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Leonardo Ricci 100. Scrittura, pittura e architettura: 100 note a margine dell’Anonimo del XX secolo

In occasione del centenario dalla nascita di Leonardo Ricci, personalità di spicco nel panorama architettonico italiano del Secondo Dopoguerra, l’ex Refettorio di Santa Maria Novella a Firenze ospita dal 12 aprile al 26 maggio 2019 la mostra LEONARDO RICCI 100. Scrittura, pittura e architettura: 100 note a margine dell’Anonimo del XX secolo. Insieme ai materiali d’archivio dello CSAC di Parma, sono esposti per la prima volta i lavori conservati nella casa-studio dell’architetto a Monterinaldi. Schizzi di matrice espressionista, quadri di forte impatto materico e figurativo, frammenti di composizioni in mosaico, fotografie d’epoca e modelli dei progetti sono accostati ai disegni architettonici, in un collage che permette di fare luce su aspetti del lavoro di Ricci non ancora indagati, attraverso differenti livelli di espressione estetica. Documenti video/audio e brani di riviste contribuiscono a rendere comprensibile un messaggio poliedrico ma profondamente organico, tradotto magistralmente da Ricci anche attraverso la forma scritta. Il risultato è uno stupefacente quadro della ricchezza della ricerca teorica, della produzione artistica e dell’attività progettuale di Leonardo Ricci scrittore, pittore e architetto.

La mostra, curata da Maria Clara Ghia, Ugo Dattilo e Clementina Ricci, ha l’obiettivo di presentare la figura di Leonardo Ricci in maniera libera e asistematica, con un chiaro taglio interdisciplinare. A guidare il visitatore saranno stralci di Anonimo del XX Secolo, libro di respiro esistenzialista scritto da Ricci negli Stati Uniti nel 1957, “non un libro dotto per specializzati ma aperto a tutti”, come lo definiva il suo autore. “Il mio desiderio -scriveva- era quello di trattare alcuni argomenti strettamente connessi alla mia sfera di attività che si svolge principalmente nel campo dell’urbanistica e dell’architettura, ma in maniera non specifica”.

Divisa in sedici movimenti, come i sedici capitoli del libro, la mostra LEONARDO RICCI 100 propone un percorso aperto, vario eppure profondamente organico che mescola le trame delle discipline praticate da Leonardo Ricci, per mostrarne i legami sottesi e le interferenze. Le sezioni così mimano l’apertura del suo pensiero e mescolano opere di diversi periodi e di differenti provenienze, collezionando, invece che catalogando, la sua produzione, in cui si perdono i confini tra le discipline. Le sezioni diventano così possibili chiavi di lettura che aiutano a comprendere l’uomo che a Firenze aveva preso la lezione di Michelucci e l’aveva mescolata con quella dell’Astrattismo Classico. L’uomo che a Parigi aveva frequentato Albert Camus, Jean Paul Sartre e Le Corbusier e che poi si era spinto fino al Nord America, dove aveva conosciuto le pratiche dell’Action Painting.

Per ogni capitolo sono selezionate una serie di opere di discipline diverse, affiancate da alcuni brani del testo particolarmente significanti. L’attribuzione dei progetti ai diversi capitoli è funzionale a una lettura complessa e inclusiva, che non segue il principio dell’elenco ma del discorso aperto. L’itinerario di visita non vuole quindi essere lineare e accosta realizzazioni profondamente diverse per forma espressiva, epoca, destinazione d’uso e scala d’intervento, eppure vicine per ragioni di senso. Lo stesso metodo messo in atto da Ricci nella scrittura: i temi sono accostati o contrapposti senza seguire un ordine sistematico ma con un processo che l’autore definisce “logico”: non una ricerca di giustificazioni a priori, solo il desiderio semplice e incessante di trovare relazioni fra le cose che esistono e stabilirne di nuove.

Assomiglia a un agile compendio del Novecento la vita di Leonardo Ricci, un uomo che ha saputo attraversare le epoche, le filosofie e le nazioni, e che da queste ha tratto i fondamentali per costruirsi una visione personale del mondo e della pratica di architetto. Così in LEONARDO RICCI 100 ci si muove tra l’ottimismo utopico degli anni Quaranta della Firenze postbellica, dove Ricci partecipa ai concorsi per la ricostruzione dei ponti fiorentini, lavora con Savioli e Michelucci e scopre l’amore per la didattica, spostandoci verso le correnti esistenzialiste che ne influenzeranno l’opera letteraria, fino a toccare il primitivismo e il figurativismo mutuato da artisti come Schiele e Picasso, ma anche da contemporanei quali Corrado Cagli e Afro. Ampio spazio viene dedicato alla sua opera manifesto di Monterinaldi (la casa-studio Ricci del 1949, completata nel 1961), opera in cui si rintracciano i principali motivi della sua ricerca architettonica. Proprio in quest’area con Fiamma Vigo, nel 1955 Ricci dà vita a “La cava”, un evento in forma di manifestazione espositiva diventato celebre per la scelta di coinvolgere la collina intera di Monterinaldi, in un’azione collaborativa alla quale prendono parte liberamente architetti, pittori e scultori, in una completa integrazione fra le arti.

