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Dopo Leonardo. Francesco Salviati e il disegno nella Firenze del Cinquecento

La Fondazione Accorsi-Ometto di Torino, in occasione delle celebrazioni leonardiane del 2019, esporrà, per la prima volta al pubblico, un disegno recentemente entrato nelle proprie collezioni: l’Allegoria dell’Arno di Francesco Salviati.

La morte di Leonardo, avvenuta nel 1519, segnò l’inizio del periodo storico detto “Manierismo”. La creatività e la capacità tecnica del maestro toscano passarono in eredità ai più importanti artisti del Cinquecento fiorentino, i quali seppero coltivare l’arte del disegno, facendone uno strumento di autopromozione sociale.

Tra i più famosi, vi fu sicuramente Francesco de’ Rossi, detto Il Salviati (Firenze 1509 circa – Roma 1563) che, tra il 1543 e il 1545, dipinse, su committenza di Cosimo I de Medici, la Sala delle Udienze di Palazzo Vecchio, con le Storie di Furio Camillo. Un ciclo la cui complessità iconografica è testimoniata dai molti disegni preparatori, tra i quali proprio quello per l’Allegoria dell’Arno.

Questo evento diventa così un’occasione speciale per capire lo stretto legame esistente tra disegno e decorazione, tra idea ed esecuzione in un periodo magico della storica italiana quale fu il Rinascimento.

 

 

DAL 31/10/2019 AL 12/01/2020

Torino

LUOGO: Torino – Via Po 55 | Museo Fondazione Accorsi-Ometto

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 011 837688

SITO UFFICIALE: www.fondazioneaccorsi-ometto.it

ARTISTI: Francesco Salviati

Disegno Italiano del Novecento

Giovedì 22 novembre, alle ore 18.00, inaugura a Roma, presso la Galleria Russo, la mostra “Disegno Italiano del Novecento”, a cura di Fabio Benzi, che propone al visitatore un ricco corpus di disegni eseguiti dagli artisti più importanti del secolo scorso.

Il percorso espositivo contiene una carrellata completa dei vari movimenti artistici del Novecento e dei loro maggiori esponenti, le cui caratteristiche sono qui espresse attraverso il disegno. Gli artisti esposti sono nomi importantissimi della storia dell’arte italiana: si va da Umberto Boccioni, presente in questa sede con il ritratto di Nerina Piaggio, eseguito lo stesso anno della sua prematura morte, agli studi sull’espressione e sul dinamismo di Giacomo Balla, fino ad arrivare al rimando al mondo classico della pittura di Giorgio De Chirico, presente in mostra con un ritratto, insieme al fratello Alberto Savinio, esponente di un surrealismo onirico ed enigmatico. E ancora l’eleganza di Duilio Cambellotti, le prove di aeropittura di Geraredo Dottori, i volti di Amedeo Modigliani, i disegni di Casorati, Carrà, Severini e Morandi. Presente anche la Scuola Romana con delle opere di Scipione e Mafai, fino ad arrivare all’espressione forte e innovativa di Afro, Capogrossi e alle cromie intense di Guttuso. Sul fronte più recente non mancano le testimonianze di Schifano, Cucchi, Dorazio e Paladino, completando così in maniera totale questo excursus storico lungo cento anni.

Arricchisce la mostra un catalogo a colori edito dalla Manfredi Edizioni di Imola, sempre a cura di Fabio Benzi. Sono proprio le parole del curatore a raccontarci meglio il significato di questa mostra, che si incentra su medium del disegno: «Attraverso il disegno si coglie lo stato nascente dell’idea e la vera maestria dell’artista, in una sintesi massima del significato dell’arte […] il meccanismo primario del pensiero artistico, la matrice della creazione».

 

 

Galleria Russo

Via Alibert, 20 Roma

Dal 22 novembre al 12 dicembre 2018

Lunedì : 16.30 – 19.30 – Martedì – Sabato : 10.00 – 19.30

Info: www.galleriarusso.com

 

 

Biennale Disegno Rimini – Visibile e invisibile, desiderio e passione

Da 28 aprile al 15 luglio 2018 Rimini ospita 33 mostre e un percorso di 2.000 opere, che tocca tutti i processi creativi – disegno antico e moderno, fumetto e architettura, calligrafia e grafica, pittura, street art e cinema – scegliendo una traccia sotterranea come l’erotismo. Rimini mette a disposizione il proprio centro storico trasformato per l’occasione in un cuore pulsante della creatività: da Castel Sismondo al Museo della Città, dal Cinema Fulgor alla FAR, dalla Domus del Chirurgo a Palazzo Gambalunga, il tutto da scoprire comodamente in un fine settimana.

