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CAMERA POP – La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co.

È in corso presso Camera Centro Italiano per la Fotografia a Torino la mostra CAMERA POP – La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co., che per la prima volta indaga il rapporto tra fotografia e arte Pop in tutta la sua complessità e in tutte le sue molteplici manifestazioni.

Il rapporto tra Pop Art e fotografia è sempre stato un argomento molto discusso. La Pop Art è stata forse la prima corrente artistica ad aver inglobato in maniera forte e costante la fotografia all’interno del proprio linguaggio, e secondo molti pertanto la prima ad aver interrotto il famoso “combattimento per l’immagine” (per citare un’altra storica mostra torinese) ingaggiato tra pittura e fotografia fin dalla nascita di quest’ultima. Nella Pop Art però la fotografia non è presente solo in maniera diretta, attraverso l’uso esplicito del mezzo da parte di molti artisti, ma anche in un modo più sottile, indiretto, in quella che è stata definita la “filosofia del fotografico” che sostiene e caratterizza tutta la poetica pop. A prescindere dall’utilizzo del mezzo o meno, in sostanza, c’è una coincidenza profonda e concettuale tra arte Pop e fotografia, quella che Claudio Marra ha definito “fotograficità implicita della Pop Art”. Walter Guadagnini – direttore di Camera e curatore della mostra, oltre che uno dei maggiori esperti di fotografia in Italia – ha impegnato la galleria nell’ambiziosa impresa di analizzare una volta per tutte questo complesso rapporto attraverso una grande esposizione. Con circa 150 opere esposte e la collaborazione di musei, fondazioni, artisti, collezioni private e archivi, italiani e stranieri, CAMERA POP rappresenta il più grande sforzo organizzativo messo in atto da Camera.

La mostra è divisa in sei sezioni, ognuna delle quali incentrata su un tema particolare e caratterizzata da un vocabolo significativo (i primi cinque sono tratti da una famosa definizione della Pop Art formulata da Richard Hamilton, l’ultimo da una altrettanto nota dichiarazione di Andy Warhol, il famoso slogan “Vorrei essere una macchina”).

La prima sala, definita dal vocabolo Popular, raccoglie gli incunamboli della Pop Art internazionale e i volti dei primi protagonisti della scena pop tra Londra, New York e Roma. Non poteva mancare in questa sezione un dittico eccezionale: il collage fotografico What is it that makes today’s homes so different, so appealing? di Richard Hamilton, considerato la prima opera pop della storia (qui nella versione digitalizzata dall’artista del 2004), affiancato dalla sua versione aggiornata sui cambiamenti della società e della tecnologia.

La seconda sala, intitolata Glamorous, è dedicata alle icone e ai miti pop. Le dieci Marilyn di Warhol (del 1967) dominano l’ambiente ed evidenziano come la Pop Art debba alla fotografia una parte centrale della propria natura, e anche del proprio successo.

La terza sala, Mass-produced, è dedicata all’altro grande tema del linguaggio pop: gli oggetti di uso comune e la produzione in serie. Nella sala sono riunite opere di Pistoletto, Jim Dine, Joe Tilson, Mimmo Rotella, e soprattutto è esposto il capolavoro Every building on the sunset strip di Ed Ruscha.

La quarta sala, caratterizzata dal termine Young, è dedicata interamente al lavoro di Ugo Mulas, il fotografo che più di tutti ha saputo documentare – ma anche interpretare – la natura e lo spirito dell’arte Pop e dei suoi rappresentanti. Circa 40 scatti di Mulas ci mostrano gli artisti nei loro studi newyorkesi (notevoli sopratutto le fotografie che ritraggono Warhol in azione nella sua Factory) e raccontano la mitica Biennale di Venezia del 1964.

La quinta sala, a tema Sexy, è una galleria di figure femminili (tra cui le modelle del celebre Calendario Pirelli e la Ragazza che cammina di Pistoletto) dedicata alla natura voyeuristica dello spettatore, tipica sia del mezzo fotografico che dello spirito pop.

Machine-like è il tema della sesta e ultima sala, che racconta più nello specifico il rapporto della pittura con la fotografia nella pratica della pop attraverso una serie di dipinti di grande qualità e impatto visivo, tra cui le celeberrime sedie elettriche di Warhol.