“Fare un’architettura vuol dire far vivere la gente in un modo piuttosto che in un altro” scrive Ricci in Anonimo del XX secolo, ripetendo una frase con cui pungolava i suoi studenti: ed è la domanda a cui risponde attraverso i villaggi per le comunità valdesi di Agape (1946-47) a Prali in Piemonte e di Monte degli Ulivi (1963-67) a Riesi in Sicilia, progetti in cui Ricci esprime pienamente la sua poetica comunitaria e il suo procedimento creativo, oppure con “La Nave” che realizza a Sorgane (Firenze), un edificio-città lungo 200 metri, in cui rivela le intenzioni del progettista di superare quegli aspetti critici che rintracciava nell’Unité d’habitation di Le Corbusier.

“Vi assicuro che senza essere visionari, senza essere futuristi, senza essere profeti, si può realizzare nella testa davvero una città felice per uomini felici. Ancora più semplicemente una città che tiene conto della possibilità della felicità.” Leonardo Ricci

Nella mostra trovano spazio anche le matrici organico-espressionista che caratterizzano le architetture di villa Mann Borgese a Forte dei Marmi (1957–59), o del progetto per la villa Pleydell–Bouverie, per la villa Balmain all’isola d’Elba (1958) e in molti altri progetti non realizzati, accanto al padiglione italiano per l’EXPO 67 a Montreal in Canada, dove la collaborazione con Emilio Vedova e Carlo Scarpa ribadisce le sue sensibilità ancora una volta aperte all’esplorazione di ambiti di 6 espressione artistica contigui all’architettura. E ancora: il progetto Model City per la Florida, i concorsi in Francia, l’attività di instancabile insegnante: le 100 note di architettura, pittura e architettura ci restituiscono oggi un ritratto multiforme d’artista.

Una ricerca aperta quella di Leonardo Ricci, che metteva al centro il benessere e il bonheur delle persone: in Anonimo del XX secolo scriveva “spero che ognuno vi trovi qualcosa di quello che cerca, che in questo mondo apparentemente incomunicabile uno scambio avvenga”. Questo approccio si traduce in un itinerario di visita non lineare, pensato appositamente da Eutropia Architettura, che accosta realizzazioni profondamente diverse, con un processo che Ricci definisce “logico”: non una ricerca di giustificazioni a priori, solo il desiderio semplice e incessante di trovare relazioni fra le cose che esistono e stabilirne di nuove.

Dal 12 Aprile 2019 al 26 Maggio 2019

Firenze

Luogo: Ex Refettorio di Santa Maria Novella

Indirizzo: piazza della Stazione

Curatori: Maria Clara Ghia, Ugo Dattilo, Clementina Ricci

Enti promotori:

Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Centenario di Leonardo Ricci

Patrocinio di Comune di Firenze

Tesfaye Urgessa. Oltre

L’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti conferma la vocazione di spazio per il contemporaneo delle Gallerie degli Uffizi ospitando fino al 3 febbraio 2019 la mostra monografica Tesfaye Urgessa. Oltre.

Nato ad Addis Abeba nel 1983 Tesfaye Urgessa, seguendo la vocazione artistica della famiglia, completa nel 2006 gli studi presso la University School of Fine Arts and Design dove nei tre anni successivi ricopre il ruolo di insegnante. Nel 2009, grazie a una borsa di studio del Deutschen Akademischen Austauschdiestes (DAAD), si trasferisce a Stoccarda iscrivendosi alla Staatliche Akademie der Bildenden Künste.

L’arrivo in Europa apre nuove vie: i viaggi, le visite ai musei, le esperienze maturate nell’ambiente accademico, influenzano fortemente il suo modo di dipingere. Urgessa trasforma infatti l’incontro dal vivo con l’arte del XX secolo (dall’espressionismo tedesco alla School of London) in un’occasione di confronto in chiave di superamento, elaborando una potente cifra identitaria che gli garantisce l’apprezzamento della critica e del mercato dell’arte.

Le trentacinque opere esposte nelle sale dell’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti registrano la vulcanica creatività di questi raggiungimenti con una selezione che privilegia la produzione degli ultimi due anni tranne per qualche significativa eccezione. Così se Trapped in the flesh – quadro dipinto in occasione della mostra fiorentina – è stato scelto come focus di apertura, il percorso vero e proprio si snoda cronologicamente a partire da Waiting del 2010, opera emblematica del periodo in cui Urgessa, appena giunto in Germania, coglie con uno sguardo disincantato la solitudine del mondo occidentale, i suoi riti, le sue fobie.

