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Sandro Giordano __IN EXTREMIS (bodies with no regret)

Arriva a Torino la prima retrospettiva italiana dedicata al poliedrico artista Sandro Giordano e ai suoi lavori fotografici nella mostra __IN EXTREMIS (bodies with no regret) che sarà visitabile fino al 20 novembre (ingresso da Via Bligny n. 2 – Torino).

«Le mie foto sono racconti di un mondo in caduta afferma Giordano – i cui personaggi “toccano il fondo” di un mondo dominato dall’apparenza e dalle immagini stereotipate, reso bulimico dal consumismo di oggetti che talvolta sembrano diventare più importanti delle loro stesse vite».

Il progetto IN EXTREMIS inizia una estate di diversi anni fa, quando Sandro Giordano, romano, carriera di attore alle spalle, ha avuto un brutto incidente in bicicletta: nella caduta, l’istinto di salvare l’oggetto che teneva in mano ha prevalso su quello di parare il colpo, così ha salvato l’oggetto ma si è infortunato. Qualche settimana più tardi, un suo amico si è rotto una gamba tra gli scogli per evitare che l’iPhone cadesse in acqua. Due indizi non fanno una prova, ma la sensazione che nella nostra società qualcosa non stia forse andando per il verso giusto ha trovato in queste cadute una conferma. Dall’esigenza artistica di “immortalare” il momento del proprio capitombolo, ha iniziato a prender forma l’idea delle serie __IN EXTREMIS, a cui il fotografo si dedica da anni, e che sta riscuotendo un notevole successo in rete e nel mondo dell’arte.

I protagonisti delle 30 opere fotografiche in mostra sono figure stremate che, travolte da incidenti tra i più classici del quotidiano o da altri immaginati da una sfrenata fantasia, si lasciano andare, si schiantano sul terreno, ma salvano gli oggetti che tengono in mano, scelti dall’autore con cura quasi maniacale per raccontarci nel dettaglio le storie e le identità dei malcapitati, rigorosamente faccia a terra. La chiave del progetto è dichiaratamente ironica e guarda al lato comico della “tragedia”, puntando sull’effetto liberatore e rivelatore della risata, e intonando, al contempo, un inno all’imperfezione e alle fragilità umane.

Sandro Giordano, Io sono l'Italia, Fonte arte.it

Fino al 20 Novembre 2016

Torino

Luogo: Palazzo Saluzzo Paesana

Curatori: Enrico Debandi

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 347 0103021

Sito ufficiale: http://www.palazzosaluzzopaesana.it

MASBEDO. Handle with care

Handle with care è il titolo del nuovo progetto di MASBEDO, duo artistico composto da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, che da più di quindici anni coniuga arti visive, pratiche performative, coreografia, letteratura e musica entro un personale vocabolario artistico.

Gli artisti sono stati invitati da the classroom – centro di arte e educazione inaugurato nell’aprile del 2016 a Milano –, a sviluppare con una mostra e un corso una riflessione sul tema della cura dell’immagine e del restauro nella cornice di un contesto specifico, che li ha visti attraversar le più prestigiose istituzioni italiane di restauro e conservazione scelte come luoghi di produzione e esposizione.

Handle with care è in fatti il titolo del video a più canali realizzato in questa occasione all’interno dell’Opificio delle Pietre Dure in Firenze e il Centro Conservazione e Restauro di Venaria, che per la prima volta sono stati svelati dallo sguardo dell’arte contemporanea. Set ideali di un ragionamento sull’origine dell’immagine, la sua distruzione e trasmissione nel tempo, tali eccellenze italiane sono lenti d›ingrandimento per la comprensione del processo del fare arte, dalla materia prima sino all’oggetto finito.

Accanto al video, gli artisti scelgono di presentare anche una selezione materie prime con le quali sono soliti lavorare e che costituiscono spesso il DNA delle loro opere finite: piccole sculture, immagini ritagliate, installazioni, teatrini e oggetti di diversa dimensione. Sono questi degli indizi che provengono dallo studio degli artisti, attorno ai quali la ricerca è cresciuta nel corso di un anno e più di lavoro. Il progetto si offre così al pubblico come una mostra in due atti, allestita in spazi-classe, dove serrato è il dialogo con l’architettura scelta in relazione al contenuto dei lavori.

