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Andrea Benetti. Volti contro la violenza

La violenza è il peggior sentimento che possa scaturire dalla mente umana e divenire azione; indifferentemente che si concretizzi fisicamente o psicologicamente.

La violenza va sempre denunciata e contrastata con forza.

Ho quindi deciso di fare una mostra per condannare quell’orribile tipologia di violenza, che purtroppo è entrata ed entra ogni giorno nella nostra vita, attraverso le notizie di giornali e telegiornali, che puntualmente ci aggiornano sul macabro bollettino delle violenze perpetrate ai danni delle donne.

Io non mi abituerò mai a questo terribile resoconto, all’aumentare costante dello stillicidio quotidiano compiuto sulla pelle delle donne. La donna non può pagare questo tributo di dolore e di sangue, a causa della debolezza dell’uomo, che tramuta la propria fragilità in mostruosa ed inaccettabile violenza. Questo “virus” che devasta la mente dev’essere debellato completamente dal modo di essere, di pensare e di agire di quegli uomini, che si macchiano di questa inqualificabile tipologia di reati. Che ancor prima di essere reati sono un’offesa al genere umano.

Un artista prova a comunicare alle persone che fruiranno della sua arte uno o più messaggi, che intersecandosi possono spaziare da temi culturali a temi sociali, o meglio, come in questo caso a “piaghe sociali”. Per cui ho deciso di denunciare e sensibilizzare, per quello che sono i miei mezzi e le mie capacità artistiche, a non chiudere mai gli occhi davanti ad una violenza consumata ai danni di donna, che sia essa subita in prima persona, o compiuta ai danni di parenti, amiche, conoscenti, o semplici vicine di casa.

Denunciare sempre e sottrarsi ai primi segni di violenza.

La violenza è antitetica al rispetto e senza rispetto non può esistere nessun rapporto umano, che si possa definire tale, tantomeno l’amore.

Inizialmente ho provato a pensare come avrei potuto trattare questo tema con la mia pittura, ma subito le mie idee artistiche sono confluite in maniera naturale nella fotografia, antico amore mai sopito, che appresi durante diversi anni di esperienza al fianco del grandissimo maestro Marco Caroli, scomparso da pochi anni ed al quale voglio dedicare questa mostra.

 

 

Dal 14 Novembre 2017 al 13 Dicembre 2017

BOLOGNA

LUOGO: Palazzo D’Accursio

CURATORI: Silvia Grandi

ENTI PROMOTORI:

  • Comune di Bologna

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

E-MAIL INFO: info@andreabenetti.com

SITO UFFICIALE: http://www.andreabenetti.com

Exposicion Pendiente

A Palazzo Fava (Bologna), dal 19 ottobre, la famosa EXPOSICION PENDIENTE che non vide mai la luce a causa del colpo di stato di Pinochet.

La direttrice del Museo, Vania Rojas Solis, il curatore Carlos Palacios, hanno siglato con il Presidente di Genus Bononiae, prof. Fabio Alberto Roversi Monaco, l’accordo che permette di portare per la prima volta in Europa e in Italia la mostra dopo 44 anni dalla “fuga” da Santiago del Cile in seguito al colpo di stato che portò alla dittatura militare.

La “mostra sospesa” organizzata e prodotta da Fondazione Carisbo e Genus Bononiae-Musei nella Città, unitamente al Museo Carrillo Gil e alla società italiana Glocal Project Consulting rappresenta il meglio della pittura muralista messicana e una delle forme d’arte più importanti del XX secolo.

 

 

Dal 19 Ottobre 2017 al 18 Febbraio 2018

Bologna

Luogo: Palazzo Ghisilardi Fava

Curatori: Carlos Palacio

Nel segno di Manara. Antologica di Milo Manara

Nell’incantevole cornice del centro storico di Bologna, dal 22 settembre 2017 aprono per la prima volta le porte di Palazzo Pallavicini con la grande mostra Nel segno di Manara. Antologica di Milo Manara, a cura di Claudio Curcio e promossa dal gruppo Pallavicini S.r.l in collaborazione con Comicon.

