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Omaggio a Elia Volpi pittore

Domenica 6 maggio al Museo di Palazzo Davanzati è stata inaugurata la mostra Omaggio a Elia Volpi pittore.

Noto soprattutto quale intraprendente collezionista/antiquario e artefice della ardita intuizione di restaurare l’antico Palazzo Davanzati trasformandolo nel 1910 in un museo privato dedicato a testimoniare più in generale, lo stile di una abitazione fiorentina tra Medioevo e Rinascimento, il padre del Museo si cimentò anche in una personale produzione artistica figurativa dopo la formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Questa fase è poco nota ma non meno importante per restituire una visione a tutto tondo di questa complessa personalità. La mostra ripercorre la formazione e l’attività giovanile (dai primi anni Settanta all’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento) del Volpi, attraverso l’esposizione di dipinti e disegni in gran parte inediti, pervenuti al museo grazie a donazioni e di alcune opere provenienti da collezioni private.

Tra le opere in mostra, il raffinato ventaglio dipinto per la Regina Margherita nel 1885, con la Regina seduta nel giardino delle Grazie e incoronata dal Genio d’Italia in mezzo alle Virtù morali e civili, di cui si propone in mostra il bozzetto affiancato alla foto d’epoca; il fascinoso Ritratto di Pia Lori, sua futura moglie, risalente al 1890 circa, che dialoga con il Ritratto di Elia Volpi, realizzato nel nel 1915 da Silvio Zanchi, suo amico e storico collaboratore nei restauri di Palazzo Davanzati; il Ritratto di fanciulla del 1885, utilizzato come immagine rappresentativa della Mostra, che spicca per la grande modernità.

In esposizione anche una sezione multimediale e in particolare un video inedito, intitolato Elia Volpi nella quiete di Villa di Celle; il filmato presentato per la prima volta, contiene riprese girate in tempi e luoghi diversi introducendoci in alcuni momenti della vita privata di Elia e della sua numerosa famiglia attorno alla fine degli anni Venti del Novecento.
Inoltre, un pannello touch screen con le foto dell’album dedicato a La storia di Palazzo Davanzati permetterà di ricostruire la storia della “creazione” del Museo e di un vero e proprio modello di “fiorentinità”.

 

 

Dal 06 Maggio 2018 al 05 Agosto 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Davanzati

Enti promotori:

  • MiBACT

Costo del biglietto: intero € 6, ridotto € 3

Telefono per informazioni: +39 055 2388610

E-Mail info: mn-bar.museodavanzati@beniculturali.it

Sito ufficiale: http://www.bargellomusei.beniculturali.it

Nascita di una Nazione. Arte italiana dal Dopoguerra al Sessantotto

Fino al 22 luglio 2018  Palazzo Strozzi ospita la mostra Nascita di una Nazione. Arte italiana dal Dopoguerra al Sessantotto, un viaggio tra arte, politica e società nell’Italia tra gli anni Cinquanta e il periodo della contestazione attraverso oltre settanta opere di artisti italiani, quali Renato Guttuso, Lucio Fontana, Alberto Burri, Emilio Vedova, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Mario Schifano, Mario Merz e Michelangelo Pistoletto.

L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, presenta, per la prima volta riunite assieme, le opere più emblematiche del fermento culturale italiano tra gli anni Cinquanta e la fine degli Sessanta. Si tratta di un itinerario artistico che parte dal trionfo dell’Arte informale, fino ad arrivare alle sperimentazioni su immagini, gesti e figure della Pop Art in giustapposizione con le esperienze della pittura monocroma, fino ai nuovi linguaggi dell’Arte povera e dell’Arte concettuale.

La mostra racconta la nascita del senso di Nazione attraverso gli occhi e le pratiche di artisti che da un lato fanno arte di militanza e impegno politico, dall’altra reinventano i concetti di identità, appartenenza e collettività, collegandosi alle contraddizioni della storia d’Italia negli anni successivi al cupo e tragico periodo del fascismo e della guerra. Sono gli anni del cosiddetto “miracolo economico”, momento di profondi cambiamenti per la società italiana fino alla fatidica data del 1968, di cui nel 2018 ricorre il cinquantesimo anniversario. È in questo ventennio che prende forma una nuova idea di arte, orientata verso la contemporaneità attraverso una straordinaria vitalità di linguaggi, materie e forme che si alimentano di segni e figure della cronaca.

