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Antonio Ligabue. Elogio della diversità

Il Complesso del Vittoriano dedica, fino al 29 gennaio, una grande retrospettiva, con oltre 100 lavori, dell’opera di Antonio Ligabue, suddivisa tra dipinti, sculture e grafica, con una cospicua serie di autoritratti.

Da molto tempo, fin dalla sua scoperta da parte degli addetti ai lavori, l’operato di questo straordinario artista è stato presentato quasi in secondo piano rispetto alla sua personale parabola esistenziale, difficoltosa e sofferta sul piano psichico ed emotivo. Ma attraverso la visione di questa mostra, quello che invece spicca è un’assoluta sicurezza nei propri mezzi espressivi, una conoscenza del mondo naturale e delle sue cromie, dei suoi movimenti e dei suoi agguati, una lucida osservazione che di alienato non ha nulla, se non il modo in cui fa sentire noi, esclusi da questa totale immersione in quello che lo circonda. La natura, e in special modo i suoi abitanti più diretti, gli animali, vengono mostrati in queste sue opere con sorprendente varietà di atteggiamenti; dalla quieta presenza nei campi a furiose scene di attacco. Gli animali sono spesso esotici, lontani a livello geografico dal mondo alpino che Ligabue si trovava intorno, eppure sono resi con straordinaria familiarità. L’attacco perde la sua dimensione dell’orrore per lasciarci incantati dal turbine delle macchie nere su fondo oro di un leopardo avvolto dalle spire di smeraldo di un serpente; se la vita stessa a volte è una lotta alla sopravvivenza, diventa estremamente poetico scegliere di accettare questo assioma declinandolo nella poesia violenta ma vera di queste colluttazioni tra splendidi esemplari dai manti soffici e dagli occhi spietati.

Ma sono gli autoritratti che lasciano un’unghiata nel cuore, piuttosto che le zanne dei grandi felini predatori così spesso da lui dipinti. La precisa resa fisiognomica, i colori vivaci descrivono con nettezza il volto in primo piano: il pittore è riconoscibilissimo nei suoi tratti così peculiari, a volte sceglie di integrare qualche dettaglio, un berretto da fantino, delle mosche, uno spaventapasseri. Sono finestre dalle quali Antonio ci spia; come a dire io vi osservo dal mio mondo che giudicate strano ed imperfetto, ma ciò che vedo e rappresento è invece perfettamente sano e concreto. Autodidatta, ha la gestualità del maestro, i colori sono sempre giusti, perfetti i cieli, pieni gli incarnati, morbidi i piumaggi degli uccelli che rappresenta, vigili gli occhi dei disegni a matita. E’ un mondo completo quello che vediamo nelle sue opere; vive di regole sue, spesso prospetticamente incerte ma proprio per questo universali. Ma è il colore che lascia impressionati, pieno, assordante, non sfumato ma sempre reso nella sua pienezza, che sia il verde di una giungla lontana o il giallo dei campi del nord Italia riempie gli occhi, lascia un gusto in bocca, sa di pieno e di corposo. La sua sensibilità non è quella di un diverso, ma di qualcuno che è nel giusto; ma se proprio si vuole continuare a catalogarlo in questo modo, allora bisogna elogiarla questa diversità, così generosa di stimoli creativi.

Antonio Ligabue_Tigre-reale-www.staticpanorama.it Antonio Ligabue Autoritratto con spaventapasseri_www.dueminutidiarte.files Antonio Ligabue Scoiattolo 1959-60_www.teknemedia.net

Fino al 29 gennaio 2017

Complesso del Vittoriano

Dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30

Venerdì e sabato 9.30 – 22.00

Domenica 9.30 – 20.30

(La biglietteria chiude un’ora prima)

Via di San Pietro in Carcere, 
00186 Roma

T +39 06 678 0664

Per info e prenotazioni + 39 06 87 15 111

Serve the People, China

Conoscere la Cina di ieri, per capire la Cina di oggi, attraverso l’iconografia, l’arte e la propaganda maoista, in un percorso d’immagini originali d’epoca.
Per la prima volta in Europa, dopo il grande successo al Centro Cultural Borges di Buenos Aires e nella sede espositiva del Municipio di Las Condes a Santiago del Cile, dal 19 marzo al 17 aprile 2016, arriva in Italia, a Forte dei Marmi, nella meravigliosa cornice di Villa Bertelli, la mostra Chinese Propaganda Posters, Serve the People, China: Revolution – Evolution from 1949-1983, a cura di Massimo Scaringella.
Una selezione di Poster della propaganda cinese dell’epoca maoista appartenenti alla Hafnia Foundation di Xiamen (Cina) – una delle più grandi collezioni nel mondo su questa tematica – che ricrea in maniera attenta e ragionata un inedito viaggio nel passato prossimo del colosso orientale, per intenderne il presente e proiettarne il futuro.
La mostra si compone di manifesti e dipinti originali utilizzati come modello per fogli stampati tra il 1949 e il 1983 corrispondente al periodo di Presidenza di Mao Tse Tung e alla sua storica “Rivoluzione Culturale”, ed è suddivisa in categorie (Società, Industria, Socialismo e Pittura) e sottocategorie per aiutare il visitatore a comprendere maggiormente la loro storia e creazione.
I manifesti di propaganda cinese. Durante il forum di letteratura e arte di Yan’an realizzato nel maggio del 1942, il Partito Comunista Cinese guidato da Mao Tse Tung, tracciò le linee guida della “cultura rivoluzionaria” del partito. I discorsi di Mao, durante questo evento, delinearono il modello dell’arte che si sarebbe prodotta fino a dopo la Rivoluzione Culturale, negli anni ’80.
I suoi principali interessi erano che l’arte riflettesse la vita della classe operaia e la considerasse come la principale protagonista, e che fosse a servizio della politica e dello sviluppo del socialismo. Così, tutta la creazione artistica si trasformò in vera e propria propaganda, che principalmente, descriveva la vita dei contadini ed era a loro diretta.
Una produzione artistica di grande bellezza che rappresenta ancora oggi, nel 2016, le speranze più alte dell’utopia Maoista, dove si distinguono immagini di purezza ideologica e di felicità familiare.
In contrasto con la teoria tradizionale Marxista e a quella Marxista Leninista, il Maoismo, non è un’interpretazione materialistica dello sviluppo storico, ma piuttosto, una teoria idealista basata sulla convinzione di Mao che la coscienza e la volontà umana sono i principali fattori che guidano la storia. Da questo quadro ideologico, i propagandisti cinesi furono in grado di produrre opere che vennero valorizzate e apprezzate per la loro bellezza e il loro uso decorativo sia in ambienti pubblici che privati.
Nei Manifesti della Propaganda Cinese si alternavano diversi stili artistici, incluso il realismo sociale e il tradizionale acquerello cinese. Alcune opere, come i dipinti rupestri sono bellissimi esempi di arte näif; lineari e pieni di colori, con un leggero e bizzarro senso della prospettiva. Senza dubbio, l’ndiscusso talento naturale dei pittori è inconfondibile.
Fino al 17 Aprile 2016
Forte dei Marmi
Villa Bertelli
Via Giuseppe Mazzini, 200
mar, mer, gio, ven, dom ore 11.00 – 19.00, sab 11.00 – 22.00, lunedì chiuso
biglietto: 5,00 euro