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Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità

A una settimana dalla notte degli Oscar torniamo a parlare di Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità; la pellicola aveva infatti ottenuto la candidatura per la categoria miglior attore protagonista grazie all’intensa interpretazione di Willem Dafoe, occasione purtroppo sfumata.

Il film è il secondo che il regista ed ex artista Julian Schnabel dedica a una personalità pittorica quasi entrata nel mito: prima di Van Gogh infatti aveva diretto una pellicola sulla vita di Jean Michelle Basquiat. Schnabel sceglie di focalizzarsi sulla parentesi Arlesiana vissuta dal pittore olandese, che si rifugiò nel sud della Francia per evadere dal grigiore parigino e da una serie di compromessi accademici che sentiva stretti.

Il film, premiato al Festival di Venezia, è una analisi poetica e profonda degli stati d’animo dell’artista; più che sottolineare una mai del tutto accertata diagnosi di follia, quello che il regista evidenzia è l’immersione quasi panteistica e a tratti sacra che il pittore compie nei confronti del mondo che lo circonda, specie per quanto riguarda il suo aspetto naturale, incarnato dal sole, dagli alberi, dai fiori, dal vento. Tutto è poesia, tutto lo innalza a stato di grazia o lo schiaccia nel dolore; il sentire, profondo e totale, che fu per lui dono e maledizione, è il vero protagonista della storia.

Gli scontri con gli abitanti del posto, il suo essere incompreso, la dipendenza economica dal fratello Theo, che non lo abbandonò mai, persino l’amicizia conflittuale con Paul Gauguin, che si trasferì per un periodo ad Arles per lavorare con lui sembrano essere semplici elementi di contorno rispetto alla celebrazione della lucida conoscenza delle cose che caratterizzava questo grande artista. La sua vita si interruppe precocemente, ma il suo lavoro produsse in pochissimi anni un’ enorme quantità di opere; il mondo ne riconobbe il talento solo dopo la sua morte, forse perché la sua energia era troppo vera per essere compresa ed accettata da vivo, con tutte le sue contraddizioni ed esternazioni. Una luce troppo forte, quella di Vincent: come accade con quella generata dalla sua splendida Notte stellata, per guardarla muoversi nella sua interezza bisogna socchiudere gli occhi.