Articoli

Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico

Il famoso Ritratto di Primo Carnera, eseguito da Giacomo Balla nel 1933 e fulcro della collezione Cerasi, è il punto di avvio della mostra Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico, curata da Fabio Benzi e visitabile nelle sale di Palazzo Merulana fino al prossimo 17 giugno.
Il ritratto del famoso pugile italiano è dipinto sui due lati; inizialmente infatti, nel 1926, Balla eseguì sulla tela un’opera di impronta futurista, intitolata Vaprofumo; sette anni dopo aggiunse sull’altra parte questa iconica immagine, tratta da una famosa foto scattata da Elio Luxardo e destinata alla prima pagina della “Gazzetta dello Sport”, che la pubblicò in occasione della vittoria dello sportivo che lo consacrò Campione del Mondo nel 1933. Sorprende la modernità della tecnica scelta dal pittore, che per imitare l’effetto pixelato dell’immagine pubblicata sul giornale riuscì a riprodurre tramite la pittura quella stessa retinatura, anticipando così il discorso della Pop Art e o dei fumetti di Roy Lichtenstein, solo per citare un esempio.
Balla, da sempre appassionato di fotografia, si ispirò quindi ai mass media e al loro grande potere comunicativo all’interno dell’immaginario di massa: un’evoluzione convincente del paradigma futurista. Così facendo infatti si pose in sintonia con i tempi di allora che vedevano il grande successo della moda, del cinema, la necessità di celebrare delle icone umane ma al tempo stesso irraggiungibili.
In mostra sarà possibile ammirare diverse opere di respiro futurista e anche vari esempi di ritratti eseguiti con la tecnica della retinatura, che saranno messi a confronto con una serie di immagini fotografiche dei dive e dive che spopolavano sulle riviste dell’epoca; proprio come loro Primo Carnera appare nei panni di una star sportiva, le cui imprese vivevano nelle fantasie e nella memoria del pubblico, un gigante vincente emblema del riscatto possibile per ognuno di noi.

Palazzo Merulana
Via Merulana 121, Roma
Dal 21 marzo al 17 giugno 2019
Orario: Tutti i giorni dalle 10 alle 20, martedì chiuso

Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico

Palazzo Merulana presenta Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico, una mostra curata da Fabio Benzi e incentrata sul famoso dipinto Primo Carnera del 1933.

Un’opera eccezionale della produzione del Maestro futurista. Dipinta sui due lati, con da una parte Vaprofumo del 1926, un soggetto tipicamente futurista che fu esposto nel 1928 alla mostra personale che Balla tenne agli Amatori e Cultori di Roma e che rappresenta appieno il giocoso sistema sinestetico del futurismo balliano dell’epoca: le forme chiare, i colori tenui, metallici e dorati, intendono evocare l’impressione olfattiva che si sprigiona da un flacone di profumo; la curiosa sagoma “bucata” del quadro rappresenta con le due aperture in alto le narici che percepiscono l’odore.

Sul verso dell’opera nel 1933, l’artista dipinge Primo Carnera che si ispira nitidamente a una foto di Elio Luxardo, amico di Marinetti (di cui fotografa la casa di piazza Adriana) e autore di un impressionante ritratto del pugile pubblicato sulla prima pagina della “Gazzetta dello Sport” nel 1933, quando diventò Campione del Mondo.

Questa immagine, diffusa simultaneamente in tutto il globo, costituisce la base iconografica del dipinto di Balla.
L’intenzione di far coincidere l’immagine dipinta con l’effetto del rotocalco è realizzato dall’artista applicando al fondo del dipinto una rete di metallo su cui poi dipinge, provocando un effetto di “retinatura”, identico a quello prodotto dalle immagini a stampa dei giornali.

Un confronto intenzionale, e per l’epoca straordinario, con i mezzi di diffusione di massa dell’immagine: elemento fondante, molti anni dopo, dell’universo figurativo del “pop art” americano (da Warhol a Lichtenstein).