Nel corridoio principale sono poi rappresentati alcuni precursori della Pop, primo fra tutti ovviamente Robert Rauschenberg, ed esposte opere di Schifano, Franco Angeli, Bruno di Bello e Gianni Bertini. Uno spazio è poi dedicato alle polaroid di Warhol, esposte insieme a una delle macchinette con cui l’artista le scattava.

 

POP ART Portfolio – Ken Heyman
Roy Lichtenstein

 

Fino al 13 gennaio 2019.

Per maggiori informazioni: http://camera.to/mostre/camera-pop-la-fotografia-nella-pop-art-warhol-schifano-co/

 

Andy Warhol

A novant’anni dalla nascita di Andy Warhol, Roma celebra il padre della Pop Art con una grande mostra monografica allestita nelle sale del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl.

Inaugurata il 3 ottobre scorso, l’esposizione, a cura di Matteo Bellenghi, presenta oltre 170 opere, che ripercorrono l’intero percorso artistico di Warhol, iniziato a partire dagli anni Sessanta. Parliamo di un personaggio che non è stato solo un grande innovatore del linguaggio artistico contemporaneo ma anche e soprattutto un icona di stile e di costume, che è stato in grado di diventare lui stesso prodotto e marchio di fabbrica, al pari dei prodotti che dipingeva. Prodotti che appartenevano all’immaginario consumistico e pubblicitario collettivo degli Stati Uniti, diventati, attraverso il suo lavoro, veri e propri oggetti d’arte, sebbene sempre ricoperti da una forte patina di ironia dissacratoria e portatori di una progressiva svalutazione di significato.

Basti pensare alla notissima serie delle Campbell’s Soup, le zuppe in barattolo che l’artista a suo stesso dire ha mangiato per vent’anni prima di iniziare a dipingere, facendo diventare oggetto da museo un prodotto alimentare legato al consumo quotidiano, acquistato da intere generazioni appartenenti a diverse classi sociali, in un ottica di omologazione che è anche una chiara frecciata verso il consumismo di massa che abbassa (o innalza?) tutto allo stesso livello, sottraendo così ogni senso ed importanza individuale.

Le sue opere inoltre contengono spesso riferimenti alla morte, dai cicli degli incidenti stradali a quelli che hanno come soggetto la sedia elettrica, per non parlare dei ritratti dedicati ai grandi divi della mecca hollywoodiana morti prematuramente, come Elvis Presley o Marilyn Monroe, e che forse anche per questo motivo sono diventati così carismatici, perché come dicevano gli antichi “chi muore giovane è caro agli Dei.” Volti bellissimi, intensi, resi con forti gradazioni di colore, emblema di vite vissute così intensamente da colare via velocemente, viste, assimilate e consumate dallo spettatore di turno, che subito perde interesse e già si volge, vorace, verso il nuovo attore, la nuova marca di detersivi, il nuovo prodotto miracoloso che soppianta quelli ancora quasi intonsi sugli scaffali della sua casa o ritratti sulle locandine fuori dai cinema.

In mostra anche le serigrafie dedicate al mondo della moda, del cinema e della musica, le copertine dei dischi dei Rolling Stones e dei Velvet Underground, i cicli dedicati ai fiori e quelli che consacrano come moderni feticci le calzature femminili, oggetti che attiravano particolarmente la fantasia dell’artista. Anche il nostro paese diventa iconografia di suo interesse, come è evidente nella serie che celebra L’ultima cena di Leonardo Da Vinci o nel coloratissimo ciclo dei vulcani, chiaramente ispirati dal Vesuvio, che Warhol ebbe modo di vedere durante alcuni suoi viaggi a Napoli.

 

 

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Via di San Pietro in Carcere, Roma

Dal 3 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019

da lunedì a giovedì 9.30 – 19.30 – venerdì e sabato 9.30 – 22.00 domenica 9.30 – 20.30

www.ilvittoriano.com

 

Deodato Arte apre un nuovo spazio a Milano

La galleria Deodato Arte aprirà al pubblico un nuovo spazio in via Nerino 2, nel cuore di Milano, a pochi metri dalla storica sede collocata in via Santa Marta 6. Martedì 21 novembre alle ore 18.30 si svolgerà l’inaugurazione, ove sarà prevista la performance di Tomoko Nagao, artista che collabora con la galleria da anni, un’occasione in cui interverrà in versione Japan Pop sulla superficie di un pianoforte.

La sede di via Nerino dona la possibilità di ammirare dal vivo i lavori della vasta collezione della galleria Deodato Arte, nella sua completezza, dalle opere pittoriche alle sculture, dalle fotografie ai lavori grafici e oggetti di design, già visibili online.

