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Bodies Exhibition”. Veri Corpi Umani. A Cagliari da 26 al 28 aprile 2019

Fin dai tempi antichi l’uomo ha mostrato interesse verso il corpo umano. Se Leonardo da Vinci e Michelangelo, tra Quattrocento e Cinquecento, svolsero attenti studi sull’anatomia umana, per mezzo dell’osservazione dei cadaveri, per poter dipingere e scolpire le imponenti opere d’arte note a tutto il mondo, più tardi invece Clemente Susini, ceroplasta vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento, rese omaggio all’anatomia umana realizzando delle sculture in cera, conservate nel Museo delle cere anatomiche Clemente Susini di Cagliari, in virtù delle quali è possibile ammirare la composizione del corpo umano.
Immaginiamo però di non volerci più limitare all’osservazione del corpo dell’uomo solo attraverso forme d’arte quali la pittura e la scultura, compresa l’arte della ceroplastica. Come possiamo ammirare il nostro corpo “dall’interno”? La soluzione a questo quesito è stata data da Gunther von Hagens, anatomopatologo tedesco, inventore, alla fine del Novecento, della plastinazione, una tecnica di conservazione del corpo resa possibile attraverso la disidratazione e poi l’inserimento di polimeri di silicone, un metodo che rende i cadaveri inodori, rigidi e senza mutamenti di colore.
I corpi plastinati di Gunther von Hagens sono stati esposti in diverse città del mondo grazie a mostre itineranti. Ora è giunto il turno della Sardegna, che dal 26 al 28 aprile 2019 presso il T-Hotel di Cagliari ospiterà la mostra “Bodies Exhibition”. Veri Corpi Umani. L’esposizione si divide in diverse sezioni trattanti tematiche differenti, come lo scheletro e l’apparato motorio, il cervello col sistema nervoso, il cuore e la circolazione sanguigna, il sistema digestivo, i polmoni con il sistema respiratorio, i reni con le vie urinarie, gli organi sessuali e gli organi sensoriali. La mostra cagliaritana darà uno spazio particolare al tumore, con l’esposizione di pezzi autentici, presentazioni multimediali e tabelle didattiche legate al tema. Le altre tematiche trattate riguarderanno l’AIDS, l’alcool, il fumo e la donazione degli organi.

Dal 26 al 28 aprile 2019
Cagliari
T-Hotel
Prezzi d’entrata presso la cassa in loco:
Bambini fino a 4 anni: gratis
Allievi e studenti: euro 15
Adulti: euro 20

Simone Sbaraglia. Ritratto di un Pianeta selvaggio

Ritratto di un Pianeta selvaggio di Simone Sbaraglia è un progetto che racconta un mondo fragile, in rapidissimo cambiamento e che, altrettanto rapidamente, stiamo perdendo.

Attraversare il globo per documentarne le meraviglie naturali con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica verso la bellezza e la fragilità del mondo naturale assume oggi il carattere della massima urgenza per il fotografo naturalista Simone Sbaraglia che dichiara:

“Andare alla ricerca degli attimi di bellezza e armonia diventa sempre più difficile e raro e per questo ho deciso di dare a questo progetto il carattere della mutevolezza e del cambiamento, caratteristiche che rispecchiano lo stato attuale della natura del nostro Pianeta Terra”.

Ritratto di un Pianeta selvaggio è un progetto a tappe, inaugurato a febbraio a Roma, ha già avuto un riscontro mediatico importante, di seguito il link alla trasmissione di RaiTre Geo dove Sbaraglia è stato ospite: https://vimeo.com/313122657.

La mostra approderà il 9 marzo a Cagliari, dove rimarrà fino al 1 maggio per poi ripartire, girare l’Italia e sconfinare all’estero; il progetto è strutturato come un racconto che evolve e cambia con il progredire delle tappe nelle varie città, dando luogo ad un ritratto del nostro Pianeta in costante evoluzione e cambiamento.

La mostra avrà una forte impronta multimediale caratterizzata da diversi video di backstage, un’intervista all’autore e diversi video tecnici che descrivono tecniche e attrezzature utilizzate per il progetto. Le stampe cambieranno di tappa in tappa con il progredire stesso del progetto e così anche il catalogo, che non assume la classica forma del libro ma è costituito da un cofanetto che raccoglie le fotografie presenti in mostra e che, come le immagini esposte, evolverà insieme al progetto.

