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Like a samba: tre grandi fotografi raccontano la saudade brasiliana

«Non esistono due viaggi uguali che affrontano il medesimo cammino», ha scritto Paulo Coelho. Tre men che meno, aggiungiamo noi. Ce lo dimostrano tre grandi fotografi, uno svizzero, un americano e un italiano, che hanno affrontato lo stesso viaggio in Brasile, raccogliendo però esperienze e ricordi diversi tra loro, e raccontando con gli occhi di tre stranieri le diverse anime di uno stesso paese.

I tre fotografi in questione sono René Burri, David Alan Harvey e Francesco Zizola, e il risultato dei loro viaggi è oggi esposto a Roma, con la mostra Like a samba, alla Ilex Gallery fino al 21 luglio. Per la prima volta in assoluto venti foto scattate da questi autori in terra brasiliana sono esposte insieme, con la cura di Deanna Richardson e Daniel Blochwitz, sapientemente mescolate tra loro a creare un discorso unico.

Private dell’ausilio delle didascalie, infatti, le opere non sono individuate singolarmente, ma si mescolano all’interno della mostra in un unico ritmo, in un unico racconto, che procede da solo senza bisogno di spiegazioni.

Un racconto che, “come una samba”, si muove al passo della ragazza di Ipanema, tenendo il pubblico sulle spine con la sua bellezza malinconica. Un racconto enigmatico e nostalgico, che ben si addice a mostrare in tutta la sua forza la famosa saudade brasiliana.

Un racconto fatto però di contrasti, in cui l’anima divisa, duplice, del paese, si rivela senza mezzi termini e si fa protagonista. Contrasti che si manifestano sia a livello formale, nell’accostamento tra grandi e piccoli formati, tra cornici chiare e scure, tra cupi bianchi e neri e colori brillanti, sia a un livello più profondo, in quello che emerge inevitabilmente tra il lusso delle spiagge esotiche popolate di bikini succinti e occhiali da sole, e le realtà ben più dure e problematiche che da sempre si nascondo dietro di esso.

Del resto, per citare di nuovo il brasiliano Coelho, «Dio, nella sua infinita saggezza, ha nascosto l’inferno in mezzo al paradiso per fare in modo che stessimo sempre attenti».

Fino al 21 luglio 2017

ILEX Gallery
via San Lorenzo da Brindisi 10b
Roma
http://ilexphoto.com/

Settembre. Paulo Pasta

In questa sua prima mostra individuale a Roma intitolata Settembre, Paulo Pasta, artista brasiliano e nipote di italiani, presenta nella Galleria Candido Portinari di Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile in Italia, un insieme inedito di 16 dipinti astratti, olio su tela di differenti grandezze. I più grandi, come quello che dà il titolo alla mostra, hanno più di 2 metri di larghezza, mentre i più piccoli misurano 20 x 30 cm. Così come nella sua individuale presso la Galeria Millan di San Paolo nel novembre del 2015 (Há um fora dentro da gente e fora da gente um dentro – C’è un fuori dentro di noi e fuori di noi un dentro), i lavori sono caratterizzati da una intensa e ambigua atmosfera cromatica e da raffinate strutture geometriche, elementi che giustificano il ruolo da protagonista assunto da Paulo Pasta nella pittura contemporanea brasiliana.

Paulo Pasta, Setembro, 2016

Nelle tele astratte esibite presso l’Ambasciata del Brasile è possibile percepire una maggiore libertà rispetto ai lavori precedenti. Il contrasto cromatico è più intenso, i colori sono più luminosi e intraprendenti. Paulo Pasta non è un artista astratto nel senso puro del termine. Le sue forme sorgono necessariamente dal mondo, sono ispirate da piccoli dettagli, immagini catturate qua e là e poi rielaborate. Croci, ogive o pezzi di azulejo – la tipica piastrella di ceramica smaltata della tradizione iberica – sono temi ricorrenti nella sua produzione.
Tra le sue ricerche più recenti (la mostra riunisce solo opere del 2016) emerge, ad esempio, il tema ricorrente dell’Annunciazione. Valendosi delle diverse rappresentazioni dell’annunciazione dell’angelo alla Vergine Maria, nelle quali i due personaggi sono sempre separati da una colonna, Pasta ricrea uno spazio sintetico, benché scenico e con un leggero carattere tridimensionale a causa dell’uso inedito della linea diagonale nelle sue opere. Come una sorta di “preghiera”, la tela infonde pace a colui che la osserva con la necessaria attenzione.
Allo stesso modo, la tela Setembro (Settembre) richiama i colori emblematici della capitale italiana, tanto ricordata per i suoi templi dalle colonne marmoree e per gli edifici dai colori terrei. Un’altra forte influenza nella traiettoria di Pasta è quella dell’italiano Giorgio Morandi (1890-1964). Così come Paulo Pasta, suo “discepolo”, anche Morandi apprezzava le strutture geometriche e non usava colori primari, preferendo toni pastosi e con vari strati di tinta sovrapposta, fino a raggiungere i colori desiderati, ibridi e complessi.

Fino al 4 Ottobre 2016
dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 17
Ingresso libero

Ambasciata del Brasile a Roma (Palazzo Pamphilj)
Galleria Candido Portinari, Piazza Navona 10, Roma