A Firenze viene presentato uno spaccato dello studio degli artisti. Qui i MASBEDO lavoreranno, dal 22 al 24 ottobre, utilizzando strutture di supporto (Cose, 2012) e saranno ingaggiati in mo-menti live, seguiti da lezioni e testimonianze di ospiti invitati al corso.

Il Centro di restauro e la Reggia di Venaria è invece il teatro di una mostra personale degli artisti, dove il video Handle with care dialoga con altre due opere dedicate all’analisi della presenza e assenza dell’artista (BB-547-CJ, 2016) e alla natura dello sguardo artistico (30 Luglio 2007, 2016). Un seminario chiude il progetto (dal 10 al 15 gennaio 2017), realizzato in collaborazione con il Centro di restauro.  Il progetto è accompagnato da una pubblicazione intitolata Diario psichico (Quodlibet, 2016), un libro confessione realizzato con gli artisti, che racconta le fasi preparatorie della mostra.

Masbedo, Fonte arte.it

Fino al 15 Gennaio 2017

Venaria Reale | Torino

Luogo: Venaria Reale, Reggia di Venaria e Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”

Enti promotori:

  • Associazione culturale Rest-Art
  • Areavideo
  • Estate Fiorentina 2016
  • Gallerie degli Uffizi
  • Opificio delle Pietre Dure di Firenze
  • Musei Civici Fiorentini
  • Museo 900 Firenze
  • Artissima

Sito ufficiale: http://theclassroom.it

Mimmo Paladino tra pittura e scultura: l’arcaicità della Transavanguardia

Mimmo Paladino è un artista italiano noto per essere uno dei principali esponenti del movimento della Transavanguardia, fondato da Achille Bonito Oliva nel 1980, individuante un ritorno alla pittura dopo le varie correnti concettuali sviluppatesi negli anni ‘70.

L’Espressionismo storico e il Neo – Espressionismo della Germania degli anni ’70 sono la base d’ispirazione della Transavanguardia. La riduzione dell’immagine, ove sono presenti solamente gli elementi espressivi fondamentali, con i colori accesi e violenti costituiscono i punti cardine della pittura di Mimmo Paladino, tratti dai movimenti espressionisti precedentemente citati ma personalizzati con un tocco di gusto mediterraneo, una scelta che rende le opere dell’artista italiano più solari e meno drammatiche.

Nelle opere di Mimmo Paladino è possibile riconoscere l’impronta delle forme d’arte tradizionali, pittura, scultura e grafica, visibili a un qualsiasi fruitore grazie alla scelta operata dall’artista di realizzare immagini riconducibili a un mondo primitivo, arcaico, in cui semplici segni, ma eleganti allo stesso tempo, contribuiscono a plasmare le forme. La semplicità e il vasto numero di segni permettono all’osservatore di immergersi in un mondo dotato di una nuova cultura, è come trovarsi all’interno di un villaggio esotico, sconosciuto, in cui è possibile divertirsi a decifrare un linguaggio novello e ignoto.

Il rosso è il colore che investe le opere pittoriche transavanguardiste del Paladino, come è possibile osservare in opere quali Il visitatore della sera (1985) o Campi flegrei (1982 – 1983) le semplici figure rappresentate ricordano le pitture rupestri, uno stile primitivo, non elaborato, privo di inutili dettagli coinvolge lo sguardo del fruitore trascinandolo in universo incontaminato.

Mimmo Paladino non si limita a un operato artistico vincolato solo alla pittura, egli infatti espande i caratteri della Transavanguardia al di fuori del campo pittorico realizzando un’opera ambientale di grandi dimensioni, Montagna di sale, realizzata a Napoli nel 1995. E’ ancora una volta l’elemento arcaico ad assumere un ruolo fondamentale nell’opera, visibile attraverso la semplicità della montagna salata, che riprende la forma della cupola della chiesa vicina, e attraverso le forme elementari, prive di dettagli naturalistici, dei cavalli neri sopra collocati. Non è solo la semplicità delle forme a conferire arcaicità all’opera, lo stesso materiale, il sale marino, è un materiale arcaico, che unito allo schematico cavallo ricorda la storia sepolta sotto la città campana.

 

 

Parreno, suoni e luci per la mostra dell’Hangar Bicocca

Musica e cinema, costruzioni e suoni, luci e colori, movimento, è così che Philippe Parreno presenta in Italia la sua prima mostra antologica dal nome Hypotesis.

