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“La bellezza antimoderna”. Novità editoriale

Nella nostra società la bellezza va cancellata, giacché presuppone qualità, impegno. Per non parlare del fatto che i nostri musei sono un esempio incontestabile del primato italiano in ogni settore, o quasi, della conoscenza. Inoltre, sembra sempre di più che una certa mentalità incoraggi a non far conoscere l’Italia e i suoi tanti tesori; sia quelli meno noti, sia quelli celebri, a partire dai suoi musei. In primis, nel negare la netta superiorità dei Musei Vaticani sul Louvre, per proseguire col divulgare il messaggio corruttore che questi non siano Italia, che non facciano quindi parte della nostra storia e ricchezza. Con questo libro Riccardo Rosati intende difendere la bellezza, la quale, nella prospettiva dell’autore, per essere vera non può che essere antimoderna, perciò in contrasto col nichilismo spirituale tipico della era attuale; nonché rettificare le solite generalizzazioni giornalistiche di chi commenta senza avere una adeguata competenza specifica. Nel fornire vari spunti di riflessione sui musei e i beni culturali, ci si augura che il lettore si persuada definitivamente di vivere nel più bel paese del mondo, e non a mo’ di slogan, come avviene puntualmente nel dibattito politico-culturale italiano.

Conversazioni Video 2017 – Festival Internazionale di Documentari su Arte e Architettura

Come ormai ogni autunno, torna, per il quinto anno consecutivo alla Casa dell’Architettura di Roma, Conversazioni Video, l’unico Festival Internazionale di Documentari specificamente dedicato all’arte e all’architettura della città di Roma.

L’edizione 2016 di Conversazioni Video, curata dall’associazione culturale Art Doc Festival e promossa dalla Casa dell’Architettura di Roma, si è svolta nell’ambito delle Risonanze della Festa del Cinema di Roma, con i patrocini del Mibact – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, di Rai Lazio dell’Inarch/Lazio, ed è stata una conferma di quanto la manifestazione sia ormai un evento consolidato e atteso nel panorama culturale romano.

Forte del consenso di critica e di pubblico dell’ultima edizione del Festival, dunque, Art Doc Festival lancia per il 2017 il bando per la nuova edizione di Conversazioni Video – Festival Internazionale di Documentari su Arte e Architettura, che si svolgerà alla Casa dell’Architettura – Acquario Romano, per quattro giorni: 30 e 31 ottobre, 2 e 3 novembre 2017, e presenterà al pubblico le migliori e più recenti realizzazioni documentaristiche prodotte nel mondo, dal 2014 ad oggi, sui temi dell’arte e dell’architettura.

Il Festival sarà costituito da circa 10/15 documentari in concorso, divisi nelle categorie di ARTE e ARCHITETTURA. I film saranno selezionati per il concorso da un Comitato Scientifico appositamente costituito che li sceglierà tra quelli pervenuti tramite il bando di partecipazione. Le proiezioni avranno luogo tutti i giorni dalle 18:00 alle 21:00.

Tutte le sere sono previsti dibattiti ed incontri con gli autori, i produttori dei film ed esperti del settore volti ad approfondire argomenti legati all’incontro tra le diverse discipline (arte, architettura, linguaggio audiovisivo) in modo da poter coinvolgere il pubblico in maniera trasversale. Le tematiche culturali proposte e la valenza informativa e didattica del mezzo audiovisivo hanno reso possibile, durante le passate edizioni del Festival, l’assegnazione sia di CFU (Crediti Formativi Universitari), da parte dei professori che hanno aderito, sia di CFP (Crediti Formativi Professionali) da parte dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia ai professionisti che hanno preso parte alle serate della manifestazione.

Come ogni anno, una giuria composta da esperti del settore assegnerà un premio al miglior documentario di ciascuna categoria.