È evidente che Balla studiasse un possibile sviluppo e rinnovamento del Futurismo trovando ispirazione, in sintonia con la sensibilità quotidiana della gente, nell’immaginario suscitato dal cinema, dalla fotografia di moda e di attualità, che quotidianamente si sfoglia su riviste patinate, che è simultaneamente guardata e imitata da milioni di persone
L’“avanguardia” del gusto è una sorta di immaginario di massa, di “avanguardia di massa”, concetto che egli sottolinea in un proclama futurista pubblicato nel 1930.

La mostra si propone quindi di indagare questo passaggio di stile, che sperimenta immagini che si associano fortemente, quasi violentemente, a quelle dei media dell’epoca, alla nascente iconicità dei divi mediatici (dello sport come del cinema).
In mostra si riuniscono, oltre ad alcuni dipinti più esplicitamente futuristi eseguiti negli stessi anni, le opere eseguite con quella tecnica a “retinatura”, mettendole a confronto con le immagini dei divi, realizzate da grandi fotografi come Luxardo e Ghergo, e con le riviste dell’epoca.

Giacomo Balla (1871–1958) è tra i primi protagonisti del divisionismo italiano, quando nei primi anni del ‘900 comincia a dipingere quadri di matrice pointilliste, senza aderire pienamente al programma dei suoi massimi esponenti. Diviene poi un esponente di spicco del Futurismo, firmando con Marinetti e altri tra cui Boccioni, Carrà e Russolo, i manifesti che sancivano gli aspetti teorici del movimento, il primo nel 1909 e in particolare nell’anno seguente, il Manifesto dei pittori futuristi. Dopo diversi anni di coinvolgimento attivo, nel 1937 scrive una lettera al giornale Perseo con la quale si dichiara estraneo alle attività futuriste: le opere degli anni ‘30 sono contrassegnate da un ritorno, seppur innovativo, alla figurazione.

Dal 21 Marzo 2019 al 17 Giugno 2019

Roma

Luogo: Palazzo Merulana

Indirizzo: via Merulana 121

Orari: lun.mer.giov.ven. dalle ore 14 alle ore 20; sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 20. Ultimo ingresso ore 19. Martedì chiuso

Curatori: Fabio Benzi

Costo del biglietto: Intero 10 €, Ridotto 8 € giovani under 27, adulti over 65, insegnanti in attività, appartenenti a gruppi convenzionati. Gratuito bambini under 7, un insegnante ogni 10 studenti, un accompagnatore ogni 10 persone, disabile con accompagnatore

Telefono per informazioni: +39 06 39967800

E-Mail info: info@palazzomerulana.it

Sito ufficiale: http://www.palazzomerulana.it

Balla a Villa Borghese

Una mostra antologica delle opere che Giacomo Balla dipinse a Villa Borghese, aventi come soggetto il famoso parco romano, non poteva che essere ospitata presso il Museo Carlo Bilotti, meglio conosciuto come l’Aranciera di Villa Borghese.
E’ proprio qui infatti, che, fino al prossimo 17 febbraio, con ingresso gratuito, sarà possibile ammirare un ricco corpus di opere realizzate dal pittore prima di compiere la celebre svolta che lo porterà a diventare uno dei membri più noti dell’avanguardia Futurista.
La mostra è curata dalla storica dell’arte Elena Gigli, una delle principali esperte e studiose delle opere di Balla, impegnata come è noto da anni nella loro catalogazione, ed include circa trenta opere, che vedono l’attenzione dell’artista focalizzarsi in maniera sistematica sul tema del paesaggio naturale, incarnato dalle vedute del parco in questione, ben visibile dal balcone della casa dove andò ad abitare con la moglie Elisa Marcucci nell’estate del 1904.
Da questo privilegiato punto di vista, localizzato per l’esattezza in via Parioli 6 (l’attuale via Paisiello), all’interno di quello che in precedenza era un antico monastero, Balla approfondisce lo studio della luce e della vibrazione luminosa, donandoci una serie di istantanee quasi fotografiche di ciò che il suo sguardo catturava dalle finestre della sua abitazione piuttosto che nelle sedute di pittura eseguita en plein air, circondato dagli alberi e dalla natura, mostrandoci un verde che sa di città e di storia ma che garantisce anche inaspettati aneliti verso il cielo e ampi sconfinamenti della visione.
Completa la mostra una serie di scatti eseguiti dal fotografo Mario Ceppi che rappresentano gli stessi luoghi e i medesimi scorci della Villa contenuti nelle opere di Balla in mostra, oltre che la proiezione del film ‘Balla e il Futurismo’, vincitore del premio Leone d’argento alla Biennale di Venezia del 1972 nella sezione documentari d’arte. Il film, che include interviste alle figlie di Balla, dà modo allo spettatore di venire a conoscenza di numerosi ed importanti dettagli della vita e dell’opera del pittore, torinese di nascita, che trovò a Roma una nuova casa e nel parco di Villa Borghese una fonte di ispirazione e di studio per gli effetti luminosi e coloristici che tanto importanti furono nella prima fase della sua carriera artistica.

Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese

dal 29 novembre 2018 al 17 Febbraio 2019

Viale Fiorello La Guardia, 6, Roma

dal martedì al venerdì ore 10.00 – 16.00
sabato e domenica ore 10.00 – 19.00
www.museocarlobilotti.it

A un secolo dalla sua realizzazione rivede la luce un’opera inedita di Giacomo Balla

Forse non tutti sanno che a Roma, nella centrale via Milano, al civico 24, all’angolo con via Nazionale, circa un secolo fa sorgeva un rinomato locale, chiamato il “Bal tic tac”, che altro non era che il cabaret futurista della Capitale, sorto nel 1921 per volontà del gruppo di avanguardia, inaugurato da Filippo Tommaso Marinetti e rimasto aperto per un anno e mezzo. Qui si faceva musica jazz, si organizzavano serate culturali, proiezioni, era insomma un luogo dove si respirava fermento e innovazione.

Il cabaret si estendeva fino al primo piano di un edificio che oggi appartiene alla Banca d’Italia; al principio del 2017, durante dei lavori di ristrutturazione eseguiti per il Museo della Moneta che verrà aperto al pubblico nel 2021 in questa sede, è venuto allo scoperto in modo del tutto fortuito un murales di 80 metri quadrati, che si è rivelato essere la decorazione delle pareti e del soffitto dell’ingresso del Bal tic tac, eseguita dal maestro Giacomo Balla.

Le decorazioni del locale furono infatti affidate all’artista, che in quel periodo aveva già effettuato il passaggio che lo aveva portato a farsi chiamare “Futurballa”; dietro compenso di 4 mila lire, l’artista lavorò per quattro mesi, e, da genio poliedrico quale era, eseguì non solo il murale a tempera, ma ideò anche gli arredi e le suppellettili, rivelandosi un interior designer ante litteram.

Un’esplosione di forme colorate in movimento, una sinestesia di motivi eseguiti nei toni del giallo, del rosso, del blu e del marrone, che dopo un secolo sono ancora sorprendentemente vividi e soprattutto integri.

La parete presenta una parte centrale bianca di forma quadrata, che probabilmente era usata come schermo per le proiezioni cinematografiche, intorno alla quale si celebra questa sinfonia di cromie e di linee che prosegue anche sul soffitto, e che ci lascia immaginare l’eleganza e la modernità di questo luogo che fece molto parlare di sé all’epoca.

Il Bal tic tac purtroppo ebbe vita breve, e dopo la chiusura, al suo posto sorsero diverse attività, tra cui un negozio di luminarie, per cui si dava per scontato che la preziosa decorazione fosse andata perduta negli anni, coperta, cancellata, nascosta agli occhi degli esperti.

Una scoperta importantissima quindi, e totalmente inaspettata, che apre una nuova pagina della storia del Futurismo: il restauro del murale è già iniziato, verrà mantenuto al suo posto originario, e al suo termine sarà possibile al pubblico visitarlo.

Parallelamente a questo progetto, il Soprintendente di Roma Francesco Prosperetti ha già annunciato la riapertura della casa in via Oslavia, dove Balla visse e operò per trent’anni, impegno che verrà portato avanti insieme alla Banca d’Italia e agli eredi dell’artista.

