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REVOLUTIJA: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky

L’arte delle Avanguardie Russe approda al MAMbo di Bologna con una grande mostra curata da Evgenia Petrova e Joseph Kiblitsky dal titolo REVOLUTIJA: da Chagall  a Malevich, da Repin a Kandinsky.

Il primo trentennio del ‘900 è stato un periodo a dir poco florido sul fronte artistico in tutta Europa grazie alla nascita di movimenti e correnti che ebbero come protagonisti svariati artisti; anche la Russia diede un notevole contributo a questa fortunata concatenazione di grandi personaggi attivi sul fronte pittorico e non solo.

E’ questa la sede dove vengono celebrati: sono 70 infatti le opere in mostra, provenienti nella quasi totalità dalle grandiose collezioni del museo di Stato Russo di San Pietroburgo. Ai grandi nomi a tutti noti, come quelli di Chagall o di Kandinsky, si affiancano pregiate opere di artisti minori (minori nel senso di meno noti ai non addetti ai lavori, ma comunque di grande importanza in questo capitolo della storia dell’arte, come Valentin Serov e Petro Vodkin).

Primitivismo, Cubo-Futurismo, Suprematismo e Costruttivismo, stilemi e forme di pensiero diverse, un universo fertile e variegato che ha dato vita a prove artistiche eterogenee, tutte egualmente ricche e potenti. Il potere dell’ immagine sta alla base delle opere in mostra, dall’assoluta universalità delle forme geometriche di Malevich al iconicità del ciclista di Natal’ja Goncarova  fino ad arrivare al Realismo di Repin, passando per le immagini tragicamente fiabesche di Chagall.

Un periodo storico difficile e intenso, che ha messo a dura prova i cittadini russi: gli artisti  interpretano a modo loro lo zeitgesist del periodo, cercando spesso la fuga in altre dimensioni possibili, come accade nello splendido dipinto intitolato per l’appunto Fantasia di Petrov Vodkin, dove un cavaliere sopra un cavallo rosso fuoco sembra volare al di sopra del mondo reale, proiettandosi in una possibile esistenza, forse migliore rispetto a quella difficile e limitante come quella del periodo storico in cui l’artista viveva.

Alla mostra è abbinato un ricco ciclo di eventi, intitolato Intorno a Revolutja, volto a promuovere la mostra ma anche a celebrare il centenario della Rivoluzione d’Ottobre.

Un grande affresco storico-artistico che permette al visitatore di approfondire la conoscenza di un importante spaccato del XX secolo, visto attraverso gli occhi di artisti appartenenti a un territorio geograficamente e politicamente lontano dal nostro.

 

 

MAMbo

12 dicembre 2017 – 13 maggio 2018

Via Don Giovanni Minzoni, 14, Bologna

martedì, mercoledì, giovedì, domenica h 10.00 – 19.00 – venerdì e sabato h 10.00 – 20.00

http://www.mambo-bologna.org/

 

Party of life. Keith Haring, a vision

A 60 anni dalla sua nascita, Bologna celebra Keith Haring (1958-1990), uno degli artisti statunitensi contemporanei più significativi del XX secolo, la cui popolarità è paragonabile a quella di Andy Warhol. Dal 30 gennaio al 25 febbraio 2018 saranno in mostra, nelle sedi della Pinacoteca Nazionale di Bologna, più di 60 opere dell’artista, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, molte delle quali inedite al grande pubblico.

La mostra è volta a diffondere la conoscenza sulla vita e l’opera di Keith Haring, iconico pittore e astro della street art newyorchese, invitando ad una riflessione collettiva ispirata al suo messaggio sociale. L’esposizione vuole inltre commemorare il valore profondamente innovativo dell’opera di questo artista che ha lasciato la propria traccia in tutto il mondo con il suo linguaggio visivo unico e trasversale.

Ad animare la mostra Party of Life, vi saranno numerosi eventi e collaborazioni: performance e flash mob in omaggio all’artista organizzati con studenti e performer, e laboratori e visite guidate in italiano e in inglese.