Sarà un’esposizione tra le più importanti mai realizzate sulla vasta e celebre produzione artistica del fumettista Milo Manara. Padre dell’immaginario erotico, e non solo, d’intere generazioni, dagli anni Ottanta in poi Milo Manara ha rivoluzionato l’universo dei fumetti con il suo tratto inconfondibile, influenzando e ispirando centinaia di autori in Europa, negli USA e in Giappone. E’ approdato al linguaggio fumettistico con l’intenzione di costruire un proprio ruolo nella società e nel giro di quarant’anni è diventato uno degli autori contemporanei italiani tra i più conosciuti in tutto il mondo.

È così che il percorso espositivo a Palazzo Pallavicini, diviso in sette sezioni, andrà ad abbracciare sia la sua produzione a fumetti, che il suo lavoro d’illustratore per la stampa, il cinema e la pubblicità: dalle tavole quasi mai viste di Un Fascio di Bombe fino all’assoluta anteprima delle tavole del secondo volume dedicato a Caravaggio, ancora non disponibile in libreria.

Tra i capolavori dei primi volumi, saranno esposte le tavole da Il Gioco e Il Profumo dell’Invisibile, con protagonista il suo alter ego Giuseppe Bergman, le pagine dei fumetti nati dalla collaborazione con l’amico e maestro Hugo Pratt (Manara fu l’unico disegnatore che il grande autore veneziano ha selezionato per le sue sceneggiature) e quelle de I Borgia, in collaborazione con Alejandro Jodorowsky. Non mancheranno le tavole di Viaggio a Tulum e Il Viaggio di G. Mastorna detto Fernet, nate dalla collaborazione d’eccezione con Federico Fellini e, in via esclusiva, una serie di preziosi disegni autografati dal regista riminese, insieme a degli storyboard e delle indicazioni che lo scrupoloso Fellini mandava al giovane Manara come canovacci per le sue storie.

L’esposizione presenterà anche alcuni dei lavori più datati, mai o raramente esposti al pubblico, come la serie d’illustrazioni ispirate ai testi di Shakespeare o le tavole realizzate per le celebrazioni del 250° anniversario della nascita di W. A. Mozart. Non a caso, queste ultime saranno esposte nella sala di Palazzo Pallavicini che porta il nome del compositore salisburghese, in memoria dell’esibizione che Mozart, ospite del conte Pallavicini, vi tenne nel 1770.

Un’altra sezione proporrà per la prima volta al pubblico italiano gli acquerelli realizzati nel 2016 per un’asta di beneficenza con soggetto la mitica Brigitte Bardot. Contemporaneamente, il Comune di Saint Tropez installerà in Place Blanqui una statua dedicata all’attrice francese, che è stata ideata proprio a partire da uno dei disegni di Manara e sotto la sua supervisione. Inoltre, a Palazzo Pallavicini saranno presentate le recentissime illustrazioni realizzate per il magazine francese LUI, con protagoniste alcune splendide attrici contemporanee e delle illustrazioni personali inedite prodotte per la famiglia.

In questo modo, la mostra vuole essere un viaggio completo nella carriera di un grande esploratore, rivolta agli appassionati del fumetto, ma anche a chi di Manara conosce solo il tratto o il nome. Un invito, insomma, a perdersi nei dettagli delle sue tavole originali, per godere della magia del disegno che nessuna stampa potrà mai riprodurre su carta.

 

 

Fino al 21 Gennaio 2018

Bologna

Luogo: Palazzo Pallavicini

Curatori: Claudio Curcio

Enti promotori:

  • Pallavicini S.r.l. in collaborazione con Comicon

Costo del biglietto: intero e 13, ridotto € 10 (dai 6 ai 18 anni compresi, over 65, studenti universitari con tesserino, militari con tesserino). Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti e guide turistiche con tesserino

E-Mail info: info@palazzopallavicini.com

Sito ufficiale: http://www.palazzopallavicini.com

Maurizio Finotto: vita, morte e miracoli

A partire dallo scorso giugno, una parete della collezione permanente del MAMbo di Bologna si è trasformata in una sorta di santuario, di luogo di culto, interamente ricoperta di tavolette votive ispirate alla tradizione dei “per grazia ricevuta” e dei “retablos” messicani. La cosa più curiosa è che si riferiscono tutte alla stessa persona, Maurizio Finotto, artista e professore all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Non si tratta infatti di una strana riconversione degli spazi da parte del museo, ma di una sorta di insolito autoritratto dell’artista, che attraverso iconografie e linguaggi della tradizione popolare cristiana racconta gli episodi più importanti della sua vita. Così malattie, incidenti, successi e insuccessi quotidiani si trasformano in accadimenti miracolosi, non senza un certo effetto comico. Tutta la biografia di Finotto, episodio per episodio, dall’infanzia fino ai giorni nostri, si tramuta in un ironico racconto introspettivo, in un’opera sincera e dissacrante, capace di catturare la curiosità dello spettatore e tenerlo per ore incollato a sé.

