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Balla Boccioni Depero. Costruire lo spazio del futuro

I Musei Civici di Palazzo San Francesco riaprono i battenti con una grande mostra dedicata al Futurismo, per raccontare un’epoca d’oro della città di Domodossola, scaraventata nel pieno della logica futurista e coinvolta nell’immaginario della modernità. Ai piedi delle Alpi arrivano oltre settanta capolavori di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato Depero, Gerardo Dottori, Tullio Crali e tanti altri artisti in dialogo con le affascinanti sculture delle donne ossolane in abiti d’epoca, la prima macchina immatricolata nella Provincia di Novara e l’aeroplano dell’aviatore peruviano Geo Chávez che compì la mirabolante impresa della prima transvolata delle Alpi, sorvolando i cieli del Sempione nel 1910.

La grande mostra Balla Boccioni Depero. Costruire lo spazio del futuro è presentata dal Comune di Domodossola, in partnership con la Fondazione Paola Angela Ruminelli, con il sostegno della Fondazione Comunitaria del VCO, con la fondamentale collaborazione del Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e dell’Associazione Musei dell’Ossola.
È patrocinata dal Mibac – Ministero per i beni e le attività culturali e da Regione Piemonte, ed è ideata e curata da Antonio D’Amico, con l’intento di realizzare un evento che racconti l’espressione della modernità di Domodossola, a inizio secolo, in cui si fondono tre elementi, l’uomo, lo spazio e la velocità.

Dopo il grande successo dello scorso anno, con De Chirico De Pisis. La mente altrove che ha registrato un notevole successo di critica e di pubblico, la nuova stagione espositiva del suggestivo Palazzo San Francesco prosegue con questa grande mostra che, per la prima volta, racconta un incalzante percorso che si sviluppa con lo strumento della tecnologia e con la grandezza di un pensiero proiettato nel futuro.
Agli albori del Novecento l’Italia accarezzava il sogno della modernità e il futurismo concepisce l’idea di un’arte totale, dove l’estetica si fonde con la scienza. Nelle parole di Filippo Tommaso Marinetti, risiede l’essenza del movimento futurista: “La magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…, un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia[…]”. Il padre fondatore del movimento confida apertamente nelle capacità dell’uomo, nuovo protagonista assoluto, sostenendo che, in questa nuova era, “noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita”.

La mostra presenta oltre settanta opere che propongono una visione coinvolgente, dall’ultimo decennio dell’Ottocento fino al 1960, dalla stagione prefuturista all’aeropittura, attraversando gli anni tra le due guerre mondiali, per mettere in evidenza il cambiamento del rapporto tra l’uomo e la natura, tra il centro e la periferia, tra la tradizione e il futuro.

Umberto Boccioni, Giacomo Balla e Fortunato Depero sono i protagonisti di un percorso evolutivo che vede nella velocità, nel movimento e nel volo il fulcro di un linguaggio rivoluzionario che impregna di sé la nuova “cultura figurativa europea”.