 

 

Dal 31 Gennaio 2018 al 25 Febbraio 2018

Bologna

Luogo: Pinacoteca Nazionale di Bologna

Curatori: Diana di Nuzzo

Costo del biglietto: € 3. Per tutta la durata della mostra, presentando il biglietto di “Party of life” sarà possibile accedere alle due sedi della Pinacoteca nazionale con biglietti ridotto

Sito ufficiale: http://www.pinacotecabologna.beniculturali.it/it/

La Galleria Maurizio Nobile presenta le opere di Giuseppe Ducrot, Wolfango e Tristano di Robilant dal 31 gennaio al 10 febbraio 2018 a Bologna

Dal 31 gennaio al 10 febbraio 2018, la galleria Maurizio Nobile presenterà nei prestigiosi spazi della sede bolognese, in via Santo Stefano 19/a, le opere di tre artisti: lo scultore Giuseppe Ducrot, il pittore Wolfango e lo scultore Tristano di Robilant.

La mostra inaugurerà il 30 gennaio 2018; sarà prevista un’apertura serale straordinaria in occasione dell’Art City White Night il 3 febbraio.

E’ il secondo anno che la galleria propone una mostra dedicata a Giuseppe Ducrot, forte del significativo interesse dimostrato per l’artista dalla città di Bologna.

Il magnifico scenario di Palazzo Bovi Tacconi, sede storica della galleria, sarà il prestigioso contenitore per l’installazione di sei sculture a carattere sacro e profano dell’artista.

Giuseppe Ducrot approda alla scultura nei primi anni Novanta, sperimentando nuove tecniche su ceramica invetriata, terracotta, marmo e fusione in bronzo a cera persa. Attualmente collabora con la storica Ceramica Gatti di Faenza, dove la produzione delle tipologie classiche si perpetua fedelmente insieme a quella delle opere di creazione contemporanea. Per Ducrot, infatti, fonti d’ispirazione sono l’arte classica romana, ma anche le invenzioni scenografiche barocche, che trapelano con straordinaria capacità di mimesi nelle sue opere. In questo dialogo con l’antico e i modelli del passato si definisce il primo punto d’incontro con le opere trattate dalla galleria Maurizio Nobile, specializzata in dipinti, disegni e sculture dal XVI al XIX secolo.

Il Cardinale Barberini del 2009, presentato in mostra, realizzato con una tecnica mista su terracotta invetriata e gesso, incarna, come anche gli altri busti ispirati ai modelli barocchi, una rivisitazione della ritrattistica ufficiale decisamente moderna per le dissonanti scelte cromatiche e per il trattamento delle superfici.

Lo spigoloso profilo del cardinale forma un dittico con l’importante silhouette di Carlo V dall’inconfondibile prognatismo.  Il rosso e il nero, i colori degli abiti ufficiali dei due, caratterizzano totalmente, in questi bassorilievi, i due personaggi effigiati, sigillandoli nel loro ruolo storico e simbolico. La scelta dei soggetti e la maniera di lavorare la materia, così legato a modelli passati, conferiscono alle sue opere una particolare solennità evocativa di significati.

La galleria Maurizio Nobile vuole rendere omaggio a uno dei pittori più importanti della città, scomparso a gennaio dello scorso anno: Wolfango.

Artista schivo ma dotato di grande talento, comincia molto tardi la sua attività espositiva (1986), guadagnando in città l’attenzione del pubblico.

Diverse sue opere sono visibili in luoghi pubblici di Bologna: nell’ex chiesa di Santa Lucia, nella cui Aula absidale è tuttora esposto il suo quadro La cassetta dei rifiuti, dipinto nel 1968; nel vestibolo contiguo alla chiesa di San Giovanni in Monte si trova, invece, un’altra grande opera, Resurgo, del 1978. Un terzo quadro Il cassetto, del 1976-77, è visibile nella Sala Stampa del Comune di Bologna, in Palazzo d’Accursio, mentre Lo scatolone dei giocattoli, realizzato nel 1999 e Lo scatolone della spesa del 1971, di proprietà della Fondazione Carisbo, sono conservati a Bologna negli spazi museali di Genus Bononiae.

La recente scomparsa dell’artista ha dato il via a una serie di celebrazioni dedicate alla sua memoria: il 21 gennaio si concluderà una mostra di disegni nella Sala Ercole di Palazzo d’Accursio, mentre durante Arte Fiera verrà inaugurata un’altra mostra di pittura a Palazzo Pepoli.

