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Il centro storico di Firenze non è il Bronx

Grottesco. Non ci sono altri aggettivi per definire l’intervento di Urs Fischer in Piazza della Signoria a Firenze. L’artista svizzero è stato chiamato per la manifestazione d’arte contemporanea In Florence, ideata da Fabrizio Moretti e Sergio Risaliti in concomitanza alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze. L’idea è stata quella di portare una grande firma dell’arte contemporanea nel cuore del centro storico del capoluogo toscano, come già avvenuto nel 2015 con Jeff Koons. Fin qui niente da obiettare, anzi, è lodevole il tentativo di portare la creatività odierna nei luoghi dove l’arte ha raggiunto la perfezione e promuovere il dialogo tra arte contemporanea e storia.

Il problema è che in questo caso non si assiste a un dialogo ma a una vera e propria rissa verbale degna di un Costanzo Show dei primi anni ’90, tanto è il contrasto tra il contesto e le nuove opere proposte. Si tratta di un totem di alluminio alto 12 metri che a detta dell’artista simboleggia «un monumento alla semplicità e alla primordialità del gesto umano che plasma la materia», accompagnato da due statue di cera che andranno via via a sciogliersi durante la mostra che finirà il 21 gennaio 2018.

Come per tutte le opere contemporanee è inutile discutere sulla forma di Big Clay (questo il nome scelto da Fischer per l’opera d’alluminio). Si può invece discutere di come sculture di questo tipo siano totalmente incompatibili con il centro storico di una delle città più eleganti del mondo. Per dirla con un esempio semplicissimo: un conto è mettere Big Clay in mezzo ai palazzacci del Bronx di New York, un altro è sistemarlo al cospetto di un palazzo trecentesco.

È bene che l’arte contemporanea di questo genere arrivi dove c’è veramente bisogno di arte, non dove si è saturi di bellezza. Il pericolo è quello di avere una percezione completamente distorta dell’intervento dell’artista che, come in questo caso, provoca solo fastidio. Chi arriva oggi in Piazza della Signoria non vede altro che una gigantesca prova di arroganza del contemporaneo sull’antico e percepisce la forma priva della sostanza.

Nessuno ragionerà sull’uomo che plasma la materia, nessuno farà caso alle impronte digitali dell’artista impresse nel manufatto che si sta formando. Tutti ricondurranno l’opera al risultato di caffè e sigaretta dopo colazione, fermandosi al massimo per un selfie come si farebbe con un Suv parcheggiato in mezzo a una spiaggia affollata.

Il Big Clay è un segno grave di come la supponenza delle artistar odierne abbia superato ogni limite. Personaggi totalmente incapaci di autocritica e convinti che dalle loro menti esca fuori solo oro colato, vivono in un mondo ovattato circondati da broker dell’arte il cui unico interesse è muovere il mercato. L’equivoco di Piazza della Signoria è frutto di una sopravvalutazione della firma rispetto al contesto, causata dal provincialismo al contrario di chi, dall’alto del suo cosmopolitismo, pensa di poter applicare ovunque quello che funziona oltre Oceano. Far dialogare un artista contemporaneo col centro storico di Firenze è una cosa, imporlo è un’altra. Non si va a parlare col Papa masticando un chewingum in infradito e bermuda.

 

Josephine Frampton. Indizi al Sole

Si è inaugurata lo scorso 7 Maggio nella splendida cornice del Borghese Palace Art Hotel di Firenze, Indizi al Sole, la mostra della pittrice inglese Josephine Frampton, a cura di Gisella Guarducci.

In mostra 21 dipinti, sia di piccole che di grandi dimensioni, realizzati attraverso l’utilizzo di pigmenti in polvere su legno ingessato (quadri piccoli) e su tela ingessata (quadri grandi); tecnica pittorica molto vicina a quella del guazzo che, da sempre, si distingue nel panorama pittorico per originalità e delicatezza.