Parallelamente alla parete riempita con circa duecento ex voto, inoltre, viene proiettato un video, che documenta le reazioni della mamma e della nonna dell’artista di fronte ad alcuni di essi, mostrati loro dall’autore stesso. In questo modo l’opera diventa anche un’occasione per ripercorrere insieme, attraverso il racconto e il confronto, un intero percorso di vita. Un’occasione per scambiare ricordi ed emozioni tra risate e commozione, tra ironico disincanto e ingenua spontaneità, coinvolgendo lo spettatore in un siparietto tanto intimo e toccante quanto per altri versi esilarante.

 

 

Fino al 17 settembre 2017

sala video Collezione Permanente MAMbo

via Don Minzoni, 14

Bologna

 

http://www.mambo-bologna.org/mostre/mostra-236/

Anime. Di luogo in luogo. Christian Boltanski a Bologna

É in corso a Bologna Anime. Di luogo in luogo, un articolato programma di eventi dedicati a uno dei massimi artisti francesi viventi: Christian Boltanski. Il progetto, pensato con la collaborazione dell’artista e curato da Danilo Eccher, ha preso il via a giugno e continuerà fino a novembre, coinvolgendo diverse sedi disseminate per la città, dal centro alla periferia. A farne parte la performance Ultima al teatro Arena del Sole, l’installazione Réserve presso il Giardino Lunetta Gamberini dell’ex bunker polveriera, l’intervento di arte pubblica Take Me (I’m Yours) che si svolgerà a settembre nell’ex parcheggio Giuriolo, l’installazione diffusa Billboards, realizzata su cartelloni pubblicitari nelle zone periferiche della città, e soprattutto la mostra antologica al MAMbo, nucleo centrale dell’intero progetto.

La mostra, la più ampia mai realizzata in Italia, ripercorre attraverso 25 opere la poetica dell’artista, dagli anni Ottanta ad oggi. È interamente composta da grandi installazioni che ruotano attorno ai temi della vita e della morte e della memoria sia personale che condivisa, molto cari all’artista e sua vera e propria cifra stilistica.

Entrando nell’area espositiva ci si lascia alle spalle la luce del giorno per immergersi in uno spazio altro, dove tutti i sensi sono coinvolti. Il percorso inizia con il battito del cuore dell’artista (Coeur, 2005), e continua passando attraverso una sua foto da bambino (Entre temps, 2015), gesto quasi mistico con il quale si entra nel fulcro dell’esposizione, dove si viene completamente circondati da un labirinto di sguardi anonimi stampati in bianco e nero su tessuto trasparente (Regards, 2011), presenze fantasmatiche in grado di incutere soggezione e inquietudine. Al centro di questa installazione svetta poi Volver (2015-17), una sorta di montagna dorata alta circa 7 metri, composta da coperte isotermiche che rimandano alla tragedia dei migranti, un altro riferimento all’anonimato e alla privazione delle identità individuali, che va ricondotto al trauma iniziale dell’artista, a cui come è noto si rifanno tutte le sue opere: la Shoah. Nella sala opposta all’ingresso, poi, si trova Animitas (blanc) (2017), esposta per la prima volta in Europa, che con il suo forte odore di fiori ed erba secca e l’ipnotica tranquillità prodotta dal suono di campanelli giapponesi mossi dal vento in mezzo alla neve, è in realtà un riferimento a ciò che avviene dopo la morte. Negli spazi laterali, infine, si susseguono alcune delle opere più famose dell’artista, come Ombres (1985), Monuments (1980-90)e Containers (2010), tutte improntate sul tema della perdita e della memoria, e quindi sulla necessità di ricordare.