La galleria Maurizio Nobile esporrà all’interno dei propri spazi sei opere dell’artista: due disegni carboncino e pastello su carta e quattro dipinti ad acrilico. In particolare, l’uso di quest’ultimo medium, permise al pittore di realizzare tele di grandissime dimensioni ottenendo una restituzione estremamente veristica dei soggetti raffigurati, come nel caso de Il piatto dell’uva, 1970.

Wolfango ha consacrato la maggior parte della sua attività pittorica alla Natura Morta ripresa con prospettiva zenitale; la galleria Maurizio Nobile rende omaggio in particolare alla raffigurazione del cibo.

Tra le opere da segnalare due imponenti disegni: Gli asparagi del sole (1992) e L’asparago di Altedo (1992) e un’emozionante tela inedita raffigurante delle Caldarroste avvolte in carta di giornale, la quale il pittore ha ripreso più volte  dal 2011 e che ancora oggi sosta paziente sul cavalletto del suo studio.

All’interno della mostra verranno esposte sei opere dello scultore Tristano di Robilant (1964). Le sculture dell’artista esplorano diversi linguaggi e l’utilizzo di diversi materiali, quali il vetro, il metallo e la ceramica. La raffinatezza delle forme si sposa all’eleganza dei colori e della luce che gioca sulle superfici traslucide. I titoli delle sue opere, sempre enigmatici, fanno spesso riferimento alla filosofia, alla letteratura e alla storia, attraverso richiami ai più grandi scrittori del passato come Dante, Virgilio e Proust.

L’artista, cresciuto tra l’Italia e l’Inghilterra, vive e lavora da anni a Ripabianca, un paese umbro con una ricca tradizione nella produzione e lavorazione della ceramica e della terracotta.

Tristano di Robilant ha esposto i suoi lavori in tutto il mondo da San Diego a Roma, da New York a Londra, da Milano a Zurigo, da Berlino a Bruxelles; alcune delle sue opere, inoltre, fanno parte delle collezioni permanenti del MAXXI (Roma), del Museo del Vetro (Murano), di Albright-Knox Art Gallery (Buffalo) e del Museum of Contemporary Art (San Diego).

 

 

SEDE ESPOSITIVA: GALLERIA MAURIZIO NOBILE – VIA SANTO STEFANO, 19/A, BOLOGNA

INAUGURAZIONE: MARTEDì 30 GENNAIO ORE 18.00

APERTURA STRAORDINARIA PER ART CITY WHITE NIGHT: SABATO 3 FEBBRAIO 2018

DATE DI APERTURA: DAL 31 GENNAIO AL 10 FEBBRAIO 2018

ORARI: MARTEDÌ – SABATO DALLE 10.00 ALLE 19.00

 

INFO E CONTATTI

TEL: +39.051.238363;

EMAIL: bologna@maurizionobile.com;

WEB: www.maurizionobile.com

Contemporary Art Fair. Art grows here

Art grows here: ecco lo slogan che riassume perfettamente lo spirito di SetUp Contemporary Art Fair.

I cambiamenti e le novità di questa VI edizione sono il risultato di cinque anni di continue evoluzioni e innovazioni.

SetUp predispone le basi per il cambiamento, rinnovandosi di anno in anno, ma, al contempo, mantiene viva e attuale la sua identità. La sua mission, infatti, è offrire nuovi orizzonti interessanti, promuovere gallerie che investono su artisti emergenti, far crescere una nuova generazione di collezionisti. In altre parole, l’obiettivo è innescare un cortocircuito virtuoso tra economia e cultura, offrendo un luogo di incontro e di scambio per esperti e appassionati di arte contemporanea.

Questo è un intento molto caro a SetUp e la volontà è di perseguirlo in un’ottica di valorizzazione del territorio fatta attraverso l’arte contemporanea come strumento di partecipazione.

Per la sua sesta edizione, SetUp Contemporary Art Fair ha scelto di rinnovarsi, scegliendo come nuova sede Palazzo Pallavicini, dimora di origine rinascimentale nel cuore della Bologna antica, e confermando, così, il suo carattere eccezionale, da sempre all’avanguardia e in controtendenza rispetto alle altre manifestazioni fieristiche.

Il tema che guiderà SetUp 2018 è l’attesa, e va a completare, dopo i leitmotiv delle passate due edizioni orientamento ed equilibrio, una trilogia tematica che ha chiesto notevole audacia e coraggio agli organizzatori, trovando compimento assoluto nel divenire dell’idea e della riflessione come atto di fiducia per il domani.