Il percorso espositivo si dipana in tre sezioni fluide e dinamiche in cui esplode l’essenza del cambiamento. La mostra si apre con un affondo sulla visione placida e silente del paesaggio d’inizio secolo e sulla contemplazione dell’uomo in rapporto con la natura. Protagoniste sono le opere di Balla e Boccioni, realizzate nella fase divisionista e prefuturista, e di Depero in dialogo con due mannequin in legno con costumi della Val D’Ossola realizzati nel corso del Settecento e restaurati in occasione di questa mostra. Queste fascinose sculture a misura d’uomo, vengono riesposte al pubblico per la prima volta dopo l’Esposizione Nazionale di Milano del 1881. Andando avanti prende forma il concetto di movimento e velocità nelle sorprendenti opere di Balla, Dudreville, Dottori e Pippo Rizzo, del quale si potrà vedere il Treno notturno in velocità, rappresentato anche nella cartolina che Balla invia il maestro siciliano nel 1926, custodita alla Fondazione Lercaro di Bologna. La percezione del movimento e della velocità, esaltata tra l’altro nello straordinario Colpo di fucile domenicale di Balla, che arriva a Domodossola dalla collezione della Banca d’Italia, culmina nel volo, tema che traina la mostra verso l’ultima stagione del futurismo post bellico, con opere di Balla, Crali, Tato, Cambellotti, Dottori, Monachesi e altri ancora. L’aeroplano di Geo Chávez, aviatore peruviano che per primo portò a termine l’impresa di trasvolare le Alpi, sospeso nel soffitto di Palazzo San Francesco, custodisce la sensibilità che emana dall’intera mostra. L’uomo alato, come lo definì Giovanni Pascoli, vola sui cieli del Sempione nel 1910 per annunciare l’emancipazione dal limite dello spazio e del tempo, proprio come un perfetto futurista, compiendo un gesto totalizzante, a costo della sua stessa vita. Come Chavez, anche Gabriele D’Annunzio veste i panni del superuomo e lascia un segno memorabile della sua intraprendenza nell’inedito ritratto, proveniente dalla Fondazione Cirulli, impreziosito dal fiore porta fortuna che lo protesse durante il volo su Vienna, nel 1918.

Questa mostra potenzia la proposta artistica e culturale della città di Domodossola, come ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Daniele Folino: “Il progetto della mostra è per Domodossola un nuovo momento di rilancio, che consente alla nostra città di rafforzare la propria vocazione culturale. Infatti, avremo la possibilità di vedere riuniti a Palazzo San Francesco grandi capolavori provenienti da musei pubblici, fondazioni e prestigiose collezioni private. Sarà l’occasione di vedere come i nuovi principi del futurismo dialogano con alcuni eventi storici e della cultura di Domodossola, terra di confine e territorio che abbraccia le novità del secolo breve”.
Anche il Sindaco Lucio Pizzi afferma: “In linea con le avanguardie del Novecento, la città si fa trovare pronta alla sfida tecnologica dell’epoca e il Futurismo è la piena manifestazione di questo esclusivo rapporto con la scienza e la tecnologia; la mostra di Domodossola propone una visione esclusiva che si sposa con la storia della città”.

La mostra si avvale di un prestigioso comitato di studi, del quale fanno parte Nicoletta Boschiero, responsabile di Casa d’Arte Futurista Depero, Federica Pirani, coordinatrice delle Attività Espositive e Culturali della Sovrintendenza Capitolina, Massimo Duranti, Presidente Archivi Dottori, Elena Gigli, responsabile dell’Archivio Balla, Chiara Pagani, storica dell’arte, Paola Caretti, studiosa delle tradizioni popolari e Aurelio Sciaraffa, coordinatore organizzativo.

 

 

Dal 22 Giugno 2019 al 03 Novembre 2019

Domodossola | Verbano-Cusio-Ossola

Luogo: Musei Civici di Palazzo San Francesco

Indirizzo: piazza Convenzione 11

Orari: da mercoledì a domenica 10-12 / 15-19; lunedì e martedì chiuso

Curatori: Antonio D’Amico

Enti promotori:

  • Comune di Domodossola
  • Patrocinio di Mibac – Ministero per i beni e le attività culturali e Regione Piemonte

Costo del biglietto: € 5 intero, € 3 residente a Domodossola, over 65 e portatori di handicap, studenti universitari in Conservazione dei Beni Culturali e Accademia di Belle Arti con tesserino, tesserati AMO, € 10 biglietto famiglia con figli gratuito, € 2 scuole. Gratuito bambini fino a 5 anni, guide, interpreti e accompagnatori turistici

Telefono per informazioni: +39 3385029591

E-Mail info: cultura@comune.domodossola.vb.it

Quello che ho imparato da Giacomo Balla. Balla e Dorazio

E’ proprio il caso di annunciare che c’è una nuova galleria in città: Futurism & Co., spazio dedicato alle avanguardie del Novecento e non solo.