Lo svolgersi del racconto verrà costantemente raccontando nel sito del progetto.

Mi sto dedicando a questo progetto da più di tre anni – ci racconta Simone Sbaraglia – girando il mondo per scovare i luoghi e le specie che ancora resistono e che ancora sono in grado di regalarci quelle emozioni che solo il contatto con la natura incontaminata può donare. Raccontarne la bellezza è sempre stata per me una priorità e oggi lo è ancora di più perché purtroppo stiamo perdendo moltissimi di quei paradisi selvaggi

La realizzazione di questo ambizioso progetto è possibile grazie al supporto di Fujifilm Italia di cui Simone è ambasciatore X-Photographer. FUJIFILM ha sposato il progetto, consapevole di quanto la fotografia riesca a parlare alle coscienze con immediatezza, senza filtri, su un tema che non è più possibile ignorare. Con grande forza, una fotografia, o una sequenza di immagini, ha il potere di catalizzare gli sguardi di un pubblico vasto ed eterogeneo. Inoltre, FUJIFILM ha trovato in questa collaborazione con il fotografo Simone Sbaraglia, fine autore, anche la possibilità di sostenere la cultura dell’immagine.

Dal 09 Marzo 2019 al 01 Maggio 2019

Cagliari

Luogo: Castello di San Michele

Indirizzo: via Sirai

E-Mail info: info@simonesbaraglia.com

Sito ufficiale: http://www.ritrattodiunpianetaselvaggio.it

Donna o Dea

Fino al 12 maggio, presso il museo Archeologico Nazionale di Cagliari, si può visitare la mostra Donna o dea. Le raffigurazioni femminili nella preistoria e protostoria sarda.

Si tratta di figure femminili modellate dai nostri antenati più remoti.

Un emozionante viaggio tra i sentimenti di comunità ancestrali, lungo il tramonto del Paleolitico e attraverso l’età dei metalli, che in Sardegna si presenta alla vigilia della storia con le formidabili creazioni dei popoli nuragici. L’idea di questa collezione nasce con l’obbiettivo mettere in risalto la donna nuragica, descritta attraverso una resa stilistica essenziale e solenne.

Uno sguardo al mondo femminile attraversando le sfere del mito, del sacro, del religioso e del quotidiano, fino ai tempi nostri. Il percorso artistico si sofferma su gesti e movimenti semplici, comportamenti e situazioni che traggono situazioni urbane consuete,
frammenti sospesi di una donna del proprio ideale di vita, offerte al nostro sguardo come nuovi spazi di riflessione.

Il progetto espositivo è esposto come un percorso, dove ogni donna sembra che cammina attraverso le vie, le strade della vita quotidiana.
Un viaggio straordinario nella storia dell’arte sarda, dall’arte primitiva fino ai giorni nostri, con una riflessione profonda sulla figura della donna.

Si analizza, nelle diverse fasi storico-artistiche, l’iconografia della maternità secondo la personale visione di ogni artista in mostra.
La figura femminile è vista come una madre o una dea, rappresentando l’origine della vita stessa, della donna, della nutrizione, dell’amore più puro, più radicato, più appassionato.

Si intrecciano arte, sociologia, psicologia e tante altre dimensioni del sapere. La figura della donna ritorna anche come evocazione di forza, di estrema potenza vitale, colei da cui nasce tutto e a cui tutto si ricongiunge.

E’ il percorso generativo della donna sia nell’arte che nella vita sociale tra realtà biologica e valori come una apertura al mondo. Ci si trova di fronte alla celebrazione del rapporto della donna con il suo corpo.

Una mostra che si concentra sulla donna, sul suo universo e sul suo animo. Un focus estremamente dettagliato e straordinario che fa emergere mille e più sfaccettature di un essere bellissimo e complicato allo stesso tempo. Uno sguardo all’essenza femminile, per cogliere ogni sfaccettatura di un mondo ricco e travolgente, attraverso gli sguardi e atteggiamenti concepiti come dee di un universo parallelo.

