Stati vitali. Vito Lentini

Affascinato dal mutare dell’umore insito in ognuno di noi, induce alla riflessione e alla constatazione che questa tematica varia da persona a persona, in base alla sensibilità, al vissuto del personaggio osservato e alla percezione dell’artista che lo rifrange grazie all’ausilio dell’arte visiva che più gli è consona.

L’universo dei “Dieci mondi” (Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità o Estasi, Cielo, Apprendimento, Parziale Illuminazione, Bodhisattva e Buddità, ndr.) catturati in un solo istante di vita sono un principio fondamentale espresso nelle filosofie orientali da molti secoli or sono e possono essere intesi e riletti come “l’incipit” di tutto il lavoro di Vito Lentini che, attualizzandone il contesto, è stato capace di rendere “appetibile” e mai scontato un concetto sempre attuale e soggettivo.

I personaggi femminili, da lui molto amati da sempre, sono protagonisti di questo excursus visivo: riflessivi, spaventati dietro a un vetro immaginario, danzanti, galleggianti in una metaforica caverna – che molto fa pensare all’antro della vita, al liquido amniotico, all’origine, alla nascita o al luogo sicuro che sa donare un riparo sin dai tempi primordiali – compiono gesti abituali o, se riletti in modo del tutto confidenziale, rituali, confortanti.

Elevando  lo stato vitale riusciamo a guardare gli eventi della nostra esistenza da nuovi e impensabili – ma indispensabili – punti di vista, a “trasformare il veleno in medicina” (dove il “veleno” è la chiara metafora riferita agli ostacoli della vita..), riuscendo a  trovare però la giusta prospettiva in qualunque situazione  si debba affrontare nella vita.

Vito Lentini

Percorrere un cammino con questo atteggiamento ci permette di rinnovarci e di vincere sui nostri stati d’animo negativi, dominandoli, facendo da “registi” della propria esistenza, invece che essendone soggiogati. Nelle opere di Vito Lentini c’è tutto un “mondo” personale di vissuto, che sa porci all’interno di questo viaggio introspettivo e che vuole guardare alla luce, lasciandosi pertanto il buio delle esperienze dolorose alle spalle. Una volta compreso questo importante messaggio insito nelle opere artistiche esposte nella nuova mostra personale che l’artista ci propone; potremo comprendere meglio il senso, il viatico, ossia quel conforto che la poetessa  Alda Merini ha saputo esprimere come sempre con grande maestria e profondità con le sue parole – qui “intonate” come epilogo – quando disse:


La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri… E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore”.

link: Galleria Statuto 13

Fino al 20 Settembre 2016
dal Martedì al Sabato dalle 11:00  alle 19:00

Via Statuto 13, Milano

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