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Artisti al teatro. Disegni per il Maggio Musicale Fiorentino

Il teatro visto con gli occhi di alcuni dei più grandi artisti del secolo breve. Si intitola Artisti al teatro. Disegni per il Maggio Musicale Fiorentino la seconda mostra del ciclo dedicato al disegno come “madre di tutte le arti”, che ha aperto i battenti giovedì 19 luglio al Museo Novecento (fino al 27 settembre).
Nell’arco del Novecento il disegno è entrato di diritto nella pratica di molti artisti, acquisendo sempre maggiore autonomia. Negli ultimi decenni molti musei hanno dedicato attenzione a questo mezzo, da un lato riconoscendo al disegno un ruolo sempre meno marginale all’interno della storiografia artistica, dall’altro facendone una chiave di lettura e di interpretazione spesso inedite del lavoro di molti artisti e delle varie correnti.

Dopo “Il disegno dello scultore”, che ha inaugurato la nuova stagione del Museo Novecento, con la mostra “Artisti al teatro” – ideata dal direttore artistico del Museo Sergio Risaliti, realizzata grazie alla collaborazione con la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e a cura di Moreno Bucci – sarà presentata al pubblico una selezione di figurini, bozzetti e modellini firmati da alcuni dei più grandi artisti del Novecento per il Teatro del Maggio.

Da Gino Severini a Enrico Prampolini e Mario Sironi, da Bob Wilson a Derek Jarman, da Fausto Melotti a Giulio Paolini, da Toti Scialoja a Franco Angeli, da Piero Dorazio a Piero Sadun e Giacomo Manzù. Una panoramica di disegni e modellini, oggi conservati nell’Archivio Storico del Teatro, che questi protagonisti dell’arte hanno realizzato per accompagnare le rappresentazioni del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 1933 al 1999.

Artisti al teatro, allestita nelle sale al primo piano del Museo Novecento, intende indagare la pratica del disegno per la musica, il melodramma e il balletto nel XX secolo. Una pratica che rinnova la tradizione inaugurata a Firenze da Bernardo Buontalenti, artista poliedrico che già nel Cinquecento metteva la sua creatività al servizio del teatro della corte medicea. Una tradizione rinascimentale sviluppata nei secoli successivi, che ha trovato humus fertile nel Novecento e nella contemporaneità. Sono stati numerosissimi infatti gli scultori e i pittori che nel secolo breve sono stati chiamati a rivedere il teatro da una prospettiva diversa, grazie ad una sensibilità che ha lasciato al teatro fiorentino un patrimonio di opere d’arte in miniatura, trasferite poi sul palcoscenico da abili maestranze. L’odierna selezione permette di entrare in contatto diretto con l’ispirazione dei pittori e degli scultori coinvolti e di cogliere il momento germinale dell’invenzione artistica che ha contribuito a rendere memorabili alcune delle messinscene del Maggio, dall’Amfiparnaso di Orazio Vecchi (1933), per cui Gino Severini pensò i costumi, alle invenzioni astratte di Piero Dorazio per Rideau Réversible di Goffredo Petrassi e Igor Stravinsky (1980); dai Lombardi alla Prima Crociata di Giuseppe Verdi del 1948, che vide la collaborazione di Mario Sironi per scenografie e costumi, alle irriverenti creazioni di Derek Jarman per The Rake’s Progress di Igor Stravinsky (1982).

 

 

Fino al 27 Settembre 2018

Firenze

Luogo: Museo Novecento

Curatori: Moreno Bucci

Enti promotori:

  • In collaborazione con Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Costo del biglietto: intero € 8,50, ridotto € 5

Sito ufficiale: http://www.museonovecento.it/

Illustri persuasioni tra due guerre

Fino al 14 gennaio 2018 il Museo Nazionale della Collezione Salce presenta la mostra Illustri persuasioni, composta da un centinaio di magnifiche testimonianze dell’arte pubblicitaria create dal 1920 al 1940, anni compresi tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Sono manifesti definiti “perentori”, declinanti una stagione distinta dalla precedente del Liberty (oggetto della precedente esposizione al Museo Salce).

In questa mostra l’attenzione è posta sugli autori che hanno creato i manifesti, artisti a cui è stato conferito il ruolo di “persuasori”. Negli anni compresi fra il 1920 e il 1940 la “propaganda” ha assunto un ruolo ufficiale, ove la grafica ha raggiunto livelli di straordinaria eccellenza, infatti, non a caso, sono stati i decenni in cui in Europa, ma non solo, si sono perfezionati gli strumenti della comunicazione di massa.

Illustri personalità, quali Leonetto Cappiello e Marcello Dudovich, hanno sperimentato la tenuta delle loro idee comunicative attraverso un linguaggio più incisivo e volumetrico, sono stati inventati personaggi indimenticabili come il folletto nella buccia d’arancia per Campari o l’elegante donna in blu per la Fiat Balilla.

In altri autori, novelli nel mondo della grafica pubblicitaria, i volumi e le geometrie conducono la mente dell’osservatore ai paralleli percorsi della pittura, tra cubismo e futurismo. Alcuni esempi? Di certo le splendide nature morte di Marcello Nizzoli per il Campari o per il Vov, le marionette ironiche di Fortunato Depero di Enrico Prampolini e di Bruno Munari.

Anche il mondo più discreto dell’illustrazione suggestiona gli autori pubblicitari, esprimendo in maniera raffinata le prerogative più coerenti dell’Art déco. A tal proposito si annoverano le prove giovanili di Erberto Carboni, tra cui spiccano per felicità inventiva, quasi fiabesca, quelle per la O.P.S.O. di Parma.

Ma è Carboni, qualche anno più tardi, a sviluppare un altro nuovissimo rapporto, ovvero quello tra la grafica pubblicitaria e la fotografia, che entra con vigore nei manifesti fin dagli anni ’30. Atmosfere fotografiche e cinematografiche sono implicite anche nel lavoro di Gino Boccasile, quello delle “signorine grandi firme”.

 

 

Fino al 14 Gennaio 2018

TREVISO

LUOGO: Museo Nazionale Collezione Salce

CURATORI: Marta Mazza

SITO UFFICIALE: http://www.collezionesalce.beniculturali.it/