 

 

Palazzo Merulana

Apre al pubblico a Roma una nuova realtà espositiva, frutto di un importante intervento di riqualificazione urbana: Palazzo Merulana, che si sviluppa sulla via omonima all’interno dell’edificio in stile umbertino che ospitava l’ex Ufficio d’Igiene capitolino.

Uno spazio enorme, 1800 mq e 4 piani espositivi accoglierà i visitatori, che avranno qui la possibilità di ammirare 90 opere appartenenti alla Fondazione Elena e Claudio Cerasi, i due collezionisti che hanno scelto di restituire uno spazio abbandonato ai cittadini residenti e non solo.

Sono durati infatti ben 5 anni i lavori di ristrutturazione che hanno riportato alla luce il palazzo, che rinasce quindi come una vera e propria entità museale gestita in collaborazione con Coopculture, società già operante da anni nel principali poli museali e siti archeologici della città con servizi di biglietteria e visite guidate.

Oltre al percorso espositivo, la sede ospiterà una caffetteria, un bookshop, una sala conferenze: un vero e proprio spazio polifunzionale nel cuore della città.

Le opere della collezione si focalizzano sulla Scuola Romana e Italiana del ‘900 con alcuni picchi più recenti (come le pitture pop di Mario Schifano o la scenografica scultura di Jan Fabre, L’uomo che dirige le stelle, posta al centro del salone del secondo piano).

Spiccano inoltre tra le opere esposte lo splendido ritratto di Primo Carnera eseguito da Giacomo Balla sul retro di una tela rappresentante un suo “profumo” e l’affascinante serie dei Bagni misteriosi di Giorgio De Chirico, oltre alle numerose sculture di Antonietta Raphael, che indaga le forme e le espressioni del femminile, gli splendidi esempi di Realismo Magico di Antonio Donghi (il cui dipinto Piccoli saltimbanchi ha dato il via alla collezione Cerasi), e raffinate ceramiche di Leoncillo e un originale concetto spaziale di Lucio Fontana su bronzo.

 

 

Palazzo Merulana,

Via Merulana , 121 – Roma

Maggio 2018: Dalle 9.00 alle 20.00 tutti i giorni tranne il martedì

Da Giugno 2018: Lunedi-mercoledì-giovedì -venerdi dalle 14 alle 20

Sabato e domenica dalle 10 alle 20

www.palazzomerulana.it

 

Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943

Fondazione Prada presenta nella sede di Milano il progetto espositivo Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943, dal 18 febbraio al 25 giugno 2018. La mostra, a cura di Germano Celant, esplora il sistema dell’arte e della cultura in Italia tra le due guerre mondiali, partendo dalla ricerca e dallo studio di documenti e fotografie storiche che rivelano il contesto spaziale, temporale, sociale e politico in cui le opere d’arte sono state create, messe in scena, nonché vissute e interpretate dal pubblico dell’epoca.

Il periodo storico tra il 1918 e il 1943 è caratterizzato in Italia dalla crisi dello stato liberale e dall’affermazione del fascismo, nonché da una costante interdipendenza tra ricerca artistica, dinamiche sociali e attività politica. Come ha sottolineato Jacques Rancière nel suo libro Le partage du sensible. Esthétique et politique (2000), l’arte non esiste mai in astratto, ma si forma e prende forma in un determinato contesto storico e culturale. In questo senso l’aspetto politico e quello estetico sono inscindibili. Partendo da questo assunto, le testimonianze fotografiche e testuali che sono all’origine della selezione delle opere in mostra, documentano la produzione artistica e culturale del periodo tenendo conto di una pluralità di aspetti e ambienti in cui è realizzata ed esposta: dall’atelier d’artista alle collezioni private, dalle grandi manifestazioni pubbliche alle esposizioni e rassegne d’arte italiana in ambito nazionale e internazionale, dalle architetture ai piani urbanistici, dalla grafica alla prima produzione in serie di arredi. Secondo Germano Celant, i documenti ritrovati funzionano come mezzi di “cultural understanding”, per usare l’espressione di David Summers.