Parreno, artista francese di fama internazionale fin dagli anni Novanta, trova un modo diverso per affacciarsi all’arte contemporanea. Collabora con architetti e musicisti per concepire installazioni e performance servendosi di linguaggi e codici di media come la radio, la televisione, il cinema, e anche l’informatica, oltrepassando il confine della fisicità delle opere e buttando giù quel muro che molto spesso si crea attorno all’arte.

Mostra maggior interesse per le dinamiche e le forme con cui un’opera d’arte è presentata al pubblico, e come può interagire con esso, con film, installazioni, performance e testi, Parreno sovverte i codici legati allo spazio espositivo e interroga le convenzioni della mostra, inserendovi la dimensione temporale attraverso eventi di varia natura.

Immerge i visitatori in un ambiente in cui le dimensioni spaziali e i riferimenti temporali cessano di essere certezze e sembrano partecipare ad una partitura in cui ciascuno è sia causa sia conseguenza di qualcos’altro.

Curiosa l’etimologia della parola ipotesi, dal greco ypo, sotto, e thesis, posizione. La mostra elaborata da Parreno è composta da installazioni e video che stanno tutte in alto, mentre il visitatore è invitato a stare sotto. Il pubblico dunque passeggia sotto l’installazione, la studia osservando dal basso e in prospettiva. Da qui l’analogia con l’etimo della parola hypothesis: «Restiamo in una posizione al di sotto, sia fisicamente che intellettualmente, rispetto alle opere», così si spiega l’artista, tanto da percepirle come pure astrazioni, ipotetiche forme e concetti frutto della collaborazione di più artisti, di più forme d’arte, per far percepire all’osservatore un’idea diversa del concetto stesso di essere mostra, nella sua globalità.

La mostra antologica è stata allestita a Milano, negli spazi dell’Hangar Bicocca, dal 22 Ottobre 2015 al 14 Febbraio 2016.

 

Agostino Bonalumi: ambiguità delle ombre

«L’opera di Agostino Bonaluni non è pittura, non è scultura, non è architettura, ma ha l’artisticità di pittura, scultura ed architettura». Cosí Giulio Carlo Argan definiva nel 1974 le creazioni di questo artista che nel Secondo Dopoguerra, appena ventenne, respirò l’aria di quel momento rivoluzionario e liberatorio che prende il nome di Informale. La sua produzione fu influenzata da questo movimento ma verrà superato grazie ad un metodologico studio sulla materia e sul colore.

Tela, alluminio, cemento, bronzo, legno e carta: ogni materiale possiede in sé innumerevoli possibilità di rappresentazione e di sviluppo. Bonalumi ascoltava ed accarezzava il materiale per sentirne la tensione, per soddisfare un appetito sensoriale in senso tattile.

Attraverso la materia cerca di carpire i misteri delle ombre della natura, come la luce gioca sulle superfici e come la sua variabilità interagisce con lo spazio.

Blu Abitabile, opera esposta per la prima volta nel 1967 per la mostra “Lo Spazio dell’Immagine” a Foligno, è una costruzione su base circolare sulle cui pareti sono presenti delle estroflessioni (superfici a rilievo) che si susseguono partendo dal basso verso l’alto provocando effetti d’illusione ottico-percettiva. Quando si entra dentro questo ambiente avvolgente si percepiscono contemporaneamente gli stimoli orizzontali e verticali, poiché le estroflessioni conducono la vista e al contempo il pavimento lenticolare, reagendo sotto i piedi, soddisfa un contatto tattile. La monocromia del blu determina un unico tempo di percezione, in una ricerca sul rapporto l’opera-lo spazio-il tempo.

Il linguaggio di Bonalumi, che si può definire minimale, anticipa quasi la riduzione delle forme e delle strutture primarie, e intende far evolvere la pittura attraverso l’uso del colore come elemento non emotivo, non evocativo, ma come forma di luce.

Le sue opere sono intitolate con il nome di un colore per sottolineare che non si tratta di una forma dipinta ma al contrario è il colore che diviene forma. Nell’opera Nero quando la luce colpisce direttamente, il positivo che esce dalla tela viene schiarito e l’ombra che si crea diventa profonda; mentre nell’opera Bianco la luce viene semplicemente accentuata. Questo mistero di ombre che Bonalumi è capace di creare, gioca con il concetto stesso di reale per aprire nuovi spazi e creare ambiguità. Quell’ambiguità insita nel genere umano, per la semplice compresenza di ragione e sentimento, e che Agostino Bonalumi porta avanti e soddisfa nella sua poetica.

