Articoli

Dario Ballantini. Esistenze inafferrabili

Artista livornese dalla personalità poliedrica, Dario Ballantini, si dedica all’arte e alle arti performative da oltre trenta anni. Abile imitatore e attore, noto al grande pubblico per la sua camaleontica capacità di trasformista, l’artista rivela il suo volto più sincero nella pittura: un atto liberatorio che nasce da una profonda e inesauribile necessità espressiva.

Affascinato dagli esiti formali raggiunti dalle avanguardie storiche del primo ‘900 e in particolar modo dall’espressionismo tedesco, Ballantini elabora un linguaggio espressivo libero da schemi progettuali, caratterizzato dall’ uso dinamico del segno e del colore, con il quale esterna la sua visione del mondo.

In mostra a Firenze, una selezione di opere realizzate ad acrilico su tela, carta intelata e tavola, frutto della sperimentazione stilistica dell’ultimo decennio. Opere che presentano come tema fondante la condizione esistenziale dell’essere umano.
Pennellate dal cromatismo accentuato con una prevalenza di toni rossi, blu e neri, magistrali quanto frettolose, mettono in scena quanto di più inafferrabile esista nell’esistenza umana: l’uomo, vittima e carnefice del proprio tempo, si trova smarrito e inerme davanti all’incessante scorrere del tempo. Con semplicità e immediatezza di espressione, l’uomo di Ballantini si dimena nel caos generato dall’angoscia e dalla solitudine, e si interroga sul mistero della vita in un mondo incarnato dalla grande metropoli industriale. La città frenetica e allucinata, composta dai suoi edifici, lamiere e strade, ingloba, travolge e risucchia l’esistenza umana, in un gioco di decostruzione e ricostruzione del corpo umano, nel quale il volto tuttavia permane. Volti deformati e rapiti dall’angosciante presente, ancora capaci di reagire all’ineluttabilità della vita, come suggerito dai titoli delle opere trascritti sul recto dei suoi dipinti.

Ed è proprio il volto dell’essere umano indagato nelle sue mille sfaccettature e maschere, “il miglior paesaggio che ci possa essere in pittura”, così come afferma lo stesso Ballantini, a suggerirci una via di fuga dall’immane crisi esistenziale contemporanea: in quei volti, l’osservatore si riconosce e immedesima, trovando un principio di speranza e rinascita.

 

 

Dal 11 Gennaio 2020 al 31 Gennaio 2020

Firenze

Vernissage giovedì 11 gennaio alle 18

Luogo: Galleria d’arte La Fonderia

Indirizzo: via della Fonderia 42R

Orari: dal martedì al sabato 10:00 – 13:00 / 15:30 – 20:00

Telefono per informazioni: +39 055 221758

E-Mail info: info@galleriafonderia.com

Sito ufficiale: http://www.galleriafonderia.com

Il Tuono di Pan tra Arte e Natura

Sino al 31 agosto sarà possibile visitare la mostra Il Tuono di Pan tra Arte e Natura, nell’ambito della II edizione di d’Annunzio e i Giardini di Pan, che celebra il legame tra d’Annunzio e l’Oriente ed esalta la componente poetica e lirica del Panismo che lega in modo profondo l’Uomo alla Natura.

Ispirati dagli oggetti cinesi e giapponesi provenienti dalla collezione dannunziana alla Prioria, ora esposti nella mostra Racconti d’Oriente al Museo d’Annunzio Segreto, 7 tra artisti e designer, richiamandosi ai segni e ai simboli orientaleggianti della poetica e della vita stessa del Vate, hanno reinterpretato i grandi corni acustici, gli Ascoltami, disegnati dall’architetto Italo Rota in occasione della prima edizione de I Giardini di Pan (2014), tuttora ospitati al Parco del Vittoriale.

In mostra l’espressionismo di Dario Ballantini che dà vita a volti intensi e alla cromia ‘violato’, i rimandi alla simbologia del tempio e alla pittura floreale allusiva ai ciliegi di Vincenzo Del Monaco, il mosaico vitreo DG Mosaic scelto da Setsu & Shinobu Ito per disegnare una grande carpa e rappresentare il riflesso dell’acqua, la fusione tra suono e colore operata da Shuhei Matsuyama, il vivido ritratto con motto tipicamente dannunziano scritto in giapponese realizzato da Fabrizio Musa, la decorazione con eteree farfalle di resina su superficie riflettente opera di Sonja Quarone, il richiamo alla celebre Cheli dannunziana e alle simbologie orientali della tartaruga elaborato da Carla Tolomeo.

I grandi corni – realizzati da Italcementi con i.design EFFIX un prodotto per il design ad alto contenuto estetico, e arricchiti dalle potenzialità decorative delle resine Gobbetto con la consulenza tecnico-artistica di Carlo Maroni – incastonati nella meravigliosa cornice della valletta dell’Acqua Savia danno vita a un vero e proprio percorso sensoriale, visivo e sonoro: le installazioni diffondono brani dannunziani recitati in italiano e in inglese scaricabili dal sito del Vittoriale attraverso un QR code, creando una sinestesia tra opere, voce narrante e percezione delle nuove visuali del parco.