Il progetto dovrà essere presentato, come di consueto, sulla base dell’intramontabile format che richiede l’interazione delle tre figure chiave del sistema dell’arte contemporanea: artista, curatore-critico, gallerista. Anche quest’anno, i galleristi sono stati invitati a presentare un progetto curatoriale di almeno un artista under 35, illustrato da un testo critico di un curatore under 35.

 

 

Dal 1 al 4 febbraio 2018

Preview:

giovedì 1 febbraio 2018, ore 20.00 > 24.00

Apertura al pubblico:

giovedì, ore 21.00 > 24.00

venerdì e sabato, ore 16.00 > 24.00

domenica, ore 11.30 > 22.00

 

Tariffe biglietto

Intero: 7 euro

Entrata gratuita per i bambini di età inferiore a 7 anni

 

Info:

info@setupcontemporaryart.com

Segreteria Organizzativa:

Lorenza Scardovi

+339 7805157 – segreteria@setupcontemporaryart.com

 

Link di riferimento

www.setupcontemporaryart.com

Facebook: setupartfair

Twitter: @setupartfair

Instagram: @setupartfair

E’ obbligatorio per i giornalisti e pubblicisti accreditarsi in anticipo tramite l’ufficio stampa o sul sito di SetUp Contemporary Art Fair indicando il numero dell’ordine dei giornalisti oppure con una lettera d’incarico della testata a firma del Direttore o del Caporedattore. Non saranno prese in considerazione le richieste di accredito prive della documentazione indicata. L’ufficio stampa si riserva di confermare l’accredito con una comunicazione scritta inviata via e-mail.

 

Andrea Benetti. Volti contro la violenza

La violenza è il peggior sentimento che possa scaturire dalla mente umana e divenire azione; indifferentemente che si concretizzi fisicamente o psicologicamente.

La violenza va sempre denunciata e contrastata con forza.

Ho quindi deciso di fare una mostra per condannare quell’orribile tipologia di violenza, che purtroppo è entrata ed entra ogni giorno nella nostra vita, attraverso le notizie di giornali e telegiornali, che puntualmente ci aggiornano sul macabro bollettino delle violenze perpetrate ai danni delle donne.

Io non mi abituerò mai a questo terribile resoconto, all’aumentare costante dello stillicidio quotidiano compiuto sulla pelle delle donne. La donna non può pagare questo tributo di dolore e di sangue, a causa della debolezza dell’uomo, che tramuta la propria fragilità in mostruosa ed inaccettabile violenza. Questo “virus” che devasta la mente dev’essere debellato completamente dal modo di essere, di pensare e di agire di quegli uomini, che si macchiano di questa inqualificabile tipologia di reati. Che ancor prima di essere reati sono un’offesa al genere umano.

Un artista prova a comunicare alle persone che fruiranno della sua arte uno o più messaggi, che intersecandosi possono spaziare da temi culturali a temi sociali, o meglio, come in questo caso a “piaghe sociali”. Per cui ho deciso di denunciare e sensibilizzare, per quello che sono i miei mezzi e le mie capacità artistiche, a non chiudere mai gli occhi davanti ad una violenza consumata ai danni di donna, che sia essa subita in prima persona, o compiuta ai danni di parenti, amiche, conoscenti, o semplici vicine di casa.

Denunciare sempre e sottrarsi ai primi segni di violenza.

La violenza è antitetica al rispetto e senza rispetto non può esistere nessun rapporto umano, che si possa definire tale, tantomeno l’amore.

Inizialmente ho provato a pensare come avrei potuto trattare questo tema con la mia pittura, ma subito le mie idee artistiche sono confluite in maniera naturale nella fotografia, antico amore mai sopito, che appresi durante diversi anni di esperienza al fianco del grandissimo maestro Marco Caroli, scomparso da pochi anni ed al quale voglio dedicare questa mostra.

 

 

Dal 14 Novembre 2017 al 13 Dicembre 2017

BOLOGNA

LUOGO: Palazzo D’Accursio

CURATORI: Silvia Grandi

ENTI PROMOTORI:

  • Comune di Bologna

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

E-MAIL INFO: info@andreabenetti.com

SITO UFFICIALE: http://www.andreabenetti.com

Exposicion Pendiente

A Palazzo Fava (Bologna), dal 19 ottobre, la famosa EXPOSICION PENDIENTE che non vide mai la luce a causa del colpo di stato di Pinochet.