L’esposizione narra il periodo più fertile dell’arte italiana della seconda metà del Novecento, ripercorrendo alcuni temi identitari di un Paese in cui l’arte viene concepita sia come forza innovatrice sia come strumento di approfondimento di un più ampio contesto culturale.

 

 

Dal 16 Marzo 2018 al 22 Luglio 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Strozzi

Curatori: Luca Massimo Barbero

Enti promotori:

  • Fondazione Palazzo Strozzi con la collaborazione di Barcor17
  • Con il sostegno di Comune di Firenze
  • Camera di Commercio di Firenze
  • Associazione Partners Palazzo Strozzi
  • Regione Toscana

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 9,50, scuole € 4

Telefono per informazioni: +39 055 2645155

E-Mail info: info@palazzostrozzi.org

Sito ufficiale: http://www.palazzostrozzi.org

Maria Lai. Il filo e l’infinito in mostra a Firenze

Dall’8 marzo 2018 è approdata a Firenze, a Palazzo Pitti, la mostra Il filo e l’infinito, una rassegna che presenta al pubblico le opere dell’artista sarda Maria Lai (1919 – 2013).

Nell’esposizione toscana viene celebrata la ricerca che l’artista ha compiuto nell’arco di settant’anni, viene posto in luce un continuo rinnovarsi del linguaggio che parte dal realismo lirico degli anni ’40 all’informale della fine degli anni ’50, vengono presentate le opere polimateriche degli anni ’60 fino alle creazioni concettuali.

Suggestivo è il video presentante la celebre installazione Legarsi alla montagna, un’opera magica che ha visto il coinvolgimento dell’uomo e della natura, della popolazione e del territorio, delle leggende locali.

Fra i protagonisti indiscussi della mostra troviamo il telaio, lo strumento da cui nascono le tele cucite, un’evocazione del mondo arcaico dell’arte tessile sarda, opere che dialogano con la materia, o meglio con i polimaterici, come accadeva nella scena nazionale con Burri, Manzoni o Castellani.

L’arte di Maria Lai unisce gli uomini, ogni sua creazione volge lo sguardo alla comunicazione attuale, ai linguaggi d’oggi, grazie alla ricerca della propria storia.

Maria celebra la creatività, grazie all’immaginazione il filo diventa paesaggio, una geografia, un libro illustrato.

«Al centro di questa rassegna — spiega il direttore degli Uffizi Eike Schmidt — sta il mezzo più tipico del suo lavoro, cioè quel filo che lega e collega in maniera senz’altro viva, e che infatti spesso rimane libero e non ancora cucito: tra i vari riferimenti mitologici non può che ricordare Penelope che tesse durante il giorno e nella notte scioglie i fili».

 

 

Dal 08 Marzo 2018 al 03 Giugno 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Pitti

Curatori: Elena Pontiggia

Enti promotori:

  • MiBACT
  • Gallerie degli Uffizi
  • Firenze Musei
  • Patrocinio del Comune di Ulassai

Costo del biglietto: intero 16€, ridotto 8€

Sito ufficiale: http://https://www.uffizi.it/

 

Il centro storico monumentale come spazio espositivo del contemporaneo. Continuità di vocazione o innesto forzato?

Non tutti gli spazi sono adatti all’arte contemporanea. O meglio, non tutti gli spazi sono adatti ad un certo tipo di arte contemporanea. I centri storici delle città italiane hanno delle peculiarità che difficilmente si prestano al dialogo con alcuni linguaggi contemporanei. Abbiamo trattato l’argomento di Urs Fischer a Firenze e abbiamo poi visto il caso di Soweto, in Sudafrica, con la sua centrale elettrica riconvertita e ricoperta di murales. Questi due casi mostrano la differente percezione che si ha dell’arte contemporanea a seconda del contesto in cui è collocata. Un artista di altissimo livello come Fischer può essere visto come uno sfregio a una delle piazze più belle d’Italia, mentre un onesto lavoro di grafica può essere visto come un elemento di attrazione se messo in un contesto povero di bellezza e tradizione.