L’indagine, svolta in collaborazione con archivi, fondazioni, musei, biblioteche e raccolte private, ha portato alla selezione di oltre 500 lavori, tra dipinti, sculture, disegni, fotografie, manifesti, arredi, progetti e modelli architettonici, realizzati da più di 100 autori. In Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943 questi oggetti sono introdotti da immagini storiche, pubblicazioni originali, lettere, riviste, rassegne stampa e foto personali, così da mettere in discussione la decontestualizzazione espositiva, in cui l’opera d’arte è tradizionalmente ridotta a una presenza neutra e isolata. Ricostruire, invece, le condizioni materiali e fisiche della sua presentazione originale non solo consente di indagare il complesso sistema di relazioni tra autori, galleristi, critici, ideologi, politici, collezionisti, mecenati e spettatori, ma permette anche di esplorare il dispositivo di mostra nelle sue diverse declinazioni, come un elemento essenziale dell’universo simbolico del tempo. Una lettura che sottolinea ulteriormente come l’esposizione di immagini e di prodotti nazionali, anche in contesti internazionali, sia stata utilizzata dal fascismo come uno strumento flessibile, adattabile e moderno, un mezzo funzionale al progetto di rifare gli italiani e di plasmare la loro esperienza del mondo. Nella mostra Post Zang Tumb Tuuum, l’artefatto, inserito nuovamente nel flusso caotico dell’esporre, ritorna a essere una materia viva, una costruzione stratificata di significati e possibili interpretazioni.

Il progetto di allestimento, ideato dallo studio 2×4 di New York in dialogo con il curatore, si presenta come un percorso immersivo, ritmato da venti ricostruzioni parziali di sale espositive pubbliche e private. In questi ambienti, costituiti dall’ingrandimento in scala reale delle immagini storiche, vengono ri-collocate le opere originali di artisti come Giacomo Balla, Carlo Carrà, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Filippo de Pisis, Arturo Martini, Fausto Melotti, Giorgio Morandi, Scipione, Gino Severini, Mario Sironi, Arturo Tosi e Adolfo Wildt, tra gli altri. Si rinnova così l’osmosi tra espressione artistica e aspetti contestuali, come arredi, elementi architettonici, dettagli decorativi e soluzioni allestitive, che permette una conoscenza maggiore delle opere esposte e degli artisti e un’interpretazione più approfondita della storia delle arti in Italia. Si ripercorre così la dialettica tra singoli autori ed esponenti di movimenti, gruppi e tendenze, come Futurismo, Valori Plastici, Novecento, Scuola romana, i cosiddetti Italiens de Paris, il gruppo degli astrattisti e Corrente, che animano un panorama artistico e culturale, caratterizzato da eclettismo e pluralismo espressivi e in cui convivono avanguardia e ritorno all’ordine, sperimentazione e realismo, intimismo e propaganda.

L’attenzione al contesto sociale, politico e vitale si traduce in mostra anche nella presentazione di progetti architettonici, piani urbanistici e allestimenti di grandi eventi quali la Mostra della Rivoluzione Fascista (1932), l’Esposizione dell’Aeronautica Italiana (1934), la Mostra nazionale dello Sport (1935) e l’imponente disegno dell’E42. Alcuni degli esiti più innovativi della concezione architettonica e scenica di questo periodo, come i contributi fondamentali del Gruppo 7, Giovanni Muzio, Marcello Piacentini, Piero Portaluppi e Giuseppe Terragni, tra gli altri, sono veicolati in mostra anche attraverso proiezioni di grandi dimensioni che permettono di restituire criticamente l’imponenza della scala originale e l’impatto comunicativo, propagandistico e celebrativo degli allestimenti dell’epoca, nonché di esplorare il processo di estetizzazione della politica e delle masse attuato dal fascismo.
L’intero percorso espositivo, che si snoda tra galleria Sud, Deposito, galleria Nord e Podium, è scandito da focus tematici dedicati a figure di politici, intellettuali, scrittori e pensatori, come Giuseppe Bottai, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Carlo Levi, Alberto Moravia, Luigi Pirandello, Margherita Sarfatti e Lionello Venturi, in cui si analizzano le loro diverse posizioni in un momento di forte radicalizzazione delle idee, di scambio tra le arti e di dialogo o scontro aperto tra le persone. In questo clima l’intellettuale, così come l’artista, sviluppa la propria autonomia espressiva partecipando attivamente o restando indifferente alle indicazioni del regime, o al contrario, subendone o criticandone, in rari casi, le imposizioni in campo politico, culturale e artistico.