 

 

Dal 30 Ottobre 2017 al 03 Novembre 2017

Roma

Luogo: Casa dell’Architettura

Curatori: Art Doc Festival

Enti promotori:

  • Casa dell’Architettura di Roma
  • Con il patrocinio del MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Costo del biglietto: L’ingresso a tutte le proiezioni sarà a titolo gratuito

Sito ufficiale: http://www.artdocfestival.com

ArtFutura: strane “creature digitali” popolano l’Ex Dogana di Roma

Arriva finalmente in Italia ArtFutura, la mostra dedicata alla sempre più feconda zona di confine tra arte e scienza. Sculture luminose e ambienti immersivi, campi magnetici che generano forme dinamiche e installazioni audiovisive che interagiscono con lo spettatore sono alcune delle “creature digitali” in mostra per questa occasione all’interno dei nuovi spazi espositivi dell’Ex Dogana di Roma. Per l’evento, il curatore Montxo Algora (fondatore e direttore dell’omonimo festival internazionale ArtFutura, che da ben 26 anni celebra e diffonde l’arte multimediale nel mondo) ha riunito un gruppo di artisti provenienti da nazioni, generazioni e discipline diverse, accomunati però dalla stessa passione per la sperimentazione di nuovi orizzonti della creatività.

La mostra si apre con la sala dedicata Paul Friedlander, scienziato e artista statunitense che da più di vent’anni si dedica a una ricerca tecnologica che ha lo scopo di trasformare la luce in un materiale malleabile e capace di assumere qualsiasi forma. Entrando nella sua Spinning Cosmos, installazione site-specific prodotta appositamente per la mostra, ci si trova completamente immersi in un buio da cui emergono solo una serie di colorate “sculture luminose cinetiche”, che si riflettono però all’infinito grazie ad un gioco di specchi convessi. Il visitatore si trova così in un ambiente totalmente disorientante e immersivo, definito una sorta di “macchina spaziale” attraverso cui meditare sui misteri dell’universo che ci circonda.

Si passa poi alle installazioni dell’artista di origine turca Can Buyukberber, ipnotiche proiezioni basate sullo studio delle percezioni visive e sull’interattività con il pubblico attraverso il movimento o l’utilizzo dello smartphone.

Successivamente si entra nella sala dedicata al collettivo Amorphic Robot Works, diretto da Chico Mac Murtrie e composto da artisti, ingegneri, musicisti e scienziati. L’opera esposta a Roma dal collettivo è una scultura dinamica e interattiva, composta da un progressione di archi gonfiabili che subiscono diverse metamorfosi durante l’arco della giornata, avvolgendosi improvvisamente su se stesse fino a formare delle spirali esteticamente assimilabili a strutture molecolari.

Proseguendo si entra poi addirittura all’interno di un campo magnetico, generato da Sachiko Kodama, artista e professoressa all’università di Tokyo che da anni mescola creatività artistica e rigore scientifico per realizzare progetti basati sullo studio e la manipolazione di particolari sostanze magnetiche: i ferrofluidi. Si tratta di metalli liquidi che in prossimità di campi magnetici reagiscono vibrando e cambiando forma a seconda dell’intensità della forza applicata, che l’artista controlla attraverso un computer, ottenendo così sculture vive e dinamiche.

Lo spazio successivo è dedicato all’argentino Esteban Diacono, che in Uncanny, un’installazione video a più schermi, raccoglie quaranta animazioni “ispirate all’assurdo, al surreale e alla paura del futuro”.

Screens of the future è invece la serie di video che il collettivo inglese Universal Everything dedica alla relazione dell’uomo con la tecnologia e ai suoi possibili sviluppi nel prossimo futuro.

A concludere la mostra, infine, uno spazio dedicato alla documentazione delle varie edizioni di ArtFutura e una grande proiezione che presenta il meglio delle nuove creazioni digitali elaborate in tutto il mondo nell’ultimo anno.

