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Giuseppe Penone: Matrice

Il nuovo spazio espositivo Fendi, sito all’interno del Palazzo della Civiltà Italiana all’ EUR, ospita, fino al prossimo 16 luglio, un’antologica di 15 opere dedicata all’artista Giuseppe Penone, dal titolo Matrice.

Il visitatore è accolto da Abete, un grande albero in bronzo alto venti metri allestito all’esterno del Palazzo, che già per presenza e magnetismo vale la visita. L’occhio è ingannato dalla forma a prima vista naturale, integrata con dei calchi in lega metallica di canne di bamboo saldati tra loro, a ricreare un intreccio sintetico di arbusti. L’opera si inserisce in maniera decisa a coronamento dello skyline del quartiere romano, già fortemente caratterizzato da un’atmosfera metafisica: il palazzo, che sembra ergersi come una proiezione dell’occhio della mente si trova in dialettica con una forma all’apparenza naturale ma in realtà altrettanto artificiale.

All’interno dello spazio espositivo, le opere di Penone si offrono come un richiamo a un mondo naturale che invece di sembrare fuori luogo negli spazi razionali dell’edificio si integra felicemente con lo stesso. La natura è il principio ispirante dell’artista, e lo scopo è quello di imitarla, partendo da un iniziale senso di stupore e meraviglia che si piega dolcemente all’intervento artistico umano. Questo è evidente nell’opera Essere fiume, in cui Penone scolpisce in maniera fedele un blocco di marmo rispetto a una grande pietra di fiume levigata dallo scorrere delle acque. Nella serie Foglie di pietra, finti arbusti cullano tra i propri rami memorie storiche rappresentate da blocchi di marmo scolpiti, in un’efficace simbologia significante il passare del tempo e quello dei cicli naturali, che con il loro eterno scorrere si stagliano in parallelo con il percorso temporale della storia.

La ricerca della “traccia”, elemento importante nella poetica dell’Arte Povera, movimento di cui Penone fu esponente, è evidente nell’opera Soffio di Foglie, che ci presenta l’impronta corporea dell’artista rimasta su un soffice cumulo di foglie di mirto. Altre tracce sono riscontrabili invece in Spine d’acacia – Contatto, opera che fa parte di una serie di grande tele dove profili e forme umane sono delineati dalla sequenza giustapposta di spine, a definire un contorno di qualcosa che a livello di presenza fisica corporea reale è invece assente. L’opera che dà il titolo alla mostra, Matrice, è un tronco di abete tagliato e scavato seguendo un anello di crescita per tutti i 30 metri della sua lunghezza, quasi a sezionare un organismo vivente negli strati più interni dei suoi mutamenti e dei suoi passaggi. Sul tronco è inserita una forma in bronzo che riproduce un segmento di fusto d’albero, di nuovo a rappresentare l’alternanza tra naturale e artificiale. Davanti a questo gigante naturale sfila la famosa serie di ritratti fotografici intitolata Rovesciare i propri occhi, dove Penone indossa lenti a contatto specchianti che lo trasformano in osservatore visionario dello spettatore e del mondo circostante.

Palazzo della Civiltà Italiana – Quadrato della Concordia, 3 – Roma

Fino al 16 Luglio 2017, tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00

Ingresso gratuito