A motivare l’artista non sono tuttavia intenti narrativi o di denuncia sociale, bensì la volontà di attivare con lo spettatore un dialogo basato su un terreno condiviso di vissuto. Si veda ad esempio la serie di dipinti Die Beobachteten – che ha avvio nel 2014 e di cui si espone il diciottesimo e più recente titolo – nella quale Urgessa, utilizzando una prospettiva dall’alto tipica delle telecamere di sicurezza, sollecita uno scambio di ruoli tra chi guarda e le figure del dipinto, le quali, scrutando verso l’esterno si trasformano da “osservati” in “osservatori”.

Tale reciprocità implica tuttavia anche il coinvolgimento di Urgessa che è solito immedesimarsi a tal punto nelle sue figure da ricalcarne inavvertitamente le pose mentre le dipinge sulla tela: «Se qualcuno si riconosce nelle mie figure così come io mi riconosco in loro, allora necessariamente si riconoscerà in me», dichiara infatti a riguardo.

Ad attivare questa triangolazione esperienziale sono grovigli di corpi, talvolta deformi e mutili, sempre rigorosamente nudi, accostati a oggetti prelevati dalla quotidianità secondo logiche private, che riempiono le tele con soluzioni estreme ma bilanciate, suscitando domande ed evocando memorie. Neppure Urgessa conosce la provenienza di quelle forme che affiorano senza sosta nella sua mente, trasformando la costruzione del dipinto in un sofferto scontro in cui i “pentimenti”, spesso radicali, rappresentano una tappa pressoché obbligata. Non c’è infatti premeditazione nelle sue composizioni, ma un’adesione alle logiche dell’inconscio e del caso in un’accezione talvolta ironica, talvolta irriverente. Così se in Die Waschlappen i guanti da bagno trasformati in pantofole forniscono un contraltare domestico alla solennità della Sacra famiglia, in Ich halte dich fest halten 2 sono gli interventi pittorici della figlia a fornire gli elementi chiave del dipinto e anche del titolo che ricalca una curiosa espressione linguistica inventata dalla bimba.

La mostra espone anche un disegno e quattro monotipi a esemplificare la dimestichezza di Urgessa con le tecniche e i materiali. Pur avendo oggi a disposizione un grande studio a Nürtingen, nei pressi di Stoccarda, l’artista continua a disegnare spargendo le carte sul pavimento proprio come al suo arrivo a Mannheim nel 2009 quando, non avendo altre possibilità, stendeva i fogli per terra, lasciando che l’impronta di una suola o una goccia di caffè caratterizzassero l’opera.

Nel percorso è anche presente uno dei tre autoritratti dipinti da Urgessa in omaggio alla collezione delle Gallerie degli Uffizi, esposto in simbolico pendant con un ipnotico Ritratto d’uomo: non un autoritratto fatto allo specchio o tratto da una fotografia, ma un autoritratto “a memoria”, passato anch’esso al vaglio della potente immaginazione dell’artista.

Fino al 03 Febbraio 2019

Firenze

Luogo: Palazzo Pitti

Indirizzo: piazza de’ Pitti

Orari: da martedì a domenica 8.15-18.50. Chiuso lunedì

Curatori: Eike D. Schmidt, Chiara Toti

Enti promotori:

MiBAC

Gallerie degli Uffizi

Firenze Musei

Costo del biglietto: intero 10 €, ridotto 5 €

Telefono per informazioni: +39 055 294883

Sito ufficiale: http://www.uffizi.it/

Solo. Medardo Rosso

Torna a Firenze per la prima volta dopo un secolo Medardo Rosso (Torino 1858 – Milano 1928), il più grande scultore italiano della Modernità. È l’artista torinese trapiantato a Parigi il nuovo protagonista del progetto Solo che vede il Museo Novecento dedicare periodicamente una mostra monografica a un artista del secolo breve. Dopo Emilio Vedova e Piero Manzoni, il terzo appuntamento, Solo. Medardo Rosso, curato da Marco Fagioli e Sergio Risaliti, aperto al pubblico il 20 dicembre (fino al 28 marzo) per celebrare le opere di uno scultore straordinario, sperimentatore e anticipatore indiscusso della contemporaneità. Lo stesso che nel 1910 in occasione della “Prima mostra italiana dell’Impressionismo e di Medardo Rosso” e per iniziativa di Ardengo Soffici (autore del celebre volume Il caso Medardo Rosso del 1909), di Giuseppe Prezzolini e della rivista La Voce, venne riconosciuto come “Maestro della Scultura europea proteso nella Modernità”.