La direttrice del Museo, Vania Rojas Solis, il curatore Carlos Palacios, hanno siglato con il Presidente di Genus Bononiae, prof. Fabio Alberto Roversi Monaco, l’accordo che permette di portare per la prima volta in Europa e in Italia la mostra dopo 44 anni dalla “fuga” da Santiago del Cile in seguito al colpo di stato che portò alla dittatura militare.

La “mostra sospesa” organizzata e prodotta da Fondazione Carisbo e Genus Bononiae-Musei nella Città, unitamente al Museo Carrillo Gil e alla società italiana Glocal Project Consulting rappresenta il meglio della pittura muralista messicana e una delle forme d’arte più importanti del XX secolo.

 

 

Dal 19 Ottobre 2017 al 18 Febbraio 2018

Bologna

Luogo: Palazzo Ghisilardi Fava

Curatori: Carlos Palacio

Nel segno di Manara. Antologica di Milo Manara

Nell’incantevole cornice del centro storico di Bologna, dal 22 settembre 2017 aprono per la prima volta le porte di Palazzo Pallavicini con la grande mostra Nel segno di Manara. Antologica di Milo Manara, a cura di Claudio Curcio e promossa dal gruppo Pallavicini S.r.l in collaborazione con Comicon.

Sarà un’esposizione tra le più importanti mai realizzate sulla vasta e celebre produzione artistica del fumettista Milo Manara. Padre dell’immaginario erotico, e non solo, d’intere generazioni, dagli anni Ottanta in poi Milo Manara ha rivoluzionato l’universo dei fumetti con il suo tratto inconfondibile, influenzando e ispirando centinaia di autori in Europa, negli USA e in Giappone. E’ approdato al linguaggio fumettistico con l’intenzione di costruire un proprio ruolo nella società e nel giro di quarant’anni è diventato uno degli autori contemporanei italiani tra i più conosciuti in tutto il mondo.

È così che il percorso espositivo a Palazzo Pallavicini, diviso in sette sezioni, andrà ad abbracciare sia la sua produzione a fumetti, che il suo lavoro d’illustratore per la stampa, il cinema e la pubblicità: dalle tavole quasi mai viste di Un Fascio di Bombe fino all’assoluta anteprima delle tavole del secondo volume dedicato a Caravaggio, ancora non disponibile in libreria.

Tra i capolavori dei primi volumi, saranno esposte le tavole da Il Gioco e Il Profumo dell’Invisibile, con protagonista il suo alter ego Giuseppe Bergman, le pagine dei fumetti nati dalla collaborazione con l’amico e maestro Hugo Pratt (Manara fu l’unico disegnatore che il grande autore veneziano ha selezionato per le sue sceneggiature) e quelle de I Borgia, in collaborazione con Alejandro Jodorowsky. Non mancheranno le tavole di Viaggio a Tulum e Il Viaggio di G. Mastorna detto Fernet, nate dalla collaborazione d’eccezione con Federico Fellini e, in via esclusiva, una serie di preziosi disegni autografati dal regista riminese, insieme a degli storyboard e delle indicazioni che lo scrupoloso Fellini mandava al giovane Manara come canovacci per le sue storie.

L’esposizione presenterà anche alcuni dei lavori più datati, mai o raramente esposti al pubblico, come la serie d’illustrazioni ispirate ai testi di Shakespeare o le tavole realizzate per le celebrazioni del 250° anniversario della nascita di W. A. Mozart. Non a caso, queste ultime saranno esposte nella sala di Palazzo Pallavicini che porta il nome del compositore salisburghese, in memoria dell’esibizione che Mozart, ospite del conte Pallavicini, vi tenne nel 1770.

Un’altra sezione proporrà per la prima volta al pubblico italiano gli acquerelli realizzati nel 2016 per un’asta di beneficenza con soggetto la mitica Brigitte Bardot. Contemporaneamente, il Comune di Saint Tropez installerà in Place Blanqui una statua dedicata all’attrice francese, che è stata ideata proprio a partire da uno dei disegni di Manara e sotto la sua supervisione. Inoltre, a Palazzo Pallavicini saranno presentate le recentissime illustrazioni realizzate per il magazine francese LUI, con protagoniste alcune splendide attrici contemporanee e delle illustrazioni personali inedite prodotte per la famiglia.