Sono diverse le mostre di altissimo significato che approdano alla 3a Biennale del Disegno di Rimini. Tra tutte l’esposizione di Vanessa Beecroft ospitata alla Far (Fabbrica Arte Rimini) in piazza Cavour. Dopo aver individuato e reinterpretato il mondo delle donne attraverso i suoi celebri tableau vivant, Vanessa Beecroft ha ripreso a disegnare, a dipingere, e ha scelto la Biennale dei Disegno di Rimini per esporre una serie di opere nella mostra dal titolo Disegni americani.  Opere eccelse di grandi dimensioni: corpi nudi, figure di donne, muse fragili, silhouette informi sopraffatte dal burka. Un epicentro umano si intuisce in queste figure che si stagliano in solitudine, e anche in quelle che non hanno corpo, che assumono l’aspetto di un fantasmino sotto un lenzuolo nero, da cui affiora un’espressione attonita.

Un altro evento di grande importanza è al Castel Sismondo, la splendida Rocca Malatestiana di Rimini, dove sono messi a confronto, attraverso due mostre dalla traccia erotica, i due maestri del Novecento: Federico Fellini (1920-1993) e Pablo Picasso (1881-1973).

Del pittore spagnolo sono esposte 66 incisioni – acqueforti, acquetinte e puntesecche – eseguite nel 1968 per illustrare La Célestine di Fernando de Rojas, prima opera drammatica spagnola che diventò simbolo del femminino e di cui Picasso, con freschezza e originalità, riuscì a renderne la figura.

Accanto nella mostra Il corpo sognato i personaggi disincantati del regista italiano nei disegni dal Libro dei sogni, dove Fellini annotava il suo mondo onirico e in cui Pablo Picasso compare per ben tre volte. Si tratta di 42 disegni di coerente invenzione e di propulsiva ironia. Dal confronto emerge una straordinaria somiglianza, un’unica matrice trasgressiva che accomuna i due maestri, che mai s’incontrarono, ma che tanto condividevano artisticamente.

Queste e tante altre sono le mostre che accompagneranno i visitatori nella città romagnola.

 

 

Dal 28 Aprile 2018 al 15 Luglio 2018

Rimini

Luogo: Sedi varie

Enti promotori:

  • Comune di Rimini
  • Musei Comunali

Costo del biglietto: intero € 10. Biglietto unificato con Caravaggio Experience € 16

Telefono per informazioni: +39 0541 793851

E-Mail info: biennaledisegnorimini@comune.rimini.it

Sito ufficiale: http://www.biennaledisegnorimini.it

Inga Izmaylova. Artista di un’arte fiabesca

I disegni dell’artista contemporanea Inga Izmaylova derivano da illustrazioni e proverbi popolari russi. La sua arte non ha niente a che vedere con la realtà, è nata dalla consapevolezza della sua vita e dai tumulti della sua esistenza vissuta fino in fondo.

Un’arte come sfogo, come risposta ai problemi. I suoi disegni non si possono collocare in un filone ben preciso, in un canone stipato, ma è una visione fantastica, in un certo senso fiabesca, dove i detti, proverbi, hanno ispirato la sua fantasia.

L’autrice russa vede l’arte come forma di riqualificazione e di arricchimento, come evoluzione personale per arrivare ad un proprio stile che possa distinguerlo e farlo notare sempre di più.

L’artista intende creare un’opera che comunica con lo spazio circostante e che interagisca con il pubblico inconsapevole di essere lo spettatore. I suoi disegni infantili, popolati da animali, sono come scaturiti da una fiaba o disegnati dalla mano di un bambino.

Disegni, fogli colorati, marionette, teatrini, maschere e bassorilievi costituiscono l’amplissimo e multiforme lavoro creativo di Inga Izmaylova.

I momenti della sua ricerca sottolineano una continuità tra storia della vita e sviluppo dell’opera. Il suo desiderio fu di trasformare ogni tipo di esperienza, da quella onirica a quella fantastica, dalla visione infantile del mondo al realismo, all’astrazione, in un’incessante ricerca della qualità e nella fondazione di un nuovo linguaggio espressivo. Segni figurativi, colori brillanti, rendono la sua opera come risposta ai problemi della vita caotica, come un bisogno di pace e tranquillità.