 

 

ArtFutura. Creature Digitali

Fino al 10 settembre 2017

Ex Dogana

Viale dello Scalo San Lorenzo, 10 – Roma

 

http://www.artfuturaroma.it/

 

Arte e Design nella Produzione della MITA. 1926 – 1976

Una nuova mostra animerà le sale del MURATS, Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda di Samugheo, Arte e Design nella Produzione della MITA. 1926-1976. Il progetto fa parte di un più ampio programma espositivo dedicato all’indagine del complesso rapporto tra arte e manifattura tessile, avviato proprio dal MURATS nel 2013 con la mostra InTESSERE e proseguito tra il 2014 e il 2015 con TAVOLARA e DEPERO. Ora, grazie alla collaborazione ed al coinvolgimento del Comune di Samugheo, del Museo MURATS, di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova, della Wolfsoniana e del Banco di Sardegna, la terza tappa di questo percorso è dedicata alla produzione della MITA, acronimo di Manifattura Italiana Tessuti Artistici, fondata a Genova Nervi da Mario Alberto Ponis nel 1926 ed attiva fino ai primi anni Settanta.

L’inaugurazione si terrà Domenica 30 Aprile, ospite d’onore: Mitchell Wolfson Jr., il collezionista d’arte statunitense fondatore del Wolfsonian Museum di Miami Beach (Florida), della Wolfsoniana di Genova Nervi e membro del Consiglio direttivo di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova.

Le proficue collaborazioni con gli artisti e gli architetti più rilevanti del Novecento, l’alta qualità della manifattura e l’ideazione di temi stilistici e iconografici originali, hanno consentito alla MITA di dar forma ad una ricca e poliedrica produzione e di affermarsi nel circuito dell’arte e del design internazionale: la mostra al MURATS ne ripercorre e omaggia la storia. Il percorso espositivo è vario e avvincente. Depero, Luzzati, Scanavino, Pomodoro, Paulucci, Gio Ponti, Sottsass, sono alcuni dei nomi che hanno firmato i circa cento pezzi in mostra, tra tappeti annodati, arazzi, foulard, tessuti stampati. Un interessante nucleo è rappresentato dai bozzetti e dai disegni preparatori, realizzati dagli autori che hanno collaborato con la MITA cimentandosi con passione nell’impresa progettuale e di sperimentazione ideata dell’imprenditore genovese; comprende inoltre alcune lettere della corrispondenza intercorsa tra Ponis e Fortunato Depero e il celebre Libro Imbullonato del 1927, capolavoro della grafica del Novecento e manifesto del movimento Futurista.

 

 

ARTE E DESIGN NELLA PRODUZIONE DELLA MITA. 1926 – 1976

Dal 30 Aprile al 26 Giugno 2017 Sala convegni Museo MURATS – Via Bologna sn, Samugheo (OR)

Vernissage 30.04 ore 19:00

 

Informazioni e siti ufficiali:

http://www.palazzoducale.genova.it/la-trama-dellarte/

http://murats.it

Email: museomurats@gmail.com

Telefono:  0783 631052

 

Apertura dal martedì alla domenica, festivi inclusi:

Orario legale: 9:30 – 13:00 (martedì 10-13) / 17:00 – 20:00

Orario solare: 9:30 – 13:00 (martedì 10-13) / 16:00 – 19:00

Prezzi per l’ingresso:

intero: € 2,50 – ridotto: € 1,00 – Il prezzo ridotto si applica alle scolaresche ed ai gruppi di almeno venti persone. Le visite guidate sono comprese nel prezzo del biglietto

Dalla tecnologia alla natura, dalla natura all’arte. Il caso di Nicola Toffolini

Avete mai pensato ad un’opera d’arte che altro non è che un misto tra arte, natura e tecnologia? Stiamo parlando di Nicola Toffolini.

Quarantadue anni, architetto di formazione, è un artista a 360 gradi: performer, designer, coreografo, impegnato nelle arti visive e nel teatro. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia diplomandosi in pittura nel 2000 con una tesi sul tema “Piccolissimi volumi mutevoli”. Ora vive e lavora tra Firenze e Coseano, in provincia di Udine.

