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La perdita dell’identità e la rivendicazione dell’appropriazione nell’arte di Pascale Marthine Tayou

L’operato artistico di Pascale Marthine Tayou, artista camerunense attualmente attivo in Belgio, si pone al centro di una ricerca che guarda alla tradizione cercando di rielaborarla e riadattarla alla contemporaneità sociale, politica, economica e anche artistica. Il lavoro di Tayou è dettato da una duplicità di significato e significante che ha come principio fondamentale l’incontro di elementi differenti tra loro non solo nella forma ma anche nella provenienza, con il fine di creare un alter ego di sé attraverso la pratica dell’accostamento e della rielaborazione. Questo interesse si evince a partire dal suo nome, frutto esso stesso di una trasformazione, ovvero la combinazione del nome materno con quello paterno, per dare vita a una figura “femminizzata” e ideale. Una sorta di concettualizzazione del ready-made, pratica che può essere riscontrata in molti dei suoi lavori in cui la ricerca e l’accostamento di oggetti di uso quotidiano determina nuove forme di vita e nuovi significati in nuovo contesto e con sempre nuovi visitatori.

Il dialogo tra sé e gli altri, e tra gli oggetti, è uno degli aspetti predominanti che danno vita ai lavori di Tayou. L’incontro è la chiave per un viaggio tra nazioni, oggetti e tradizioni differenti. Ogni aspetto dell’operato dell’artista camerunense coinvolge una pratica molteplice, colorata, eccentrica che si trasforma ed evolve grazie ai rapporti e ai continui significati che la sua produzione artistica racchiude e racconta. Il suo lavoro ha il compito di creare parallelismi, demitizzare la storia e decontestualizzare gli oggetti ad essa appartenuta.

Attraverso il suo lavoro, Pascale Marthine Tayou, accosta paradossi, così come mette in crisi e annulla i concetti di identità e definizione, a favore della rivendicazione del diritto di appropriarsi di tradizioni che non conosciamo o che non ci appartengono per farne qualcosa di nuovo e diverso, creando oggetti atemporali e senza luogo attraverso l’unificazione di gesti e significati a favore dell’abbattimento di ogni confine o barriera.

 

 

Identità liquefatta. Faig Ahmed

Faig Ahmed analizza il tema dell’identità culturale, della sua modernizzazione e deformazione ineluttabile. Inscena quel misto di nostalgia e voglia di novità, di locale e globale, chè è uno dei tratti salienti del nuovo millennio.

Per farlo non può che partire dalla sua identità culturale utilizzando il simbolo della tradizione dell’Azerbaigian, il tappeto.
Ahmed affranca il tappeto dal pavimento per esporlo alle pareti come un vero e proprio quadro, un simbolo.
La raffinata tecnica di realizzazione delle opere è quella della tessitura tradizionale azera, famosa nel mondo. Il disegno classico e universalmente noto viene però deformato, disturbato o affiancato da nuove forme più contemporanee.

Vediamo allora in alcune opere che la ricca e complessa geometria dei disegni intessuti ad un certo punto si liquefà perdendo definizione e forma ricadendo organicamente sul suolo. Oppure il solito motivo viene stirato trasformandosi in stringhe di colore per poi tornare a ricomporsi, la forma totale è cambiata, gli elementi caratteristici ci sono ancora ma se ne sono aggiunti altri.
Talvolta il disegno diventa tridimensionale grazie a deformazioni figlie dell’estetica informatica.
Altre volte ancora una colata di un unico colore copre le cifre identitarie dell’oggetto.

La ricerca e le opere di Ahmed si rivelano ricche di sfumature e fortemente rappresentative di una società in costante bilico tra internazionalismo e amor patrio. Quest’ultimo a volte va celato nella paura di scoprire il proprio provincialismo.
Il passare del tempo risulta sempre una fonte inarrestabile di imbastardimento dell’immagine identitaria. Imbastardimento dovuto al fenomeno di un evoluzione generata non in autonomia o con scambi proporzionati tra culture diverse. Generata invece per confluenza a un’unica corrente sovranazionale e sovracontinentale dove il singolo apporto si perde nella vastità delle presenze. Tutto si scioglie in un unico fluido omogeneo, per quanto con colori a contrasto, dove l’origine a volte diventa difficilmente riconoscibile.