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Quello che ho imparato da Giacomo Balla. Balla e Dorazio

E’ proprio il caso di annunciare che c’è una nuova galleria in città: Futurism & Co., spazio dedicato alle avanguardie del Novecento e non solo.

Mancava davvero un luogo destinato a una compagine storico-artistica così importante: nell’asettico mondo delle white cube capitoline, che lavorano sul fronte del contemporaneo con esiti non sempre sorprendenti, spicca e soddisfa la scelta della famiglia Carpi, noti collezionisti d’arte, di dedicare questo spazio espositivo alle principali avanguardie europee del ‘900, prime fra tutte quella del Futurismo, movimento di rottura e di immensa modernità che ha caratterizzato nelle sue progressive fasi la prima metà del secolo.

E’ stata questa avanguardia infatti a trainare la situazione artistica del nostro paese fuori da una pericolosa immobilità, traghettandola poi verso quella che, coerentemente col nome scelto dal gruppo era una nuova concezione di “futuro”.

La mostra, dal titolo “Quello che ho imparato da Giacomo Balla. Balla e Dorazio” non si sofferma però solo sull’opera di Balla Futurista, ma propone un’ interessante confronto tra lui e un altro artista molto importante, ossia Piero Dorazio, uno dei primi astrattisti italiani.

Sono esposte 26 opere in dialogo fra loro, che mostrano con chiarezza l’influenza che la pittura e la poetica del primo hanno avuto sul più giovane artista. E’ però proprio grazie a Dorazio che l’arte del maestro venne riconosciuta anche oltreoceano, avendo così modo di vivere una seconda giovinezza; nel 1954 infatti, Dorazio, assieme ad Achille Perilli, suo amico di una vita, portò a New York la mostra su Giacomo Balla Futurista che si era già tenuta a Roma, e che permise all’astrattismo italiano di imporre un suo discorso oltreoceano.

L’azione congiunta dei due a favore dell’organizzazione di questa importante esposizione è documentata anche da un prezioso carteggio che si scambiarono al riguardo, e che è esposto in questa sede a completamento delle opere in mostra.

Tra esse spiccano le due versioni di Rumoristica plastica Baltrr di Balla e le sue Compenetrazioni iridescenti; è evidente l’influsso che ebbero sulla produzione di Dorazio, nella ricerca luministica, vibratoria, associata all’idea di continuo movimento. E’ un dinamismo di fondo che soggiace al reale e ne pervade le forme, e che viene reso in pittura dai due artisti, denotando una volontà costruttiva e non solo ottica. E’ la luce in movimento a definire e dare vita alle immagini. Gli intensi astrattismi dai colori brillanti di Dorazio, come Il ponte di Carlo o La corsa si pongono in continuità ideologica con le linee forza e gli studi sulla luce di Balla, diventandone così efficacemente estensione e non semplice ripetizione.

Galleria Futurism & Co.

Via Mario de Fiori 68 – Roma

Dal 25 novembre 2017 all’08 gennaio 2018

http://www.futurismandco.com/

Giacomo Balla. I tempi del Tempo

Se oggi la fotografia viene considerata da tutti noi come il mezzo più rapido per catturare un’immagine che colpisce la nostra vista e immaginazione, in tempi passati questa tecnica presupponeva un lavoro paziente, e soprattutto un’attesa, che diviene temporalità estesa. Il processo di ripresa, e poi quello di sviluppo e asciugatura poteva durare diverse ore, a volte anche un giorno.

Giacomo Balla era figlio di un fotografo; lui stesso lo aiutava spesso nella sua professione. La ricerca della resa della quarta dimensione nella sua pittura viene indubbiamente dalla matrice professionale paterna, che va ad unirsi felicemente con la parabola Futurista in cui entrerà a far parte, lui, più anziano rispetto agli altri membri dell’avanguardia italiana, ne assimilerà gli assiomi, arricchendola con la sua esperienza artistica più matura.

I Futuristi anelavano alla fusione delle tre dimensioni (lunghezza, larghezza profondità) nel minimo comun denominatore del movimento, inteso come dinamismo interiore o esteriore, volto alla rappresentazione di una spinta veloce verso l’avvenire. Balla sposa queste idee, ma introduce una quarta dimensione, legata al tempo e alla durata. Anche i Futuristi avevano condotto questa ricerca, ma in loro la resa della temporalità veniva divorata dal moto velocissimo che fondeva l’immagine in macchia quasi indistinta. Il concetto di durata proposta da Balla è di tipo più meccanico, offre una scansione dell’immagine che non perde mai nitidezza.