Ai temi della memoria e del trascorrere del tempo non a caso si riferiscono anche i numerosi anniversari che ricorrono in questo 2017 per la città di Bologna. Ricorrono infatti quest’anno i 10 anni del MAMbo, i 10 anni del Museo per la Memoria di Ustica insieme ai 37 dalla strage, e i 40 anni di Emilia-Romagna Teatro Fondazione. Non solo, importanti sono anche le ricorrenze nel rapporto tra questa città e Boltanski: i 20 anni dalla prima mostra italiana dell’artista, Pentimenti, che si svolse proprio a Bologna nel 1997, e i 10 dalla sua grande installazione per le vittime di Ustica.

 

 

Anime. Di luogo in luogo –  Christian Boltanski giugno – novembre 2017

Bologna

www.anime-boltanski.it

www.mambo-bologna.org/mostre/mostra-234/

Marina Abramovic e Ulay. Due corpi nudi per la performance Imponderabilia

Il corpo non è solo lo strumento per eccellenza attraverso il quale l’uomo riesce a esprimere i propri sentimenti, il corpo è il mezzo attraverso il quale numerosi artisti hanno deciso di affrontare temi differenti, presentandoli al pubblico attraverso un’ottica nuova, originale e moderna.

Tornando indietro di qualche decennio è possibile esaminare come negli anni ’70 la nudità del corpo umano fosse considerata un tabù, l’esser nudi provocava disagio fra i membri della società, era un oltraggio al pudore, uno scandalo per la pia morale cattolica.

Marina Abramovic ha affrontato tale questione attraverso la performace Imponderabilia, un’esibizione del 1977 realizzata presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna insieme al proprio compagno, l’artista tedesco Frank Uwe Laysiepen, meglio noto con l’appellativo di Ulay.

Si tratta della messa in scena di due corpi completamente nudi, posti uno di fronte all’altro in uno spazio stretto. Qual è però la particolarità della performance? Se il corpo nudo crea imbarazzo, scandalo, perché non viene semplicemente ignorato dal pubblico? Non è possibile far finta che i corpi dei due artisti non esistano, per entrare nel museo il pubblico è obbligato a oltrepassare i due corpi e trattandosi di uno spazio strettissimo non c’è la possibilità di passare dritti, senza interagire con i corpi estranei, i visitatori sono costretti a rivolgersi verso Marina Abramovic o in direzione di Ulay.

E’ la psicologia dell’individuo ad entrare in gioco nella performace: verso quale corpo si volgerà il pubblico? E’ il corpo femminile o quello maschile a creare minor turbamento? La nudità provoca disagio, perciò per molti individui dover operare una scelta diventa una vera e propria sfida. Non sono gli artisti a sentirsi in imbarazzo, essi hanno trasferito tale sensazione al pubblico, il quale deve fare i conti con le proprie emozioni e istinti, affronta il tabù ed entra letteralmente in contatto con esso, diventando così parte integrante della performance artistica.

 

Photography: 4 ICONS. Steve McCurry, Christian Cravo, Gian Paolo Barbieri, Eolo Perfido

ONO arte contemporanea in collaborazione con Sudest57 è lieta di presentare Photography: 4 ICONS. Steve McCurry, Christian Cravo, Gian Paolo Barbieri, Eolo Perfido, una mostra in cui sono messe a confronto le opere di quattro dei più grandi artisti della contemporaneità più ristretta e altrettanti modi di praticare e intendere la fotografia.

La mostra è composta da una collezione di Art Box disegnata da Anders Weinar e personalizzata per ogni autore. Ogni Art Box custodisce 5 stampe fine art ed è prodotta in una edizione di 7.

Steve McCurry, da circa 30 anni, è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea. La sua maestria nell’uso del colore, l’empatia e l’umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili. Ha ottenuto copertine di libri e di riviste, ha pubblicato svariati libri e moltissime sono le sue mostre aperte in tutto il mondo. Diventato uno dei fotografi più famosi del mondo grazie alla sua foto della ragazza afgana dagli occhi verdi (che sarà presente in mostra), sembra racchiudere, nel suo mondo fotografico, temi universalmente condivisi. Il formalismo e la cromia utilizzati, quasi di stampo pittorico, non gli fanno abbandonare mai la voglia di raccontare storie. I suoi ritratti, con soggetti che puntano lo sguardo dritto verso l’obiettivo, sono una condensazione di eventi, di percorsi, che McCurry scava e indaga. La stessa capacità di sintesi, è racchiusa nei suoi paesaggi e nelle sue foto di reportage, in cui l’incontro/scontro tra uomo e natura domina la scena e ricalca la dicotomia naturale versus artificiale. McCurry ha sempre cercato di raccontare, attraverso i suoi scatti, un simbolismo di stampo universale.

