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E-levarsi dal caos. Emanuela Fiorelli

Il filo come segno tridimensionale è il medium con cui Emanuela Fiorelli esplora lo spazio costruendo architetture che mutano allo sguardo ed indicano la flessibile dinamicità di una costruzione geometricamente definita.
Si tratta di una geometria intuitiva e sensibile attraverso la quale l’artista crea spazi effettivi e relazioni concrete che permettono di vivere i luoghi in maniera inedita e personale.

Le sue opere ed installazioni, in cui predominano evoluzioni di linee e volumi trasparenti, riaprono un dialogo con l’ambiente iniziato ancora da Tatlin e dai fratelli Pevsner proseguito poi, negli anni Cinquanta e Sessanta, con le personalità artistiche attorno ad “Azimuth” e agli Spazialisti a Milano o il gruppo “Zero” di Düsseldorf.
Propria di questi anni è ancora la proclamazione di un’arte allargata che richiede nuove modalità espressive in grado di proiettare le opere nello spazio, richiamando la partecipazione attiva e la curiosità dell’osservatore.
Da queste istanze sembra prendere avvio lo studio dell’artista romana (1970) che, più volte, ha sottolineato l’affinità della sua ricerca  con la poetica di Fontana, Bonalumi e Castellani inquanto tende a rendere visibili delle strutture nascoste del reale – di per sé caotico.

Emanuela Fiorelli, E-levarsi dal caos, 2016

E- levarsi dal caos, titolo di questa nuova mostra alla galleria Antonella Cattani, è contemporaneamente una dichiarazione degli obiettivi dell’artista.
Forte di un linguaggio che le appartiene e di una sapiente pratica artistica, elaborata in anni di ricerca, Fiorelli ha lavorato a questo progetto di mostra sul “filo” di una sottile ambiguità tra simmetria e asimmetria.
Per individuare l’ordine sotteso all’apparente disordine l’artista ha utilizzato il filo elastico o di cotone come se fosse un segno in 3D.
La concitata stesura grafica di ciascuna delle opere in esposizione è sospesa tra tensioni implosive ed esplosive che sembrano registrare un’ansia esistenziale che si allenta solo quando il segno si e-leva dal caos.
La compresenza tra ordine e caos si risolve infine nella funzionalità di una bellezza contemplativa che stimola la mente e l’occhio in una vertigine di percorsi e trame che è anche consonanza di ritmi visivi.

link: Antonella Cattani

Fino al 9 Novembre 2016
ingresso libero

Rosengartenstrasse 1a, Bolzano

Urs Lüthi e Arnold Mario Dall’O a Bolzano

Per la prima volta insieme possiamo vedere Urs Lüthi ed Arnold Mario Dall’O in un progetto site-specific da loro curato. Urs Lüthi, artista svizzero riconosciuto a livello internazionale, esporrà tre opere scultoree, tra cui l’autoritratto del ciclo “Small Monuments” e due autoritratti in vetro della serie “Ex Voto”. Arnold Mario Dall’O presenterà invece tre opere pittoriche inedite realizzate su supporto in alluminio.

Nel gioco degli specchi tra arte e vita, Urs Lüthi ha iniziato tra gli anni sessanta e settanta a cercare un modo personale di farsi lui stesso rappresentazione degli altri, amplificando il proprio ego con grande autoironia. Usando la fotografia come strumento di creazione dell’immagine, ha interpretato ruoli diversi, personaggi strani, buffi, ha inscenato drammi, cambiato sesso, spostandosi lungo l’asse temporale più volte. L’artista rinuncia alla rappresentazione del mondo esterno come dato oggettivo, elaborando una strategia di rispecchiamento in cui comunque la propria immagine diventa il luogo in cui il mondo si riflette e appare. Urs Lüthi ha cambiato non solo l’uso della fotografia, ma ha rivoluzionato il concetto di arte e di rappresentazione nelle arti visive. Il passaggio realizzato da Urs Lüthi risiede proprio nella dicotomia tra l’ironia e la tragedia: l’esistenza è troppo breve per prenderla sul serio. Raccontarsi con umorismo e sano realismo evitando ogni dramma, è una delle cifre del lavoro dell’artista svizzero. L’uso della scultura diventa progressivamente il linguaggio che prende il posto della fotografia. I suoi autoritratti scultorei non sono ossessivi e ripetitivi, sono tragici e buffi nello stesso tempo. Sanno esprimersi attraverso la fragilità del vetro, ma possiedono anche la trasparenza dell’intelligenza. Invecchiare e morire sono cose normali, sempre meglio una vita da artista che arrendersi alla banalità del reale.