Centro e tema dominante di questa esposizione temporanea, che si potrà ammirare fino al 7 di Settembre, è la luce, in un percorso espositivo in cui l’occhio salta da un punto luce all’altro, sostando brevemente nell’ombra per poi rituffarsi dentro la luce. Guardando intorno, l’occhio non vede più alcun confine per via del bagliore e dell’alterazione delle forme; la stessa distanza da esse diventa indefinibile. Cercando rifugio da queste incertezze, l’occhio ricade di nuovo nell’ombra, e soffre già per quello che ha visto e non vede più.

La ricerca della luce, del calore, del cibo e dell’amore è l’azione principale dell’uomo. Essere sopraffatto dalla luce del giorno è un desiderio istintivo, così come quello di rintanarsi nel nido del sonno. La vista umana, tuttavia, è parziale, ed è per questo, che l’uomo s’incanta nei rapidi e conclusivi momenti del tramonto e dell’alba, che gli restituiscono un più nitido concetto del pianeta sole, pianeta che non può mai guardare direttamente ma che tasta con gli occhi ogni giorno, cercando degli indizi.

Fino al 07 Settembre 2017

Firenze

Luogo: Borghese Palace Art Hotel

Curatori: Gisella Guarducci

E-Mail info: gisellaguarducci@hotmail.com

A Sonic Map of Alexandria

Venerdì 14 Luglio il Museo Novecento (Piazza di Santa Maria Novella, 10) ha aperto le porte all’installazione sonora A Sonic Map of Alexandria curata dalle artiste Julia Tieke e Berit Schuk, in collaborazione con Radio Papesse.

A Sonic Map of Alexandria fa parte di Alexandria Streets Project un progetto artistico di mappatura sonora che ha preso vita nelle strade di Alessandria d’Egitto nell’autunno e inverno del 2012, quasi due anni dopo la rivoluzione del 2011, durante la presidenza di Mohamed Morsi, e che indaga le relazioni tra persone e spazi nella città egiziana. Ne emerge un archivio di storie, voci, musica e suoni della città, che può essere considerato un esempio di scrittura della storia sociale, politica e culturale egiziana in un momento di transizione. Un’installazione immersiva, site specific, a sedici canali, che farà rivivere le strade di Alessandria d’Egitto negli spazi del Chiostro del Museo Novecento.

 

 

Fino al 03 Settembre 2017

Firenze

Luogo: Museo Novecento

Curatori: Julia Tieke, Berit Schuk

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.museonovecento.it

Lloyd: paesaggi toscani del Novecento

Venerdì 14 Luglio a Villa Bardini (Costa S. Giorgio, 2) si è inaugurata Lloyd: paesaggi toscani del Novecento, la mostra curata da Lucia Mannini e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

Il paesaggio è un tema sempre presente nell’opera pittorica di Lloyd, un artista apprezzato, sia per le sue rappresentazioni dell’Isola d’Elba, sia per le vedute fiorentine.

L’esposizione raccoglie 62 opere dell’artista, provenienti, da 27 diverse collezioni private di tutta Italia (specie da Firenze e Livorno, ma anche da Roma, Milano, Viareggio e Reggio Emilia) e da collezioni pubbliche come la Galleria di Arte Moderna (Roma), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Roma), la Pinacoteca civica del Comune di Forlì a Palazzo del Merenda, la Pinacoteca Civica “Foresiana” (Portoferraio, Isola d’Elba), la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, le Gallerie degli Uffizi Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e la Fondazione Livorno.

Dopo la formazione a Livorno, seguendo l’ideale artistico e morale di Giovanni Fattori, Lloyd, di origini gallesi, ma livornese di nascita, giunge a Firenze alle soglie del Novecento, diventando un vero e proprio fiorentino d’adozione. Nella mostra, il cui catalogo è edito da Polistampa, si ripercorre il cammino artistico del pittore dagli inizi del Novecento, cui corrisponde la stagione divisionista, divisionismo alla piena maturità, negli anni Venti, con una piccola sezione dedicata alle vedute fiorentine degli anni Trenta.

