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Il pallone sgonfio di Gabriel Orozco

La mancata partecipazione della nazionale italiana di calcio al Mondiale non rappresenta solo un fatto sportivo. In Italia lo sport è molto più di un semplice passatempo e i risultati sul campo si ripercuotono sul tessuto sociale e sull’economia. Non si può ignorare la portata culturale che simili avvenimenti possiedono. Il paese dello stivale non è mai stato unito veramente. In tanti si sentono prima cittadini della loro regione e poi italiani, c’è anche chi ripudia il tricolore in nome di una ipotetica identità locale. Una delle poche cose che fa sentire il popolo unito è la Nazionale di calcio e le vittorie internazionali rappresentano le manifestazioni di patriottismo da parte dei cittadini. Ci si sente tutti italiani quando si vince, un po’ meno quando si perde, ma di sicuro tutti subiamo direttamente o indirettamente le conseguenze dei risultati sportivi.

Una buona metafora della disfatta pallonara ce la offre Gabriel Orozco, artista messicano capace di mescolare l’arte con il quotidiano. La sua produzione è molto eterogenea e spazia dalla fotografia al disegno, dalla scultura ai video. Per lui tutto può essere oggetto di indagine e dagli oggetti più semplici possono scaturire riflessioni profonde sulla società contemporanea. Tra arte concettuale e ready made, Orozco sa scovare l’arte ovunque e con qualsiasi cosa. Ecco quindi che a fronte della più grande debacle calcistica della storia italiana non poteva che venirci in mente la sua Pinched Ball, una rappresentazione perfetta di quello che è il momento attuale dello sport più popolare. Un pallone sgonfio come il morale dei tifosi alla fine della partita con la Svezia, vecchio e consumato come la mentalità dei dirigenti sportivi, pieno d’acqua come schiacciato dal peso della massa di un’aspettativa esterna. Aspettativa impossibile da reggere in quanto all’interno dell’oggetto manca ciò che lo renderebbe rotondo e funzionante: l’aria. Quest’ultima è metafora della mancanza di idee e programmazione, vera linfa vitale dello sport.

 

Ars Captiva 2017 – De_locazioni

Stendardi, opere pittoriche, fotografie, video, installazioni e perfomance che ruotano intorno a due concetti complementari: lo spostarsi e l’abitare. E’ questo Ars Captiva 2017, il progetto, unico in Italia, di formazione artistica rivolto agli studenti degli istituti superiori piemontesi. La sesta edizione biennale apre a Torino, sotto la direzione artistica di Maria Teresa Roberto, dal 26 ottobre al 9 novembre 2017, nelle settimane dedicate all’arte contemporanea. Dopo Le Nuove, il Museo regionale di Scienze naturali e l’ex Manifattura Tabacchi, l’iniziativa, nata dieci anni fa su impulso del Comitato Creo per avvicinare le scuole alle pratiche dell’arte contemporanea, ha scelto quest’anno di confrontarsi con gli spazi condivisi dell’Housing Giulia, in via Cigna 14/L, proseguendo così la collaborazione con l’Opera Barolo iniziata lo scorso anno.

Il percorso espositivo, composto da circa 40 opere realizzate per l’occasione, si sviluppa negli spazi esterni e nelle storiche cantine del complesso ottocentesco, aperte per la prima volta al pubblico. Nel cortile sono collocati, in corrispondenza dei pilastri esterni del portico, nove stendardi di grandi dimensioni, mentre sei opere pittoriche su tela occupano i vani delle nicchie nel lato breve del sottoportico. All’aperto trova spazio anche un grande Ikebana realizzato, nel corso di un workshop aperto agli studenti di Ars Captiva e agli ospiti della residenza, dal maestro Mario Sonsini, responsabile del Northern Italy Study Group che rappresenta in Italia la prestigiosa scuola Ikebana Sogetsu di Tokyo. L’opera collettiva, composta da materiale vegetale non convenzionale disposto secondo un’antica tradizione giapponese, è frutto di un progetto didattico portato avanti in collaborazione con la Gam di Torino, dove a fine settembre è stato allestito un altro Ikebana in omaggio all’opera realizzata nel 1960 dal maestro Sofu Teshigahara, proprio nei giardini della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Le cantine di Housing Giulia ospitano poi una ventina di altre opere, tra sculture, dipinti, fotografie e installazioni sonore, dedicate ai temi della biennale. Tra queste, merita citare l’installazione di Lorenzo Gnata (Biella, 1997): una sorta di albero le cui foglie sono simbolicamente rappresentate da tanti post-it contenenti le risposte, raccolte dall’artista anche tra i residenti del luogo, alla domanda “Qual è l’ultima cosa che hai imparato?”.

