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Come in una favola. I ritratti caleidoscopici di Silvia Mei

Un naso forse troppo grande, occhi troppo piccoli e capelli spettinati, ma come vediamo i volti ritratti da Silvia Mei? A primo impatto son visi palesemente bizzarri. Un’alternanza fantasmagorica di luci, colori e figure. Volti spigolosi, a momenti animaleschi dove l’espressione è data da un forte impatto gestuale, quasi violento del pastello, ma a tratti accompagnato da una morbida pennellata di colori accesi.

«In questi lavori ho dipinto di getto, partivo pensando a un autoritratto ma poi veniva fuori che avevo dipinto mia sorella». Semplice: ampio spazio alla fantasia, ad abiti colorati e a strani elementi come orecchini, corolle, insetti e macchie di colore, col fine di arricchire quanto più possibile un ritratto ancora embrionale.

Di matrice dunque neoespressionista, Silvia Mei sposa un’arte che altro non è che il risultato di una miscela super originale, Picasso, Dubuffet, Baselitz, e perché no anche Rousseau e Chagall.

La spigolosità dei cubisti, l’informale degli Otages, nei personaggi della Mei si legge quasi un horror vacui che ricorda anche le giungle di Rousseau, specialmente nelle grandi foglie verdi che attorniano i suoi ritratti.

Ma perché anche Chagall? Cosa può avere di più a cuore una sarda che vive a Milano? Le maschere della Sardegna hanno sempre avuto un certo fascino, e specialmente per un cuore sardo doc stanno al primo posto. Così, come Chagall raccontava la sua infanzia tramite la fiaba, anche nelle opere della Mei affiora la profonda nostalgia della Sardegna, creando una perfetta sintesi tra il lessico cubista, percepito nelle forme squadrate dei volti, e il linguaggio semplice e popolare del romanticismo dell’artista.

«Cerco di esprimere l’umore e il volto è il mezzo con cui lo faccio. Prima non me ne accorgevo, ma ultimamente sono sempre più consapevole del fatto che le mie figure sono sicuramente, inconsciamente, nate dall’immaginario delle maschere sarde. I riferimenti sono tanti, e da quando mi sono trasferita a Milano, sento il legame con la Sardegna sempre più forte».

Dopo essersi diplomata al liceo artistico di Cagliari, Silvia prosegue gli studi a Sassari e a Brera. Inizia ad esporre dal 2008, sia in Sardegna che in Italia, acquistando pian piano un grandissimo successo. Nel 2015 approda nella grande mela con una prima mostra personale alla Molly Krom Gallery, facendo innamorare la gallerista Amalia Merson.