La mostra di Firenze propone un percorso di rilettura dell’opera dello scultore fuori della consueta visione codificata di un Rosso prima naturalista e poi simbolista, per segnalare invece la sua assoluta originalità e specificità nell’ambito dell’arte moderna. La ricerca rivoluzionaria sul soggetto si traduce in sculture di piccole dimensioni, antimonumentali, caratterizzate da superfici scabre, in molti casi espressione di processi artigianali che vengono gestiti in autonomia dallo stesso Rosso nel suo atelier, vera e propria fucina alchemica moderna. Alla sua peculiare indagine sull’arte plastica si affianca, influenzandola e restandone influenzata, la sperimentazione in ambito grafico e fotografico, in cui si accentua la passione per il frammento e il taglio compositivo e per la componente vibratile e fantasmatica dell’immagine.

Osteggiato dalla critica italiana (Ugo Ojetti e Margherita Sarfatti), che lo aveva chiuso nell’ambito della Scapigliatura lombarda, e dalla cultura artistica accademica, lo scultore, che pure era stato protagonista riconosciuto dall’arte plastica nella Parigi degli ultimi decenni del secolo precedente, Rosso è divenuto via via nel Novecento, per la sua anticipazione della Modernità, l’importante punto di riferimento delle generazioni successive, da Boccioni a Manzù da Marini a Fontana.

Fino al 28 Marzo 2019

Firenze

Luogo: Museo Novecento

Indirizzo: piazza Santa Maria Novella 10

Orari: Lun – Mar – Mer – Ven – Sab – Dom 11-19; Giovedì 11-14. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. 25 dicembre: giorno di chiusura

Curatori: Marco Fagioli, Sergio Risaliti

Enti promotori:

Comune di Firenze

Musei Civici Fiorentini

Museo Novecento

Costo del biglietto: intero € 8.50, ridotto € 4 (18-25 anni e studenti universitari), gratuito under 18, gruppi di studenti e rispettivi insegnanti, guide turistiche e interpreti, disabili e rispettivi accompagnatori, membri ICOM, ICOMOS e ICCROM

Telefono per informazioni: +39 055 286132

E-Mail info: info@muse.comune.fi.it

Sito ufficiale: http://www.museonovecento.it

It Plays Something Else

Diadora celebra un anniversario molto speciale: i 70 anni di attività, e per farlo sceglie la splendida cornice di Firenze, durante Pitti Immagine Uomo.

L’azienda ha deciso di rendere omaggio ai suoi 70 anni attraverso l’arte contemporanea e la cultura, realizzando l’esposizione It Plays Something Else.

Curata da Davide Giannella, la mostra celebra il marchio attraverso la produzione di una serie di opere d’arte e si sviluppa attorno all’idea di velocità come elemento comune ad ognuno degli sport di cui l’azienda è stata protagonista negli ultimi settant’anni grazie alla propria avanguardia stilistica e tecnologica, la manifattura e cura del prodotto made in Italy.

L’esibizione coinvolge una serie di artisti capaci di interpretare diversi linguaggi espressivi quali il design, la fotografia, le immagini in movimento e la scultura. I nomi coinvolti, tutti riconosciuti da parte di critica e pubblico sono: Ducati Monroe (Diego Perrone e Andrea Sala), Maisie Cousins, Gabber Eleganza, Invernomuto e Patrick Tuttofuoco.
La mostra, allestista nella splendida location della Stazione Leopolda, sarà inaugurata l’8 gennaio e nei due giorni successivi, il 9 e 10 gennaio, rimarrà aperta al pubblico dalle 11 alle 19 come omaggio alla città di Firenze.

Dal 08 Gennaio 2019 al 10 Gennaio 2019

Firenze

Luogo: Stazione Leopolda

Indirizzo: viale Fratelli Rosselli 5

Orari: 9-10 gennaio 2019 ore 11.00 – 19.00

Curatori: Davide Giannella

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Room – Maria Lai. L’anno zero

Il 20 dicembre il Museo Novecento ha inaugurato Room, nuovo spazio espositivo al piano terra, con un progetto dedicato a Maria Lai(Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013), una delle più importanti artiste italiane del XX secolo. A quasi cento anni dalla nascita il museo rende omaggio a questa protagonista silenziosa dell’arte contemporanea, con la mostra L’anno zero (fino al 28 marzo 2019) dedicata ai presepi in terracotta, pietre, stoffa e legno, uno dei temi più cari all’artista, già presente a Firenze nella monografica Maria Lai. Il Filo e l’infinito, mostra dedicatale questa primavera a Palazzo Pitti.