 

 

Dal 26 Ottobre 2017 al 09 Novembre 2017

Torino

Luogo: Housing Giulia

Enti promotori:

  • Regione Piemonte
  • Consiglio Regionale del Piemonte
  • Città di Torino
  • Fondazione CRT

Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto

A quasi cinquant’anni dalla data-simbolo del Sessantotto, una grande mostra si propone di indagare tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie, e che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime proteste per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni settanta.

Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, direttori artistici delle Gallerie del Credito Valtellinese hanno accolto il progetto di Marco Meneguzzo che, dietro il titolo emblematico di Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto, ha inteso analizzare il tentativo di costruire un linguaggio artistico politico e popolare insieme. La mostra proposta presenta così un gruppo abbastanza ristretto di artisti, essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come Re Nudo e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse , dove il confronto tra arte e illustrazione, tra arte e ciò che un tempo si definiva propaganda, pur essendo entrambi schierati ideologicamente dalla stessa parte, costituisce uno dei motivi più interessanti.

Il catalogo che accompagna l’esposizione si pone come strumento fondamentale per la comprensione dell’arte e dell’immaginario figurativo del periodo: un approfondito saggio del curatore, una serie di interviste inedite ai protagonisti, saggi dedicati a singoli aspetti del periodo, – stilati da Alberto Saibene, Enrico Morteo, Francesca Caputo, Matteo Guarnaccia , un forte apparato iconografico farà di questo volume un punto di vista aggiornato sull’argomento.

Tra i protagonisti della mostra troviamo Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Fernando De Filippi, Nanni Balestrini, Age, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Umberto Mariani, Franco Vaccari, Gianni Pettena, Gianni Emilio Simonetti, Giangiacomo Spadari, Franco Mazzucchelli. A questi artisti si affiancano coloro – Matteo Guarnaccia tra i molti – che in quel periodo, magari anonimamente, hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva, a comporre un affresco ragionato di uno dei momenti più magmaticamente creativi della cultura italiana del Novecento.

 

 

Fino al 09 Dicembre 2017

Milano

Luogo: Galleria Credito Valtellinese

Curatori: Marco Meneguzzo

Eron. Artista parte integrante del tutto

Davide Salvadei, un artista italiano, conosciuto con pseudonimo di Eron, è un pioniere dell’arte urbana e del writting. Un’artista che ha realizzato un’arte comunicativa, richiamando i monumenti distrutti, restituiti alla città dal sottosuolo o dai bombardamenti, facendoli vivere come se avessero un’anima, che potesse comunicare il loro vissuto.

Un maestro eclettico della sua arte. Sviluppa una riflessione profonda sulla storia di un’opera, memorabile di un vissuto tormentato. L’estro dell’artista nasce sulle ferite di una testimonianza, che andrebbe dimenticata, offuscata dalla memoria. La sua pennellata non è basata sul restauro di un edificio, con ricostituzioni di parti mancate, ma sul recupero e la valorizzazione dei segni visibili delle distruzioni. Non cancella la memoria, ma la fa vivere all’interno di un’opera nel suo contesto naturale.

Davide salvadai riesce a mescolare elementi contraddittori che creano contrasto fondendoli in maniera armonica. L’utilizzo di materiali come la vernice, spray, corde, elementi antitetici in natura, che interagiscono con la superficie creando contrasti forti, per fondere insieme con il monumento in unica opera.

L’artista riesce a restituire in modo poetico un linguaggio ai luoghi e oggetti ricchi di storia e suggestioni, che scaturiscono un’emozione negli occhi di chi guarda e sa contemplare un monumento o una singola pennellata di colore e con un estremo realismo, senza artefici, dà vita alle sue opere.

La sua attenzione si posa sulla contemplazione della luce e sulla composizione del segno, che creano vibrazioni agli elementi astratti, stilizzati e a tratti offuscati dal gioco dell’espressione importante e universale del nostro tempo.

La sua arte è una cultura che proietta una visibilità pubblica. Eron realizza le sue opere contestualizzando l’ambiente circostante, possono essere muri o pareti di un edificio, dalle quali essere più o meno legato. Rivive quei monumenti, trovando un’espressione capace di riprodurre una comunicazione. Immagini realistiche si contrappongono a linee primordiali, segni che si mescolano l’uno contro l’altro. L’artista diventa una parte integrante dell’opera.