Museo Archeologico di Cagliari
Dalle 9.00 alle 20.00 dal martedì fino alla domenica.
Chiuso il lunedì

Difendete i colori, la mostra personale di Truman

Difendete i colori è la mostra organizzata dall’Associazione Artecrazia che ha chiuso il 2018 con grande innovazione e popolarità. Colori e geometrie pure animano la mostra sita presso la Sala mostre temporanee della Cittadella dei Musei, creando un’atmosfera fresca e ospitale incantandoci e facendoci sentire parte integrante delle emozioni che legano ogni opera l’una all’altra. L’artista Francesco Truman Mameli ci racconta.

Truman, da cosa nasce questo tag?
In realtà non se sono più così tanto sicuro. Credo sia nato, per gioco, quando alcuni miei cari amici stavano guardando il film Armageddon (credo ci fosse un personaggio chiamato Truman). Ormai è da almeno metà della mia vita che me lo porto appresso. Credo che alcuni non conoscano nemmeno il mio vero nome.

Caro Truman, ti va di raccontarci quando e come ti sei accorto che doveva iniziare la tua vita da artista?
Anche questo per caso. Ho sempre disegnato, in realtà, però ho iniziato a dedicarmi a pennelli e tele solo nel 2011, grazie soprattutto all’influenza di mio nonno e mio padre (entrambi dipingevano). Nel 2012 ho aperto la mia pagina FB dove ho iniziato a pubblicare i miei disegni e, con mio grande stupore, ho anche iniziato a venderli.

Le tue opere trasmettono una forte positività, soprattutto per la grande quantità di colori, c’è un particolare messaggio che vorresti comunicare a chi osserva?
Dipende dal dipinto, ovviamente. Certo è che ogni volta che disegno cerco di metterci qualcosa di mio e, talvolta, il significato dei dipinti è fortemente influenzato dal mio stato d’animo del momento. È una cosa che mi rilassa molto, di conseguenza credo che questo senso di benessere si manifesti spesso nelle mie opere.

Hai una particolare fonte di ispirazione quando lavori?
In generale non mi ispiro a artisti in particolare. Ammiro molto il lavoro di artisti sardi come Crisa e Tellas e, ovviamente, visito spesso Musei e gallerie in tutta Italia e Europa uscendone ogni volta arricchito e ispirato. Credo, comunque, che la mia ispirazione più grande sia la musica. Raramente disegno senza un sottofondo musicale e, generalmente, questo influenza il lavoro.

Un buon risultato per la tua prima personale “Difendete i colori” soddisfatto?
Sono davvero molto soddisfatto e mi sento di ringraziare, anche qui, Giacomo Dessí che ha curato la mostra, Antonio Giorri che si è occupato del catalogo, Elisabetta che ha portato avanti un fantastico lab per i bambini e le tante persone che mi hanno aiutato a portare avanti questa mostra, collaborando attivamente e prestandomi i dipinti esposti. Grazie a tutti!

Tra le diverse tecniche delle opere esposte, qual’ é quella che preferisci? (intendo tra dipinti e immagini realizzate al computer)
preferisco di gran lunga i dipinti. Ovviamente l’acrilico, a mio modo di vedere, è la tecnica ideale per il mio modo di disegnare. Anche se ho iniziato con l’olio…

Una tua opera che, secondo te, meglio rispecchi la tua personalità?
Difficile da dire. Credo che in tutte le Bidde ci sia tanto di me, anche se sembrano solo casette. È difficile da spiegare: per questo ti allego quanto scritto qualche anno fa, rispetto alla mia produzione, dalla scrittrice e poetessa Paola Alcioni che, a mio modo di vedere, a compreso davvero quanto c’È dietro quei disegni e ovviamente usa le parole meglio di me.

“[…] Dietro quelle finestre, c’è un mucchio di gente che si incontra. Non mi sembra di ricordare persone fuori da quelle case: sono tutte dentro e stanno facendo qualcosa che va al di là della piazza e dei proclami, qualcosa che ha molto a che fare con la quiete domestica, con la costruzione minima della propria vita e della propria comunità[…].

Progetti per il futuro?
Spero di fare altre mostre come questa, magari girando per la Sardegna e avvicinandomi a quelle ‘bidde’, a quei paesi che tanto caratterizzano l’isola e tanto influenzano la mia produzione.