Con i presepi Maria Lai – che nel corso della sua lunga vita si è dedicata con costanza ad una ricerca del tutto personale sulla delicata poesia dell’esistenza – coglie l’essenza stessa della povera immagine della nascita del Messia e dell’adorazione di pastori e Magi tratta dal Vangelo, e ne fissa l’anno della nascita con un titolo emblematico: l’anno zero. Inizio della storia e vertigine del simbolo che si trovano all’incrocio tra favola ed epica, tra terra e cosmo, tra umano e divino. Dalle mani di Maria Lai nascono manufatti poveri costruiti con sapienza antica, piccoli monumenti al desiderio di pace e di fratellanza che parlano prima di tutto all’infanzia, minuscole scenografie che riproducono il mondo intero, la storia, i sogni e le utopie che resistono sparsi dovunque sulla terra, tra i popoli. Ogni presepio è un’invenzione inedita che non ripete mai se stessa e rinnova la matrice originale, quella trama evangelica che sempre replica un’esperienza di avvicinamento al sacro, alla manifestazione del dio tra noi.

Il presepe prima di tutto è per l’infanzia, quell’epoca della vita che sappiamo non essersi mai conclusa e mai compiuta. Il mondo in piccolo del presepe resta sempre in bilico tra favola e storia, tra il fatto miracoloso, unico e irrepetibile, e l’accadere quotidiano che sempre si ripete: un bambino nasce in una catapecchia ma è il re del mondo, e sua madre, una bella ragazza sposata a un falegname, l’ha partorito da vergine. L’ordine normale degli eventi umani si rispecchia in un disegno superiore. Questa eco, questa risonanza nella storia del sacro è quanto affascina del presepio. Ma è un sacro che parla nel linguaggio della favola, per la meraviglia dei bambini, e questo è il suo potere affabulatorio e un tantino magico, incantatorio.

Pensando al presepe in termini seriali, ma praticandolo con lo sguardo dell’infanzia poetica, Maria Lai supera la fredda esecuzione concettuale per entrare nel mondo della pura immaginazione, in quello della affabulazione figurativa, incrociando antropologia e metafisica, favola e teologia. Nelle sue opere la semplicità lirica del linguaggio del poeta, la beatitudine musicale del soliloquio mistico, accolgono e amplificano in senso profetico la sua forte, essenziale, voce politica, che registra le grandi lotte e le piccole rivoluzioni, le paure e i dolori, le guerre fratricide e i collassi planetari.

Fino al 28 Marzo 2019

Firenze

Luogo: Museo Novecento

Indirizzo: piazza Santa Maria Novella 10

Orari: Lun – Mar – Mer – Ven – Sab – Dom 11-19; Giovedì 11-14. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. 25 dicembre: giorno di chiusura

Curatori: Sergio Risaliti

Enti promotori:

Comune di Firenze

Musei Civici Fiorentini

Museo Novecento

Costo del biglietto: intero € 8.50, ridotto € 4 (18-25 anni e studenti universitari), gratuito under 18, gruppi di studenti e rispettivi insegnanti, guide turistiche e interpreti, disabili e rispettivi accompagnatori, membri ICOM, ICOMOS e ICCROM

Telefono per informazioni: +39 055 286132

E-Mail info: info@muse.comune.fi.it

Sito ufficiale: http://www.museonovecento.it

Lo schermo dell’arte Film Festival – XI edizione

Sarà Peter Greenaway ad aprire l’undicesima edizione dello Schermo dell’arte Film Festival, progetto internazionale dedicato alle molteplici interazioni tra cinema e arte, che si terrà a Firenze dal 13 al 18 novembre prossimo. Oltre cinquanta gli ospiti attesi tra artisti, registi, produttori e addetti ai lavori, tra cui gli artisti Dani Gal, Jumanna Manna, Ila Beka, Driant Zeneli, Barbara Visser, Gabrielle Brady, Diego Marcon, Jordi Colomer, Phil Collins, la regista Lisa Immordino Vreeland, i curatori Sarah Perks, Andrea Lissoni, Hila Peleg, i produtori Yorgos Tsourgiannis, Beatrice Bulgari e Anna Lena Vaney.

L’apertura uffciale del festival sarà preceduta martedì 13 novembre alle ore 18.00 dalla inaugurazione alle Murate. Progetti Arte Contemporanea della mostra European Identtes. New Geographies in Artstst Film and Video, a cura di Leonardo Bigazzi, protagoniste le opere di 12 giovani artsti residenti in Europa che lavorano con le immagini in movimento.