Nicola Toffolini realizza vere opere d’arte che, classificate come sculture o installazioni di piccole o grandi dimensioni: non sono altro che una combinazione di materiali artificiali e tecnologici con elementi naturali, i cui processi di crescita ne rimangono inverosimilmente suggestionati. Quella di Toffolini è una creatività unica e rara,un’abilità artistica che accresce il potere dell’arte contemporanea. L’interesse di Toffolini si rivolge alle plurime dimensioni della natura ma soprattutto alle molteplici facce dell’arte, arte come espressione. Indaga non solo sui processi di formazione e di crescita, ma soprattutto sul nostro concetto di natura, applicando dei contrasti.

Ma entriamo più nello specifico per capire di cosa stiamo parlando. L’opera che meglio spiega questa sua vena artistica prende il nome di Volumi mutevoli a regime di crescita disturbato, realizzata nel 2009.

Due teche identiche. Nella parte superiore sono inserite delle celle solari, in quella inferiore, posiziona una pianta, per ogni teca. La funzione del pannello fotovoltaico è catturare la luce dispersa nell’ambiente, naturale o artificiale che sia, trasformandola in energia. Le piante sono in questo modo illuminate da due sorgenti luminose diverse, una blu e una rossa. Benché le piante siano della stessa specie, nella crescita subiscono delle patologie, reagendo dunque in maniera diversa tra loro, relativamente ai differenti spettri luminosi. Mentre una pianta presenta una crescita in direzione verticale, l’altra tende piuttosto a espandersi in larghezza. In aggiunta, in una terza vetrina a parete, vengono presentati i disegni che rappresentano il processo di produzione e gli effetti della luce sulle piante.

È un lavoro che sintetizza lo studio dell’artista sul rapporto tra un elemento naturale estrapolato dal suo contesto originale, e un elemento tecnico. Le sue installazioni agiscono sia attraverso il potenziale semantico dei propri elementi, sia attraverso i processi naturali o artificiali che li legano tra loro.

«Cerco solo banalmente di inseguire un’idea e di formalizzarla col mezzo con cui sento-penso meriti essere concretizzata. Per il resto preferisco curiosare e cercare di fuggire il più possibile dalle classificazioni. Mi sento a mio agio quando riesco a sentirmi ancora mobile. Cerco di indagare le potenzialità espressive di alcune componenti tecnologiche cercando il più possibile di non farmi incastrare dall’ostentazione del semplice tecnicismo». Così si esprime, un Leonardo contemporaneo? Certamente una ingegnosità incomparabile.

 

 

Ci meritiamo la bellezza quotidiana. Antonelli Firenze & Gaia Ferrario

La Tenda Milano presenta il secondo showcase del programma Back to Nature, che vedrà la collaborazione del brand Antonelli Firenze con l’artista Gaia Ferrario, in scena a partire dal 20 Febbraio in Via Solferino 10.

Il connubio tra moda e arte, voluto fortemente dalla Boutique milanese, vedrà l’azienda di moda fiorentina realizzare una limited edition esclusiva interpretata dai materiali nobili lavorati nella maniera più destrutturata possibile: lino grezzo, seta, cachemire e tessuto double saranno i protagonisti di questa capsule, caratterizzata dai toni naturali e pastellati. L’informale eleganza quotidiana si adatta così alla donna che sceglie la raffinatezza e la bellezza ogni giorno.

Sartorialità come sinonimo di femminilità. Quotidiano come sinonimo di impegno di tutte le donne. Un total look Made in Italy “dalle donne per le donne”.

Contemporaneamente, Gaia Ferrario, poliedrica ed affascinante artista torinese, si fonderà nel mood fashion and art con la sua emozionante e straordinaria opera Quotidianamente, costituita da più di 3000 quotidiani, che nel loro incessante stratificarsi, richiamano idealmente il passare del tempo; la cultura che nelle sue evoluzioni trova costanti relazioni con il proprio passato. In quest’opera dialogano passato, presente ed il bisogno costante di evoluzione dell’uomo.