 

 

Italia. Il bel paese negli scatti dello svedese Martin Bogren

Scatti in bianco e nero occupano l’intera parete rielaborando l’antico uso della quadreria. Ovunque nello spazio immagini ricorrenti di visi, abbracci, rabbia, sono gli scatti fotografici dello svedese Martin Bogren esposti nel cuore del Pigneto presso Interzone Galleria. La bella scoperta capitolina apre, dunque, le porte alla Svezia presentando un significativo fulcro di immagini e opere dell’artista che raccontano il suo viaggio nel Belpaese dal 2013 al 2015.

La mostra intitolata Italia e curata da Michele Corleone, direttore e fondatore dello spazio, fotografo anche lui di fama internazionale, tanto da vantare alcuni dei suoi scatti nella collezione delle opere su Living Theatre al MAXXI di Roma, racconta per immagini una storia che ha tanto di personale dell’artista così come dei suoi soggetti. La fotografia di Martin Bogren riesuma quella famosa “street photography” di cui Robert Frank è tra i promotori d’oltreoceano. Un genere fotografico che vuole riprendere attraverso l’obiettivo racconti e stracci di vita reale, urbana e spontanea. Gli scatti del fotografo svedese sembrano sospesi, manca una dimensione temporale precisa, le immagini sono fugaci a tratti mosse, come se fossero immortalate all’improvviso, dietro un obiettivo che velocemente blocca dei momenti precisi e li riproduce in bianco e nero, sospesi in una dimensione atemporale e quindi eterna.

Il diario di viaggio di Martin Bogren è un racconto per immagini, senza alcun intento documentaristico che indaga attraverso l’obiettivo, la carica emozionale di un gesto istantaneo e spontaneo. Il suo modello fotografico si pone tra la ritrattistica e la fotografia urbana, riesce perfettamente a coniugare l’intensità emozionale di uno sguardo e allo stesso tempo ridefinisce un’ambientazione a tratti imprecisa e sfuggente così come i suoi soggetti.

Le sue stampe su vecchia carta in grammatura 50, formato 60×58 cm, costituiscono una narrazione intima e personale, ben lontana dalle comuni iconografie del Belpaese. Martin Bogren dà un taglio netto alla tradizione per omaggiare l’Italia attraverso uno sguardo docile e a tratti avventato, facendoci immergere in un mondo, il nostro, attraverso gli occhi di un altro.

 

 

Italia – Martin Bogren

Interzone Galleria

06.09.2017 – 29.09.2017

Via Avellino 5 Roma

Opere senza schema compositivo. Gli Achromes di Piero Manzoni

Il gesto dell’artista intrecciato alla materialità dell’opera sono stati gli elementi cardine nei lavori di due grandi artisti dell’arte contemporanea, Jackson Pollock e Lucio Fontana, ma tali caratteristiche non sono sempre andate di pari passo nel lavoro di altri artisti contemporanei, uno fra questi Piero Manzoni, colui che ha creato la serie degli Achromes negli anni ’50, ove la creatività col suo potere viene trattenuta dal Manzoni in modo volontario, in maniera tale che l’immagine, resa libera con questa modalità, si possa esibire di fronte a chi la osserva come puro significante.

Gli Achromes non sono delle opere realizzate seguendo un preciso studio compositivo, a differenza della classica concezione di opera d’arte non sono degli spazi definiti da una composizione di colori e linee, si tratta di una superficie che subisce la trasformazione in opera d’arte in modo autonomo, indipendentemente dal gesto dell’artista, ove il materiale, dopo esser stato imbevuto di caolino o gesso, subisce dei cambiamenti in virtù delle leggi della chimica. Il risultato qual è? Le opere non saranno mai completamente uguali l’una con l’altra, ognuna avrà una propria caratteristica.

L’infinito è il concetto su cui indaga Piero Manzoni, la semplicità e la neutralità dei materiali pongono in evidenza il fatto che la ripetizione delle opere, realizzate in serie, creino un’aggregazione senza un fine. Gli Achromes sono un vero e proprio evento visivo, sono solamente ciò che il pubblico vede, nessuna realtà celata, ogni narrazione viene negata, l’opera è solo ed esclusivamente materia.

