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Blu al Quarticciolo: l’eroe mascherato dell’arte italiana torna a Roma

Il suo volto è segreto, si cala dai palazzi ed è sempre schierato dalla parte dei più deboli. È Spiderman? No, Blu, il supereroe mascherato dell’arte italiana che con il suo spirito provocatorio e il suo incredibile talento realizza ormai da tanti anni in tutto il mondo “gigantesche opere che mettono il dito nelle piaghe dell’umanità” (per riprendere un’affermazione di Duccio Dogheria).

L’artista – noto a livello internazionale per opere come il murale realizzato a inizio 2015 a Città del Messico in ricordo dei 43 studenti uccisi l’anno precedente o quello in Palestina realizzato sul muro eretto dal governo israeliano (al fianco di artisti del calibro di Banksy e JR) – ha iniziato da qualche tempo una nuova opera a Roma, nel quartiere popolare del Quarticciolo.

L’opera, ancora incompleta, si estende sulla facciata a sei piani di una ex Questura occupata e rappresenta una severa lettura allegorica della nostra società. Due simboli della cultura occidentale, la Venere di Milo e il David di Michelangelo, sono riproposti dall’artista in chiave caricaturale, l’una con borse, gioielli e accessori firmati e barboncino al guinzaglio, l’altro con pancia, catena e orologio d’oro, Hogan ai piedi e birra e iphone in mano. Le due figure sono racchiuse in una architettura classica dipinta a trompe-l’oeil, composta da due grandi nicchie sormontate da un fregio non ancora concluso, ma che si intuisce rappresentare dei carrelli che si trasformano in carri armati, a ribadire il pericolo e le conseguenze del capitalismo, già simboleggiati dalle figure principali.

Uno dei maggiori esponenti nel campo della Street art italiana, Stefano Antonelli, in un recente articolo su quest’opera ha individuato i precedenti di queste figure nella Happy Shopper di Banksy e nel San Sebastiano di Ozmo (street artista che spesso riprende opere d’arte del passato per riproporle in chiave satirica). La ripresa di immagini simboliche è del resto una strategia da sempre molto utilizzata in campo artistico, e molto efficace per imporsi nell’immaginario dell’osservatore (si pensi ad esempio ad opere divenute iconiche come la Gioconda coi baffi di Duchamp). Forse proprio grazie a questa strategia l’opera di Blu è stata oggetto di grande attenzione ed è arrivata con forza al grande pubblico.

Il discorso di Blu a Roma non è iniziato però con quest’opera, prosegue da ormai tanti anni, sviluppandosi in tutta la città attraverso un repertorio di immagini di straordinaria intensità e carica politica. Oltre alla famosissima ex Caserma dell’Aeronautica Militare di via del Porto Fluviale a Ostiense, dipinta da Blu su 4 lati e divenuta ormai simbolo dei quartiere, esistono infatti nella capitale numerose altre opere di Blu, dalla stazione di Nuovo Salario (interamente decorata nel 2006 insieme a Etnik e Itnes), alle pareti esterne dei centri sociali Alexis di via Ostiense e Acrobax di via della Vasca Navale, al San Basilio dipinto nel 2014 nell’omonimo quartiere in ricordo di Fabrizio Ceruso (e prontamente censurato), fino alle due facciate cieche delle case popolari di Casal de’ Pazzi dipinte nel 2015 e al grande muro realizzato alla fine dello scorso anno nei pressi dell’ex Snia su via Prenestina.

Nell’ultimo intervento al Quarticciolo, l’intento dell’artista sembra essere quello di mettere in atto una critica al sistema dell’arte, e in particolare a quello della Street art stessa, nata come forma espressiva di protesta, estranea alle logiche del mercato e dell’industria culturale, ma da esse sempre più inglobata. Si tratta cioè di un attacco dall’interno, una critica alla piega che sta prendendo, sopratutto a Roma, di fenomeno di massa e di moda, con artisti che lavorano per multinazionali, opere che in realtà sono pubblicità, e un continuo proliferare di festival, progetti e mostre che a volte sfruttano l’etichetta “acchiappa-pubblico” di Street art più per questioni di profitto che per l’aspetto culturale.

Nonostante il suo successo, Blu ha sempre lavorato da outsider, in forma autonoma e indipendente. Forte di una identità sfuggente che ne aumenta il mito, ha sempre portato avanti il suo progetto di denuncia e critica sociale, sfidando il sistema dell’arte e rifiutando categoricamente di esservi incluso (si ricordi l’esempio clamoroso della auto-cancellazione nel 2016 dei suoi murales di Bologna dopo l’inclusione non autorizzata di sue opere “strappate” all’interno della mostra Street Art – Banksy & Co. a Palazzo Pepoli, o quella nel 2014 dei murales di Kreuzberg a Berlino in risposta al loro sfruttamento da parte degli immobiliaristi per aumentare il prezzo delle case circostanti).

Nonostante la sua insofferenza ad essere incluso nel sistema, Blu è considerato uno dei maggiori artisti italiani del momento. Sempre Antonelli, nel suo recente articolo, lo ha paragonato a Michelangelo e lo ha definito «l’artista italiano più importante del nostro tempo». Forse queste affermazioni possono essere un po’ esagerate, ma anche il Guardian ha incluso Blu nella sua lista dei dieci migliori interventi di Street art di tutti i tempi, e nella classifica The 50 Greatest Street Artists Right Now promossa da Complex è risultato addirittura al primo posto.

Non possiamo che essere onorati, perciò, che abbia scelto ancora Roma per esprimersi, e non ci resta che aspettare che l’opera sia conclusa per conoscerne l’aspetto finale (si vocifera che sarà a ottobre).