In questo modo, la mostra vuole essere un viaggio completo nella carriera di un grande esploratore, rivolta agli appassionati del fumetto, ma anche a chi di Manara conosce solo il tratto o il nome. Un invito, insomma, a perdersi nei dettagli delle sue tavole originali, per godere della magia del disegno che nessuna stampa potrà mai riprodurre su carta.

 

 

Fino al 21 Gennaio 2018

Bologna

Luogo: Palazzo Pallavicini

Curatori: Claudio Curcio

Enti promotori:

  • Pallavicini S.r.l. in collaborazione con Comicon

Costo del biglietto: intero e 13, ridotto € 10 (dai 6 ai 18 anni compresi, over 65, studenti universitari con tesserino, militari con tesserino). Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti e guide turistiche con tesserino

E-Mail info: info@palazzopallavicini.com

Sito ufficiale: http://www.palazzopallavicini.com

Maurizio Finotto: vita, morte e miracoli

A partire dallo scorso giugno, una parete della collezione permanente del MAMbo di Bologna si è trasformata in una sorta di santuario, di luogo di culto, interamente ricoperta di tavolette votive ispirate alla tradizione dei “per grazia ricevuta” e dei “retablos” messicani. La cosa più curiosa è che si riferiscono tutte alla stessa persona, Maurizio Finotto, artista e professore all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Non si tratta infatti di una strana riconversione degli spazi da parte del museo, ma di una sorta di insolito autoritratto dell’artista, che attraverso iconografie e linguaggi della tradizione popolare cristiana racconta gli episodi più importanti della sua vita. Così malattie, incidenti, successi e insuccessi quotidiani si trasformano in accadimenti miracolosi, non senza un certo effetto comico. Tutta la biografia di Finotto, episodio per episodio, dall’infanzia fino ai giorni nostri, si tramuta in un ironico racconto introspettivo, in un’opera sincera e dissacrante, capace di catturare la curiosità dello spettatore e tenerlo per ore incollato a sé.

Parallelamente alla parete riempita con circa duecento ex voto, inoltre, viene proiettato un video, che documenta le reazioni della mamma e della nonna dell’artista di fronte ad alcuni di essi, mostrati loro dall’autore stesso. In questo modo l’opera diventa anche un’occasione per ripercorrere insieme, attraverso il racconto e il confronto, un intero percorso di vita. Un’occasione per scambiare ricordi ed emozioni tra risate e commozione, tra ironico disincanto e ingenua spontaneità, coinvolgendo lo spettatore in un siparietto tanto intimo e toccante quanto per altri versi esilarante.

 

 

Fino al 17 settembre 2017

sala video Collezione Permanente MAMbo

via Don Minzoni, 14

Bologna

 

http://www.mambo-bologna.org/mostre/mostra-236/

Anime. Di luogo in luogo. Christian Boltanski a Bologna

É in corso a Bologna Anime. Di luogo in luogo, un articolato programma di eventi dedicati a uno dei massimi artisti francesi viventi: Christian Boltanski. Il progetto, pensato con la collaborazione dell’artista e curato da Danilo Eccher, ha preso il via a giugno e continuerà fino a novembre, coinvolgendo diverse sedi disseminate per la città, dal centro alla periferia. A farne parte la performance Ultima al teatro Arena del Sole, l’installazione Réserve presso il Giardino Lunetta Gamberini dell’ex bunker polveriera, l’intervento di arte pubblica Take Me (I’m Yours) che si svolgerà a settembre nell’ex parcheggio Giuriolo, l’installazione diffusa Billboards, realizzata su cartelloni pubblicitari nelle zone periferiche della città, e soprattutto la mostra antologica al MAMbo, nucleo centrale dell’intero progetto.

La mostra, la più ampia mai realizzata in Italia, ripercorre attraverso 25 opere la poetica dell’artista, dagli anni Ottanta ad oggi. È interamente composta da grandi installazioni che ruotano attorno ai temi della vita e della morte e della memoria sia personale che condivisa, molto cari all’artista e sua vera e propria cifra stilistica.