Eolo Perfido, è un fotografo ritrattista specializzato in fotografia pubblicitaria oltre che uno degli street photographer italiani più conosciuti e stimati. Nella sua serie Clownville (esposta in mostra) la maschera, tema caro alla storia dell’arte, è indossata ed enfatizzata dai suoi modelli, che più che portarla ne sono quasi pervasi. Nella sua serie Clownville evidenzia il lato oscuro, intimo, dei soggetti ritratti. Un lato però universalmente condiviso e comprensibile, tanto che quei soggetti potremmo essere noi stessi. La finzione nelle sue fotografie è rivelata, grazie al suo potente obiettivo in grado di costruire immagini tanto perturbanti quanto realistiche.

Gian Paolo Barbieri è il più grande fotografo di moda mai apparso nel panorama artistico italiano e gli attestati di stima da parte di personaggi della scena mondiale come Diana Vreeland, Yves Saint Laurent, o Richard Avedon fanno parte della sua storia, quanto la collaborazione con le più iconiche attrici e modelle di tutti i tempi da Audrey Hepburn a Veruschka e Jerry Hall. Teatralità, compostezza formale e immaginario diventano gli ingredienti principali dei suoi scatti, che si caratterizzano per l’eleganza e la raffinatezza, da considerarsi ormai quasi i suoi “marchi di fabbrica”. Quelli di Barbieri, non sono semplici ritratti, ma evocano narrazioni più complesse, come se fossero l’incipit di storie accennate, in cui l’uomo ne è protagonista indiscusso.

Christian Cravo, nato da madre danese e padre brasiliano nel 1974, è cresciuto in un ambiente artistico nella città brasiliana di Salvador de Bahia ed è stato introdotto nel mondo delle arti da un’età molto precoce. Solo dai 13 anni in Danimarca, dove ha vissuto la sua adolescenza, ha iniziato a sperimentare le tecniche fotografiche. Nelle sue immagini, il dato naturale con tutta la sua forza, si fa protagonista. Il suo formalismo unito al bianco nero, rende la realtà quasi un universo formale fatto di linee pure e di pattern. Il suo reportage, va dal generale al particolare, mettendone in evidenza l’unicità e l’eccezionalità individuale.

Fino al 27 Maggio 2017

Bologna

Luogo: ONO arte contemporanea

Enti promotori:

  • ONO arte contemporanea
  • Sudest57
  • Con il patrocinio del Comune di Bologna

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 051 262465

Sito ufficiale: http://www.onoarte.com

Catherine Wagner. In Situ: Traces of Morandi

Il  Museo Morandi prosegue nell’intento di valorizzare la propria collezione anche grazie a un programma di mostre temporanee tese ad accostare il lavoro di Giorgio Morandi all’opera di artisti che a vario titolo si sono a lui ispirati. Dopo Alexandre Hollan, Wayne Thiebaud, Tacita Dean, Rachel Whiteread e Brigitte March Niedermair, è Catherine Wagner a confrontarsi con l’opera del maestro bolognese.

Dal 25 marzo al 3 settembre 2017, due sale del museo ospiteranno la mostra In Situ: Traces of Morandi, a cura di  Giusi Vecchi, che propone 21 lavori dell’artista americana, realizzati tra il 2015 e il 2016.

Nel corso della sua più che trentennale carriera, Catherine Wagner ha studiato l’ambiente costruito come metafora del modo in cui creiamo le nostre identità culturali, usando la fotografia per analizzare le diverse modalità in cui l’uomo ha plasmato il mondo.

Durante gli anni scorsi l’artista ha lavorato nello studio di Casa Morandi e in quello di Grizzana, dove ha immaginato nuove nature morte con gli oggetti che il maestro bolognese rappresentava nelle sue opere, astraendo da questi modelli, sia formalmente che concettualmente, diverse composizioni.