La mostra Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943 sarà accompagnata da un volume scientifico illustrato, pubblicato dalla Fondazione Prada, che includerà il saggio del curatore Germano Celant, 15 testi critici di studiosi, storici e critici d’arte e architettura come Ruth Ben-Ghiat, Francesca Billiani, Maristella Casciato, Daniela Fonti, Emilio Gentile, Romy Golan, Mario Isnenghi, Lucy Maulsby, Antonello Negri, Elena Pontiggia, Sileno Salvagnini, Jeffrey Schnapp, Francesco Spampinato, Marla Stone, Alessandra Tarquini e un’ampia sezione composta da 64 approfondimenti tematici redatti in occasione della mostra.

 

 

Fino al 25 Giugno 2018

Milano

Luogo: Fondazione Prada

Curatori: Germano Celant

Costo del biglietto: intero € 10, ridotto € 8. Gratuito Visitatori sotto i 18 e sopra i 65 anni, Visitatori con disabilità, Giornalisti accreditati o in possesso di tessera stampa in corso di validità

Telefono per informazioni: +39 02 5666 2611

E-Mail info: info@fondazioneprada.org

Sito ufficiale: http://www.fondazioneprada.org

Giacomo Balla. I tempi del Tempo

Se oggi la fotografia viene considerata da tutti noi come il mezzo più rapido per catturare un’immagine che colpisce la nostra vista e immaginazione, in tempi passati questa tecnica presupponeva un lavoro paziente, e soprattutto un’attesa, che diviene temporalità estesa. Il processo di ripresa, e poi quello di sviluppo e asciugatura poteva durare diverse ore, a volte anche un giorno.

Giacomo Balla era figlio di un fotografo; lui stesso lo aiutava spesso nella sua professione. La ricerca della resa della quarta dimensione nella sua pittura viene indubbiamente dalla matrice professionale paterna, che va ad unirsi felicemente con la parabola Futurista in cui entrerà a far parte, lui, più anziano rispetto agli altri membri dell’avanguardia italiana, ne assimilerà gli assiomi, arricchendola con la sua esperienza artistica più matura.

I Futuristi anelavano alla fusione delle tre dimensioni (lunghezza, larghezza profondità) nel minimo comun denominatore del movimento, inteso come dinamismo interiore o esteriore, volto alla rappresentazione di una spinta veloce verso l’avvenire. Balla sposa queste idee, ma introduce una quarta dimensione, legata al tempo e alla durata. Anche i Futuristi avevano condotto questa ricerca, ma in loro la resa della temporalità veniva divorata dal moto velocissimo che fondeva l’immagine in macchia quasi indistinta. Il concetto di durata proposta da Balla è di tipo più meccanico, offre una scansione dell’immagine che non perde mai nitidezza.

In una prima fase della sua carriera, Balla dipinge tramite la tecnica divisionista. Scomposizione dell’immagine in puntini luminosi, che, saggiamente distribuiti in base a ben precise leggi scientifiche teorizzate alla fine dell’800, la frantumano dapprima per poi ricomporla alla giusta distanza nella retina dello spettatore. Balla usa questa tecnica nel quadro Fidanzata a villa Borghese del 1902. L’immagine è un’istantanea di un pigro ed assolato pomeriggio domenicale, una passeggiata romantica in un parco romano. Ma già qui l’interesse per la durata degli eventi trapela dalla scelta della tecnica esecutiva, che come dicevamo presuppone un lavoro di smembramento e poi di nuovo di assimilazione del nervo ottico, quindi una durata. Ma oltre a ciò, l’immagine riassume in un tempo una sequenza di eventi: l’aver camminato a lungo con un clima probabilmente afoso, azione passata che porta a quella presente, contraddistinta dalla necessità di sedersi all’ombra a riposare, dallo sguardo stanco della donna, alla muta richiesta che le si legge negli occhi di procedere, in un futuro prossimo, al ritorno a casa, per ristorarsi.

