Strumentalizzare la guerra attraverso l’immagine

Talvolta le immagini possono essere considerate maligne, soprattutto se hanno a che fare con un tema delicato come la guerra, un orrore che ancora nel XXI secolo fa parte della vita dell’essere umano.

L’immagine di guerra è una vera e propria strategia, ove i mass media hanno il potere di far apparire un evento tragico che è reale in una sorta di mondo virtuale, come se l’osservatore fosse catapultato in un videogame fatto di esplosioni, in cui bombe con telecamere incorporate creano un vero e proprio intrattenimento familiare, senza trascurare il fatto che i resoconti dei combattenti hanno fatto in modo che tale sequenza di immagini fosse trasformata in una sorta di film eroico hollywoodiano.

La Guerra d’Iraq è l’esempio migliore per trattare questa tematica, in quanto è stata “sceneggiata” dettagliatamente dai mass media per garantire un “consumo domestico”, mettendo quasi da parte le immagini legate alle violenze scaturite dall’invasione, ponendo invece note di merito circa la tecnologia degli armamenti invasori, proprio come se ci si trovasse di fronte a un videogame o a uno schermo ad alta definizione.

Utopia, utopia = Un mondo, una guerra, un esercito, un abito, risalente al 2005, e Impegno superficiale, inaugurata nel 2006, sono due mostre dell’artista svizzero Thomas Hirschhorn rappresentanti chiaramente le modalità in cui la società, dunque i fruitori delle immagini trasmesse da televisione e giornali, ha percepito la guerra. Con la prima mostra è stato possibile osservare come la diffusione del motivo decorativo mimetico abbia invaso la comunità anche nel campo della moda, proponendo look mimetici in modo ripetitivo, abolendo così il collegamento fra mondo militare e violenza. Differente è stata Impegno superficiale, una mostra che ha posto di fronte agli occhi del pubblico un crudo scenario di guerra con fotografie immortalanti corpi devastati dalla violenza, crani esplosi e parti del corpo sparse qua e là, una vera e propria rappresentazione della realtà che nonostante il forte impatto che ha provocato sull’emotività del pubblico ha reso giustizia alla verità nuda e cruda che è stata omessa dai mass media.

La scelta di determinate immagini per la diffusione dell’informazione è lo strumento perfetto per indirizzare il pubblico verso una specifica corrente di pensiero, l’immagine legata alla guerra diventa un vero e proprio mezzo di controllo della mente dell’uomo, della società.

 

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