Artisti come Marc Chagall, Christo, Keith Haring, Damien Hirst, Joan Miró, Takashi Murakami, Pablo Picasso, Mimmo Rotella, Andy Warhol, sono accompagnati da altri artisti contemporanei come Arman, Mr. Brainwash, Giovanna Fra, Maurizio Galimberti, Marco Lodola, José Molina, Tomoko Nagao e da molti altri. La galleria, grazie a questa scelta, propone al pubblico il concetto di accessibilità, intesa sia come possibilità di acquisto per tutti i budget, sia come attenzione alle esigenze del cliente.

Deodato Arte, una realtà in continua evoluzione, nata nel 2010, crea sinergie con musei,  partecipa a fiere nazionali e internazionali e realizza tirature d’arte, focalizzando l’attenzione verso il mondo della Japan Pop e della Urban Art. La galleria opera nel mondo attraverso differenti canali, dall’ideazione alla diffusione della rivista dal titolo Deodato Art Magazine, dedicata ai propri collezionisti, a una capillare presenza in ambito multimediale.

 

Dal 21 Novembre 2017 al 21 Novembre 2017

MILANO

LUOGO: Deodato Arte

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 80886294

E-MAIL INFO: galleria@deodato-arte.it

SITO UFFICIALE: http://www.deodato.com

Andy Warhol. Vip Society

Andy Warhol sbarca in Sardegna.

Fondazione Mazzoleni insieme alla Galleria d’arte di Eugenio Falcioni, grande collezionista dell’artista, presentano la mostra Andy Warhol Vip Society, una curiosa raccolta di circa duecento opere del genio della Pop art Andy Warhol.

Opere selezionate per risaltare uno spaccato concreto della vita di Warhol, interamente racchiusa nelle sue icone e ritratti: dalla serigrafia iconografica di Marilyn al ritratto di Mick Jagger, dalla ormai celebre e assoluta Campbell’s al partenopeo Vesuvius, dalla serie dei ritratti di drag queen Ladies and Gentlemen alle fiabe dello scrittore Christian Andersen, fino alle polaroid di celebrità come Ron Wood, Silvester Stallone, Grace Jones, oltre ai ricercati self portraits.

L’evento si terrà nell’incantevole località di Porto Cervo, rinomato luogo estivo di Vip, vacanze e divertimento, ma un’affascinante posizione per accogliere anche un pizzico di cultura, proprio come era lo Studio 54 di New York negli anni Settanta, punto di ritrovo per  divi del cinema,  artisti, musicisti, imprenditori della moda, non che soggetti ispiratori per le opere del celebre ma allo stesso tempo timido Andy.

 

 

Andy Warhol. Vip Society

Conference Centre presso l’Hotel Cervo, Costa Smeralda, 07020, Porto Cervo, OT

Dall’11 Giugno al 17 Settembre 2017

Dalle ore 18:30 alle ore 23:30

Aperto tutti i giorni

Vernissage: Domenica 11 Giugno ore 18:30

Biglietto: 10 €

Andy Warhol. Forever / Simone D’Auria. Freedom

Fino al 31 dicembre 2017, un protagonista assoluto della storia dell’arte, Andy Warhol, e uno dei suoi talenti emergenti, Simone D’Auria, si ritrovano a Firenze nel nuovo capitolo del progetto urbanistico-culturale ideato dalla Lungarno Collection.

Le opere iconiche del maestro della Pop art americana e l’installazione Freedom, che vede protagoniste le scocche della Vespa, rivisitate dal geniale artista milanese, creeranno un suggestivo percorso tra l’interno del Gallery Hotel Art e la facciata dell’albergo fiorentino.

La mostra Andy Warhol Forever presenta sedici lavori tra le sue più iconiche produzioni, provenienti dalla Fondazione Rosini Gutman; si tratta di un excursus veloce, ma estremamente esplicativo, che ripercorre l’avventura dell’artista che è riuscito a scuotere dalle fondamenta il mondo accademico della pittura e della critica del secondo Novecento, ma anche a modificare per sempre l’immagine dell’America e della società contemporanea.