Il teatro dove tutto questo prenderà forma sarà la Boutique La Tenda di via Solferino 10, in occasione della settimana della moda milanese e fino al 5 Marzo. La vetrina principale sarà il palcoscenico di espressione e il luogo in cui Antonelli incontrerà l’artista per uno spettacolo unico. L’area all’interno della Boutique sarà dedicata al brand, affinché il cliente finale possa toccare e sentire i pezzi realizzati in edizione limitata per La Tenda Milano. Back to Nature è il contest dove arte e moda prendono vita attraverso il progetto La Tenda Experience Fashion and Art: in un mondo digitalizzato e frenetico, in cui tutto gira ad una velocità altissima e le nostre esigenze vengono soddisfatte in modo sempre più industrializzato, la vera necessità è rallentare e ritornare ad emozionarci, tornare a dove tutto ha avuto inizio. Ritornare all’origine delle nostre abitudini quotidiane, innamorandoci di nuovo della carta stampata e della sua lettura. Perché partecipare? Per emozionarci. Per emozionare. Per vivere l’esperienza de La Tenda Experience attraverso l’arte, la semplicità, attraverso una storia da raccontare. Per assaporare Quotidianamente la bellezza affinché diventi. una bellezza quotidiana.

Fino al 05 Marzo 2017

Milano

Luogo: La Tenda Milano

Sito ufficiale: http://www.latendamilano.com/

Pecore, terra e idee anomale nella nuova sede della Fondazione Baruchello a Roma

Nel cuore di Roma ha di recente inaugurato Start Up Quattro agenzie per la produzione del possibile, la mostra che è forse da considerare più una sfida, un trampolino di lancio di una rinnovata visione e dimensione artistica della storica Fondazione Baruchello, nata nel 1988 e attiva nella bellissima cornice del Parco Vejo, per volontà dello stesso Gianfranco Baruchello e Carla Subrizi. L’esposizione inaugura inoltre una nuova dimensione che tende a riportare in evidenza l’intrinseca unione della Fondazione con il cuore della città capitolina, Monteverde vecchio.

In un connubio di arte, economia e agricoltura, tipica della ricerca di Gianfranco Baruchello, intramontabile capostipite dell’arte contemporanea italiana, Start Up si pone come un vero e proprio progetto sperimentale in cui lo spettatore è chiamato a interagire, partecipare a una sorta di “gioco” che ha come scopo principale una riflessione sulle infinite possibilità dell’arte di diventare il territorio fertile su cui sviluppare e proporre visioni immaginarie, utopiche, ai confini del possibile. Incentrata su aspetti legati anche al mondo dell’economia, il progetto si struttura in quattro agenzie: quella della pecora portatile simbolo di mitezza; Earth Exchange, progetto già avviato nel 2014, che consiste in uno scambio di un metro cubo di terra della Fondazione con altrettanti di altri luoghi culturali in tutto il mondo; l’agenzia dell’oggetto anomalo e, infine, quella dell’utopia. Lo spettatore, facendo il suo ingresso nello spazio, si trova immediatamente accolto in un ufficio in cui lavoreranno le quattro agenzie, il cui compito è rendere realtà ciò che viene proposto. Un work in progress alla costante ricerca d’innovazione e cambiamento.

Accedendo alla prima stanza ci si ritrova subito in un’altra dimensione. Circondati da un pascolo di pecore di sagoma lignea, numerate e timbrate, come se si trattasse di veri e proprio oggetti in vendita. Il pubblico può decidere di essere e rimanere spettatore o diventare un vero pastore “adottando” una delle pecore del gregge ridefinendone costantemente il concetto e il significato. Le altre stanze ripropongono ambienti di laboratorio per lo scambio di terra o vere e proprie esposizioni di progetti anomali, particolari, impossibili da trovare in commercio. Il percorso si conclude nella totale immersione di un mondo utopico, fatto di rumori della terra e immagini notturne di boschi e piante, in cui si è invitati a sedersi per potersi immergere in toto e assaporare aspetti del creato, astraendosi per un attimo dalla quotidianità e dimenticandosi dei rumori cittadini.