Questo non vuol dire che l’arte contemporanea debba essere relegata nelle periferie e ridotta al ruolo di “accompagnatrice” per gli ambienti disagiati. Artisti come Jeff Koons, Helidon Xhixha e Jan Fabre hanno saputo connettersi all’ambiente fiorentino e hanno dimostrato che un dialogo tra il centro storico e il contemporaneo è possibile. Diversamente, casi come quelli di Fischer o Buren a La Spezia dimostrano che il confine tra arte e sfregio alla città è molto labile.

L’Italia si è sempre confrontata con la peculiarità della musealizzazione di edifici storici, che a differenza del resto del mondo rappresentano la maggior parte dei contenitori d’arte. Mentre negli altri paesi si costruiscono edifici nuovi appositamente per l’utilizzo museale, da noi questa prassi è sempre stata molto ridotta e si è preferito di gran lunga riconvertire l’esistente. Questo è stato possibile grazie alla lunghissima tradizione italiana nella costruzione di ville, chiese, edifici pubblici e castelli di notevole pregio. In anni recenti però anche nello stivale si è spinto molto di più per l’inserimento di strutture museali nuove di zecca, specialmente se firmate da qualche “archistar” internazionale. I risultati non sono sempre stati felici e le accuse di sperpero di denaro pubblico, spesso anche a ragione, non sono mancate. Tutto questo mentre tantissimi edifici storici crollano abbandonati. Una miriade di bellissime ville semisconosciute cadono a pezzi mentre si stanziano milioni per delle avveniristiche strutture di cui nessuno sente davvero il bisogno.

Questo per dire quanto complessa e particolare sia la situazione delle città italiane, quanto la tradizione necessiti di dialogare in maniera pacata con i nuovi inserti, che siano essi edifici o opere d’arte in pubblica piazza. Il fatto è che sempre più spesso si sacrifica ciò che ci differenzia dagli altri in nome di uno spirito antiprovinciale e globalizzato, si cerca di inseguire gli altri dove non abbiamo bisogno di andare. Lo si fa perché così fan tutti, per non esser da meno. Il nostro paese ha bisogno di guardare anche al futuro e offrire sempre nuovi spunti per stare al passo coi tempi, l’importante però è non dimenticarsi mai di ciò che ci sta già intorno.

Il centro storico di Firenze non è il Bronx

Grottesco. Non ci sono altri aggettivi per definire l’intervento di Urs Fischer in Piazza della Signoria a Firenze. L’artista svizzero è stato chiamato per la manifestazione d’arte contemporanea In Florence, ideata da Fabrizio Moretti e Sergio Risaliti in concomitanza alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze. L’idea è stata quella di portare una grande firma dell’arte contemporanea nel cuore del centro storico del capoluogo toscano, come già avvenuto nel 2015 con Jeff Koons. Fin qui niente da obiettare, anzi, è lodevole il tentativo di portare la creatività odierna nei luoghi dove l’arte ha raggiunto la perfezione e promuovere il dialogo tra arte contemporanea e storia.

Il problema è che in questo caso non si assiste a un dialogo ma a una vera e propria rissa verbale degna di un Costanzo Show dei primi anni ’90, tanto è il contrasto tra il contesto e le nuove opere proposte. Si tratta di un totem di alluminio alto 12 metri che a detta dell’artista simboleggia «un monumento alla semplicità e alla primordialità del gesto umano che plasma la materia», accompagnato da due statue di cera che andranno via via a sciogliersi durante la mostra che finirà il 21 gennaio 2018.

Come per tutte le opere contemporanee è inutile discutere sulla forma di Big Clay (questo il nome scelto da Fischer per l’opera d’alluminio). Si può invece discutere di come sculture di questo tipo siano totalmente incompatibili con il centro storico di una delle città più eleganti del mondo. Per dirla con un esempio semplicissimo: un conto è mettere Big Clay in mezzo ai palazzacci del Bronx di New York, un altro è sistemarlo al cospetto di un palazzo trecentesco.

È bene che l’arte contemporanea di questo genere arrivi dove c’è veramente bisogno di arte, non dove si è saturi di bellezza. Il pericolo è quello di avere una percezione completamente distorta dell’intervento dell’artista che, come in questo caso, provoca solo fastidio. Chi arriva oggi in Piazza della Signoria non vede altro che una gigantesca prova di arroganza del contemporaneo sull’antico e percepisce la forma priva della sostanza.