Il percorso, allestito all’interno del Gallery Hotel Art, propone due ritratti della serie dedicata a Marilyn Monroe, di cui Warhol si occupò già nel 1962, subito dopo la sua tragica scomparsa; Warhol intuì l’alto valore simbolico della vita e della violenta morte dell’attrice contribuendo a crearne un’icona che rimarrà nella leggenda. Accanto a essi, si trova una serigrafia del ciclo Ladies and gentlemen, nel quale Warhol inizia a ritrarre i volti della gente comune e non solo delle icone dello spettacolo. In questo ambito, l’artista decise di prendere come modelle anche delle drag queen del club newyorkese The Gilden Grape, un soggetto piuttosto forte e di non facile risoluzione per l’epoca.

Non mancano le immagini della società dei consumi, come le celebri lattine della Campbell’s soup, qui nella loro versione classica del 1967 e in quella con l’etichetta speciale creata per le olimpiadi invernali di Sarajevo del 1984, oltre a uno dei vestiti Campbell Soup Dress del 1966 in carta cotone ‘usa e getta’.

La mostra prosegue analizzando lavori più particolari, come quelli che riproducono il Kiku, ovvero il crisantemo giapponese, il fiore che rappresenta l’imperatore e la casa imperiale nipponica, o la rivisitazione delle nature morte seicentesche, pensate e realizzate come se fossero veri e propri modelli viventi, giocando e sperimentando l’uso delle ombre nell’arte grafica che, nella geniale prospettiva pop di Warhol divennero Space fruits – Frutta Spaziale.

Il percorso espositivo si chiude con una serie di opere di Steve Kaufman, tra cui tre ritratti di James Dean, uno argentato di Elvis Presley, uno di Marilyn e altri soggetti pop.

Il filo rosso della Pop Art lega la rassegna di Warhol con l’inedita installazione Freedom pensata da Simone D’Auria per la nuova edizione del progetto della Lungarno Collection. D’Auria, direttore artistico dell’operazione, ha individuato in Vespa, icona universalmente riconosciuta del Made in Italy (https://www.snapitaly.it/vespa-piaggio-mito-italiano/), uno straordinario strumento di comunicazione che, in questa occasione, si riveste delle immagini rappresentative di diversi angoli del nostro pianeta.

Fino al 31 Dicembre 2017

Firenze

Luogo: Gallery Hotel Art

Enti promotori:

  • Patrocinio del Comune di Firenze

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 055 27263

E-Mail info: gallery@lungarnocollection.com

Sito ufficiale: http://www.galleryhotelart.com/

Il Vesuvio di Andy Warhol

Da venerdì 14 aprile 2017 a Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli sarà possibile ammirare le due serigrafie Vesuvius (nero) e Vesuvius (rosso) di Andy Warhol, appartenenti alle raccolte d’arte di Intesa Sanpaolo.

La serie Vesuvius fa parte di un ciclo di lavori realizzato dal maestro della Pop Art Americana nel 1985 in occasione dell’omonima mostra tenutasi al Museo di Capodimonte e organizzata dal gallerista Lucio Amelio. L’immagine del vulcano partenopeo fu replicata da Warhol su differenti toni cromatici con l’obiettivo di esaltarne il valore spettacolare e minaccioso in occasione di un’improvvisa eruzione.

«Per me l’eruzione è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario ed anche un grande pezzo di scultura […] Il Vesuvio per me è molto più grande di un mito: è una cosa terribilmente reale».  Andy Warhol.

Il rapporto creativo del grande artista con la città di Napoli risale agli inizi degli anni ‘80 quando Warhol realizzò l’opera Fate presto (ora conservata presso il Palazzo Reale di Caserta nella collezione TerraeMotus), una reinterpretazione della prima pagina del quotidiano Il Mattino che invocava l’intervento dei soccorsi in occasione del terribile terremoto in Irpinia.

Fino al 05 Maggio 2017

Napoli

Luogo: Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano

Costo del biglietto: Biglietto congiunto mostra e collezioni permanenti: intero 5 €, ridotto 3 €. Gratuito per convenzionati, scuole, minori di 18 anni e ogni prima domenica del mese

Telefono per informazioni: 800.454229

E-Mail info: info@palazzozevallos.com

Sito ufficiale: http://www.gallerieditalia.com/

LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore

Arriva alla Permanente di Milano – dal 17 marzo al 23 luglio 2017 – LOVE. L’Arte contemporanea incontra l’amore, la mostra rivelazione dell’anno. L’evento, che ha saputo richiamare a sé un vastissimo pubblico nella sede del Chiostro del Bramante a Roma, si è rivelato una sfida complessa che ha conciliato l’arte contemporanea con i grandi numeri: sfida che la mostra LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore è riuscita a vincere grazie al tema universale dell’amore, ai grandi nomi dell’arte contemporanea internazionale e alla scelta rigorosa e sapiente delle opere da parte del curatore Danilo Eccher.