 

 

Fino al 07 Gennaio 2018

Firenze

Luogo: Villa Bardini

Curatori: Lucia Mannini

Enti promotori:

  • Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze

Sito ufficiale: http://www.bardinipeyron.it/

Ai Weiwei e la libertà di espressione per i diritti dell’uomo

La libertà è un diritto di ogni essere umano, significa potersi esprimere senza ritorsioni, far sentire al mondo la propria voce. Cosa c’è che non va nella frase precedente? Si tratta forse di un’utopia? Proprio così, la libertà in questi termini non esiste, ancora nel XXI secolo l’essere umano non può esprimersi senza venir colto da qualche ritorsione, la libertà è limitata, la stessa arte viene considerata “pericolosa” quando l’artista trova il coraggio di far emergere dal buio i propri pensieri per esternare il problema di fronte a un pubblico, pensieri che non sono altro che lo sfogo, la lamentela nei confronti di un diritto negato a un altro essere vivente.

Se si pensa a un artista contemporaneo a cui per anni è stata negata la libertà di poter dare libero sfogo al proprio pensiero l’attenzione viene subito focalizzata su Ai Weiwei, il quale ha sfidato il governo cinese denunciando attraverso le opere d’arte il controverso sistema del capitalismo, si pensi ad esempio all’installazione Forever (2003) che è un chiaro riferimento all’omologazione imposta dal governo, e del consumismo.

Ai Weiwei attraverso l’arte intende rendere giustizia ai diritti civili che sono stati schiacciati dalle ingiustizie, l’arte diventa strumento di denuncia e intende far concentrare l’attenzione del pubblico sui problemi che in un certo senso potrebbero essere definiti scomodi per alcune autorità. In virtù di ciò è opportuno ricordare un episodio, ovvero la scelta di rendere noti in un blog, creato dallo stesso artista, i nomi dei ragazzi morti nelle scuole crollate per via di un terremoto nel 2008, un fatto che ha suscitato un certo clamore fra le autorità cinesi in quanto Ai Weiwei ha posto in luce non solo il fatto che le strutture non rispettavano determinati sistemi di sicurezza ma anche il sottostimato conteggio delle vittime. Un governo come potrebbe agire di fronte a un affronto simile? Ovviamente l’artista è stato privato della propria libertà, gli è stato tolto il diritto di dire la verità di quanto accaduto, il blog è stato oscurato e l’artista malmenato dalla polizia. Fortunatamente la libertà è una condizione insita nell’uomo e per questo motivo l’essere umano lotterà affinché possa dar libero sfogo alla propria parola, al proprio operato, alla propria arte, ecco come nasce, sempre nel 2008, Snake Bag, un serpente che è stato realizzato con zaini scolastici, una vera e propria opera d’arte di denuncia.

Legata alle vicende di attualità è Reframe, l’installazione del 2016 che è stata presentata a Firenze, un’opera molto discussa se si considera che 22 gommoni hanno circondato le finestre di Palazzo Strozzi, storica architettura rinascimentale. Il fine dell’opera è far riflette sulla questione dei migranti, un argomento hot nella società attuale. Come può essere collegato il tema dell’immigrazione alla libertà? Sicuramente al fatto che ciascun individuo deve essere libero di cercare una situazione di benessere, la libertà è una condizione sacra all’essere umano, così importante che è disposto a sfidare situazioni avverse pur di raggiungere quell’ancora di salvezza.

Una personalità provocatoria, un artista dissidente, questo è Ai Weiwei, il più famoso artista cinese vivente, emblema della lotta per la libertà d’espressione.

 

 

Andy Warhol. Forever / Simone D’Auria. Freedom

Fino al 31 dicembre 2017, un protagonista assoluto della storia dell’arte, Andy Warhol, e uno dei suoi talenti emergenti, Simone D’Auria, si ritrovano a Firenze nel nuovo capitolo del progetto urbanistico-culturale ideato dalla Lungarno Collection.

Le opere iconiche del maestro della Pop art americana e l’installazione Freedom, che vede protagoniste le scocche della Vespa, rivisitate dal geniale artista milanese, creeranno un suggestivo percorso tra l’interno del Gallery Hotel Art e la facciata dell’albergo fiorentino.