Nessuno ragionerà sull’uomo che plasma la materia, nessuno farà caso alle impronte digitali dell’artista impresse nel manufatto che si sta formando. Tutti ricondurranno l’opera al risultato di caffè e sigaretta dopo colazione, fermandosi al massimo per un selfie come si farebbe con un Suv parcheggiato in mezzo a una spiaggia affollata.

Il Big Clay è un segno grave di come la supponenza delle artistar odierne abbia superato ogni limite. Personaggi totalmente incapaci di autocritica e convinti che dalle loro menti esca fuori solo oro colato, vivono in un mondo ovattato circondati da broker dell’arte il cui unico interesse è muovere il mercato. L’equivoco di Piazza della Signoria è frutto di una sopravvalutazione della firma rispetto al contesto, causata dal provincialismo al contrario di chi, dall’alto del suo cosmopolitismo, pensa di poter applicare ovunque quello che funziona oltre Oceano. Far dialogare un artista contemporaneo col centro storico di Firenze è una cosa, imporlo è un’altra. Non si va a parlare col Papa masticando un chewingum in infradito e bermuda.

 

Josephine Frampton. Indizi al Sole

Si è inaugurata lo scorso 7 Maggio nella splendida cornice del Borghese Palace Art Hotel di Firenze, Indizi al Sole, la mostra della pittrice inglese Josephine Frampton, a cura di Gisella Guarducci.

In mostra 21 dipinti, sia di piccole che di grandi dimensioni, realizzati attraverso l’utilizzo di pigmenti in polvere su legno ingessato (quadri piccoli) e su tela ingessata (quadri grandi); tecnica pittorica molto vicina a quella del guazzo che, da sempre, si distingue nel panorama pittorico per originalità e delicatezza.

Centro e tema dominante di questa esposizione temporanea, che si potrà ammirare fino al 7 di Settembre, è la luce, in un percorso espositivo in cui l’occhio salta da un punto luce all’altro, sostando brevemente nell’ombra per poi rituffarsi dentro la luce. Guardando intorno, l’occhio non vede più alcun confine per via del bagliore e dell’alterazione delle forme; la stessa distanza da esse diventa indefinibile. Cercando rifugio da queste incertezze, l’occhio ricade di nuovo nell’ombra, e soffre già per quello che ha visto e non vede più.

La ricerca della luce, del calore, del cibo e dell’amore è l’azione principale dell’uomo. Essere sopraffatto dalla luce del giorno è un desiderio istintivo, così come quello di rintanarsi nel nido del sonno. La vista umana, tuttavia, è parziale, ed è per questo, che l’uomo s’incanta nei rapidi e conclusivi momenti del tramonto e dell’alba, che gli restituiscono un più nitido concetto del pianeta sole, pianeta che non può mai guardare direttamente ma che tasta con gli occhi ogni giorno, cercando degli indizi.

Fino al 07 Settembre 2017

Firenze

Luogo: Borghese Palace Art Hotel

Curatori: Gisella Guarducci

E-Mail info: gisellaguarducci@hotmail.com

A Sonic Map of Alexandria

Venerdì 14 Luglio il Museo Novecento (Piazza di Santa Maria Novella, 10) ha aperto le porte all’installazione sonora A Sonic Map of Alexandria curata dalle artiste Julia Tieke e Berit Schuk, in collaborazione con Radio Papesse.

A Sonic Map of Alexandria fa parte di Alexandria Streets Project un progetto artistico di mappatura sonora che ha preso vita nelle strade di Alessandria d’Egitto nell’autunno e inverno del 2012, quasi due anni dopo la rivoluzione del 2011, durante la presidenza di Mohamed Morsi, e che indaga le relazioni tra persone e spazi nella città egiziana. Ne emerge un archivio di storie, voci, musica e suoni della città, che può essere considerato un esempio di scrittura della storia sociale, politica e culturale egiziana in un momento di transizione. Un’installazione immersiva, site specific, a sedici canali, che farà rivivere le strade di Alessandria d’Egitto negli spazi del Chiostro del Museo Novecento.

 

 

Fino al 03 Settembre 2017

Firenze

Luogo: Museo Novecento

Curatori: Julia Tieke, Berit Schuk

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.museonovecento.it

Lloyd: paesaggi toscani del Novecento

Venerdì 14 Luglio a Villa Bardini (Costa S. Giorgio, 2) si è inaugurata Lloyd: paesaggi toscani del Novecento, la mostra curata da Lucia Mannini e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

Il paesaggio è un tema sempre presente nell’opera pittorica di Lloyd, un artista apprezzato, sia per le sue rappresentazioni dell’Isola d’Elba, sia per le vedute fiorentine.