Come ti descriveresti in sole tre parole?
In questo momento della mia vita? Paziente, confuso e… abbastanza alto!

Public Art. L’arte fuori dai musei

L’arte, la creatività, esce dai musei: questo accade con la Public Art, ovvero l’arte pubblica, arte di commissione in Europa e negli Stati Uniti, nata negli anni ’60 del XX secolo, un modo innovativo di presentare le opere d’arte al pubblico, il quale non è vincolato ad entrare nei musei e negli spazi adibiti all’esposizione per poter essere fruitore di opere d’arte ma l’arte entra a far parte del tessuto sociale e della struttura urbana delle città, caratterizzando e rivalutando l’ambiente cittadino. Lo scopo della Public Art è la comunicazione e non la celebrazione, è portatrice di un messaggio che deve essere trasmesso al pubblico, quindi ha un fine differente dai monumenti appartenenti alla tradizione classica e non che è possibile vedere nelle piazze o lungo le vie cittadine, celebranti le gesta e l’autorità del personaggio rappresentato, generalmente appartenente alle classi sociali alte. Le opere appartenenti a questa corrente artistica, note come site – specific,  devono possedere come prima caratteristica la riconoscibilità e devono essere inserite nel tessuto urbano, entrando così in contatto con il contesto paesaggistico, territoriale e urbanistico, fattori che rendono complicata la progettazione di opere pubbliche poiché l’artista deve tenere in considerazione la situazione reale in cui deve intervenire per la creazione dell’opera d’arte.

Ago, Filo e Nodo è l’opera realizzata dagli artisti Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, inaugurata nel febbraio del 2000 a Milano, ubicata nel Piazzale Luigi Cadorna, diventato alla fine degli anni ’90 del Novecento un punto cruciale dei trasporti cittadini. E’ una scultura alta 18 metri, realizzata in acciaio e vetroresina, collocata in prossimità della Stazione di Milano Cadorna, dell’omonima fermata della Metropolitana e della linea Malpensa Express, rappresentante un gigantesco ago con un filo multicolore che sbuca in un altro lato della piazza con il nodo nella parte terminante. Cosa potrebbe rappresentare questo esempio di Public Art? Osservando i colori componenti il filo, verde, giallo e rosso, è possibile notare che sono gli stessi che identificano le tre linee metropolitane milanesi, mentre il fatto che la scultura sia divisa in due parti, che idealmente si ricongiungono nel sottosuolo, è un richiamo alla Metropolitana, garante dei rapidi spostamenti all’interno del capoluogo lombardo. L’opera di Oldenburg e van Bruggen è dunque l’emblema del treno che entra in una galleria sotterranea, un omaggio alla laboriosità milanese e al mondo della moda, che vede la città di Milano uno dei principali centri al mondo, quindi due eccellenze tipicamente milanesi, non solo, come dichiarato da Gae Aulenti, designer e architetto italiana, rappresenta il biscione visconteo presente nello stemma di Milano.

In Sardegna è Costantino Nivola, nel 1986, il realizzatore delle opere scultoree per il Palazzo del Consiglio Regionale a Cagliari, esposte negli spazi esterni, su commissione del Presidente del Consiglio Regionale Emanuele Sanna, sculture studiate dall’artista in modo che possano dialogare non solo fra loro, ma anche, e soprattutto, fra l’architettura e la città circostante, visibili dalle migliaia di persone che ogni giorno transitano lungo la via Roma. Le Madri mediterranee realizzate con morbide linee si contrappongono ai Costruttori massicci e squadrati, ricomponendo nell’unità architettonica il principio femminile e maschile.

Numerosi gli artisti che hanno creato opere di arte pubblica, tra i quali si annoverano Vito Acconci, Mario Merz, Florentijn Hofman, e molti altri.

La matrice e il segno. Giovanni Nonnis incanta l’Antico Palazzo di città

Una grandiosa scoperta si può ammirare a Cagliari. La matrice e il segno, personale di Giovanni Nonnis, è la mostra che anima le sale dell’Antico Palazzo di Città fino al prossimo 13 maggio.