Mancava davvero un luogo destinato a una compagine storico-artistica così importante: nell’asettico mondo delle white cube capitoline, che lavorano sul fronte del contemporaneo con esiti non sempre sorprendenti, spicca e soddisfa la scelta della famiglia Carpi, noti collezionisti d’arte, di dedicare questo spazio espositivo alle principali avanguardie europee del ‘900, prime fra tutte quella del Futurismo, movimento di rottura e di immensa modernità che ha caratterizzato nelle sue progressive fasi la prima metà del secolo.

E’ stata questa avanguardia infatti a trainare la situazione artistica del nostro paese fuori da una pericolosa immobilità, traghettandola poi verso quella che, coerentemente col nome scelto dal gruppo era una nuova concezione di “futuro”.

La mostra, dal titolo “Quello che ho imparato da Giacomo Balla. Balla e Dorazio” non si sofferma però solo sull’opera di Balla Futurista, ma propone un’ interessante confronto tra lui e un altro artista molto importante, ossia Piero Dorazio, uno dei primi astrattisti italiani.

Sono esposte 26 opere in dialogo fra loro, che mostrano con chiarezza l’influenza che la pittura e la poetica del primo hanno avuto sul più giovane artista. E’ però proprio grazie a Dorazio che l’arte del maestro venne riconosciuta anche oltreoceano, avendo così modo di vivere una seconda giovinezza; nel 1954 infatti, Dorazio, assieme ad Achille Perilli, suo amico di una vita, portò a New York la mostra su Giacomo Balla Futurista che si era già tenuta a Roma, e che permise all’astrattismo italiano di imporre un suo discorso oltreoceano.

L’azione congiunta dei due a favore dell’organizzazione di questa importante esposizione è documentata anche da un prezioso carteggio che si scambiarono al riguardo, e che è esposto in questa sede a completamento delle opere in mostra.

Tra esse spiccano le due versioni di Rumoristica plastica Baltrr di Balla e le sue Compenetrazioni iridescenti; è evidente l’influsso che ebbero sulla produzione di Dorazio, nella ricerca luministica, vibratoria, associata all’idea di continuo movimento. E’ un dinamismo di fondo che soggiace al reale e ne pervade le forme, e che viene reso in pittura dai due artisti, denotando una volontà costruttiva e non solo ottica. E’ la luce in movimento a definire e dare vita alle immagini. Gli intensi astrattismi dai colori brillanti di Dorazio, come Il ponte di Carlo o La corsa si pongono in continuità ideologica con le linee forza e gli studi sulla luce di Balla, diventandone così efficacemente estensione e non semplice ripetizione.

Galleria Futurism & Co.

Via Mario de Fiori 68 – Roma

Dal 25 novembre 2017 all’08 gennaio 2018

http://www.futurismandco.com/

Tutti in moto! Il mito della velocità in cento anni di arte / Futurismo, velocità e fotografia

Con la grande mostra Tutti in moto! Il mito della velocità in cento anni darte, a cura di Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci, si è aperto al pubblico, col nome PALP, il Palazzo Pretorio di Pontedera, riconvertito dopo i lavori di restauro, a nuovo spazio espositivo della città.

Promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera e dal Comune di Pontedera, patrocinata dalla Regione Toscana, la mostra, che proseguirà sino al 18 aprile 2017, è dedicata interamente al mito della velocità e al riflesso che ha avuto sulle arti figurative, sugli ideali di vita e sul costume degli italiani, dalla fine del XIX secolo agli anni del boom. Oltre centocinquanta opere, tra dipinti, sculture, fotografie e manifesti di altrettanti grandi autori dell’arte italiana, da Fattori, a Bianchi e Viani, sino a Vespignani, Ziveri e Angeli, passando per Severini, Baldessari e Carrà, Boccioni, Balla, Depero, Tato e Dottori, per sintetizzare il riflesso prodotto sull’immaginario collettivo da questi mezzi meccanici in continua evoluzione.