Confermando la specificità della sua programmazione tra cinema e arte, il festival riunisce circa 25 film tra lungometraggi e corti, film d’artista e documentari. Tra quest’ultimi sono le anteprime italiane di Kusama- Infinity (2018) di Heather Lenz, dedicato alla novantenne artista giapponese Yayoi Kusama, una delle figure più celebri della scena contemporanea, che dal 1977 vive per sua scelta nell’ospedale psichiatrico Seiwa ma dipinge quasi quotidianamente nello suo studio a Shinjuku; The End of Fear (2017) di Barbara Visser che ricostruisce, a distanza di oltre vent’anni, la vicenda dello scempio subito nel 1986 dal celebre dipinto Who is Afraid of Red, Yellow and Blue III dell’astrattista americano Barnett Newman conservato allo Stedelijk Museum di Amsterdam; Love, Cecil di Lisa Immordino Vreeland, Stati Uniti (2017), che racconta la complessa personalità e il talento del designer e fotografo di moda Cecil Beaton, ritrattista ufficiale della Regina Elisabetta, attraverso rari materiali di archivio e brani tratti dai suoi diari.

Tra i film d’artista Lo schermo dell’arte è orgoglioso di presentare il toccante Island of the Hungry Ghosts (2018) dell’artista australiana Gabrielle Brady, il cui progetto è stato siiluppato nel 2015 nell’ambito di Feature Expanded, programma di formazione del festival. Vincitore di numerosi riconoscimenti tra cui il Best Documentary Feature Award del Tribeca Film Festival 2018 e recentemente il Feature Documentary Award dell’Adelaide Film Festival 2018, il film è stato nominato nella shortlist dei premi dell’Australian Academy of Cinema and Television Arts. Girato a Christmas Island nota per il fenomeno della migrazione di milioni di granchi dalla giungla al mare, narra l’esperienza di una giovane psicologa impegnata nel dare sostegno ai migranti che lì arrivano da tutto il Medio Oriente.

L’approccio delicato e la scoperta di una figura originale e fuori dagli schemi sono gli elementi del bel film Moryama-San (2017) di Ila Beka e Louise Lemoine dedicato a Yasuo Moriyama, eremita urbano di Tokyo appassionato di musica noise – la colonna sonora è di Otomo Yoshihide – che vive in modo del tutto personale gli spazi di una straordinaria casa a piccoli padiglioni disegnata dall’architetto Ryūe Nishizawa considerata un esempio dell’architettura giapponese contemporanea.

Tra i corti si segnalano tre film accomunati da atmosfere misteriose e sospese: nell’acclamato Monelle il giovane artista italiano Diego Marcon, vincitore del MAXXI Bulgari Prize 2018, illumina il buio della sala cinematografica con spari di flash che rivelano inquietanti abitanti di uno spazio fortemente connotato da un’estetica razionalista, quello della celebre Casa del Fascio di Como dell’architetto Giuseppe Terragni in Who Was the Last To Have Seen the Horyzon? del giovane artista Driant Zeneli, che nel 2017 ha partecipato al programma di formazione VISIO dello Schermo dell’arte e che rappresenterà l’Albania alla prossima Biennale di Venezia, quattro personaggi e un cane fluttuano in un ambiente alieno, oscuro e silenzioso; mentre in Blue, presentato in anteprima, il super premiato filmmaker e artista tailandese Apichatpong Weerasethakul condensa le atmosfere surreali tipiche del suo cinema in uno scenario che allude alla condizione tra sogno e veglia.

 

 

Dal 13 Novembre 2018 al 18 Novembre 2018

Firenze

Luogo: Cinema La Compagnia e altri luoghi

E-Mail info: info@schermodellarte.org

Sito ufficiale: http://www.schermodellarte.org

La caccia al tesoro fotografica

Sabato 22 settembre 2018 si svolgerà a Firenze La caccia al tesoro fotografica, realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale DISTURbo, nell’ambito del festival L’Eredità delle Donne. Le nostre giornate del Patrimonio. Un format di puro divertimento che combina la passione per la fotografia con il piacere di vivere in modo nuovo la città.

Il format è semplice: all’inizio del gioco verrà consegnata a tutti i partecipanti – che dovranno iscriversi preventivamente in Team di due persone – una lista di 20 obiettivi da fotografare nel centro di Firenze in un tempo massimo di 3 ore.

Tra questi si troveranno luoghi d’interesse storico e culturale, donne dell’antichità da riscoprire, oggetti da cercare e prove da superare che prevedono il coinvolgimento e l’interazione con i passanti e i turisti dando così libero sfogo alla creatività dei partecipanti. Per spostarsi durante il percorso, sarà consentito solo l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici ed eco-friendly (biciclette, monopattini, rollerblades etc).

La caccia al tesoro è aperta a tutti: amanti della fotografia e chiunque abbia voglia di mettersi in gioco. Non ci sono limiti di età o di professione infatti sarà possibile competere anche solo con l’utilizzo del proprio smartphone.

L’appuntamento è sabato 22 settembre 2018 alle ore 15.00 in Piazza Santa Maria Novella. I partecipanti, che avranno a disposizione un solo mezzo fotografico (macchina fotografica digitale o cellulare o polaroid), dovranno tornare in Piazza entro le ore 18:00. Al loro arrivo sarà presente lo staff de “L’Eredità delle Donne” che avrà cura di scaricare sul momento le foto realizzate.