Dalle preziose Crocifissioni su fondo dorato, ai guerrieri, alle virtuose cromie dei vasi di fiori. Ottanta opere che raccontano l’excursus della lunga ed empirica produzione artistica del pittore nuorese. Una produzione breve ma incredibilmente geniale, se non si fosse interrotta troppo presto avrebbe sicuramente conquistato il quadro artistico isolano del XX secolo.

La mostra segue un percorso cronologico che parte dagli anni di formazione di Nonnis con una serie di Crocifissioni del 1959. Incantevoli tempere su foglia oro esprimenti una commovente coralità, tipica del tema religioso delle processioni pasquali. Da queste prime opere si capisce come il grande Giuseppe Biasi abbia influenzato tantissimo il tratto pittorico di Nonnis, essenziale, preciso, ma di una espressività unica.

Superate le Crocifissioni, ci si immerge nella sala più coinvolgente. Per la prima volta sono esposte le matrici originali del pittore, tre grandi matrici con i rispettivi disegni. Le matrici sono pannelli in polistirolo che lui incideva con un bulino rovente per realizzare figure dal forte impatto emotivo, che poi colorava con tempere e imprimeva su masonite e talvolta su tela. Nelle figure leggiamo un energico tratto gestuale tipico dell’Art Brut, ma puntuale e molto efficace, perché dietro questi segni è spiegato il significato di queste forme. Nonnis realizzava Guerrieri. Musa ispiratrice per lui è l’archeologia sarda nuragica, ritenuta per lui massima espressione artistica di tutta l’arte sarda.

Leggiamo dunque una perfetta fusione che ci porta verso un’emozionante e suggestiva riflessione artistica, da un lato la sua vocazione per l’anticlassico, dall’altro il contesto dell’arte informale nel quale Nonnis era immerso in questi anni Sessanta in cui raggiunge la sua piena maturità. Coinvolgente è il video documentario di Giorgio Pellegrini che, grande esperto dell’artista, accompagna il visitatore in un entusiasmante viaggio virtuale che aiuta a comprendere il valore di un sentimento di gloriosa appartenenza alla propria terra.

 

 

“Giovanni Nonnis – la matrice e il segno”

Palazzo di Città, Piazza Palazzo 6, Cagliari

Visita guidata: Dal martedì alla domenica ore 16:30 su prenotazione al numero 070 6776482 dalle 10:00 alle 18:00 – info: http://www.museicivicicagliari.it/it/scheda-antico-palazzo-di-citta

 

 

Nel segno di Galep

La mostra a cura del centro internazionale del fumetto, in collaborazione con il Search, sala espositiva archivio storico di Comunale di Cagliari, presenta una mostra in occasione del centenario della nascita dell’artista sardo Antonio Galleppini, disegnatore del mitico Tex Willer.

E’ possibile visitare l’esposizione fino al 18 gennaio 2018.

La mostra approfondisce inoltre gli anni cagliaritani dell’artista che, nel secondo dopoguerra, realizzò una serie di dipinti. Un’occasione imperdibile per riscoprire e celebrare il grande artista del fumetto che ha dato lustro alla Sardegna. Un mito che negli anni si è consolidato, ha assunto mille volti, adattandosi ai mass media, alle mode e ai tempi.

Il corpo principale dell’esposizione proviene dalla collezione del disegnatore Antonio Galleppini.

Il disegno diventa una passione per sfogare l’angoscia, disegna scene dal vero, imprimendo pochi schizzi sul foglio, con pochi segni di matita, aspetti di vita cittadina, che a stento cercava di uscire dagli orrori della guerra. Si reca nella periferia dove trova gli spunti, nei quali si rivela già il suo straordinario talento.

I suoi disegni in stile di cartone animato, una sorta di fumetto che richiama la dura realtà del tempo, dove l’Italia entra in guerra, mostrando una disciplina rigida e la vita nell’immediato dopoguerra dura, per chi vanta una carriera come artista. In questo periodo si colloca la produzione dell’artista, comincia a disegnare scorci cittadini bombardati, utilizza mattonelle come fogli da disegno e fumi addensati come matite.

Mostra fin da subito un talento per la raffigurazione del fumetto, il successo certamente è dato dal celebre Tex. Diventa un’icona come sfogo e conforto contro una vita vissuta tra le armi e la desolazione di una città che cercava di riprendere le sue forze.

