Articoli

Fiat Lux. Giovanni Carta in mostra a Oristano

Fino al 14 dicembre la Pinacoteca Carlo Contini di Oristano ospita la mostra Fiat Lux. Giovanni Carta 1973-2017, a cura di Ivo Serafino Fenu, Marco Loi e Anna Rita Punzo. Giovanni Carta è uno dei più grandi esponenti dell’astrattismo geometrico sardo, torna ad esporre in Sardegna: si possono ammirare Sessanta opere, molte delle quali inedite, prodotte dal 1973 a oggi.

«In Giovanni Carta vi è la consapevolezza storico-critica del fare artistico, la disciplina e la costanza del lavoro e l’amore per quella materia per altri versi negata se non addirittura smaterializzata» afferma Ivo Serafino Fenu «L’opera è misura, rigore compositivo, rarefatta ed equilibratissima griglia segnica, sono sottili variazioni cromatiche spesso tono su tono, accostamenti raffinati e vibranti delle campiture, trasparenze liquide e profonde. È così che il gioco delle velature si fa poesia».

Continua Marco Loi «L’arte astratta è quel tipo di arte che, per sua natura, crea immagini che non appartengono alla nostra esperienza visiva, ed estendendo il concetto alle opere di Giovanni Carta, si percepisce come il suo modo di dipingere in maniera astratta l’abbia reso libero di spaziare ed indagare ogni possibilità espressiva che il suo essere artista riesce a percepire. Linea, colore, luce e materia saranno concetti che una volta plasmati racconteranno luoghi, pensieri, stati d’animo. Se per Kandinskj la linea è la traccia lasciata dal punto in movimento, per Carta è segno grafico che esprime tutta l’essenzialità di un gesto ormai scevro dal superfluo».

«Attraverso l’astrazione Giovanni Carta traduce la propria ansia di fuga dal realismo figurativo, di evasione verso l’altro» afferma Anna Rita Punzo, «l’esigenza di essenzialità espressiva, di intensità concettuale e leggerezza della forma si traducono in schemi compositivi ritmati da cadenze geometriche e sistemi cromatici. La linea è il principio strutturante di un raffinato impianto dialettico in cui il segno acquisisce la forza visiva del colore compatto, solido, pieno, e sostiene l’architettura formale dell’opera. La produzione più recente di Giovanni Carta indaga la terza dimensione e disgrega le costrizioni del piano inserendo elementi in rilievo che emergono dalla superficie; rigorosi sistemi cromatici gravitano nella densità del bianco assoluto che accoglie e avvolge le forme, rivelando geometrie di luce ed eleganti alternanze di pieni e vuoti. La cornice traccia il confine dello spazio-tela in cui l’artista introduce installazioni ed abrasioni, volte a definire il materiale e l’immateriale attraverso dialoghi visuali, valori percettivi e tattili, andamenti orizzontali, obliqui e verticali.Ogni opera articola complesse dimensioni oniriche, sorrette da astratti equilibri armonici».

 

 

Oristano

Fino al 14 dicembre 2017

Pinacoteca Carlo Contini

Tremendamente originale: Jon Inoue

La bellezza della grafìa giapponese e l’influenza che tale scrittura ha suscitato nell’arte sono assai note. Basti pensare a tutti quegli artisti, come ad esempio Mark Tobey, che hanno fatto dell’immediatezza del gesto la prerogativa delle loro creazioni e che hanno preso spunto direttamente o indirettamente dalla cultura dell’estremo oriente.

Jun Inoue è un artista giapponese che ha avuto l’intuizione di reinventare lo Shodo (la calligrafia orientale) fondendo l’eleganza di quelle linee con la vivacità della street art. Nasce uno stile fluido che trasmette la sensazione di pura energia rilasciata senza filtri, un flusso ininterrotto dalla mente alla superficie dipinta. Il risultato è straordinariamente decorativo, si formano scie di colore sinuose capaci di dare grande ritmo alla composizione, il tutto con un effetto liquido come se quelle immagini fossero state disegnate con un calamo gigante.

Jun Inoue è un esempio di come si possano ottenere opere originalissime combinando più elementi presi in prestito da ambiti già abbondantemente indagati come possono essere la tradizione orientale, l’arte non figurativa e la street art.

La grande difficoltà del contemporaneo sta proprio nel riuscire a reinventare continuamente i linguaggi già esistenti per adattarli a uno stile personale, unico e irripetibile. La nostra è un’epoca dove sembra non essere rimasto più nulla da scoprire a livello artistico, tutto è stato ormai indagato e sviscerato con una velocità che dal Novecento in poi è cresciuta a dismisura rispetto al passato, tanto da spingerci spesso a definire arte anche quello che arte non dovrebbe essere. Abbiamo saputo tutti del recentissimo Nobel per la letteratura a Bob Dylan, pensiamo allora al fatto che lui si è sempre servito di ventisei lettere per scrivere i suoi testi e che per comporre la musica è sempre partito da sette note. L’arte contemporanea oggi funziona allo stesso modo: si combinano elementi già dati per comporre opere originali, quindi alla fine c’è chi riesce a creare capolavori, chi qualcosa di interessante, chi qualcosa di brutto e poi c’è sempre chi si ostina a cercare maldestramente di inventare nuove lettere o nuove note. Inoue non si inventa niente, eppure è tremendamente originale.