L’artista seppe da ogni occasione trarre motivi di riflessioni, arricchimento e affetto, sebbene resti impossibile individuare in qualsiasi periodo della sua produzione influenze dirette o esplicite appartenenze a scuole, tendenze a gruppi allora dominanti.

Ella ha un’anima romantica e dionisiaca, come alcune delle sue opere sembrano a suggerire uno spirito infantile che aspira all’equilibrio tra natura e storia, individuo e società.

 

Luigi Puxeddu

L’arte di Luigi Puxeddu è come dovrebbe essere tutta l’arte, ossia sintesi formale di un’ idea, spesso legata a un’immagine.

Gli stili, le mode, le inclinazioni non appartengono a questo artista, che fa della spontaneità del gesto e del prelievo incontaminato dal visibile il suo punto di forza. Individui, animali di vario genere, forme vegetali sono i suoi soggetti, anche panorami, a volte.

Appartengono ad epoche diverse, a mondi a noi sconosciuti, all’immaginario e al reale. Nelle loro razze e nei loro atteggiamenti possono stare a rappresentare la ferocia, la grazia, o l’esotico. Ma questi aggettivi già determinerebbero un vincolo a qualcosa che invece nasce e si presenta come immagine netta, autonoma, indipendente dalle contaminazioni del ricordo o della fantasia. Nulla di scientifico, se non le forme e le proporzioni esatte che le definiscono. Il colore, fluido e vitale, determina il carattere, o la sensazione, personalissima, della ricezione del loro essere nell’occhio mentale, e non fisico, di chi le osserva.

Puxeddu è scultore, pittore, disegnatore. Le sue sculture sono iconiche, caratterizzate dal colore rosso; diffuso, assoluto, senza contorno. Appaiono e si prendono il loro spazio in maniera decisa, prepotente; richiamano lo sguardo non solo per la vivacità cromatica ma per presenza. La sua serie di dinosauri e di animali estinti non ha nulla di lontano o remotamente inaccessibile: queste creature sono presenti, emanazione di un substrato primitivo che continua a vivere di sostanza tangibile in un mondo che non conserva più i loro passi, ma ne subisce la potenza.

Le sue sculture sono realizzate in legno assemblato, lavorato con l’elettrosega; anche l’atto creativo gioca tra il passato e presente, tra la tradizione nobilmente antica dell’atto scultoreo, creativo per eccellenza, all’attualità del tecnicismo del mezzo usato. Uno scalpello a corrente elettrica, se vogliamo.

La loro realizzazione è estemporanea, l’artista parte da un’idea più che da un bozzetto, e come tale arriva a dargli forma in una massa tangibile ma astratta, con una valenza quasi totemica. Si parte dal concetto di animale preistorico, ad esempio, e si passa alla sua materializzazione attraverso la solidità del legno: il risultato finale però non è una scultura rappresentante ad esempio l’affascinante tigre dai denti a sciabola, bensì l’idea di tigre arcaica che si fa immagine lignea.

I suoi disegni sono eclettici, si presentano come espressioni diverse a seconda del loro fine, ma ne ribaltano l’utilizzo grazie all’efficacia compositiva. Che siano ritratti, o studi, o figure sé infatti, convincono con la stessa efficacia. Sono denotati da un aspetto dinamico, i soggetti sono veri. Il movimento, quello interno, insito in tutto ciò che è vivente, e non vincolato per forza ad un’ azione o a uno spostamento fisico nello spazio, è la loro connotazione principale. Questo seme vitale si mantiene e cresce nella carta, attraverso il segno e il colore si sviluppa, ed anche dopo numerose osservazioni conserva un impatto fresco, come di qualcosa che ha sempre un risvolto nuovo, inaspettato, che non finisce mai di mutare o di evolversi, respirando e dilatandosi ad ogni istante.