Quando Balla diventa Futurballa, la resa del concetto temporale avanza ulteriormente. In Dinamismo di un cane al guinzaglio del 1912 ad esempio, lo scodinzolare e lo zampettare di un cagnolino a spasso con la padrona vengono resi in maniera simultanea, come se potessimo vedere in una sola immagine la condensazione dei tempi del tempo della sua passeggiata. Ciò è ancora più evidente in Ragazza che corre sul balcone, dello stesso anno: il suo correre avanti e indietro, appoggiata alla ringhiera del terrazzino, le cui sbarre diventano struttura fusa alla sua stessa massa muscolare ed ossea, integrate nell’equazione movimento + durata.

Ma la quintessenza di questa ricerca si ha con il dipinto Volo di rondini, del 1913. Le rappresentazioni delle fasi di volo dell’uccello si mescolano alla descrizione di diversi momenti di vita degli oggetti intorno a lui e a quelli dell’aria stessa, quasi che anche i dettagli atmosferici e le cose fossero suscettibili di mutamenti continui, che prendono corpo in questa rappresentazione che si estende, permettendoci di divorare con uno solo sguardo attimi diversi che si coniugano insieme in modo amabile, amalgamandosi senza mai perdere la loro specifica durata.

In mostra a La Galleria Nazionale di Roma i capolavori di Giacomo Balla

Forse non tutti sanno che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma possiede il nucleo più folto e completo di opere di Giacomo Balla esistente in un museo pubblico. Questo grazie a due donazioni, effettuate a favore del museo da Elica e Luce Balla, figlie dell’artista, sul finire del secolo scorso.

Si tratta di un nucleo di opere molto importante, perché comprende interessanti testimonianze di ogni momento dell’attività dell’artista: dagli esordi al futurismo al ritorno al realismo. A questa preziosa raccolta il museo capitolino dedica fino al 26 marzo una mostra, a cura di Stefania Frezzotti, in cui le opere provenienti da entrambe le donazioni sono esposte per la prima volta insieme.

La mostra, che sembra un tentativo di rimediare all’esclusione della maggior parte delle opere del maestro dal nuovo allestimento voluto dalla direttrice Cristiana Collu (e di evitare le conseguenti possibili azioni legali da parte degli eredi di cui si vocifera da tempo), è in ogni caso una bella occasione per rileggere la carriera dell’artista e godere di questi veri e propri tesori nascosti della Galleria. La mostra offre una panoramica completa sulla carriera di Balla, artista sempre teso verso il cambiamento e la sperimentazione, e che fu fondamentale per l’ambiente artistico romano e per tutto il Novecento italiano in generale. Attraverso le opere in mostra, infatti, è possibile ripercorrere tutto il percorso artistico di Balla, dalla scomposizione cromatica divisionista abbinata a temi sociali e umanitari degli inizi, alla scomposizione della luce in forme geometriche astratte e all’indagine sui temi della velocità e del movimento del periodo futurista, all’interesse per le arti applicate e al tentativo di compenetrazione di arte e vita del primo dopoguerra, fino al ritorno alla figurazione e all’intenso luminismo combinati a tematiche autobiografiche degli ultimi anni.

Filo conduttore di tutto questo percorso è chiaramente la passione di Balla per la luce, passione che l’artista seppe trasmettere a tutti i suoi giovani allievi e amici e che lo spinse addirittura a dare questo nome alla sua figlia maggiore, nome che da anche il titolo alla mostra, in omaggio alla sua generosità.