La mostra Andy Warhol Forever presenta sedici lavori tra le sue più iconiche produzioni, provenienti dalla Fondazione Rosini Gutman; si tratta di un excursus veloce, ma estremamente esplicativo, che ripercorre l’avventura dell’artista che è riuscito a scuotere dalle fondamenta il mondo accademico della pittura e della critica del secondo Novecento, ma anche a modificare per sempre l’immagine dell’America e della società contemporanea.

Il percorso, allestito all’interno del Gallery Hotel Art, propone due ritratti della serie dedicata a Marilyn Monroe, di cui Warhol si occupò già nel 1962, subito dopo la sua tragica scomparsa; Warhol intuì l’alto valore simbolico della vita e della violenta morte dell’attrice contribuendo a crearne un’icona che rimarrà nella leggenda. Accanto a essi, si trova una serigrafia del ciclo Ladies and gentlemen, nel quale Warhol inizia a ritrarre i volti della gente comune e non solo delle icone dello spettacolo. In questo ambito, l’artista decise di prendere come modelle anche delle drag queen del club newyorkese The Gilden Grape, un soggetto piuttosto forte e di non facile risoluzione per l’epoca.

Non mancano le immagini della società dei consumi, come le celebri lattine della Campbell’s soup, qui nella loro versione classica del 1967 e in quella con l’etichetta speciale creata per le olimpiadi invernali di Sarajevo del 1984, oltre a uno dei vestiti Campbell Soup Dress del 1966 in carta cotone ‘usa e getta’.

La mostra prosegue analizzando lavori più particolari, come quelli che riproducono il Kiku, ovvero il crisantemo giapponese, il fiore che rappresenta l’imperatore e la casa imperiale nipponica, o la rivisitazione delle nature morte seicentesche, pensate e realizzate come se fossero veri e propri modelli viventi, giocando e sperimentando l’uso delle ombre nell’arte grafica che, nella geniale prospettiva pop di Warhol divennero Space fruits – Frutta Spaziale.

Il percorso espositivo si chiude con una serie di opere di Steve Kaufman, tra cui tre ritratti di James Dean, uno argentato di Elvis Presley, uno di Marilyn e altri soggetti pop.

Il filo rosso della Pop Art lega la rassegna di Warhol con l’inedita installazione Freedom pensata da Simone D’Auria per la nuova edizione del progetto della Lungarno Collection. D’Auria, direttore artistico dell’operazione, ha individuato in Vespa, icona universalmente riconosciuta del Made in Italy, uno straordinario strumento di comunicazione che, in questa occasione, si riveste delle immagini rappresentative di diversi angoli del nostro pianeta.

Fino al 31 Dicembre 2017

Firenze

Luogo: Gallery Hotel Art

Enti promotori:

  • Patrocinio del Comune di Firenze

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 055 27263

E-Mail info: gallery@lungarnocollection.com

Sito ufficiale: http://www.galleryhotelart.com/

G7 d’Arte

Sette artisti contemporanei esporranno le loro opere nel Sacrario della Basilica di Santa Croce, in rappresentanza delle sette nazioni i cui Ministri della Cultura si ritroveranno a fine mese a Firenze per l’atteso G7 della Cultura. L’appuntamento con G7 d’Arte – questo il titolo dell’esposizione che non ha precedenti – è in Largo Bargellini dal 28 marzo al 17 aprile 2017, con ingresso libero. In concomitanza con il vertice mondiale dei Ministri della Cultura di Stati Uniti, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia in programma a Firenze il 30 e 31 marzo, la Direzione di Florence Biennale – Mostra internazionale di arte contemporanea propone infatti una mostra con opere di artisti di primo piano della scena internazionale.

Ma G7 d’Arte sarà anche una sorta di “anteprima” dell’XI edizione di Florence Biennalein programma dal 6 al 15 ottobre prossimi nella Fortezza da Basso di Firenze. Qui si celebreranno 20 anni di attività all’insegna del dialogo fra artisti di tutto il mondo che si esprimono attraverso tradizioni e discipline diverse, e che proporranno suggestioni artistiche sul tema eARTh: Creatività e Sostenibilità.