L’esposizione raccoglie 62 opere dell’artista, provenienti, da 27 diverse collezioni private di tutta Italia (specie da Firenze e Livorno, ma anche da Roma, Milano, Viareggio e Reggio Emilia) e da collezioni pubbliche come la Galleria di Arte Moderna (Roma), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Roma), la Pinacoteca civica del Comune di Forlì a Palazzo del Merenda, la Pinacoteca Civica “Foresiana” (Portoferraio, Isola d’Elba), la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, le Gallerie degli Uffizi Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e la Fondazione Livorno.

Dopo la formazione a Livorno, seguendo l’ideale artistico e morale di Giovanni Fattori, Lloyd, di origini gallesi, ma livornese di nascita, giunge a Firenze alle soglie del Novecento, diventando un vero e proprio fiorentino d’adozione. Nella mostra, il cui catalogo è edito da Polistampa, si ripercorre il cammino artistico del pittore dagli inizi del Novecento, cui corrisponde la stagione divisionista, divisionismo alla piena maturità, negli anni Venti, con una piccola sezione dedicata alle vedute fiorentine degli anni Trenta.

 

 

Fino al 07 Gennaio 2018

Firenze

Luogo: Villa Bardini

Curatori: Lucia Mannini

Enti promotori:

  • Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze

Sito ufficiale: http://www.bardinipeyron.it/

Ai Weiwei e la libertà di espressione per i diritti dell’uomo

La libertà è un diritto di ogni essere umano, significa potersi esprimere senza ritorsioni, far sentire al mondo la propria voce. Cosa c’è che non va nella frase precedente? Si tratta forse di un’utopia? Proprio così, la libertà in questi termini non esiste, ancora nel XXI secolo l’essere umano non può esprimersi senza venir colto da qualche ritorsione, la libertà è limitata, la stessa arte viene considerata “pericolosa” quando l’artista trova il coraggio di far emergere dal buio i propri pensieri per esternare il problema di fronte a un pubblico, pensieri che non sono altro che lo sfogo, la lamentela nei confronti di un diritto negato a un altro essere vivente.

Se si pensa a un artista contemporaneo a cui per anni è stata negata la libertà di poter dare libero sfogo al proprio pensiero l’attenzione viene subito focalizzata su Ai Weiwei, il quale ha sfidato il governo cinese denunciando attraverso le opere d’arte il controverso sistema del capitalismo, si pensi ad esempio all’installazione Forever (2003) che è un chiaro riferimento all’omologazione imposta dal governo, e del consumismo.

Ai Weiwei attraverso l’arte intende rendere giustizia ai diritti civili che sono stati schiacciati dalle ingiustizie, l’arte diventa strumento di denuncia e intende far concentrare l’attenzione del pubblico sui problemi che in un certo senso potrebbero essere definiti scomodi per alcune autorità. In virtù di ciò è opportuno ricordare un episodio, ovvero la scelta di rendere noti in un blog, creato dallo stesso artista, i nomi dei ragazzi morti nelle scuole crollate per via di un terremoto nel 2008, un fatto che ha suscitato un certo clamore fra le autorità cinesi in quanto Ai Weiwei ha posto in luce non solo il fatto che le strutture non rispettavano determinati sistemi di sicurezza ma anche il sottostimato conteggio delle vittime. Un governo come potrebbe agire di fronte a un affronto simile? Ovviamente l’artista è stato privato della propria libertà, gli è stato tolto il diritto di dire la verità di quanto accaduto, il blog è stato oscurato e l’artista malmenato dalla polizia. Fortunatamente la libertà è una condizione insita nell’uomo e per questo motivo l’essere umano lotterà affinché possa dar libero sfogo alla propria parola, al proprio operato, alla propria arte, ecco come nasce, sempre nel 2008, Snake Bag, un serpente che è stato realizzato con zaini scolastici, una vera e propria opera d’arte di denuncia.

