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Il secondo principio di un artista chiamato Banksy

Nessuno lo ha mai visto, nessuno conosce il suo viso, non circolano foto che lo mostrino: eppure Banksy conquista il mondo attraverso opere di inaudita potenza etica, evocativa e tematica. Originario di Bristol, nato intorno al 1974, inquadrato nei confini generici della Street Art, Banksy rappresenta un esemplare caso di popolarità per un artista vivente dai tempi di Andy Warhol. Ad oggi possiamo considerarlo il più grande artista globale del nuovo millennio.

La mostra riunisce opere e oggetti originali dell’artista britannico. Ci sono i dipinti a mano libera della primissima fase della sua carriera e numerosi stencil. Ci sono le serigrafie che Banksy considera vitali per diffondere i suoi messaggi. Ci sono oggetti installativi e altre opere provenienti da Dismaland (come la scultura Mickey Snake con Topolino inghiottito da un pitone).

Banksy mette in discussione concetti come l’unicità, l’originalità e soprattutto la verità dell’opera, tratteggiando una nuova visione che propone qualcosa di nuovo sulla relazione tra opera e mercato, istituendo di fatto un nuovo statuto dell’opera arte, una nuova verità dell’arte stessa: l’opera originale non commerciabile. Banksy preferisce da sempre la diffusione orizzontale di immagini rispetto alla creazione di oggetti unici. Una lezione mutuata da Andy Warhol con il suo approccio seriale e l’uso metodico della serigrafia. Come è stato ribadito da molte firme internazionali, Banksy rappresenta la miglior evoluzione della Pop Art originaria, l’unico che ha connesso le radici del Pop, la cultura hip hop, il graffitismo anni Ottanta e i nuovi approcci del tempo digitale.

La sua forza sta nell’aver capito che in un mondo digitale come il nostro, l’arte doveva fermarsi un attimo prima della sua digitalizzazione, nascendo solida per poi diventare liquida. Un’arte facile in apparenza ma complessa oltre l’apparire, ovvia eppure controversa, empatica per attitudine e cattiva per natura.
Quello di Banksy è un immaginario semplice ma non elementare, con messaggi che esaminano i temi del capitalismo, della guerra, del controllo sociale e della libertà in senso esteso e dentro i paradossi del nostro tempo.

Sostiene Stefano Antonelli: Banksy ha scritto che “Se vuoi dire qualcosa e vuoi che la gente ti ascolti, allora indossa una maschera. Se vuoi dire la verità devi mentire”. In seguito disse anche “Non saprete mai chi sono e ogni verità che dirò sarà mascherata da bugia”. Traslando le due affermazioni, il primo principio di Banksy stabilisce che egli abbia qualcosa da dire, il secondo che quanto ha da dire sia una verità. Avere qualcosa da dire è il mandato artistico per definizione, che si tratti di verità non è affatto scontato. Secondo Hegel la religione ci offre la verità come rappresentazione, la filosofia come forma suprema del concetto, l’arte come forma del sensibile. Attraverso questa prospettiva possiamo sostenere come l’opera di Banksy sia una verità che egli somministra ai nostri sensi, affinché possiamo percepirla. Ora, non ci resta che comprendere di quale verità si tratti. Tuttavia, il secondo principio ci suggerisce che l’artista presenta le verità sotto forma di menzogna. E qui la contraddizione diventa irrisolvibile, finché ci accorgiamo che il cortocircuito lo rende uno degli artisti più veritieri e profondi del nostro tempo.