In larga parte vincitori del Premio Lorenzo il Magnifico nelle passate edizioni di Florence Biennale, gli artisti selezionati e invitati a G7 d’Arte rappresenteranno il proprio Paese a questo evento espositivo straordinario sviluppato su idea di Marco Ferri, curato da Melanie Zefferino con la direzione generale di Jacopo Celona.

Dal 28 Marzo 2017 al 17 Aprile 2017

Firenze

Luogo: Sacrario della Basilica di Santa Croce

Enti promotori:

  • MiBACT
  • Regione Toscana
  • Comune di Firenze
  • Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Firenze

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 055 3249173

E-Mail info: info@florencebiennale.org

Sito ufficiale: http://www.florencebiennale.org/

Sharon Formichella Parisi. Dreamed in Japan

La Galleria Le Murate Caffè Letterario a Firenze presenta la personale di Sharon Formichella Parisi Dreamed in Japan. L’esposizione è la seconda di un primo ciclo di tre mostre fotografiche personali a cura di Sandro Bini e Giulia Sgherri organizzate da Deaphoto in collaborazione con il Caffè Letterario.

Frutto di due differenti soggiorni in Giappone realizzati a distanza di qualche anno fra loro nell’Agosto del 2013 e del 2015, Dreamed in Japan è la storia di un innamoramento fra una fotografa e un paese e una cultura lontane e allo stesso tempo un bellissimo esempio di quanto distante possa portarci una passione vera ed un’autentica vena visionaria.

Il Giappone di Sharon Formichella ha infatti una sostanza allo stesso tempo onirica e sensuale fatta di volti, corpi, animali. Il suo bianconero forte, contrastato, talvolta molto drammatico, è certamente debitore della lezione stilistica di Daido Moryama, ma rispetto al realismo diaristico ed esistenziale del grande fotografo giapponese impegnato in un lavoro di estenuante esplorazione del proprio mondo, quello di Sharon è giocoforza lo sguardo di una  straniera occidentale in cui al dato reale, si somma e si sovrappone una forte componente immaginaria che si sostanzia spesso nelle sue fotografie nella giustapposizione dei piani visivi e nell’ampio ricorso a immagini riflesse, sovrapposte e stratificate su superfici speculari come, ma non solo, nelle splendide fotografie realizzate nell’acquario Acquario Kaiyūkan di Osaka, che rimangono certamente fra le più emblematiche di questa storia.

Ecco forse il sogno-sognato in Giappone da Sharon ed espresso in questa sua tumultuosa raccolta fotografica rimanda, più che nello stile visivo nella drammatica sceneggiatura di una vertiginosa distanza, a Hiroshima Mon Amour il film capolavoro del 1959 di Alain Resnais che narra l’incontro breve ma sconvolgente fra un’attrice francese e un architetto giapponese nell’immediato dopoguerra.

Fino al 12 Aprile 2017

Firenze

Luogo: Galleria de Le Murate Caffè Letterario

Curatori: Sandro Bini, Giulia Sgherri

Angelo Brancato. Quale Arte?

Dal 10 al 24 febbraio lo spazio curatoriale Simultanea Spazi d’Arte, ideato e diretto da Roberta Fiorini e Daniela Pronestì, presenta la mostra dell’artista Angelo Brancato (1974) a cura di Gaetano Terrana.

Di origini siciliane, da anni ormai Brancato vive ed opera a Firenze. Talento precoce, inizia a disegnare fin da bambino, riuscendo a mantere intatta negli anni la stessa immediatezza espressiva dell’infanzia. Una spontaneità a tratti selvaggia e certamente priva di un rigore logico; una pulsione interiore che invade lo spazio con un gesto deciso, instintivo, per niente interessato alle tendenze dell’arte attuale. Brancato è alla continua ricerca di un’espressione assoluta: i suoi paesaggi tracciano un movimento continuo, un vortice di colori che, con la loro intensità quasi allucinata, risucchiano lo sguardo dell’osservatore e spingono l’idea stessa di paesaggio ai limiti dell’astrazione. I ritratti raccontano invece di una società prigioniera del pensiero individuale, dispersa, disorientata, sempre alla ricerca del proprio equilibrio.

