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Gabriel Hartley, Spoiled

La galleria Z2O Sara Zanin Gallery presenta la prima mostra personale di Gabriel Hartley, artista britannico che ha realizzato le opere esposte (dipinti, disegni e rilievi scultorei), durante il suo soggiorno come Abbey Fellow in Pittura presso la British School di Roma.

Il percorso espositivo è una sorta di collage della memoria dell’artista, che ci mostra, attraverso i suoi occhi e i suoi processi mentali di assimilazione, un universo di immagini, colori e sapori associati a cose viste, sperimentate e perfino assaggiate durante il suo soggiorno romano. Elementi della vita quotidiana o di un passato monumentale convergono in una serie di oggetti artistici o di espressioni cromatiche e materiche, che da un singolo dettaglio possono innescare nello spettatore processi legati alla memoria e al riconoscimento.

Il fulcro della sua indagine artistica è la ricerca del punto di rottura, che si spinge fino ad arrivare al concetto stesso di rovina. Nei dipinti questo avviene attraverso un processo di creazione dell’immagine che prevede l’utilizzo di una smerigliatrice angolare per intagliare la vernice, che comporta un paziente lavoro di scavo stratificato, il cui esito finale è quello di mostrarci un’immagine mobile che si sfoca progressivamente.

Nei rilievi invece, eseguiti utilizzando materiali di risulta delle imbottiture dei mobili, l’intento è quello di associarsi in linea di pensiero alle antiche spolia, ossia le sculture decorative di reimpiego utilizzate sulla maggior parte degli antichi edifici romani.

Il termine spolia è chiaramente un rimando al titolo della mostra, Spoiled, che unisce quindi in senso filologico la lingua latina a quella, contemporanea, parlata dall’autore. Inoltre si associa al concetto di rovina, sia essa materiale o intellettuale; il termine prevede la doppia valenza (latina/inglese) anche per quanto riguarda il concetto di spoliazione, di appropriazione (in inglese bottino di guerra si dice infatti spoils), che, se analizzato in maniera trasversale e in senso chiaramente anti-predatorio, può essere visto come l’assorbimento da parte dell’artista di una serie di “bolle di pensiero” come lui stesso le chiama (ovvero frammenti di storia che fluttuano liberamente), che appartengono a una città che lo ha ospitato mentre portava avanti la sua ricerca, di cui questa mostra è il tracciato finale.

 

Z2O Sara Zanin Gallery

Vicolo della Vetrina, 32

Dal 6 Giugno al 31 Luglio 2018

www.z2ogalleria.it