Legata alle vicende di attualità è Reframe, l’installazione del 2016 che è stata presentata a Firenze, un’opera molto discussa se si considera che 22 gommoni hanno circondato le finestre di Palazzo Strozzi, storica architettura rinascimentale. Il fine dell’opera è far riflette sulla questione dei migranti, un argomento hot nella società attuale. Come può essere collegato il tema dell’immigrazione alla libertà? Sicuramente al fatto che ciascun individuo deve essere libero di cercare una situazione di benessere, la libertà è una condizione sacra all’essere umano, così importante che è disposto a sfidare situazioni avverse pur di raggiungere quell’ancora di salvezza.

Una personalità provocatoria, un artista dissidente, questo è Ai Weiwei, il più famoso artista cinese vivente, emblema della lotta per la libertà d’espressione.

 

 

Andy Warhol. Forever / Simone D’Auria. Freedom

Fino al 31 dicembre 2017, un protagonista assoluto della storia dell’arte, Andy Warhol, e uno dei suoi talenti emergenti, Simone D’Auria, si ritrovano a Firenze nel nuovo capitolo del progetto urbanistico-culturale ideato dalla Lungarno Collection.

Le opere iconiche del maestro della Pop art americana e l’installazione Freedom, che vede protagoniste le scocche della Vespa, rivisitate dal geniale artista milanese, creeranno un suggestivo percorso tra l’interno del Gallery Hotel Art e la facciata dell’albergo fiorentino.

La mostra Andy Warhol Forever presenta sedici lavori tra le sue più iconiche produzioni, provenienti dalla Fondazione Rosini Gutman; si tratta di un excursus veloce, ma estremamente esplicativo, che ripercorre l’avventura dell’artista che è riuscito a scuotere dalle fondamenta il mondo accademico della pittura e della critica del secondo Novecento, ma anche a modificare per sempre l’immagine dell’America e della società contemporanea.

Il percorso, allestito all’interno del Gallery Hotel Art, propone due ritratti della serie dedicata a Marilyn Monroe, di cui Warhol si occupò già nel 1962, subito dopo la sua tragica scomparsa; Warhol intuì l’alto valore simbolico della vita e della violenta morte dell’attrice contribuendo a crearne un’icona che rimarrà nella leggenda. Accanto a essi, si trova una serigrafia del ciclo Ladies and gentlemen, nel quale Warhol inizia a ritrarre i volti della gente comune e non solo delle icone dello spettacolo. In questo ambito, l’artista decise di prendere come modelle anche delle drag queen del club newyorkese The Gilden Grape, un soggetto piuttosto forte e di non facile risoluzione per l’epoca.

Non mancano le immagini della società dei consumi, come le celebri lattine della Campbell’s soup, qui nella loro versione classica del 1967 e in quella con l’etichetta speciale creata per le olimpiadi invernali di Sarajevo del 1984, oltre a uno dei vestiti Campbell Soup Dress del 1966 in carta cotone ‘usa e getta’.

La mostra prosegue analizzando lavori più particolari, come quelli che riproducono il Kiku, ovvero il crisantemo giapponese, il fiore che rappresenta l’imperatore e la casa imperiale nipponica, o la rivisitazione delle nature morte seicentesche, pensate e realizzate come se fossero veri e propri modelli viventi, giocando e sperimentando l’uso delle ombre nell’arte grafica che, nella geniale prospettiva pop di Warhol divennero Space fruits – Frutta Spaziale.

Il percorso espositivo si chiude con una serie di opere di Steve Kaufman, tra cui tre ritratti di James Dean, uno argentato di Elvis Presley, uno di Marilyn e altri soggetti pop.

Il filo rosso della Pop Art lega la rassegna di Warhol con l’inedita installazione Freedom pensata da Simone D’Auria per la nuova edizione del progetto della Lungarno Collection. D’Auria, direttore artistico dell’operazione, ha individuato in Vespa, icona universalmente riconosciuta del Made in Italy (https://www.snapitaly.it/vespa-piaggio-mito-italiano/), uno straordinario strumento di comunicazione che, in questa occasione, si riveste delle immagini rappresentative di diversi angoli del nostro pianeta.

Fino al 31 Dicembre 2017

Firenze

Luogo: Gallery Hotel Art

Enti promotori:

  • Patrocinio del Comune di Firenze

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 055 27263

E-Mail info: gallery@lungarnocollection.com

Sito ufficiale: http://www.galleryhotelart.com/