Amedeo Alessio

Mimmo Rotella. Artista del decoupage

Mimmo Rotella è un artista italiano famoso per la realizzazione di opere ottenute da manifesti pubblicitari di film o spettacoli strappati dai muri delle città, ove le lacerazioni della carta e l’impronta dei calcinacci suscitano nel pubblico forte stupore e meraviglia. Alla base dell’operato di Rotella è possibile trovare l’interesse verso la materia povera, un interessamento tipico del movimento dell’Arte Informale.

Se la tecnologia dei mezzi di comunicazione del nostro secolo ha la capacità di mutare un’opera con metodologie differenti rispetto a un operato artistico “tradizionale”, con mezzi che è possibile definire “extra artistici”, Mimmo Rotella preferisce realizzare le proprie opere con manifesti sovrapposti, lacerati e rovinati; al posto dei colori utilizza la carta e la spatola è lo strumento, sostituito al pennello (in quanto più larga), utile per graffiare e asportare i frammenti colorati.

La città industriale tappezzata con i suoi cartelloni pubblicitari si rivela all’artista italiano come un habitat stimolante e fertile, senza la quale Rotella non potrebbe meditare sulla propria arte e sulle proprie attività attitudinali. Questo universo caotico, nonostante la seduzione e il fascino che provoca nell’artista, lo induce verso una perdita dell’individualità, verso una dimensione nuova, funzionale, fondata sul ricambio dei propri valori. I manifesti pubblicitari appartengono alla vita attuale delle realtà urbane e Rotella intuisce l’energia che ne è scaturita, la quale viene trasformata in una naturale configurazione contenente in sé tutta la carica emotiva dell’arte. Il manifesto è dunque una sorta di pennello che genera una pittura propria ed è in grado di esplorare la realtà.

Attraverso la produzione artistica di Mimmo Rotella è possibile cogliere ogni riferimento cronologico della nostra storia, che si frantuma in realtà del consumo, la quale vede una rapida perdita e dispersione della produzione artistica.

L’oggetto in sé subisce la perdita del valore di gradimento all’interno di una società troppo caotica.

Le immagini trasmesse dal cinema o dalla pubblicità sono catturate dall’artista con un meraviglioso atto creativo, vengono racchiuse entro nuovi spazi, talvolta misteriosi, esaltano la carica dell’oggetto con il fascino della carta strappata che seduce l’occhio umano.

 

 

Arte povera: l’esordio di Kounellis

Forse innamorato dell’Italia, Kounellis a soli vent’anni decide di abbandonare la Grecia, dove è nato nel 1938, per trasferirsi a Roma. Nella capitale ha modo di frequentare l’Accademia di Belle Arti, studia sotto la guida di Toti Scialoja che lo porta verso un approfondimento per lo studio dell’espressionismo astratto e l’arte informale, che insieme costituiscono il binomio fondamentale col quale, proprio in Italia, esordisce il suo percorso creativo. E così, nei primissimi anni Sessanta Kounellis si avvicina all’arte povera, servendosi di materiali e prodotti di uso comune per un’arte totalmente creativa. Identifica la pittura come un linguaggio che non rispecchia altro che la società, scegliendo di rappresentare le materie prime della vita di tutti: il letto, la finestra, i sassi da costruzione, il gas.

Le sue installazioni diventano dei veri e propri allestimenti scenici che occupano fisicamente la galleria e circondano lo spettatore rendendolo partecipe in uno spazio che inizia anche a riempirsi di animali vivi, contrapposti alle geometrie costruite con materiali che evocano la produzione industriale. Esempi eclatanti di questo genere sono il Pappagallo che ha esposto vivo su un fondo di ferro grigio; i dodici cavalli che ha portato nella Galleria l’Attico di Roma; oppure ancora la margherita che sputa una fiamma di fuoco blu, generato da una bombola a cannello. In tutti e tre i casi Kounellis ha voluto mettere in risalto un contrasto: nel pappagallo, tra il colore delle piume e il non colore del ferro nello sfondo; nei cavalli, tra lo spazio culturale dell’arte e quello naturale dell’animale, e nella margherita, tra l’energia primaria del fuoco e quella del polline.