Accanto al supporto artistico dello stesso Gianfranco Baruchello, mente e ideatore di tutto il progetto curato da Maria Alicata e Carla Subrizi, altri artisti sono stati invitati a prendere parte al progetto proponendo idee anomale e stravaganti. Da Elisabetta Benassi a Cesare Pietroiusti e da Antoni Muntadas a H.H. Lim, sono sedici i nomi che si susseguono nelle sale della nuova sede in via del Vascello 35, ridefinendo e ampliando le prospettive artistiche che la Fondazione ha deciso di intraprendere. Con una nuova sfida, la grande mente artistica di Baruchello plasma un nuovo universo, una seconda vita, che da Via di Santa Cornelia si sposta a Monteverde per ampliare la propria ricerca anche in altri campi dell’arte con una comune volontà di base: la sorpresa.

 

 Gianfranco Baruchello,earth exchange, 2016(artribune.com) Fondazione Baruchello, 2016, (foto dell'autrice) Fondazione Baruchello, Oggetto anomalo, 2016(foto dell'autrice) Gianfranco Baruchello, Ufficio adozione della pecora, 2016 ( foto dell'autrice) Gianfranco Baruchello, Ufficio adozione della pecora, 2016(foto dell'autrice)

 

Fondazione Baruchello

Via del Vascello, 35

00152, Roma

Info

Lunedì chiuso

Dal Martedì al Venerdì, ore 16.00 – 19.00

Ingresso gratuito

 

L’arte attraverso uno smartphone

La tecnologia è al servizio dell’arte, spaziando dalla pittura alla scultura, dal disegno fino alle performance che ruotano intorno agli obiettivi degli smartphone. Gli effetti che la comunicazione produce sul corpo sono appena percettibili dall’esperienza individuale.

Il fatto di condividere queste immagini istantaneamente sui social media, rende quest’azione artistica una metafora del mondo in cui produciamo e riferiamo agli altri, ma prima di tutto a noi stessi l’arte attraverso uno smartphone. La tecnologia, una realtà che oltre a essere viva e virtuale, ruota intorno alle installazioni multimediali. Attraverso un semplice telefonino ci sembra di spiare, invadendo la privacy con l’occhio che osserva.

Ogni superficie rivela, di là del linguaggio usato, uno schema che permette di osservare il mondo, o meglio le diverse immagini tra loro correlate in un perpetuo flusso, come in una realtà virtuale. Così tutte le nostre azioni e tutto ciò che accade nei nostri smarphone, ci permettano di salvare tutte le modifiche che desideriamo.

Le immagini risentano dell’influenza del web, dipinte sulla stoffa del telefonino, aprendo una riflessione sull’opera d’arte, concepita tra la collaborazione del lavoro degli artisti e la tecnologia. Gli occhi diventano nuovi strumenti di riproduzione delle immagini, quindi anche strumenti di condivisione tra l’artista e lo spettatore.

Mostrando immagini in movimento, accompagnate sia dal sonoro, sia dalle immagini statiche, si alternano sullo schermo grazie al movimento rapido di un click. Mentre le rappresentazioni scorrono sulla pupilla degli occhi, la palpebra si apre e si chiude velocemente, fino a creare regolari intervalli o piccoli black out, fino a produrre un ritmo cadenzante, come se fosse una proiezione di una diapositiva.

Il modo in un cui guardiamo queste immagini ricorda l’atto di spiare attraverso un tele obiettivo che non è altro che il nostro occhio, che le osserva per primo. Un occhio che essendo stato ingigantito, ci appare come una presenza aliena, come un obiettivo fotografico, che mette a fuoco le cose con movimenti di solito impercettibili.

 

Curarsi ad arte

Giovedì 29 settembre alle ore 11.30 sarà inaugurata, presso l’Ospedale San Giuseppe di Milano la prima tappa di “CURARSI AD ARTE”: percorso espositivo in progress, che si espanderà fin oltre il 2017, realizzato grazie alla partnership con l’Accademia di Belle Arti di Brera. Un progetto che ha visto impegnati in prima fila gli studenti dell’ultimo anno del Dipartimento di Arti Visive che, con le loro opere, hanno dato vita a una sorta di museo diffuso all’interno di spazi normalmente preposti alla cura.