Saranno premiate le 3 coppie che per prime consegneranno tutte le 20 foto eseguite correttamente nel minor tempo. Inoltre l’Eredità delle donne metterà in palio anche premi per lo scatto più originale, lo scatto più divertente, il mezzo di trasporto più fantasioso. Premi extra saranno dedicati a coloro che posteranno fotografie su Instagram utilizzando l’hashtag (#) lanciato appositamente per l’occasione: #ereditadelledonne

La premiazione si svolgerà domenica 23 settembre, durante la quale verranno consegnati ai vincitori: macchine fotografiche, giftcard, cene e molti altri premi offerti dai prestigiosi sponsor che sostengono l’iniziativa.

L’Eredità delle Donne è un’assoluta new entry nel panorama nazionale dei festival che, dal 21 al 23 settembre, abbraccerà a 360° numerosi ambiti della cultura in una chiave di lettura tutta al femminile per evidenziare il valore, la preziosa eredità e la grande influenza che le donne hanno dato e continuano a dare in diversi ambiti. Il festival, con la direzione artistica di Serena Dandini, affronterà, in maniera del tutto originale e per la prima volta in Italia, il tema dell’empowerment femminile attraverso la cultura, l’informazione e l’intrattenimento.

 

 

TITOLO: L’Eredita’ delle Donne – La caccia al tesoro fotografica

QUANDO: 22 settembre 2018 ore 15:00

PREMIAZIONI: 23 settembre 2018

DOVE: FirenzePartenza e arrivo Piazza Santa Maria Novella

ISCRIZIONE ALL’EVENTO: 5€ a persona

 

CONTATTI:

DISTURBO – info@disturbo.net

 

LINK DI RIFERIMENTO:

SITO – ereditadelledonne.eu

FACEBOOK- https://www.facebook.com/ereditadelledonne/

TWITTER –  https://twitter.com/ereditadonne

INSTAGRAM – https://www.instagram.com/ereditadelledonne/

 

Omaggio a Elia Volpi pittore

Domenica 6 maggio al Museo di Palazzo Davanzati è stata inaugurata la mostra Omaggio a Elia Volpi pittore.

Noto soprattutto quale intraprendente collezionista/antiquario e artefice della ardita intuizione di restaurare l’antico Palazzo Davanzati trasformandolo nel 1910 in un museo privato dedicato a testimoniare più in generale, lo stile di una abitazione fiorentina tra Medioevo e Rinascimento, il padre del Museo si cimentò anche in una personale produzione artistica figurativa dopo la formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Questa fase è poco nota ma non meno importante per restituire una visione a tutto tondo di questa complessa personalità. La mostra ripercorre la formazione e l’attività giovanile (dai primi anni Settanta all’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento) del Volpi, attraverso l’esposizione di dipinti e disegni in gran parte inediti, pervenuti al museo grazie a donazioni e di alcune opere provenienti da collezioni private.

Tra le opere in mostra, il raffinato ventaglio dipinto per la Regina Margherita nel 1885, con la Regina seduta nel giardino delle Grazie e incoronata dal Genio d’Italia in mezzo alle Virtù morali e civili, di cui si propone in mostra il bozzetto affiancato alla foto d’epoca; il fascinoso Ritratto di Pia Lori, sua futura moglie, risalente al 1890 circa, che dialoga con il Ritratto di Elia Volpi, realizzato nel nel 1915 da Silvio Zanchi, suo amico e storico collaboratore nei restauri di Palazzo Davanzati; il Ritratto di fanciulla del 1885, utilizzato come immagine rappresentativa della Mostra, che spicca per la grande modernità.

In esposizione anche una sezione multimediale e in particolare un video inedito, intitolato Elia Volpi nella quiete di Villa di Celle; il filmato presentato per la prima volta, contiene riprese girate in tempi e luoghi diversi introducendoci in alcuni momenti della vita privata di Elia e della sua numerosa famiglia attorno alla fine degli anni Venti del Novecento.
Inoltre, un pannello touch screen con le foto dell’album dedicato a La storia di Palazzo Davanzati permetterà di ricostruire la storia della “creazione” del Museo e di un vero e proprio modello di “fiorentinità”.

