Articoli

Marisa e Mario Merz al Macro. Roma

Marisa e Mario Merz sono due tra i più significativi protagonisti della storia dell’arte del Novecento. Durante la loro carriera, partita all’interno dell’esperienza dell’Arte Povera, non hanno mai separato la vita quotidiana dalla creazione artistica, all’insegna di un connubio alimentato da una strettissima relazione e un continuo scambio intellettuale, pur nella distinzione netta del proprio lavoro individuale.
Il loro rapporto, durato oltre cinquant’anni, ha permesso la nascita di alcune opere realizzate a quattro mani, come alcuni tavoli di Mario Merz presenti in questa mostra, che dialogano con sculture, teste o installazioni in cera, di Marisa, nel segno di una collaborazione che è stata costante, anche se non sempre dichiarata.
La mostra partirà proprio da queste esperienze, con una particolare attenzione al legame che i due artisti hanno stretto con Roma. La spirale di Mario Merz progettata per i Fori Imperiali nel 2003 sarà esposta su una parete del MACRO, per la prima volta in quella posizione verticale per cui era stata inizialmente pensata dall’artista.
Roma sarà protagonista del percorso all’interno del lavoro di Marisa Merz, che tra gli anni Sessanta e Settanta realizza diversi progetti nella Capitale: da mostre personali presso la Galleria L’Attico di Fabio Sargentini (1970 e 1975) all’azione avvenuta presso l’Aeroporto dell’Urbe nel 1970. L’intera esperienza romana di Marisa Merz sarà presentata in mostra attraverso una testimonianza fotografica di Claudio Abate, che ne ha documentato le esposizioni e le azioni.
La mostra coinvolgerà l’intero orizzonte creativo di Marisa: dai suoi “ricami” in filo di rame alle sculture in nylon, fino alle installazioni che prevedono l’uso della cera. Il mondo della Merz sarà scandagliato in ogni sua espressione, nel tentativo di restituire il suo carattere asistematico, eppure estremamente coerente. In questo senso, ruolo fondamentale avrà la sezione dedicata alla pittura, nella quale saranno presentati dipinti realizzati negli ultimi anni, nel segno di una creatività inesauribile dove trova spazio l’uso dei materiali più diversi: dall’acrilico alla plastica, dalla carta al metallo.
Giunta alla soglia dei novant’anni, Marisa Merz dimostra ancora una straordinaria energia creativa, che la vede ogni giorno impegnata nel suo lavoro. Da opere di grandi dimensioni a progetti “da camera”, il linguaggio dell’artista resta estremamente vitale e lungimirante.

Fino al 12 Giugno 2016

link: Macro Roma

da martedì alla domenica ore 10.30-19.30
lunedì chiuso

Tariffa intera: non residenti 13,50 €, residenti 12,50 €
Tariffa ridotta: non residenti 11,50 €, residenti 10,50 €

Giovanni Anselmo. Castello di Rivoli

“Mentre la mano indica, la luce focalizza, nella gravitazione universale si interferisce, la terra si orienta, le stelle si avvicinano di una spanna in più…”