 

 

Fino al 29 Marzo 2020

Genova

Luogo: Palazzo Ducale

Indirizzo: piazza Matteotti 9

Orari: da martedì a domenica 10-19 chiuso il lunedì; la biglietteria chiude un’ora prima

Curatori: Stefano Antonelli, Gianluca Marziani, Acoris Andipa

Enti promotori:

  • Comune di Genova
  • Regione Liguria

Costo del biglietto: intero 10 €, ridotto 8 €, ridotto scuole 4 €

Telefono per informazioni: +39 010 8171600

E-Mail info: biglietteria@palazzoducale.genova.it

Sito ufficiale: http://www.palazzoducale.genova.it/

Multi Street Art

The AB Factory è lieta di presentare la mostra Multi Street Art con l’esposizione, per la prima volta in Sardegna, di multipli e opere uniche degli street artists di fama mondiale tra i quali Banksy, Invader, Kaws, Ron English, Shepard Fairey Jonone provenienti dalla nota galleria milanese The Don Gallery di Matteo Donini.

Gli Street Artists, diventati icone del nostro tempo, spesso avvolti nel fascino dell’anonimato, esprimono sui muri, come una “guerriglia urbana”, la forza di una rivoluzione artistica condivisa dalla gente.

Le loro immagini, apparentemente semplici, guardano al futuro dei giovani, alle guerre, al capitalismo che avanza, all’inarrestabile inquinamento del mondo, ritrovando, nella strada e nella semplificazione dei segni, la “democrazia sociale dell’arte”.

The AB Factory in collaborazione con Art Backers e  The Don Gallery di Milano, offre ai suoi collezionisti e al suo pubblico, a Cagliari, le opere degli artisti internazionali: Banksy, Invader, Kaws, Ron English,  Obey Giant, Mr. Brainwash, Simone Fugazzotto e gli street artists italiani AC, Andrea Casciu, Crisa, Fidia Falaschetti, Giorgio Casu, Manu Invisible e altri artisti di Art Backers.

Banksy, Love Rat, Fonte arte.it

Fino al 08 Gennaio 2017

Cagliari

Luogo: AB Factory

Telefono per informazioni: +39.070.657665

E-Mail info: info@theabfactory.it

Sito ufficiale: http://www.TheABFactory.it

Banksy: il rivoluzionario della street art

Banksy è l’artista più celebre della Street art e uno dei più popolari in assoluto.
I suoi lavori riflettono un’ironia e una critica feroce contro il pessimo stato di salute del capitalismo e di quello dell’arte.
Dell’artista non si conosce quasi nulla, sono le sue opere che, guardando le vie, dai palazzi ci parlano della sua identità.
L’artista contesta l’attuale e dominante economia della cultura. Banksy è contro; non contro qualcuno o qualcosa, ma nello specifico tutto quello che frena la libera espressione del singolo trasformato in una merce di scambio su una piazza sempre più alla ricerca dell’artista star.
Come una sorta di Robin Hood moderno dell’arte, ruba lo spazio ai musei tradizionali per regalare una prospettiva agli artisti e agli utenti di strada. Egli è contro un museo-macchina, per una maggiore libertà di espressione.
Essere scoperto ed esposto in un museo è il frutto di un percorso troppo stretto per Banksy, che preferisce andare ad “appendere” le proprie opere negli spazi aperti, non contaminati: sceglie come luogo espositivo per i suoi interventi artistici persino le gabbie degli zoo.
Gli animali sono protagonisti, lo affascinano, sono metafore perfette della vita umana, prigionieri di un’esistenza che non hanno scelto, ma è stata loro imposta dalla società.
Poco si sa sull’artista e il dibattito intorno alla sua figura è sempre ampio, tanto da coinvolgere i media, che lo appellano come uomo invisibile (ma più che visibile, viste le opere) della storia dell’arte e del costume.

Per ogni suo lavoro, qualunque sia il soggetto, non ci si deve fermare alla prima lettura. Banksy vuole fornire un percorso d’immagini tale da suscitare forti emozioni nello spettatore.
Le sue opere contengono un significato intrinseco: quello di non essere chiuse in un freddo museo, ma esposte in ogni angolo della strada, come una sorta di fotografia a cielo aperto, che illustra con pochi scatti la società e l’individuo, frutto del consumismo, soffermandosi alla vera essenza della vita.