In Situ: Traces of Morandi è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/inglese  Edizioni MAMbo e si avvale della collaborazione della Anglim Gilbert Gallery di San Francisco e della Gallery Luisotti di Los Angeles, così come dell’University of California Education Abroad program, Bologna.

Fino al 03 Settembre 2017

Bologna

Luogo: Museo Morandi

Enti promotori:

  • Comune di Bologna
  • Cultura è Bologna
  • Istituzione Bologna Musei

Costo del biglietto: intero € 6, ridotto € 4, gratuito visitatori ≤18 anni e altre categorie

Telefono per informazioni: +39 051 6496611

E-Mail info: info@mambo-bologna.org

Sito ufficiale: http://www.mambo-bologna.org/museomorandi

Anna Capolupo. Il bello di ciò che non ricordiamo

A partire da venerdì 27 gennaio 2017, lo spazio espositivo Miroarchitetti, sito in Via Sant’Apollonia 25, a Bologna, ospita la mostra Il bello di ciò che non ricordiamo, personale dell’artista Anna Capolupo.

Per la prima volta, l’artista presenta, una a fianco dell’altra, le due ricerche portate avanti parallelamente negli ultimi due anni: quella pittorica, incentrata sul paesaggio urbano, e quella di Fiber Art, tesa alla ricostruzione di un oggetto intimo della memoria.

La mostra rientra in SetUp+, il percorso in città di Set up Contemporary Art Fair ed è organizzata da Burning Giraffe Art Gallery.

bugartgallery.com

Anna Capolupo. Il bello di ciò che non ricordiamo
Fino a venerdì 24 febbraio 2017
orari di apertura:
dal 30 gennaio al 24 febbraio, su appuntamento
Luogo: MiroArchitetti – Via Sant’Apollonia 25, Bologna,
www.miroarchitetti.cominfo@miroarchitetti.com
Info: Burning Giraffe Art Gallery
www.bugartgallery.cominfo@bugartgallery.com
tel. 011 5832745 – mob. 347 7975704

Attualità di Morandi. Opere donate al Museo dal 1999 ad oggi

Fino al 19 marzo e in occasione di ART CITY Bologna, il Museo Morandi dedica una intera sala del proprio percorso all’esposizione di una serie di opere che dal 1999 a oggi sono entrate a far parte della collezione a seguito di generose donazioni da parte di artisti che, nel loro percorso di ricerca estetica, hanno dichiaratamente guardato all’opera di Giorgio Morandi.

Il Museo lavora da sempre a mettere in relazione la poetica di Morandi e la produzione di artisti che da lui hanno tratto ispirazione, ne hanno colto l’inattesa contemporaneità e hanno trovato nel suo linguaggio risposte alle domande del nostro tempo, portando alla luce nuove possibilità espressive. Questa vocazione, oltre a promuovere inediti accostamenti nel percorso permanente – ad esempio con Eroded Landscape di Tony Cragg – e a dar vita a una serie di mostre personali temporanee – ultima in ordine di tempo quella di Ennio Morlotti – ha fatto sì che con Attualità di Morandi. Opere donate al Museo dal 1999 ad oggi vengano per la prima volta esposte in un’unica sala le opere acquisite tramite donazioni recenti.

David Adika, Julius Bissier, Ada Duker, Alexandre Hollan, Joel Meyerowitz, Zoran Music, Wayne Thiebaud e Marco Maria Zanin sono gli autori dei 19 lavori esposti, diversi per tecnica e soggetto. Attraverso un confronto dialettico con le opere di Morandi si intende offrire al visitatore una nuova chiave di lettura e interpretazione del suo universo artistico, nonché ribadirne la forte presenza nell’immaginario culturale globale e la sua influenza sulla cultura visiva internazionale.

Fonte arte.it

Fino al 19 Marzo 2017

Bologna

Luogo: Istituzione Bologna Musei | Museo Morandi

Curatori: Alessia Masi

Enti promotori:

  • Art City Bologna
  • Artefiera

Telefono per informazioni: +39 051 6496611

E-Mail info: info@mambo-bologna.org

Sito ufficiale: http://www.mambo-bologna.org/museomorandi