Riconosciuto oggi come uno dei più importanti artisti italiani a livello internazionale, Anselmo ha esordito nell’ambito dell’Arte povera nella seconda metà degli anni Sessanta, impegnandosi in una ricerca tesa a esaltare il dialogo costante fra visibile e invisibile. I suoi materiali visibili allo spettatore sono elementi naturali e prodotti di origine industriale, spesso apparentemente umili – proiettori di luce, aghi magnetici, pietre di granito, fotografie, terra e porzioni di colore oltremare; tra quelli invisibili i campi magnetici, la forza gravitazionale, lo spazio in cui ci si trova e in cui ci si orienta. Per queste ragioni, l’opera di Anselmo è quanto mai attuale e di sempre maggiore interesse per le giovani generazioni cresciute nell’era di una apparente immateriale virtualità. Realizzata in stretta collaborazione con l’artista, la mostra si sviluppa al terzo piano della Manica Lunga. A partire dall’opera Interferenza nella gravitazione universale (1969-2016), Anselmo ha ideato un inedito percorso che esalta il movimento architettonico dell’edificio e il suo orientamento rispetto al movimento apparente del sole lungo l’asse est-ovest. Nell’ambito di questo percorso, che costituisce nel suo insieme una vera e propria nuova installazione, sono allestite ulteriori opere dell’artista, tra cui importanti lavori storici qualiParticolare (1972–2016), Il panorama con mano che lo indica (1982–2016) e Mentre la terra si orienta (1967–2016), Le stelle si avvicinano di una spanna in più… (2001-2016). In occasione della mostra personale nella Manica Lunga, al secondo piano del Castello Anselmo ha inoltre allestito altre sue opere appartenenti alla Collezione permanente: Neon nel cemento (1967-1969), appena restaurata nell’ambito del nuovo progetto di restauro e riallestimento della collezione del Museo; Senza titolo (1967), legno laccato e pietra di fiume; Senza titolo (1967), lastra in plexiglas leggermente arcuata mantenuta in questa posizione di tensione da un ferro uncinato e Respiro (1969), opera composta da due travi in ferro e una spugna marina che vive dell’energia liberata dall’incontro tra i due materiali.

Fino al 25 Settembre 2016

Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Piazza Mafalda di Savoia – 10098 Rivoli – Torino

da martedì a venerdì: 10.00 – 17.00
sabato e domenica: 10.00 – 19.00
Biglietto d’ingresso unico : 6,50 euro
Ridotto  : 4,50 euro

Uncini. Materia bruta

Il cemento è la materia che Uncini promuove a soggetto della sua vasta produzione artistica. Le sue opere non sono rappresentative, non raffigurano qualcos’altro rispetto a ciò che sono. Non ci viene proposto quindi un riflesso o una imitazione. L’attenzione è interamente dedicata alla materia, insolita per questo scopo e dunque originale, che diverrà la cifra stilistica immediatamente riconoscibile dell’autore. 
Il cemento  è antica materia da costruzione, con il perfezionamento ottocentesco dell’armatura diventa un’insostituibile risorsa, solido e pesante, resistente e forte, da il via libera a nuove e ardite soluzioni tecniche ed espressive per gli architetti.
Uncini espone porzioni di questa materia composta (cemento e ferro) come fossero quadri e crea una serie di opere da appendere al muro, i Cementarmati per l’appunto, che invece di nascondere la propria anima metallica, espediente fondamentale per la longevità di una struttura architettonica esposta alle intemperie e all’usura; la esibisce togliendo strati di superficie a denudarne la filiforme rigidità.
La superficie liscia più esteriore è sbranata a mostrare conglomerati irregolari e una trama di ferri corrosi che spesso fuoriescono minacciosi dai bordi. Sono opere aggressive proprio laddove rivelano la loro interiorità. Superfici grumose frutto del caos, tondini di ferro storti e acuminati, maglie metalliche, macchie di ruggine. L’estetica promossa da Uncini è brutale e spoglia, irregolare e non rassicurante. Si è ben distanti dallo scopo edile per cui questa materia è stata creata che offre uno spazio protetto e sicuro. Lontani dall’immagine di una materia così resistente da costruire grandi palazzi.
Le opere di Uncini aprono la strada a un estetica materialista ricca di espressività, brutale e spoglia, irregolare e non rassicurante. Arriverà poi invece fino alla negazione di questo brutalismo.
Il cemento armato è quadro o scultura poggiata a terra che si trasforma nelle diverse serie di lavori prodotte negli anni. Dalla primitiva e arrogante nudità dei Cementarmati la materia viene dominata dalla razionalità e definita in contorni certi e non più aggressivi nei Ferrocementi, fino a sublimarsi in raffinati campi allisciati adatti a variazioni tonali e formali dominati da un disegno quasi decorativo nelle Ombre e nei Muri d’Ombra. La materia bruta viene addomesticata, equiparata in tutto e per tutto a un qualsiasi altro medium artistico.

link: Archivio Uncini

Poor Art – Rich Legacy

This thematic exhibition of works from the collection concentrates on the arte povera movement, which is central to the museum’s collecting policy. This makes it a highly appropriate subject for this exhibition, twenty-five years after the Museum of Contemporary Art first opened its doors. The museum’s collection started out with 2,500 works from the period after 1945 that were transferred from the National Gallery and Riksgalleriet (Norway’s touring art gallery). It now contains more than 5,000 items by Norwegian and international artists.