«Nonostante il mondo sia convinto di correre velocemente ed essere all’avanguardia – afferma l’artista – non sa che in questo preciso istante si trova agli antipodi del tempo».  Parole da cui si evince una visione lucida e implacabile dell’uomo contemporaneo, del suo delirio di onnipotenza destinato a tradursi – sembra dirci Brancato – in amara disillusione (Gaetano Terrana).

Fino al 24 Febbraio 2017

Firenze

Luogo: Simultanea Spazi d’Arte

Curatori: Gaetano Terrana

E-Mail info: simultaneaspazidarte@gmail.com

Sito ufficiale: http://simultaneaspazidarte.blogspot.it

Luci e suoni nella culla del Rinascimento

Dopo i meravigliosi successi degli anni precedenti, la magia dell’illuminotecnica è tornata a Firenze dall’8 Dicembre all’8 Gennaio, per il quarto anno consecutivo. Luci, suoni, colori, movimento: un evento artistico super coinvolgente che per un mese intero ha preso forma nelle piazze principali della città e non solo, con lo scopo di riconquistare il centro storico.

Un percorso che, contando circa diciotto punti, crea un vero e proprio racconto luminoso, per far riscoprire il potere della luce nell’arte, la metamorfosi della materia, il concetto di tempo nell’universo. Da via Ghibellina a Piazza della Signoria con la Loggia de’ Lanzi e la Fontana del Nettuno, dalle Murate a piazza Santo Spirito, corso Tintori, via Nathan Cassuto, via Burchiello, piazza Beccaria, Palazzo Borghese, via del Ponte Sospeso, il palazzo della Rinascente.

Nel Ponte Vecchio si è potuto ammirare un videomapping straordinario intitolato Lightness, proiettato da nord-est, dedicato alla rappresentazione e significato del potere della luce nella storia dell’arte, in pittura, nei metalli, nei gioielli, nelle vetrate. Da Taddeo Gaddi a Raffaello, da Caravaggio a Van Gogh, da Giacomo Balla a Emile Nolde, da Andy Warhol a Dan Flavin. Una carrellata di immagini in ordine sparso per sentire sempre più familiare la storia dell’arte.

In piazza Santo Spirito, proprio sulla facciata della basilica agostiniana, sono state proiettate le opere dei partecipanti alla open call lanciata dallo IED, Istituto Europeo di Design, dedicate al tema del fiume, in particolare dell’Arno, per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’Alluvione di Firenze.

Nella Loggia del Porcellino, in pieno centro storico, è stato il tema del Fanciullino a dominare l’area. Nel pavimento sono state proiettate installazioni multimediali progettate da Giancarlo Cauteruccio Stefano Fomasi e Sergio Risaliti. Ciò che anima questo luogo è dunque il tema dell’infanzia, della fanciullezza come stagione dello stupore e della rivelazione, l’infante come re del mondo e dio in terra, ma anche l’infanzia tradita. Uno studio del bambino, associato al fanciullino Pascoliano e al dio-bambino di Hilmann.

In piazza Santa Croce una stupenda proiezione chiamata Tunable White, ha animato la facciata della basilica, grazie alla quale le pietre e i marmi sembrano muoversi grazie al sistema che varia la resa cromatica della superficie architettonica, creando giochi sulle tonalità del bianco, di chiaro-scuro, caldo-freddo.

«Ogni anno con F-Light rendiamo la città più bella e accogliente, dando una nuova immagine della Firenze notturna. L’amministrazione prosegue la collaborazione tra pubblico e privato in un settore di grande fascino e potenzialità, sempre più protagonista dell’innovazione tecnologica. Con la collaborazione ed il coordinamento tecnico di Silfi, anche quest’anno portiamo a Firenze il meglio dell’illuminotecnica, con un programma che coinvolgerà sia i cittadini che gli addetti ai lavori; inoltre abbiamo avuto un prezioso e significativo incremento del contributo del mondo universitario, che ringrazio per la collaborazione», così si esprime fiduciosa e soddisfatta dei risultati, l’assessore allo Sviluppo economico Sara Biagiotti.