Il punto forte dell’arte di Puxeddu è la sintesi. L’immagine che ne deriva arriva dritta e chiara nella mente dell’ osservatore, integrando in sé le sue innumerevoli parti, condensandole in una rappresentazione autosufficiente, archetipo più che riproduzione. Quello che vediamo è l’elefante, non un elefante. Identifichiamo una montagna come tale attraverso il suo nucleo di triangolo con vertice puntato al cielo. E ancora, quello che ci colpisce non è la rappresentazione di un lupo feroce, ma l’essenza di questo animale, che in sé contiene anche l’istinto predatorio, che è parte fondante del suo essere. Luigi Puxeddu ci fa riconoscere ciò che conosciamo, mostrandocelo nella sua semplice verità: questo dovrebbe essere un po’ il fine ultimo di tutte le forme artistiche, quello di scoprire, e comunicare, l’essenza sincera delle cose.

 

La “sporca” arte di Nikita Golubev

È un fatto ormai assodato che, nel mondo dell’arte contemporanea, anche rifiuti e sporcizia possano trasformarsi in tesori da milioni di dollari, e ormai da tempo materie organiche, polvere, spazzatura e porcherie di ogni sorta sono state ammesse nell’olimpo dell’arte. «Anche lo sporco luccica quando brilla il sole», scriveva del resto Goethe in tempi non sospetti. Un artista russo, Nikita Golubev (alias Pro Boy Nick), ha recentemente messo in pratica questo principio, diventando una vera e propria star mondiale semplicemente sfruttando il potenziale inespresso della sporcizia. L’artista, illustratore e pittore di professione, ha infatti trovato una sua personale forma di espressione nel disegnare con le dita sullo sporco accumulato dei veicoli parcheggiati in strada, iniziando tra marzo e aprile di quest’anno con alcuni camion del suo quartiere. Il pubblico, dal canto suo, sembra aver apprezzato molto l’idea, come suggeriscono i circa 44mila followers raggiunti dal suo profilo Instagram. Con la sua idea semplice ma originale, Golubev è riuscito infatti a ottenere sia il consenso della comunità del web, al giorno d’oggi sempre più importante per consacrare il successo di un artista, sia l’attenzione dei media a livello internazionale, che gli hanno dedicato numerosissimi articoli e servizi tv.

Il principio alla base di questa sua “dirty art”, in sostanza, è quello di disegnare “togliendo” anziché “mettendo”, di creare cioè dei disegni in negativo, a partire dal semplice sporco. Questa idea di sfruttare la sporcizia per ottenere qualcosa di bello, fa pensare inevitabilmente ad un altro progetto artistico realizzato di recente e basato sullo stesso obiettivo: i Triumphs and Laments di William Kentridge a Roma. Chiaramente le due esperienze sono ben distanti tra loro, quello di Golubev è un progetto di minor impegno, su altri livelli e con altri scopi rispetto a quel cantiere monumentale, ma questo non è per forza un male. Ora che l’arte di strada va sempre di più evolvendosi in un fenomeno di moda, inglobato nelle logiche delle gallerie e del mercato, Pro Boy Nick con i suoi disegni spontanei ed effimeri rappresenta un esempio di artista che ha invece ancora voglia di lavorare per passione e in maniera indipendente, e che ovviamente non ha paura di “sporcarsi le mani”.

 

José Molina. Paesaggio dopo la battaglia

Dal 4 maggio al 3 giugno la Reggia di Caserta presenterà la personale intitolata Paesaggio dopo la battaglia dell’artista  José Molina (1965), curata da Lorenzo Canova.

L’esposizione presenta al pubblico un corpus di oltre cinquanta opere, ove è possibile ammirare dipinti, disegni e sculture, una collezione che descrive in modo dettagliato i linguaggi e i temi cari all’artista, ma non solo, infatti il percorso espositivo comprende un nucleo di lavori inediti, il ciclo Paesaggio dopo la battaglia, da cui la mostra ha assunto il titolo.

Il soggetto della serie è l’uomo con il bagaglio di sentimenti, tensioni, inquietudini che lo caratterizzano e in ogni opera assume sembianze diverse, divenendo la personificazione di uno stato d’animo o di un particolare momento della vita. Una narrazione trasparente, dove convivono ed emerge un senso di speranza e di rinascita, come si osserva nelle opere Grande Fratello e La bontà è una caramella di cui tutti vogliono mangiarne un pezzodue ritratti in cui le espressività dei visi deformi descrivono i moti interiori rintracciabili non solo nella totalità dell’opera, ma anche nei dettagli degli occhi, delle rughe, nella luce che illumina i volti.