This is the last time these treasures will be displayed in the venerable, former Norwegian Bank building, prior to our move to the new National Museum at Vestbanen. In addition to the many arte povera works, the exhibition includes examples of related contemporary practices such as conceptual art, land art and post-minimalism. It also features recent works that illustrate how the art debates of the 1960s have influenced younger generations of artists.

Viewers will have the opportunity to become reacquainted with Gilberto Zorio’s installation Untitled (Canoe), a curious amalgamation of energy, alchemy, bubbly chemistry and insistent sound, as well as Michelangelo Pistoletto’s notorious installation Image and Body, consisting of old museum furniture that has been turned upside down. The audience will also be able to experience Mario Merz’ beautiful igloo, a large glass and neon installation with fragrant twigs.

Poor Art
The basis for Arte Povera was furnished by the political protest movements of the late 60s – student revolts and civil rights efforts, and a general opposition to consumerism and the increasing commercialisation of the art world. The term arte povera was introduced by the Italian art critic Germano Celant, who organised the exhibition “Arte Povera – Im Spazio” together with a small group of young Italian artists in 1967. Artists such as Michelangelo Pistoletto, Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Guiseppe Penone, Gilberto Zorio and Mario Merz represented something new and groundbreaking. With an artistic practice closely related to American conceptual art, anti-form and process art, they exploited contemporary forms of expression such as happenings and installation art to the fullest extent.

The approach taken by Arte Povera artists was at once conceptual and sensual, poetic and earthy. Their themes and comments included past and present, nature and culture, and “high” and “low” art. A number of these works had a particular appeal to the senses: smell, touch, light and temperature. The artists worked with various different materials, combining industrially manufactured objects such as neon lights, glass and clothes with natural organic materials such as vegetables, living animals, earth, fire and water. Arte Povera is neither poor nor impoverished art, but art created in complete freedom and openness regarding materials and processes.

Rich Legacy
Arte Povera’s conceptual views, approach to materials and working processes have influenced contemporary artists for the past 40 years. This is reflected in the history of the museum’s collection, which includes both acquisitions of significant Arte Povera works, as well as related practices within land art, post-minimalism and conceptual art. The rich legacy of Arte Povera’s influence resonates clearly in a number of more recent Norwegian and international works of art. A walk through the exhibition will allow the audience to experience the museum’s Arte Povera works, and compare and discover parallel practices such as Camilla Løw’s and Kristina Bræin’s play with minimalism, Ida Ekblad’s sculptures assembled from found garbage, the “formlessness” of Camilla Wærenskjold and Jeannette Christensen, and a critical and conceptual approach in the works of Matias Faldbakken, Gerard Byrne and Mario García Torres.
Permanent installations

The museum’s permanent installations are also part of the exhibition. In the square outside the museum’s entrance, the audience can view Richard Serra’s towering sculpture Shaft (purchased in 1992), Per Inge Bjørlo’s installation Inner Room V by the ground floor staircase (purchased in 1990), Ilya Kabakov’s installation Garbage Man (The Man Who Never Threw Anything Away, acquired in 1994), and Louise Bourgeois’ Cell VIII.

Until 28-2-2016

Curated by: Sabrina van der Ley, Randi Godø and Andrea Kroksnes

National Museum of Norway
The Museum of Contemporary Art
Bankplassen 4
Oslo
Hours: Tuesday–Friday 11–17h
Thursday 11–19h, Saturday–Sunday 12–17