Un sodalizio virtuoso tra Arte e Medicina che, da un lato, permette ai giovani artisti di farsi conoscere, dall’altro crea le condizioni migliori affinché tra pazienti, familiari e operatori sanitari si instauri un clima di serenità e condivisione, utili ad agevolare il processo di cura.

Le opere esposte sono state realizzate da: Flavia Albu, Alice Fiorelli, Chiara Gambirasio. Sara Rizzi, Jaco Caputo, Jacopo Pesenti.

La selezione è stata effettuata dal Comitato Scientifico composto da Franco Marrocco, Direttore Accademia di Brera, Daniele Schwarz, AD Gruppo MultiMedica, Giuseppe Bonini, Preside del Dipartimento di Arti Visive, Accademia di Brera, Roberto Casiraghi, Docente del Dipartimento di Arti Visive, Accademia di Brera, Alessandra Chiarello, Direttore Marketing e Comunicazione, Gruppo MultiMedica, Sergio Harari, Presidente Associazione Peripato, Alberto Mugnaini, Curatore e critico d’arte.

Alice Fiorelli, Fonte arte.it

Fino al 31 Dicembre 2017

Milano

Luogo: Ospedale San Giuseppe di Milano

Sito ufficiale: http://www.multimedica.it/news/index.php/curarsiadarte

La Prima Guerra Mondiale e l’arte

Come avrebbe potuto l’artista, il soldato nell’artista, non lodare Dio per la caduta di un mondo di pace di cui era così sazio, così nauseato! Guerra! Quale senso di purificazione, di liberazione, d’immane speranza ci pervase allora!”, così si esprimeva Thomas Mann agli albori della Prima Guerra Mondiale

Egli non era il solo a pensarla in questo modo, poiché la Prima Guerra Mondiale, per quanto incredibile, fu ampiamente sostenuta dall’élite culturale e intellettuale di tutta Europa.

Compositori, musicisti, pittori, scrittori, poeti, filosofi, registi, giornalisti – l’elenco può ancora proseguire – tutti contribuirono con le proprie opere ad accrescere l’entusiasmo nei confronti della guerra, a mobilitare le masse e a “giustificare” moralmente il conflitto.

Nei dibattiti culturali l’arte ebbe un ruolo indicativo ancor prima dell’avvento della Prima Guerra Mondiale, essendo considerata quale specchio, espressione o guida della cultura generale. Molti critici d’arte del tempo si servirono, non a caso, di aggettivi quali “sano” e “malato” nella valutazione di opere d’arte, artisti e movimenti.

Prosa bellica, poesie, feuilleton e romanzi a puntate rappresentavano i soldati come eroi, e rappresentavano la guerra con i mezzi letterari, come forma estetica, minimizzando il dolore e la morte in forma ludica.

Nonostante la morte e il dolore, o forse proprio per questo, la guerra offrì comunque nuovi stimoli. I movimenti avanguardisti, come l’Impressionismo e l’Espressionismo, continuarono a crescere spianando la strada a nuove correnti artistiche come ad esempio il Futurismo e il Dadaismo.

Quest’ultimo distrusse tutti gli ideali artistici esistenti contrapponendo l’insensatezza della guerra all’insensatezza dell’arte.

Tutti quei valori “borghesi”, che potrebbero essere associati alla guerra e alle sue giustificazioni intellettuali, come ad esempio l’arte, la cultura e il senso della propria patria, furono radicalmente relativizzati dal Dadaismo o messi al ridicolo.

Gli orrori della guerra di trincea lasciarono presso i diretti interessati ricordi permanenti che questi cercarono spesso di elaborare attraverso diari e romanzi.

La tragica esperienza della Grande guerra lasciò un segno profondo nella produzione letteraria di tutti i paesi coinvolti, anche perché molti furono i poeti e gli scrittori che vi parteciparono in prima persona come soldati.