È in questo modo che l’artista si getta nel mondo dell’arte, diventando l’esponente di primo piano di quella che il critico Germano Celant ha definito arte povera nel 1967. Il fine di Kounellis altro non è che ridursi al ruolo marginale di artefice, affinché l’opera si realizzi nella partecipazione e nella relazione col pubblico, mirando dunque al totale coinvolgimento dell’osservatore.

L’Italia della ricostruzione nelle immagini della pubblicità (1950-1970)

Il Castello di Rivoli e l’Assessorato alla Cultura e Turismo della Città di Rivoli, nell’ambito della consolidata collaborazione tra Città e Museo, presentano negli spazi della Casa del Conte Verde la rassegna L’Italia della ricostruzione nelle immagini della pubblicità (1950-1970).

La mostra racconta l’Italia dal dopoguerra agli anni Settanta attraverso l’evoluzione del prodotto pubblicitario con manifesti, prove di stampa, bozzetti preparatori e studi di campagne promozionali cui sono affiancati prototipi di oggetti, gadget e i primi esempi di merchandising.

Nelle sale della Casa del Conte Verde saranno esposti oltre settanta tra manifesti pubblicitari, locandine e bozzetti dedicati a prodotti di bellezza e per la casa, al tempo libero, a beni di lusso e una selezione di quelli politici e di propaganda. Un video raccoglie frammenti degli spot più significativi che hanno raccontato l’evolversi dello stile di vita degli italiani. L’Italia degli anni Cinquanta è una nazione che porta i segni del conflitto bellico recentemente conclusosi.

Il periodo del dopoguerra è caratterizzato da una profonda povertà e dall’incertezza politica. Il Piano Marshall, varato dal governo degli Stati Uniti alla fine degli anni Quaranta, rappresenta una svolta importante per la ripresa poiché non solo garantisce gli investimenti per rilanciare l’economia nazionale, ma apre il mercato a tutta una serie di beni e prodotti prima del tutto sconosciuti. Nell’arco di un decennio gli italiani cominciano a poter contare su una certa disponibilità economica, prima limitata all’acquisto di beni di prima necessità e, successivamente, a qualche timida spesa dedicata al superfluo. Tra molte difficoltà, ma in un clima di dilagante ottimismo, inizia la ricostruzione che nel decennio successivo si concretizzerà nel miracolo economico.

Nelle case degli italiani fanno la loro comparsa la lavatrice e il frigorifero e con essi, oltre ai detersivi, una vasta gamma di prodotti per la casa e per la cura della persona, oltre a prodotti a lunga conservazione. Due grandi fenomeni attraversano la penisola: la migrazione dal sud verso le fabbriche del nord e la televisione che, nata nel 1954 negli studi RAI di Torino, crea un nuovo linguaggio comune a tutti gli italiani. È un nuovo mondo non solo di cantanti e divi, ma anche di prodotti per il consumo di massa che modificano le abitudini e i costumi della popolazione e che preannunciano il boom economico. Carosello, unico esempio nel suo genere a livello mondiale, porta la pubblicità nelle case degli italiani dando il via a un processo di unificazione dello stile di vita.

E dopo Carosello tutti a nanna” è la frase che ha accomunato intere generazioni di bambini. Anche alla fine degli anni Sessanta, caratterizzati dalla contestazione studentesca e dalle rivendicazioni sociali, la pubblicità – pur adottando un linguaggio giovanilistico – continua inarrestabile a condizionare la quotidianità degli italiani trasmettendo un messaggio rassicurante di benessere e favorendo la diffusione di prodotti di largo consumo. È però anche il periodo di una crisi ideologica e culturale in cui la pubblicità è accusata di essere ingannevole e promotrice di bisogni falsi e superflui. Negli anni Settanta, terminata l’avventura di Carosello, le immagini e gli stili della pubblicità italiana hanno ormai adottato i modelli della pubblicità internazionale, soprattutto americana.

Castello di Rivoli, Riproduzione Riservata

Castello di Rivoli, Riproduzione Riservata

Fino al 6 marzo 2016

A cura di: Massimo Melotti

Luogo: Castello di Rivoli, Piazza Mafalda di Savoia Rivoli (TO)

Orari: da martedì a venerdì ore 16.00 – 19.00

sabato e domenica ore 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00

lunedì chiuso

Ingresso gratuito