Molina, estremamente attento alla ricerca psicologica e antropologica, sonda l’inconscio e attraverso un personalissimo codice simbolico traduce le pulsioni, gli istinti e compie un viaggio senza tempo che connette passato e presente. I suoi lavori popolati da uomini, demoni, animali, personaggi mitici ed eroi svelano l’identità dell’uomo, ciò che si tende a mostrare e ciò che si è spinti a nascondere.

Dal 03 Maggio 2017 al 03 Giugno 2017

Caserta

Luogo: Reggia di Caserta – Retrostanze del ‘700

Inaugurazione: mercoledì 3 maggio ore 18

Orari Appartamenti storici: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 19 – uscita dal museo 19.25)
Parco dalle 8.30 a dalle 8.30 alle 19 (ultimo ingresso ore 18)
Giardino Inglese: dalle 8.30 alle 18 (ultimo ingresso ore 17)
MARTEDÌ CHIUSURA SETTIMANALE

Curatori: Lorenzo Canova

Enti promotori:

  • MiBACT
  • Reggia di Caserta
  • Deodato Arte

Telefono per informazioni: +39 0823 277468

E-Mail info: caserta@operalaboratori.com

Marco Fantini. HB

HB, la mostra personale di Marco Fantini (Vicenza, 1965), è dedicata al disegno, allo sguardo e ai presupposti che lo sostengono. L’artista si misura con la semantica della matita in un gioco costante di depistaggio, atto a minare i cardini desueti della percezione. Nelle opere esposte al museo di Lissone la matita è sempre presente, sotto forma di citazione diretta o di rimando implicito.

Fin dagli esordi, la traccia del disegno attraversa le opere di Fantini come un vero e proprio “secondo livello” di espressione; un gesto, quello del disegnare, che non precede mai l’opera, perché non la descrive e non ne costituisce l’ossatura progettuale, ma agisce semmai sul magma fondante della pittura per meglio definirla, riducendone l’enfasi e gli eccessi di espressività.

Se fino ad oggi la pittura e il disegno costituivano nelle opere di Fantini i poli opposti di un’antinomia, nei lavori qui esposti il disegno sembra voler far proprie anche le premesse e le ragioni della pittura. I sintomi di tale conversione sono già presenti in talune opere del recente passato (come ad esempio La cura e Stop motion, entrambe del 2010) ma il suo conclamarsi risale a cinque anni fa, quando l’artista si trasferisce a vivere per lunghi periodi in Vietnam, esperienza che l’artista ricorda con queste parole: «Vista troppo da vicino la realtà si sfuoca, e disegnare è un po’ come inforcare gli occhiali da vista: un allontanarsi dal contesto per poterlo ridefinire con maggior chiarezza. Per questo ho disegnato molto durante i miei soggiorni in Vietnam. Distante da obblighi espositivi, dichiarazioni di intenti o sfide concettuali, ho riscoperto il piacere della creazione ingiustificata e capricciosa. Piacere che tutt’ora prosegue e condiziona la realizzazione delle mie opere pittoriche».

Nella mostra al MAC il colore sembra bandito e la materia ricondotta alla traccia polverosa del gessetto sulla lavagna. In quest’occasione Fantini trasla nell’autoreferenzialità del disegno tutti i tratti caratteristici della sua poetica, enfatizzando l’allestimento con una decina di pali di castagno naturale che sono stati convertiti in grandi matite che esprimono il lavorio e l’ansia creativa. Le sculture in legno grezzo intervallano i lavori pittorici più recenti e quelli più datati innescando così veri e propri cortocircuiti visivi che depistano e confondono gli automatismi passivi della visione. «C’è molta distrazione in giro» ­– afferma l’artista – «lo sguardo sembra posarsi su tutto con la medesima passiva indifferenza. Guardare è invece un’azione, è “l’atto del ricevere” che si trascina dietro la coda di un’intenzione, di una consapevolezza, anche se inconscia».

HB è una mostra in cui il disegno diventa il mezzo ideale per ricordare che guardare non significa subire la realtà ma agire su di essa e per suo tramite, trasformandola e trasformando noi stessi.