In una prima fase della sua carriera, Balla dipinge tramite la tecnica divisionista. Scomposizione dell’immagine in puntini luminosi, che, saggiamente distribuiti in base a ben precise leggi scientifiche teorizzate alla fine dell’800, la frantumano dapprima per poi ricomporla alla giusta distanza nella retina dello spettatore. Balla usa questa tecnica nel quadro Fidanzata a villa Borghese del 1902. L’immagine è un’istantanea di un pigro ed assolato pomeriggio domenicale, una passeggiata romantica in un parco romano. Ma già qui l’interesse per la durata degli eventi trapela dalla scelta della tecnica esecutiva, che come dicevamo presuppone un lavoro di smembramento e poi di nuovo di assimilazione del nervo ottico, quindi una durata. Ma oltre a ciò, l’immagine riassume in un tempo una sequenza di eventi: l’aver camminato a lungo con un clima probabilmente afoso, azione passata che porta a quella presente, contraddistinta dalla necessità di sedersi all’ombra a riposare, dallo sguardo stanco della donna, alla muta richiesta che le si legge negli occhi di procedere, in un futuro prossimo, al ritorno a casa, per ristorarsi.

Quando Balla diventa Futurballa, la resa del concetto temporale avanza ulteriormente. In Dinamismo di un cane al guinzaglio del 1912 ad esempio, lo scodinzolare e lo zampettare di un cagnolino a spasso con la padrona vengono resi in maniera simultanea, come se potessimo vedere in una sola immagine la condensazione dei tempi del tempo della sua passeggiata. Ciò è ancora più evidente in Ragazza che corre sul balcone, dello stesso anno: il suo correre avanti e indietro, appoggiata alla ringhiera del terrazzino, le cui sbarre diventano struttura fusa alla sua stessa massa muscolare ed ossea, integrate nell’equazione movimento + durata.

Ma la quintessenza di questa ricerca si ha con il dipinto Volo di rondini, del 1913. Le rappresentazioni delle fasi di volo dell’uccello si mescolano alla descrizione di diversi momenti di vita degli oggetti intorno a lui e a quelli dell’aria stessa, quasi che anche i dettagli atmosferici e le cose fossero suscettibili di mutamenti continui, che prendono corpo in questa rappresentazione che si estende, permettendoci di divorare con uno solo sguardo attimi diversi che si coniugano insieme in modo amabile, amalgamandosi senza mai perdere la loro specifica durata.

 

“Ricostruzione futurista dell’universo” di Giacomo Balla

Alla Fondazione Magnani Rocca di Parma inaugura oggi una mostra che ripercorre la ricerca dell’artista torinese alla luce del manifesto del 1915.

La mostra “Giacomo Balla Astrattista Futurista”, allestita negli spazi della Fondazione (Mamiano di Traversetolo) e aperta sino all’8 dicembre 2015, è curata da Elena Gigli e Stefano Roffi. Essa rilegge l’intera parabola dell’artista (1871-1958) attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione futurista dell’universo (1915), di cui ricorre il centenario, firmato «Astrattista Futurista» dall’autore insieme a Fortunato Depero.

Questi gli intenti dichiarati: «Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo (…) Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione (…) Il parolibero Marinetti ci disse con entusiasmo: “L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) perciò nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo. Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare” (…) Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità».

Il percorso espositivo, seguendo i punti programmatici del documento teorico, procede per temi: “Astratto”, “Dinamico”, “Volatile”, “Drammatico”, “Autonomo”, “Trasparentissimo”, “Coloratissimo e luminossisimo”, “Scoppiante” e “Trasformabile”. L’itinerario prende il via dalle opere di inizio Novecento realizzate a Villa Borghese, per procedere col dinamismo del volo delle rondini e del moto delle auto; a seguire una serie di figure femminili; quindi i dipinti interventisti, gli autoritratti, i cicli delle Stagioni e delle Trasformazioni Forme Spiriti; e ancora, paesaggi artificiali e sculture; in conclusione vestiti e mobili.

Giacomo Balla, Forze di paesaggio + cocomero, 1917-1918, tempera su carta intelata; © Giacomo Balla, by SIAE 2015

Giacomo Balla, Forze di paesaggio + cocomero, 1917-1918, tempera su carta intelata; © Giacomo Balla, by SIAE 2015

http://www.culturaitalia.it/opencms/export/sites/culturaitalia/thumbs/800x800/images/Giacomo_Balla_Forze_di_paesaggio_giardino.jpg

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