Un mix vincente di elementi che ha creato un entusiasmo di massa concretizzatosi nelle lunghe code davanti al Chiostro del Bramante di Roma, dove la mostra è stata presentata in anteprima. Milano, per il suo carattere contemporaneo e fashion, non poteva che essere la sede naturale per il prosieguo del progetto e le sale espositive del Museo della Permanente sono state ritenute le più adatte ad accogliere le 39 opere che compongono questo straordinario racconto sull’ amore.

Yayoi Kusama, Tom Wesselmann, Andy Warhol, Robert Indiana, Gilbert & George, Francesco Vezzoli, Tracey Emin, Marc Quinn, Francesco Clemente, Joana Vasconcelos e molti altri sono gli artisti chiamati a raccolta da Danilo Eccher per raccontarci l’amore dal loro punto di vista, tracciando un percorso artistico fortemente emotivo.

Fino al 23 Luglio 2017

Milano

Luogo: Museo della Permanente

Curatori: Danilo Eccher

Enti promotori:

  • Comune di Milano (patrocinio)
  • Museo della Permanente (promotore)
  • DART – Chiostro del Bramante
  • Gruppo Arthemisia .

Costo del biglietto: 13 € (11€ ridotto)

Telefono per prevendita: +39 02 89 29 711

Telefono per informazioni: +39 02 89 29 711

E-Mail info: info@lapermanente.it

Sito ufficiale: http://www.lapermanente.it/

Parodie nell’arte. I Cenacoli contemporanei

A quante persone è capitato di soffermarsi qualche minuto a guardare su Internet le parodie dei nostri film preferiti? Soprattutto fra le generazioni più giovani è una tendenza comune dedicare del tempo alla visualizzazione di filmati che non sono altro che la rivisitazione divertente di un film già visto. Ma queste reinterpretazioni coinvolgono solo l’ambito del cinema o si possono estendere ad altri campi artistici? Si pensi alla pittura: quante sono le opere d’arte, più o meno famose, interessate a una rivisitazione artistica nuova, capace di dare un tocco di modernità e simpatia all’opera originale? Di certo è impossibile attribuire un numero esatto per rispondere a una domanda del genere.

Il Cenacolo realizzato alla fine del XV secolo da Leonardo da Vinci è una delle opere più parodiate dell’età contemporanea, visibile nell’universo del web. Personaggi dei cartoni animati, zombie mostruosi, attori hollywoodiani prendono il posto di Gesù Cristo e degli apostoli suscitando qualche risata e costringendo colui che osserva a domandarsi se Leonardo avrebbe apprezzato un simile gesto di ilarità. Non mancano neanche i riferimenti ai selfie scattati a tavola mentre si consumano i pasti, Gesù e gli apostoli impegnati ad immortalarsi grazie alla fantasia artistica del disegnatore Gunduz Agayev.

Il divertimento, il gioco, il rendere un’opera meno “vecchia” sono i motivi principali che inducono gli artisti contemporanei a trasformare un colossal dell’arte occidentale della fine del Quattrocento in una creazione nuova e bizzarra. Queste nuove interpretazioni sono il frutto della società attuale, non mancano i riferimenti al contesto storico – artistico di cui fanno parte, si pensi a tal proposito a The Last Supper di Andy Warhol, un ciclo di opere realizzate dal genio della Pop Art tra il 1985 e il 1987, ove l’artista non può fare a meno di inserire loghi di noti marchi pubblicitari consumati dall’attuale società. Come nelle altre opere pop, Warhol utilizza la serigrafia per duplicare lo stesso lavoro e come per i ritratti di Marylin Monroe o Elisabeth Taylor è riuscito a far venir meno un mito, smitizzando l’originalità del prodotto artistico vinciano come pezzo unico.

Si è blasfemi in tutto questo? Direi di no. L’arte e l’originalità non fanno parte della blasfemia, non c’è nessuna offesa verso il divino, se Dio è creatore l’arte è creazione, divinità e artista operano entrambi col fine di plasmare qualcosa di nuovo, qualcosa che rimarrà nella storia dell’umanità.