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Stefano Canto, Sotto l’influenza del Fiume. Sedimento

Seconda personale per Stefano Canto presso la Galleria Matéria di Roma, dal titolo Sotto l’influenza del Fiume. Sedimento, visitabile fino al prossimo 19 maggio.

La mostra nasce dalla ricerca incrociata che questo artista compie approfondendo una tematica  duplice, quella della città di Roma e quella legata al concetto di scultura, dalla sua genesi alla realizzazione finale.

L’entità fluviale, il Tevere, testimonianza storica, naturale ed urbana della capitale diventa raccolta di materiali, elementi, testimonianze, un’amalgama in continuo mutamento che fa della contaminazione e della rigenerazione il suo punto di forza.

Questo processo di rielaborazione è alla base dell’idea stessa del fare scultoreo, che porta al risultato conclusivo dell’immagine concretizzata.

La prima sala è interamente occupata da un’impalcatura fatta di tubi innocenti, un’installazione volta a far entrare lo spettatore nel mood del “work in progress”, un cantiere edile e geologico che è  testimonianza degli strati della città contemporanea, intesa come organismo in continua evoluzione.

Protagoniste dello spazio una serie di sculture biologiche, che mescolano al loro interno materiali industriali come il cemento a elementi provenienti dal mondo naturale, recuperati dall’artista durante delle perlustrazioni effettuate lungo gli argini del Tevere.

L’acqua, l’elemento costituente il fiume è di nuovo protagonista nella genesi dell’opera; è lei che  permette la miscela e la fusione di parti apparentemente estranee tra loro, o di norma contrapposte, fungendo da legante, da liquido amniotico dove far crescere la nuova creatura, metà viva, metà immobile.

Lo spazio della galleria diventa quindi opera esso stesso, fornendo la cornice ideale per la  trasformazione della materia che viene elaborata dall’artista, artefice di un processo teso a rendere concreta e palpabile la  miscela tra natura, urbanistica e costruzione dello spazio.

 

 

Galleria Matéria

Via Tiburtina, 149 – Roma

dal 28 marzo al 19 maggio 2018

dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00

www.materiagallery.com

 

One giant leap. Xiaoyi Chen – Giulia Marchi

La luna è la protagonista della doppia personale delle artiste Xiaoyi Chen e Giulia Marchi, in mostra alla galleria Matèria fino al prossimo 7 febbraio.

La prima sala ospita lavori inediti di Giulia Marchi: Fluxus, Campo del Cielo # Chorotis e Ciclo di Saros. Fluxus è un’installazione a parete composta da 20 polaroid, rappresentanti l’immagine della luna colta in diversi momenti; l’artista non ha catturato direttamente l’astro bensì ne ha riprodotto le sembianze attraverso un lavoro manuale, utilizzando una maschera circolare posta sulla lente del foro stenopeico, con il quale scandisce poi i tempi di scatto in base alle maree, che sono dettate dalla luna stessa.

Campo del Cielo # Chorotis è invece un gruppo di sculture in ferro, rappresentanti frammenti di meteorite; il nome dell’installazione deriva da un luogo sito in Argentina, famoso per la massiccia presenza di crateri meteoritici.

Il periodo di 18 anni, al termine del quale si ripetono le stesse eclissi lunari e solari è detto Ciclo di Saros; 4 studi sulle eclissi lunari che avverranno nel prossimo futuro, secondo quanto stabilito appunto da questa ciclicità, completano il corpus di opere qui esposte da Giulia Marchi.

Suggestiva la sala dedicata all’artista cinese Xiaoyi Chen, che presenta una installazione site specific affascinante: un video che mostra la salita al cielo dell’astro lunare viene proiettato sulla parete di fondo, offrendosi lentamente alla vista dello spettatore. Allo stesso tempo l’immagine è riflessa nel laghetto di vetro posizionato a terra, dove, tra schegge di ricordi e bagliori dell’esperienza passata, barchette di carta stagnola si arenano lungo i suoi bordi, in un fermo immagine di un’infanzia ormai adulta. Il ciclo lunare implica un passaggio di tempo e un movimento nello spazio, ed è così messo in parallelo con l’esperienza stessa della vita umana. Una scultura di alluminio riflette la luce, creando un gioco di ombre Surreale e straniante infine la presenza nella sala di un piccolo telefono bianco montato sul muro; sollevando la cornetta si viene messi subito in comunicazione con una voce femminile che parla in inglese, un’ interlocutrice che arriva forse da uno spazio altro, quello della memoria.

 

 

Galleria Matèria

Via Tiburtina 149, 00185 Roma

Dal 6 dicembre 2017 al 7 febbraio 2018

Orario: dal martedì al sabato, ore 11.00-19.00.

www.materiagallery.com