Secondo Daniela Fonti: «Tutti in moto sta sia per motocicletta che movimento. Abbiamo avviato un percorso originale, cioè inventare un progetto che fosse facilmente comunicabile. Che fosse una storia che arrivasse al pubblico ma che fosse anche di qualità. Si parlerà di tutti i mezzi di trasporto. Ci sarà un corridoio del cinema, immagini in movimento. Ducati, Ansaldo, Atac di Roma e altri hanno fornito materiali per creare questo spazio video».

Nella mostra Tutti in moto «il tema della velocità – hanno spiegato i curatori Fonti e Bacci – è affiorato nell’arte italiana alla fine dell’Ottocento e l’ha caratterizzata profondamente in alcune sue stagioni, in conseguenza del rapido evolversi delle scoperte e delle applicazioni industriali ai mezzi di locomozione. La mostra si apre con una sorta di antefatto, su un’Italia ancora agreste, in cui ci si sposta prevalentemente a piedi o a cavallo. Poi arrivano le macchine, cambia completamente il mondo e cambia il modo di rappresentarlo. In questa trasformazione ci guidano le sale espositive del palazzo, ognuna dedicata ad un diverso mezzo di locomozione: il treno, il tram, il piroscafo, la bicicletta, l’automobile, la mongolfiera, sino all’aereo a motore e, in chiusura, alla motocicletta».

La mostra sarà corredata da un catalogo, a cura di Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci, con testi di Daniela Fonti, Umberto Sereni, Giovanni Lista, Giancarlo Carpi, Rossella Caruso, Susanna Ragionieri, Claudia Terenzi.

Fonte arte.it

Fino al 18 Aprile 2017

Pontedera | Pisa

Luogo: PALP – Palazzo Pretorio / Museo Piaggio

Curatori: Daniela Fonti, Filippo Bacci di Capaci, Giovanni Lista

Enti promotori:

  • Fondazione per la Cultura Pontedera
  • Comune di Pontedera
  • Patrocinata dalla Regione Toscana

E-Mail info: fondazioneculturapontedera@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.pontederaperlacultura.it/

“Ricostruzione futurista dell’universo” di Giacomo Balla

Alla Fondazione Magnani Rocca di Parma inaugura oggi una mostra che ripercorre la ricerca dell’artista torinese alla luce del manifesto del 1915.

La mostra “Giacomo Balla Astrattista Futurista”, allestita negli spazi della Fondazione (Mamiano di Traversetolo) e aperta sino all’8 dicembre 2015, è curata da Elena Gigli e Stefano Roffi. Essa rilegge l’intera parabola dell’artista (1871-1958) attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione futurista dell’universo (1915), di cui ricorre il centenario, firmato «Astrattista Futurista» dall’autore insieme a Fortunato Depero.

Questi gli intenti dichiarati: «Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo (…) Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione (…) Il parolibero Marinetti ci disse con entusiasmo: “L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) perciò nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo. Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare” (…) Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità».

Il percorso espositivo, seguendo i punti programmatici del documento teorico, procede per temi: “Astratto”, “Dinamico”, “Volatile”, “Drammatico”, “Autonomo”, “Trasparentissimo”, “Coloratissimo e luminossisimo”, “Scoppiante” e “Trasformabile”. L’itinerario prende il via dalle opere di inizio Novecento realizzate a Villa Borghese, per procedere col dinamismo del volo delle rondini e del moto delle auto; a seguire una serie di figure femminili; quindi i dipinti interventisti, gli autoritratti, i cicli delle Stagioni e delle Trasformazioni Forme Spiriti; e ancora, paesaggi artificiali e sculture; in conclusione vestiti e mobili.

Giacomo Balla, Forze di paesaggio + cocomero, 1917-1918, tempera su carta intelata; © Giacomo Balla, by SIAE 2015

Giacomo Balla, Forze di paesaggio + cocomero, 1917-1918, tempera su carta intelata; © Giacomo Balla, by SIAE 2015

http://www.culturaitalia.it/opencms/export/sites/culturaitalia/thumbs/800x800/images/Giacomo_Balla_Forze_di_paesaggio_giardino.jpg

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