Innanzitutto il protagonista del fumetto è un fuorilegge perseguitato, come si sente il nostro artista, catapultato in un periodo che cerca di dare una connotazione morale alla società senza tempo e vita.

L’esposizione cerca di dare un quadro rivisitato della vita in armonia con la natura, valori positivi di un tempo che sembrano perduti, lontani nel tempo, guardata con occhi differenti, considerando i valori positivi della loro cultura, come il senso del rispetto e la lealtà data troppo spesso per scontata.

La mostra è visitabile al Search fino al 18/01/2018
Dal lunedì al sabato
Dalle 9,00 alle 19,00

Adrian Paci, l’artista albanese ospite del festival “Pazza Idea” a Cagliari

Si è svolto venerdì 24 novembre, presso il Ghetto di Cagliari, l’incontro con l’artista albanese Adrian Paci nell’ambito della rassegna Pazza Idea. Profilo Futuro. Intervistato da Simona Campus, direttrice artistica dell’EXMA, Paci ha raccontato al folto pubblico presente la sua arte, colma di esperienze di vita vissuta e ragionamenti sull’identità dell’individuo. L’artista è nato e cresciuto in un’Albania sull’orlo del baratro, in un’epoca di guerra ed emigrazione. Le navi assalite dai profughi alla disperata ricerca di una vita migliore in Italia o nel resto d’Europa sono ancora impresse nella sua mente. Non solo le difficoltà di un uomo nel farsi accettare in un altro paese, ma anche le peripezie di un artista costretto a spiegare il proprio mestiere a chi è estraneo al mondo dell’arte. Una declinazione del tema dell’incontro tra persone e culture diverse.

Un esempio di ciò Paci l’ha offerto attraverso un video che ha ricostruito una sua interrogazione davanti alla Polizia italiana per delle foto scattate alle sue figlie. Le forze dell’ordine, insospettite dalle immagini che ritraevano le due bambine con dei timbri sulla schiena, hanno convocato l’artista per giustificare il fatto e accertarsi che non si trattasse di abuso. Paci è stato allora costretto a dover spiegare che dietro quell’inchiostro si celava una metafora sull’identità dell’essere umano. Il timbro è per antonomasia lo strumento della burocrazia, un segno sul foglio di via che pesa sulla persona che esce dal proprio paese. Tra l’imbarazzo dell’artista e la poca dimestichezza con l’arte del poliziotto, il dialogo ha aiutato a comprendere come sia difficile per un creativo spiegare perché si agisce in un certo modo. Discorso traducibile anche nel quotidiano, come ad esempio quando non comprendiamo alcuni comportamenti tipici di una cultura estranea alla nostra e ne stigmatizziamo le spiegazioni.

Durante l’incontro Paci ha mostrato tutta la sua poliedricità di artista, capace di spaziare dagli acquerelli ai video, dalla fotografia alla scultura. «Quando faccio un lavoro è perché individuo una situazione che ha una potenzialità, ma allo stesso tempo una conflittualità. Io non entro in qualcosa per dichiarare una mia presa di posizione, entro per capire e riattivare delle dinamiche che trovo interessanti» dice l’artista albanese. Nato come disegnatore è poi approdato al video, tecnica di cui agli inizi non conosceva niente. Questa nuova sperimentazione si è intrecciata con gli altri step della sua carriera, come il passaggio dalla pittura figurativa a quella astratta. Da quel momento la sua arte ha proseguito il dialogo tra differenti linguaggi capaci di influenzarsi l’uno con l’altro.

L’incontro tra l’artista e il pubblico cagliaritano è stato illuminante per ripensare ad alcuni temi contemporanei macchiati dall’eccesso di retorica. L’identità, la patria e la migrazione sono affrontati da Paci in maniera originale e mai stucchevole. L’impressione che si ha nel sentirlo parlare è quella di un uomo che non solo ha vissuto tante esperienze, ma le ha anche comprese e rielaborate per comunicarle all’esterno. Un grande artista che ha onorato e dato ulteriore lustro al festival di “Pazza Idea”, giunto alla sesta edizione di quella che ormai è una certezza nel panorama culturale sardo.