Entrando nell’area espositiva ci si lascia alle spalle la luce del giorno per immergersi in uno spazio altro, dove tutti i sensi sono coinvolti. Il percorso inizia con il battito del cuore dell’artista (Coeur, 2005), e continua passando attraverso una sua foto da bambino (Entre temps, 2015), gesto quasi mistico con il quale si entra nel fulcro dell’esposizione, dove si viene completamente circondati da un labirinto di sguardi anonimi stampati in bianco e nero su tessuto trasparente (Regards, 2011), presenze fantasmatiche in grado di incutere soggezione e inquietudine. Al centro di questa installazione svetta poi Volver (2015-17), una sorta di montagna dorata alta circa 7 metri, composta da coperte isotermiche che rimandano alla tragedia dei migranti, un altro riferimento all’anonimato e alla privazione delle identità individuali, che va ricondotto al trauma iniziale dell’artista, a cui come è noto si rifanno tutte le sue opere: la Shoah. Nella sala opposta all’ingresso, poi, si trova Animitas (blanc) (2017), esposta per la prima volta in Europa, che con il suo forte odore di fiori ed erba secca e l’ipnotica tranquillità prodotta dal suono di campanelli giapponesi mossi dal vento in mezzo alla neve, è in realtà un riferimento a ciò che avviene dopo la morte. Negli spazi laterali, infine, si susseguono alcune delle opere più famose dell’artista, come Ombres (1985), Monuments (1980-90)e Containers (2010), tutte improntate sul tema della perdita e della memoria, e quindi sulla necessità di ricordare.

Ai temi della memoria e del trascorrere del tempo non a caso si riferiscono anche i numerosi anniversari che ricorrono in questo 2017 per la città di Bologna. Ricorrono infatti quest’anno i 10 anni del MAMbo, i 10 anni del Museo per la Memoria di Ustica insieme ai 37 dalla strage, e i 40 anni di Emilia-Romagna Teatro Fondazione. Non solo, importanti sono anche le ricorrenze nel rapporto tra questa città e Boltanski: i 20 anni dalla prima mostra italiana dell’artista, Pentimenti, che si svolse proprio a Bologna nel 1997, e i 10 dalla sua grande installazione per le vittime di Ustica.

 

 

Anime. Di luogo in luogo –  Christian Boltanski giugno – novembre 2017

Bologna

www.anime-boltanski.it

www.mambo-bologna.org/mostre/mostra-234/

Marina Abramovic e Ulay. Due corpi nudi per la performance Imponderabilia

Il corpo non è solo lo strumento per eccellenza attraverso il quale l’uomo riesce a esprimere i propri sentimenti, il corpo è il mezzo attraverso il quale numerosi artisti hanno deciso di affrontare temi differenti, presentandoli al pubblico attraverso un’ottica nuova, originale e moderna.

Tornando indietro di qualche decennio è possibile esaminare come negli anni ’70 la nudità del corpo umano fosse considerata un tabù, l’esser nudi provocava disagio fra i membri della società, era un oltraggio al pudore, uno scandalo per la pia morale cattolica.

Marina Abramovic ha affrontato tale questione attraverso la performace Imponderabilia, un’esibizione del 1977 realizzata presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna insieme al proprio compagno, l’artista tedesco Frank Uwe Laysiepen, meglio noto con l’appellativo di Ulay.

Si tratta della messa in scena di due corpi completamente nudi, posti uno di fronte all’altro in uno spazio stretto. Qual è però la particolarità della performance? Se il corpo nudo crea imbarazzo, scandalo, perché non viene semplicemente ignorato dal pubblico? Non è possibile far finta che i corpi dei due artisti non esistano, per entrare nel museo il pubblico è obbligato a oltrepassare i due corpi e trattandosi di uno spazio strettissimo non c’è la possibilità di passare dritti, senza interagire con i corpi estranei, i visitatori sono costretti a rivolgersi verso Marina Abramovic o in direzione di Ulay.

E’ la psicologia dell’individuo ad entrare in gioco nella performace: verso quale corpo si volgerà il pubblico? E’ il corpo femminile o quello maschile a creare minor turbamento? La nudità provoca disagio, perciò per molti individui dover operare una scelta diventa una vera e propria sfida. Non sono gli artisti a sentirsi in imbarazzo, essi hanno trasferito tale sensazione al pubblico, il quale deve fare i conti con le proprie emozioni e istinti, affronta il tabù ed entra letteralmente in contatto con esso, diventando così parte integrante della performance artistica.