 

Wolfgang Balk. Terra Acqua Aria. Impressioni Toscane

Per Wolfgang Balk il paesaggio italiano, in particolare quello toscano, è una sorgente inesauribile di ispirazione: la luce, i colori, le montagne, i fiumi, i laghi ma specialmente il cielo, le nuvole e il vento. La terra ed il cielo sono un invito alla meditazione: il gioco delle nuvole, l’arrivo del temporale, la pioggia e la nebbia, il tramonto e l’alba. Balk cerca di catturare l’atmosfera e rendere evidenti le emozioni che vive. La tecnica che usa e predilige è la pittura a olio: in parte l’artista crea da sé i colori e in parte utilizza pigmenti locali toscani con olio di lino e papavero. A lui interessano maggiormente i procedimenti interiori rispetto alla realtà: i suoi paesaggi tendono all’astrazione e spingono l’osservatore a scavare e riportare alla memoria le proprie esperienze visive ed emotive. Le opere in mostra, tutte realizzate negli ultimi tre anni, mostrano evidenti i riferimenti ad artisti quali William Turner dell’ultimo periodo, Alfred Sisley, Giorgio Morandi, Mark Rothko e alla pittura Zen, e riflettono le atmosfere della Val d’orcia che offre spettacoli naturali sempre diversi ed emozionanti nelle varie stagioni dell’anno.

Wolfgang Balk è nato nel 1949 a Monaco di Baviera. Ha studiato letteratura, Filosofia e Storia dell’Arte. Ha lavorato per diverse case editrici che si occupano di arte e letteratura. Negli ultimi vent’anni è stato direttore della casa editrice dtv. Vive a Montalcino e Monaco di Baviera.

 

 

Fino al 18 Luglio 2017

Montalcino | Siena

Luogo: OCRA Officina Creativa dell’Abitare

Enti promotori:

  • Scuola Permanente dell’Abitare
  • OCRA Officina Creativa dell’Abitare
  • Comune di Montalcino
  • Azienda Agricola LA PIEVE

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Corrente. La libertà dell’arte contro il regime

Il Novecento è stato il secolo che ha visto la nascita e lo sviluppo dei regimi totalitari in Europa, è stato il secolo delle grandi guerre che hanno sconvolto il mondo, ove la storia con i terribili fatti accaduti hanno condizionato il modo di operare di alcuni artisti che si sono opposti, attraverso la propria arte, alla politica ufficiale, originando un linguaggio che non può essere scisso dal dramma provocato dalla matrice bellica.

In Italia ad opporsi al regime fascista è il gruppo di artisti intorno a Corrente, il quindicinale nato nel 1938 su iniziativa di Ernesto Treccani, il pittore che grazie alla nascita di questo foglio è stato in grado di riunire le speranze dei giovani artisti che esprimono la propria opposizione alla dittatura culturale, schierandosi invece a favore della libertà di espressione del mondo dell’arte.

A quali artisti possono ispirarsi pittori come Guttuso, Treccani, Vedova, Cassinari, Sassu o Migneco per portare avanti la loro critica? Sicuramente agli espressionisti, capaci di trasportare la propria interiorità, con le proprie emozioni, sulla tela, prendono esempio dalla violenza insita nella penellata di Van Gogh, dal colore dei fauves, da Picasso.

Se si pensa alla Crocefissione (1941) di Guttuso sono ben evidenti tutte le tendenze artistiche appena nominate, l’artista rappresenta uno dei momenti più intensi della religione cattolica, un momento di dolore, associabile alla drammaticità che l’Europa stava vivendo negli anni del secondo conflitto mondiale, le forme rappresentate sulla tavola non presentano un aspetto reale, si tratta di immagini deformi, riconducibili alle deformità provocate dal massacro sul campo di guerra, un’opera che si è ispirata a un altro grande lavoro del Novecento, Guernica (1937) di Picasso, con la quale si intende denunciare la tragedia avvenuta nella città basca bombardata dai franchisti nello stesso anno in cui l’opera è stata dipinta, un lavoro dalle linee spezzate, dallo schema tagliente ed essenziale.

Dramma, angoscia e violenza vengono ancora espresse in opere quali Fucilazione nelle Asturie (1935) di Sassu o in Combattimento (1942) di Vedova, in cui è ben evidente l’avversione verso il pacato figurativismo promosso dal regime fascista.

 

Roberto Lalli: un informale contemporaneo

Ceralacca, cemento su tavola, collage e tessuti su tela, non è mai troppo tardi per l’arte informale.

E’ Roberto Lalli, romano doc e discepolo dell’informale e dell’espressionismo astratto americano.

Dopo esser stato impegnato a Roma nel restauro di affreschi e sculture presso alcune ditte, ha frequentato botteghe artigiane che gli hanno fatto amare gli strumenti d’arte, la creatività e l’alchimia dei colori, lavorando poi in uno studio da lui stesso allestito, creando con grande appagamento tecniche polimateriche.