 

 

Giacomo Balla. Un’onda di luce

Fino al 26 marzo 2017

La Galleria Nazionale

viale delle Belle Arti, 131

Roma

 

http://lagallerianazionale.com/mostra/giacomo-balla-unonda-di-luce/

 

 

 

 

 

 

FUTUR BALLA

Grandi prestiti internazionali, molte opere mai prima viste in Italia, per raccontare Giacomo Balla. Dall’apprendistato torinese al realismo sociale, alla sperimentazione della tecnica divisionista al grande momento futurista.
La Fondazione Ferrero di Alba si prepara a rendere omaggio a Giacomo Balla (Torino 1871 – Roma 1958), figura straordinaria di pittore e fondamentale raccordo tra l’arte italiana e le avanguardie storiche, con una mostra di risonanza internazionale, a cura di Ester Coen.
In linea con la storia ventennale delle proprie esposizioni d’arte, legate allo sviluppo della cultura del territorio, la Fondazione Ferrero si avvale della collaborazione scientifica della GAM di Torino e della Soprintendenza Belle Arti del Piemonte per la realizzazione della mostra e delle attività educative ad essa collegate. Il progetto dedicato a Giacomo Balla prevede un’esposizione articolata in sezioni tematiche: il realismo sociale e la tecnica divisionista; le compenetrazioni iridescenti e gli studi sulla percezione della luce; l’analisi del movimento e il futurismo.
Nelle opere che seguono il primo apprendistato torinese, lo sguardo penetra la realtà dolorosa e crudele delle classi ai bordi della società. Un ampio numero di opere documenterà questa fase – tra fine ottocento e primi novecento – durante la quale, in parallelo a temi tra sofferenza e alienazione, l’artista svilupperà un’altissima sensibilità tecnica, le cui origini affondano nel divisionismo piemontese. La pennellata ricca di filamenti luminosi, il forte contrasto tra chiari e scuri, la scelta di tagli prospettici audaci ed estremi rappresenterà per i futuri aderenti al Manifesto del Futurismo un modello unico e straordinario da seguire.
La mostra di Alba evidenzierà poi l’adesione alla poetica del Futurismo. Dal realismo dei primi dipinti si assisterà alla trasposizione dei precedenti principi compositivi nella materia dinamica e astratta delle Compenetrazioni iridescenti a larghi tasselli cromatici, alla ricomposizione della nuova realtà in movimento nelle Linee di velocità.
In un progressivo avvicinamento ai segni matematici puri: verticale, diagonale, spirale, il linguaggio di Balla scopre nuove categorie della rappresentazione nei suoi parametri primari, nell’amplificazione del fenomeno fisico, isolato, sezionato e inquadrato in tutta la sua verità di materia vibratile. Una visione capace di attingere alle massime profondità, ma di sfondare anche i limiti della cornice, in un gioco di rilancio verso la vita.
Le opere del percorso appartengono a prestigiose collezioni pubbliche e private, italiane ed estere e sarà possibile ammirare capolavori straordinari, difficilmente concessi in prestito: il Polittico dei viventi, nella sua completezza, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e dall’Accademia di San Luca di Roma, La mano del violinista dalla Estorick Collection di Londra, la Bambina che corre sul balcone dal Museo del Novecento di Milano, il Dinamismo di un cane al guinzaglio dalla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, il Volo di rondini del Museum of Modern Art di New York, la Velocità astratta + rumore in prestito dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, che sarà accostata alla Velocità astratta. L’auto è passata della Tate Modern di Londra, e ancora un’Automobile in corsa proveniente da The Israel Museum of Gerusalemme. Solo per accennarne alcuni.
Giacomo Balla, Fonte beniculturali.it
Data Inizio: 29 ottobre 2016
Data Fine: 27 febbraio 2017
Prenotazione:Nessuna
Luogo: Alba, Fondazione Piera Pietro e Giovanni Ferrero
Città: Alba
Provincia: CN
Regione: Piemonte
Orario: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 15 – 19; sabato, domenica e festivi ore 10 – 19 martedì chiusogiorni di chiusura: 24, 25, 31 dicembre 2016, 1° gennaio 2017
Telefono: 0173 295094
E-mail: ufficiostampa@fondazioneferrero.it
Sito web