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Cesare Tacchi. Una retrospettiva

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma dedica una ricca monografica a Cesare Tacchi, esponente della Pop Art romana nonché membro della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo.

La mostra, a cura di Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi, presenta un corpus di più di 100 opere, ed è divisa in raggruppamenti tematici, che segnano il percorso di questo artista che, sebbene venga inquadrato in una determinata compagine storica, ha saputo mantenere una sua indipendenza che lo ha reso libero da un inquadramento stilistico del tutto determinabile.

Si comincia con le opere giovanili, antecedenti alla sua prima mostra importante che si tenne nel 1959 a Roma, per poi essere catturati da una serie di smalti su tela, rappresentanti dettagli tratti dalla vita quotidiana, una vita sempre in corsa, colta in un movimento che non permette la fissità dello sguardo bensì ne esalta la singola parte come nucleo del tutto.

Si prosegue poi con le Tappezzerie, sicuramente la sua serie più nota; tele estroflesse, imbottite, denotate da una morbidezza che invita al tatto, una soffice rappresentazione di giovani, di coppie innamorate, di momenti di intimità che non sconfinano mai nel romanticismo fine a sé stesso ma sono fortemente colorati da un’estetica pop e quasi pubblicitaria, ritratti di interni e di esterni dediti allo svago e al dialogo.

Gli oggetti-quadro sono uno dei passaggi più significativi del percorso di Tacchi; esposti per la prima volta nel 1965 alla galleria La Tartaruga, sembrano a prima vista complementi d’arredo pop che invece, oltre a sorpassare definitivamente la dimensione della tela, sconfinano nell’ironico in quanto completamente privi di una possibilità d’uso (basti ricordare le poltrone inutilizzabili esposte alla famosa mostra di Germano Celant del 1967 alla Galleria Bertesca di Genova, con il quale si affermò la nascita della nuova Art Povera). Da evidenziare la presenza in mostra della Cornice, in prestito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che offre il suo interno vuoto allo spettatore dandogli un’effettiva possibilità di interazione con l’opera.

La famosa performance Cancellazione d’artista del 1968, dove Tacchi, posizionato dietro una lastra di vetro, spariva progressivamente alla vista del pubblico mentre la verniciava, è qui testimoniata dalla presenza della lastra finale, completamente dipinta, reperto che riporta il pubblico al momento culminante dell’azione compiuta dall’artista ben cinquant’anni prima.

Completano il percorso le opere di stampo concettuale e il ritorno alla pittura degli anni ’80, nonché la serie fotografica di Elisabetta Catalano che lo vede compiere il processo inverso a quello effettuato durante la sopracitata Cancellazione: Tacchi sparisce e riappare a piacimento, completamente libero da vincoli esterni, mai del tutto fermo in una sola parte della sua ricerca, gesto che si fa manifesto di quello che in effetti è stato il modus operandi di questo artista da riscoprire.

 

 

 

Palazzo delle Esposizioni

Via Nazionale 194, Roma

Dal 7 febbraio al 6 maggio 2018

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00

Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

https://www.palazzoesposizioni.it