Fino al 14 Maggio 2017

Lissone | Milano

Luogo: Museo d’Arte Contemporanea

Enti promotori:

  • Federico Mazzonelli
  • Alberto Zanchetta

Telefono per informazioni: +39 039 7397368

E-Mail info: museo@comune.lissone.mb.it

Sito ufficiale: http://www.museolissone.it/

A colpi di matita: la Grande Guerra nella Caricatura. Un’armata dipinta a lapis. Disegni inediti dagli Archivi

L’immagine rappresenta uno straordinario ed efficace strumento di comunicazione: già dalla seconda metà del XIX secolo il rinnovamento delle tecniche grafiche aveva consentito una maggiore produzione di opere su carta destinate al mercato pubblicitario ma fu soprattutto negli anni della guerra che divenne massiccio l’utilizzo di strumenti comunicativi ad ampia diffusione quali la stampa periodica – ricca di vignette, piccole pubblicità e tavole illustrate – i libri, i volantini, i manifesti, le cartoline, le riviste per i grandi e per i più piccoli.

La capacità di creare segni capaci di colpire emotivamente la collettività fu una delle peculiarità di molti artisti illustratori che negli anni crudeli del primo conflitto mondiale contribuirono con le loro idee alla costruzione di un’identità collettiva.

La mostra A colpi di matita: la Grande Guerra nella Caricatura propone, attraverso riproduzioni e testi di approfondimento, i temi cari alla satira politica del tempo, sia italiana che europea, che trovarono posto in illustri testate ma anche nei molti giornali di trincea che giungevano al fronte.

Firme importanti, quali Golia (Eugenio Colmo), Ratalanga (Gabriele Galantara), Herman Paul, George Grosz, Lyonel Feininger, T. Theodor Heine, prestarono la loro creatività per questa produzione seriale, non senza accenti sarcastici e dissacranti.

Accanto alla rassegna, con valore anche didattico, verranno presentati per la prima volta i disegni originali di Mausanzetta, artista versatile e fantasioso, dall’identità ancora ignota, destinati probabilmente alla stampa periodica.
Conservati nei fondi archivistici delle Civiche Raccolte Storiche, i fogli descrivono personaggi famosi quali il Re Vittorio Emanuele III di Savoia e Gabriele D’Annunzio, accanto a ufficiali e semplici soldati, tutti tratteggiati con una forte e peculiare vena umoristica.

Fino al 14 Maggio 2017

Milano

Luogo: Palazzo Moriggia I Museo del Risorgimento

Curatori: Danilo Curti-Feininger, Rodolfo Taiani

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 884 45924

E-Mail info: +39 02 884 45924 / 48135 | c.museorisorgimento@comune.milano.it

Sito ufficiale: http://www.civicheraccoltestoriche.mi.it

Giorgio de Chirico. Quell’uom di multiforme ingegno

29 ARTS IN PROGRESS gallery di Milano apre il nuovo anno con una rassegna dedicata a Giorgio de Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978), uno degli artisti più importanti e riconosciuti del XX secolo.

Con questa iniziativa, 29 ARTS IN PROGRESS gallery, realtà tra le più attente all’arte contemporanea e alla fotografia, con forti radicamenti nella tradizione culturale e figurativa occidentale, si apre all’indagine della ricerca di grandi maestri del Novecento.

L’esposizione, in programma fino all’11 febbraio 2017, curata da Nikolaos Velissiotis, propone 30 opere, tra dipinti, disegni, sculture in bronzo e litografie acquarellate da de Chirico stesso e rappresenta un omaggio al maestro, proprio nella città che ha ospitato, a Palazzo Reale, nel 1980, una grande antologica del suo lavoro, a due anni dalla sua scomparsa.

Il titolo della mostra, Quell’uom di multiforme ingegno, tratto dall’invocazione alla Musa dall’Odissea di Omero, accomuna la figura di Ulisse a quella di de Chirico. Come afferma il curatore, che condivide con l’artista lo stesso luogo di nascita, «Non è abituale accostare il nome di de Chirico a Ulisse. Il suo nome fa piuttosto riferimento a Ermes – Chirico in greco significa il messaggero degli dei – o a uno dei Dioscuri, figli di Giove. Invece credo che Ulisse sia il nome più appropriato considerando la molteplicità dei suoi interessi, i continui spostamenti e l’inevitabile ritorno nietzschiano, da lui più volte descritto nei suoi testi».

G. de Chirico, Malinconia, 1972, Fonte arte.it

Fino al 11 Febbraio 2017

Milano

Luogo: 29 Arts in Progress Gallery

Orari: da martedì a sabato 11-19. Altri giorni e orari su appuntamento

Curatori: Nikolaos Velissiotis

Costo del biglietto: Ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 94387188

E-Mail info: info@29artsinprogress.com

Sito ufficiale: http://www.29artsinprogress.com/