 

 

Dal 06 Maggio 2018 al 05 Agosto 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Davanzati

Enti promotori:

  • MiBACT

Costo del biglietto: intero € 6, ridotto € 3

Telefono per informazioni: +39 055 2388610

E-Mail info: mn-bar.museodavanzati@beniculturali.it

Sito ufficiale: http://www.bargellomusei.beniculturali.it

Nascita di una Nazione. Arte italiana dal Dopoguerra al Sessantotto

Fino al 22 luglio 2018  Palazzo Strozzi ospita la mostra Nascita di una Nazione. Arte italiana dal Dopoguerra al Sessantotto, un viaggio tra arte, politica e società nell’Italia tra gli anni Cinquanta e il periodo della contestazione attraverso oltre settanta opere di artisti italiani, quali Renato Guttuso, Lucio Fontana, Alberto Burri, Emilio Vedova, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Mario Schifano, Mario Merz e Michelangelo Pistoletto.

L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, presenta, per la prima volta riunite assieme, le opere più emblematiche del fermento culturale italiano tra gli anni Cinquanta e la fine degli Sessanta. Si tratta di un itinerario artistico che parte dal trionfo dell’Arte informale, fino ad arrivare alle sperimentazioni su immagini, gesti e figure della Pop Art in giustapposizione con le esperienze della pittura monocroma, fino ai nuovi linguaggi dell’Arte povera e dell’Arte concettuale.

La mostra racconta la nascita del senso di Nazione attraverso gli occhi e le pratiche di artisti che da un lato fanno arte di militanza e impegno politico, dall’altra reinventano i concetti di identità, appartenenza e collettività, collegandosi alle contraddizioni della storia d’Italia negli anni successivi al cupo e tragico periodo del fascismo e della guerra. Sono gli anni del cosiddetto “miracolo economico”, momento di profondi cambiamenti per la società italiana fino alla fatidica data del 1968, di cui nel 2018 ricorre il cinquantesimo anniversario. È in questo ventennio che prende forma una nuova idea di arte, orientata verso la contemporaneità attraverso una straordinaria vitalità di linguaggi, materie e forme che si alimentano di segni e figure della cronaca.

L’esposizione narra il periodo più fertile dell’arte italiana della seconda metà del Novecento, ripercorrendo alcuni temi identitari di un Paese in cui l’arte viene concepita sia come forza innovatrice sia come strumento di approfondimento di un più ampio contesto culturale.

 

 

Dal 16 Marzo 2018 al 22 Luglio 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Strozzi

Curatori: Luca Massimo Barbero

Enti promotori:

  • Fondazione Palazzo Strozzi con la collaborazione di Barcor17
  • Con il sostegno di Comune di Firenze
  • Camera di Commercio di Firenze
  • Associazione Partners Palazzo Strozzi
  • Regione Toscana

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 9,50, scuole € 4

Telefono per informazioni: +39 055 2645155

E-Mail info: info@palazzostrozzi.org

Sito ufficiale: http://www.palazzostrozzi.org

Maria Lai. Il filo e l’infinito in mostra a Firenze

Dall’8 marzo 2018 è approdata a Firenze, a Palazzo Pitti, la mostra Il filo e l’infinito, una rassegna che presenta al pubblico le opere dell’artista sarda Maria Lai (1919 – 2013).

Nell’esposizione toscana viene celebrata la ricerca che l’artista ha compiuto nell’arco di settant’anni, viene posto in luce un continuo rinnovarsi del linguaggio che parte dal realismo lirico degli anni ’40 all’informale della fine degli anni ’50, vengono presentate le opere polimateriche degli anni ’60 fino alle creazioni concettuali.

Suggestivo è il video presentante la celebre installazione Legarsi alla montagna, un’opera magica che ha visto il coinvolgimento dell’uomo e della natura, della popolazione e del territorio, delle leggende locali.

Fra i protagonisti indiscussi della mostra troviamo il telaio, lo strumento da cui nascono le tele cucite, un’evocazione del mondo arcaico dell’arte tessile sarda, opere che dialogano con la materia, o meglio con i polimaterici, come accadeva nella scena nazionale con Burri, Manzoni o Castellani.

L’arte di Maria Lai unisce gli uomini, ogni sua creazione volge lo sguardo alla comunicazione attuale, ai linguaggi d’oggi, grazie alla ricerca della propria storia.

Maria celebra la creatività, grazie all’immaginazione il filo diventa paesaggio, una geografia, un libro illustrato.

«Al centro di questa rassegna — spiega il direttore degli Uffizi Eike Schmidt — sta il mezzo più tipico del suo lavoro, cioè quel filo che lega e collega in maniera senz’altro viva, e che infatti spesso rimane libero e non ancora cucito: tra i vari riferimenti mitologici non può che ricordare Penelope che tesse durante il giorno e nella notte scioglie i fili».

 

 

Dal 08 Marzo 2018 al 03 Giugno 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Pitti

Curatori: Elena Pontiggia

Enti promotori:

  • MiBACT
  • Gallerie degli Uffizi
  • Firenze Musei
  • Patrocinio del Comune di Ulassai

Costo del biglietto: intero 16€, ridotto 8€

Sito ufficiale: http://https://www.uffizi.it/