ’60 evolve da un approccio minimal andando incontro all’arte concettuale. Tra il 1963 – 65 realizza sculture essenziali, smaltate, monocrome che vengono incassate alla parete o collocate direttamente a contatto con il suolo, senza alcun basamento. Inizia così pian piano a costruire le prime strutture modulari realizzandole attraverso procedimenti industriali in alluminio o acciaio e verniciandole completamente di bianco. Ci troviamo davanti all’opera Serial Project No. 1 (ABCD), una superficie di base di oltre quattro metri quadrati in cui si estende un’apparente caos di forme, in cui diviene difficile riconoscere un criterio di ordine.

Parte dalla forma geometrica elementare del quadrato e del cubo è ne presenta tutte le combinazioni possibili di cubi e quadrati aperti e chiusi, che a loro volta contengono altri cubi e quadrati aperti e chiusi. Un’apparente caos di forme, in cui è molto difficile riconoscere con la semplice osservazione, un criterio ordinante. «La caratteristica più interessante del cubo è proprio il suo essere apparentemente poco interessante. Paragonato ad una qualunque altra forma tridimensionale, il cubo manca di aggressività, non implica movimento ed è il meno emotivo. E’ dunque la forma migliore da usare come unica base per ogni funzione più complessa, l’espediente grammaticale da cui far procedere il lavoro. Poiché è standardizzato e universalmente riconosciuto, non richiede nessuna intenzionalità da parte dell’osservatore; è immediatamente chiaro che il cubo rappresenta il cubo, una figura geometrica che è incontestabilmente se stessa. L’uso del cubo evita la necessità di inventare un’altra forma prestandosi esso a nuove invenzioni».

Le opere di Sol LeWitt sono l’esempio più importante della possibile vicinanza tra la Minimal Art e l’Arte Concettuale, tra il materiale e l’immateriale, un giusto compromesso fra qualità percettiva e concettuale, tra la semplicità dell’ordine geometrico e la ricerca di una bellezza intuitiva, una fusione tra ready-made e astrattismo geometrico.

 

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