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Andy Warhol

A novant’anni dalla nascita di Andy Warhol, Roma celebra il padre della Pop Art con una grande mostra monografica allestita nelle sale del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl.

Inaugurata il 3 ottobre scorso, l’esposizione, a cura di Matteo Bellenghi, presenta oltre 170 opere, che ripercorrono l’intero percorso artistico di Warhol, iniziato a partire dagli anni Sessanta. Parliamo di un personaggio che non è stato solo un grande innovatore del linguaggio artistico contemporaneo ma anche e soprattutto un icona di stile e di costume, che è stato in grado di diventare lui stesso prodotto e marchio di fabbrica, al pari dei prodotti che dipingeva. Prodotti che appartenevano all’immaginario consumistico e pubblicitario collettivo degli Stati Uniti, diventati, attraverso il suo lavoro, veri e propri oggetti d’arte, sebbene sempre ricoperti da una forte patina di ironia dissacratoria e portatori di una progressiva svalutazione di significato.

Basti pensare alla notissima serie delle Campbell’s Soup, le zuppe in barattolo che l’artista a suo stesso dire ha mangiato per vent’anni prima di iniziare a dipingere, facendo diventare oggetto da museo un prodotto alimentare legato al consumo quotidiano, acquistato da intere generazioni appartenenti a diverse classi sociali, in un ottica di omologazione che è anche una chiara frecciata verso il consumismo di massa che abbassa (o innalza?) tutto allo stesso livello, sottraendo così ogni senso ed importanza individuale.

Le sue opere inoltre contengono spesso riferimenti alla morte, dai cicli degli incidenti stradali a quelli che hanno come soggetto la sedia elettrica, per non parlare dei ritratti dedicati ai grandi divi della mecca hollywoodiana morti prematuramente, come Elvis Presley o Marilyn Monroe, e che forse anche per questo motivo sono diventati così carismatici, perché come dicevano gli antichi “chi muore giovane è caro agli Dei.” Volti bellissimi, intensi, resi con forti gradazioni di colore, emblema di vite vissute così intensamente da colare via velocemente, viste, assimilate e consumate dallo spettatore di turno, che subito perde interesse e già si volge, vorace, verso il nuovo attore, la nuova marca di detersivi, il nuovo prodotto miracoloso che soppianta quelli ancora quasi intonsi sugli scaffali della sua casa o ritratti sulle locandine fuori dai cinema.

In mostra anche le serigrafie dedicate al mondo della moda, del cinema e della musica, le copertine dei dischi dei Rolling Stones e dei Velvet Underground, i cicli dedicati ai fiori e quelli che consacrano come moderni feticci le calzature femminili, oggetti che attiravano particolarmente la fantasia dell’artista. Anche il nostro paese diventa iconografia di suo interesse, come è evidente nella serie che celebra L’ultima cena di Leonardo Da Vinci o nel coloratissimo ciclo dei vulcani, chiaramente ispirati dal Vesuvio, che Warhol ebbe modo di vedere durante alcuni suoi viaggi a Napoli.

 

 

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Via di San Pietro in Carcere, Roma

Dal 3 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019

da lunedì a giovedì 9.30 – 19.30 – venerdì e sabato 9.30 – 22.00 domenica 9.30 – 20.30

www.ilvittoriano.com

 

Liu Bolin, The invisible man

Liu Bolin è il maestro del camouflage, un essere umano camaleontico, capace di fondersi con l’ambiente circostante, creando stupore e meraviglia nello spettatore.

Arriva a Roma una mostra a lui dedicata, curata da Raffaele Garrano, con più di 70 opere suddivise in sette cicli tematici, allestite nelle sale del Complesso del Vittoriano.
Le performance di Bolin prevedono un iniziale ed accurato lavoro di body painting, il cui fine è quello di renderlo parte integrante e non immediatamente identificabile dello sfondo, urbano o naturale, davanti al quale sceglierà poi di essere fotografato, immobile come una scultura vivente. Il fine di questo artista è spesso quello di veicolare importanti messaggi politici e sociali; il suo lavoro infatti nasce nel 2005, quando il governo cinese decise di abbattere il quartiere Suojia Village a Pechino, sede di numerosi artisti dissidenti verso lo stesso. In quell’occasione Liu Bolin si mimetizzò fra le macerie, facendosi poi fotografare, diffondendo così a livello internazionale immagini che diventarono testimonianza oltre che muta ma efficace protesta.

Tantissimi sono i “backgrounds” usati dall’artista negli anni: monumenti, opere d’arte, interni di negozi, cumuli di rifiuti, paesaggi naturali. L’artista diventa così presenza-assenza attiva, lasciandosi attraversare dai materiali, dai colori, dalle situazioni, e lasciandovi a sua volta impressa una parte di sé. Che si parli di meraviglie della natura o di situazioni di denuncia, ciò che conta è che l’artista “senta” ciò che si trova intorno a lui come se facesse parte della sua stessa persona, incarnando così un interessante esempio di arte vissuta come riflesso del mondo circostante.