La morte è certamente anche un elemento che caratterizza l’opera di Arnold Dall’O. Da anni lavora nel trasformare le immagini della banalità e della quotidianità in qualcosa di altro e di diverso. In primo luogo attribuisce un tempo alla ripresa delle immagini recuperate dalla rete perché la pittura è lenta, le fotografie digitali rinascono con i tempi lunghi di un dipinto per pennellate puntiformi, ricostruendo retinicamente l’unità. Dall’altro compie un’operazione di blow up che fa guardare la realtà attraverso la nuvola o cloud o nuages della pittura. Dall’O lavora sulla figurazione non dando contorni definiti, avvolgendo le immagini in una “nuvola probabilistica”, per usare un termine scientifico. La stessa idea di Arnold Dall’O di mettere insieme categorie di forme differenti dai pattern decorativi alle immagini della morgue, dai simboli di animali ai paesaggi astrali, dice che conta solo la selezione che l’artista opera. La nuvola nasconde, rende i contorni sfumati, ma salva informazioni, tracce di una contemporaneità che scivola fuori dagli schermi e trova nella Repubblica dell’arte una sua definitiva dimora. Si tratta forse ancora di lavorare sullo specchio, sulla specularità come riflessione, letterale e metaforica sul mondo, ma mentre in Lüthi è il corpo e il volto dell’artista a ricoprirne ruolo e funzione, per Dall’O è lo schermo che si fa specchio di una realtà che pone tutto in primo piano e che costituisce il punto di vista plurimo sull’infinita serie di eventi visivi.

Fino al 2 Luglio 2016

link: Alessandro Casciaro Art Gallery

Lunedì – Venerdì: 10.00–12.30 – 15.00–19.00
Sabato: 10.00–12.30

Via Cappuccini 26/a, Bolzano

Francesco Vezzoli. Museion Bolzano

Francesco Vezzoli, tra gli artisti italiani più affermati a livello internazionale, cura, in veste di guest curator, una mostra sulla collezione del museo e presenta, come artista, la prima retrospettiva della sua produzione scultoria. A Museo Museion -questo il titolo del progetto – saranno dedicati tutti gli spazi della casa. La doppia mostra si apre con uno scenografico wall paper da un dipinto dell’artista Giovanni Paolo Pannini, che immerge il pianoterra di Museion nelle atmosfere di una galleria di quadri settecentesca. Che si tratti dei ricami sui capolavori astratti o delle più recenti sculture antiche policrome del “Teatro Romano” (MoMAPS1, New York 2015), Vezzoli ha sempre intessuto un dialogo forte e irriverente con la storia – dell’antichità, del cinema, delle immagini, del potere.
Con un sapiente impiego di espedienti retorici come l’antitesi e l’iperbole, attraverso slittamenti semantici e temporali, nelle sue opere l’”anarchico” Vezzoli scardina sistemi di valori inveterati. Questo approccio si riflette anche nelle mostre per il museo di Bolzano. In un cortocircuito storico-artistico, l’artista rilegge una parte della collezione Museion mettendola in dialogo con i capolavori della storia dell’arte occidentale, conservati in musei europei e americani. Le cornici di celebri quadri di Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, Ingres e molti altri, saranno dipinte a trompe – l’œil intorno alle opere della collezione Museion.
Nella selezione Vezzoli ha posto una particolare attenzione a lavori minori e poco esposti delle raccolte museali. La mostra, che presenta trenta opere tra dipinti, fotografie e installazioni, è scandita in un percorso tematico attraverso i generi classici – ritratto, autoritratto, natura morta, paesaggio, etc. In ogni sezione sono presenti anche opere dello stesso Vezzoli; gli spazi della Collezione studio ospitano una speciale sezione dedicata alla grafica. Il gioco di associazioni e decostruzioni tra epoche e linguaggi diversi si riflette anche nella mostra delle sculture.
Reperti antichi, messi in dialogo con nuove produzioni dell’artista, sfilano su una scenografica pedana negli ampi spazi del quarto piano. Il tocco ironico e spiazzante di Vezzoli prende forma in rielaborazioni critiche e ludiche della tradizione classica romana del ritratto, come nella statua autoritratto “Antique not Antique: Self-portrait as a Crying Roman Togatus” (2012) o nella rivisitazione di un fatto noto della mitologia, come nel gruppo Metamorfosi (Self-Portrait as Apollo killing the Satyr Marsyas) (2015). Interventi giocosi e guizzanti, basati però su solidi fondamenti scientifici. Così avviene, ad esempio, con i busti di marmo della serie “True Colors” dei primi secoli dopo Cristo, a cui Vezzoli ha restituito la policromia basandosi su consulenze archeologiche e studi scientifici inconfutabili. L’estro dell’artista non si rivolge solo a soggetti dell’antichità, ma anche a capolavori moderni e miti contemporanei, come la figura dell’attrice Sofia Loren, trasformata in una musa di de Chirico. È parte della mostra di sculture anche una nuova opera creata per l’occasione.

“Per Francesco Vezzoli non si tratta di scegliere tra una modalità canonica e una modalità eccentrica di narrare la storia dell’arte, ma piuttosto di aprirsi a una molteplicità di mondi e storie dell’arte, in una dialettica continua. Per il visitatore di Museo Museion il percorso di mostra prende forma in un’unica, grande installazione”- così Letizia Ragaglia, direttrice di Museion.

Fino al 16 Maggio 2016

Museion

Da martedì a domenica: 10.00 – 18.00
Giovedì: 10.00 – 22.00 / Ingresso libero: 18.00 – 22.00 / Visita guidata gratuita: 19.00
Lunedì chiuso

Euro 7,00            intero
Euro 3,50            ridotto (over 60, Tourist Card, Guest Card, Kulturpass, studenti, ecc.)

Piazza Piero Siena 1, Bolzano