Scharing-Legami Alchemici. Mostra duale di Marilena Pitturru e Batash

Il progetto espositivo scaturisce da un primo confronto tra Marilena Pitturru e Batash, avvenuto recentemente in occasione del Festival Love Sharing presso la Ex Manifattura Tabacchi a cura di Maria Virginia Siddi.

Le ricerche di Batash e Marilena hanno un fondamento forte, etico,  è un’arte sempre legata al territorio, alla situazione sociale e politica che vivono in prima persona. Batash si distingue per essere  più contemplativa e Marilena Pitturru più attiva. Ne consegue un lavoro molto differente.

Batash lavora sui linguaggi della natura, dell’ambiente e dei luoghi nei quali lei vive (Castiadas). Ritirata volontariamente dalla società, dal frastuono, l’artista ascolta meglio i bisogni del mondo, lo fa costantemente rivolta allo studio, come un antico dottore della Chiesa dipinto da Antonello da Messina. Produce opere dalla forte valenza simbolica, difficili da decifrare, quasi impossibili da de-codificare, ma che lasciano comunque incantati per la bellezza che riverbera dal fascino di tanto mistero.

Marilena Pitturru è un artista cagliaritana, in parte anche lei affronta gli stessi percorsi e studi di Batash, ma in lei c’è una volontà più attiva di fare arte che abbia una valenza sociale e politica: Marilena utilizza soprattutto materiali di riciclo, in questo c’è l’elemento etico forte, e poi spinge, sprona, scuote gli animi, crede nella solidarietà, combatte per i diritti delle minoranze, delle donne, ha uno studio tutto suo nel cuore della Marina e una programmazione interamente al femminile.

 

Spazio e Movimento, via Napoli 80, Cagliari

Fino al 9 dicembre

dal martedì al sabato ore 18.30-20.30

Gli orizzonti della percezione. Personale di Antonio Milleddu

La Ruota della Fortuna è lieta di presentare la mostra di pittura dell’artista locale Antonio Milleddu, dal titolo Gli orizzonti della percezione, presso la locanda Aurora di Cagliari, in piazza Yenne, in mostra sino al 15 novembre 2017.

Un risultato con una forte e tangibile espressione del pensiero dell’animo umano, una materializzazione del vissuto personale dell’artista. Antonio Milleddu ha cercato di attraversare e varcare quel sottile confine che separa ciò che vede l’occhio da ciò che vede la mente, passando dalla consapevolezza dell’essere umano. Si tratta di una conoscenza del linguaggio dell’arte legato alla storia e ai vissuti di ognuno di noi. Nei suoi lavori attraverso una fusione di colori e di luci abbiamo una rappresentazione di stati d’animo, un vissuto interiore, sfigurato dal tempo, che esprime allo stesso modo energia, dinamismo, con un risultato oggettivamente suggestivo.

Il pubblico coinvolto ha il progetto di interpretare in chiave eloquente le opere, diventando come parte integrante di esse.

Un’arte studiata nelle forme, con uno spiccato senso del realismo e un innato senso dell’osservazione. Lo sguardo è attratto dai colori brillanti, che rafforzano questo lavoro, basato sull’analisi personale dell’artista. Una componente naturale nel comunicare il mondo interiore del vissuto quotidiano è presente nel lavoro del Milleddu, ove è evidente un lavoro ricco di passione, con un entusiasmo volto alla crescita interiore del protagonista. L’esperienza pittorica è un presupposto che risulta essere la chiave della vita matura dell’uomo.

In questa mostra l’autore mostra le ragioni della trasformazione da una visione del mondo essenzialmente umanista volto al pregiudizio della decadenza, a una concezione più spirituale e astratta. Le esperienze traversali in campo artistico hanno permesso di varcare e conoscere il confine dell’animo artistico, spesso turbato dal vissuto quotidiano. Il percorso artistico nasce dall’esigenza di catturare lo sguardo dello spettatore che deve saper comprendere fino in fondo le radici del suo male. I colori sgargianti rafforzano il carattere dell’esposizione, una parte fondamentale che ha contribuito alla nascita della mostra, che è un percorso ricco di passione ed entusiasmo.

 

 

Info: Cagliari, associazione culturale “la ruota della fortuna” LocandAurora

Fino al 15 novembre

Dalle 10,00 alle 20,00