                                                                                                                         

 

Liu Bolin – The invisible man
Complesso del Vittoriano – Ala Brasini
Dal 2 marzo al 1 luglio 2018
Dal lunedì al giovedì 9.30-19.30
Venerdì e sabato 9.30-22.00
Domenica 9.30-20.30
www.ilvittoriano.com

I grandi maestri. 100 anni di fotografia Leica

Dal 16 novembre 2017 al 18 febbraio 2018 la mostra I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini (Roma) che rende omaggio alla prima macchina fotografica 35 mm provvista di pellicola, alla fotografia d’epoca e a tutti gli artisti che hanno utilizzato la Leica dagli anni venti ai giorni d’oggi, celebrando le loro immagini.

Oltre 350 opere dei maggiori e più prestigiosi autori – da Henri Cartier-Bresson a Gianni Berengo Gardin, da William Klein a Robert Frank, a Robert Capa a Elliott Erwitt e molti altri – decine di documenti originali, riviste e libri rari, fotografie vintage, macchine fotografiche d’epoca, compongono questa ricca esposizione che occuperà le sale del Complesso del Vittoriano di Roma nella sua unica ed eccezionale tappa italiana.

 

 

Dal 16 Novembre 2017 al 18 Febbraio 2018

ROMA

LUOGO: Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

ENTI PROMOTORI:

  • Arthemisia
  • Contrasto

SITO UFFICIALE: http://www.ilvittoriano.com

Antonio Ligabue. Elogio della diversità

Il Complesso del Vittoriano dedica, fino al 29 gennaio, una grande retrospettiva, con oltre 100 lavori, dell’opera di Antonio Ligabue, suddivisa tra dipinti, sculture e grafica, con una cospicua serie di autoritratti.

Da molto tempo, fin dalla sua scoperta da parte degli addetti ai lavori, l’operato di questo straordinario artista è stato presentato quasi in secondo piano rispetto alla sua personale parabola esistenziale, difficoltosa e sofferta sul piano psichico ed emotivo. Ma attraverso la visione di questa mostra, quello che invece spicca è un’assoluta sicurezza nei propri mezzi espressivi, una conoscenza del mondo naturale e delle sue cromie, dei suoi movimenti e dei suoi agguati, una lucida osservazione che di alienato non ha nulla, se non il modo in cui fa sentire noi, esclusi da questa totale immersione in quello che lo circonda. La natura, e in special modo i suoi abitanti più diretti, gli animali, vengono mostrati in queste sue opere con sorprendente varietà di atteggiamenti; dalla quieta presenza nei campi a furiose scene di attacco. Gli animali sono spesso esotici, lontani a livello geografico dal mondo alpino che Ligabue si trovava intorno, eppure sono resi con straordinaria familiarità. L’attacco perde la sua dimensione dell’orrore per lasciarci incantati dal turbine delle macchie nere su fondo oro di un leopardo avvolto dalle spire di smeraldo di un serpente; se la vita stessa a volte è una lotta alla sopravvivenza, diventa estremamente poetico scegliere di accettare questo assioma declinandolo nella poesia violenta ma vera di queste colluttazioni tra splendidi esemplari dai manti soffici e dagli occhi spietati.

Ma sono gli autoritratti che lasciano un’unghiata nel cuore, piuttosto che le zanne dei grandi felini predatori così spesso da lui dipinti. La precisa resa fisiognomica, i colori vivaci descrivono con nettezza il volto in primo piano: il pittore è riconoscibilissimo nei suoi tratti così peculiari, a volte sceglie di integrare qualche dettaglio, un berretto da fantino, delle mosche, uno spaventapasseri. Sono finestre dalle quali Antonio ci spia; come a dire io vi osservo dal mio mondo che giudicate strano ed imperfetto, ma ciò che vedo e rappresento è invece perfettamente sano e concreto. Autodidatta, ha la gestualità del maestro, i colori sono sempre giusti, perfetti i cieli, pieni gli incarnati, morbidi i piumaggi degli uccelli che rappresenta, vigili gli occhi dei disegni a matita. E’ un mondo completo quello che vediamo nelle sue opere; vive di regole sue, spesso prospetticamente incerte ma proprio per questo universali. Ma è il colore che lascia impressionati, pieno, assordante, non sfumato ma sempre reso nella sua pienezza, che sia il verde di una giungla lontana o il giallo dei campi del nord Italia riempie gli occhi, lascia un gusto in bocca, sa di pieno e di corposo. La sua sensibilità non è quella di un diverso, ma di qualcuno che è nel giusto; ma se proprio si vuole continuare a catalogarlo in questo modo, allora bisogna elogiarla questa diversità, così generosa di stimoli creativi.

Antonio Ligabue_Tigre-reale-www.staticpanorama.it Antonio Ligabue Autoritratto con spaventapasseri_www.dueminutidiarte.files Antonio Ligabue Scoiattolo 1959-60_www.teknemedia.net

Fino al 29 gennaio 2017

Complesso del Vittoriano

Dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30

Venerdì e sabato 9.30 – 22.00

Domenica 9.30 – 20.30

(La biglietteria chiude un’ora prima)

Via di San Pietro in Carcere, 
00186 Roma

T +39 06 678 0664

Per info e prenotazioni + 39 06 87 15 111