E così Tapies, Burri, Rotko e Capogrossi l’hanno affascinato. Terre, metalli, pigmenti, legni, cartigli e stoffe diventano per Lalli elementi narranti nelle sue tele. Più che una tela, si sente quasi davanti ad un muro, sul quale manifesta lo sfogo creativo delle sue emozioni, avvertita dallo spettatore come una rappresentazione ideale di rottura, strappo e lacerazione per l’elemento più importante in assoluto del pittore, ovvero la tela.

«Ancora oggi ogniqualvolta creo un quadro, dopo tanta esperienza assorbita, provo una sensazione di tormento, legata al desiderio di riuscire ad ottenere perfettamente ciò che vedo, nel profondo del mio essere. Creando le mie tele in un piacere, quasi di estasi, cerco di trovare quella pace che caratterizza il progetto e l’attività di un modesto pittore come me».

Anche con le sue parole si nota come l’opera sia il risultato di una lunga meditazione, «un informale tormentato» come si esprime Daniele Radini Tedeschi nel 2011 in occasione della Triennale di Roma, che vede Burri come un’autorità paterna.

A partire dal 2008 ha esposto a diverse mostre d’arte contemporanea, ricevendo anche premi e riconoscimenti, nel 2008 a Roma un premio alla Carriera e nel 2009 un attestato di gradimento da parte della critica e del pubblico. Nell’ottobre del 2011 ha partecipato alla Triennale di Roma con grandissimo successo.

 

Io non amo la natura. Pop Art Italiana dalle collezioni della GAM-Torino

La Fondazione CRC e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea presentano Io non amo la natura – Pop Art Italiana dalle collezioni della GAM-Torino a cura di Riccardo Passoni, in mostra a Cuneo, nel Complesso Monumentale di San Francesco da sabato 27 maggio 2017 a domenica 22 ottobre 2017.   La mostra – promossa dalla Fondazione CRC in occasione dei 25 anni dalla nascita, nel gennaio 1992 – propone un excursus intorno alla Pop Art italiana, attraverso una selezione di cinquanta opere tra dipinti, sculture e video, tutte provenienti dalla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

L’esposizione nasce dalla volontà di riflettere sulla vicenda storica della Pop Art in Italia, alla luce della recente rinnovata attenzione da parte della critica. Gli aspetti principali su cui la critica si è soffermata nel rileggere il fenomeno includono, da una parte, lo studio della cronaca di quegli anni, alla ricerca di corrispondenze dirette con l’arrivo e l’esplosione del fenomeno Pop americano sul suolo italiano e dall’altra, la messa a fuoco della provenienza culturale e linguistica degli artisti italiani, evidenziandone contiguità e differenze rispetto agli internazionali.

La mostra occupa i suggestivi spazi del Complesso monumentale di San Francesco − restaurato e restituito alla città nel 2011 grazie a un ingente finanziamento della Fondazione CRC e adiacente al Museo Civico di Cuneo − e vuole ricostruire l’ampio ventaglio delle proposte italiane maturate nei primi anni Sessanta. In quegli anni numerose furono le corrispondenze tra il progressivo ma rapido affermarsi della Pop Art americana e la scena italiana, in particolare nelle città di Roma e Torino, così come la circolazione degli artisti e delle loro proposte linguistiche.   Il percorso espositivo illustra, per campionamenti, le differenti declinazioni di stile degli artisti, tra cui Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Fabio Mauri, Mario Ceroli, attivi sulla scena romana, accanto a personaggi come Jannis Kounellis e Pino Pascali. Sul versante torinese, la mostra raccoglie opere di Ugo Nespolo, Aldo Mondino, Michelangelo Pistoletto, Antonio Carena. Sullo sfondo, tra le tante altre proposte in mostra – volte anche a presentare importanti esiti collaterali, non dichiaratamente Pop ma contestualizzabili in quella temperie di sviluppo e ricerca – esempi delle ricerche pioneristiche di Mimmo Rotella e Enrico Baj.

Dal 26 Maggio 2017 al 22 Ottobre 2017

CUNEO

Opening: Venerdì 26 maggio 2017 – ore 17.30

LUOGO: Complesso Monumentale di San Francesco

CURATORI: Riccardo Passoni

ENTI PROMOTORI:

  • Fondazione CRC

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0171 634175

E-MAIL INFO: progetti@fondazionecrc.it

SITO UFFICIALE: http://www.gamtorino.it