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Le numerose irregolarità. Katharina Grosse e Tatiana Trouvè

L’Accademia di Francia presso Villa Medici di Roma ospita dal 2 febbraio la mostra Le numerose irregolarità, quarto ed ultimo appuntamento del ciclo UNE,  progetto ideato dalla direttrice Muriel Mayette-Holtz e curato da Chiara Parisi, che si pone come obiettivo la messa a confronto tra coppie di artisti femminili attraverso l’interazione delle loro opere (ricordiamo a tal proposito una delle mostre che si sono svolte all’interno di questo ciclo nell’ultimo anno: quella che ha visto protagoniste Yoko Ono e Claire Tabouret).

Katharina Grosse e Tatiana Trouvè, tedesca la prima e italo-francese la seconda, si mettono in relazione con lo spazio aulico e potente che le ospita, quello di Villa Medici, con una serie di interventi che spaziano dalla pittura all’installazione.

Katharina Grosse lascia che il colore prenda piede, che quasi divori lo spazio circostante, dandogli nuova forma e dimensione, creando pareti in movimento, come nel caso di Untitled, un drappo di seta bianco sul quale campeggia una grande zona verde.

L’impatto visivo più forte del suo contributo viene senza dubbio dall’opera site specific intitolata Ingres Wood, un connubio di scultura, pittura e installazione, tre modalità espressive che convivono qui simultanemante. Un fiume di stoffa colorata cola lungo la cordonata medicea, elemento cardine e dell’intero palazzo; il visitatore è invitato a percorrerla, avendo così la possibilità di  dialogare in maniera diretta con l’opera.

Il titolo è un chiaro riferimento all’origine del legname utilizzato, provenienti dal giardino stesso di Villa Medici, dal pino che il grande maestro francese Ingres fece piantare durante il suo periodo di direzione dell’Accademia al principio del XIX secolo qui a Roma. La storia passata si fa presente, il colore si fa spazio, il mondo naturale diventa elemento architettonico.

Tatiana Trouvé propone invece una serie di installazioni e di assemblaggi, con degli accostamenti stranianti di oggetti e un uso eterogeneo dei materiali, come in Notes on sculptures, September 15th, « Peter », dove un paio di scarpe posizionate al di sotto di un piccolo tavolo diventano impronta scultorea, traccia del vissuto di qualcuno che perde la sua identità nell’oggettività della nuda rappresentazione di una parte di sè.

L’installazione dal titolo Les Indéfinis, del 2017, ci mostra invece un gruppo di aste di ferro inserite su dei basamenti di pietra o di legno, posizionate davanti a una parete di plexiglas trasparente; sembrano voler degli individui che tentano di instaurare tra loro un dialogo, ma lo scambio non riesce, restano lontani, non si crea una sinergia tale da unire la visione del loro insieme, e questo produce un’immagine finale di solitaria vicinanza.

 

 

Le numerose irregolarità. Katharina Grosse e Tatiana Trouvè

Villa Medici – Accademia di Francia a Roma

Piazza di Trinità di Monti, 1

Dal 2 febbraio al 29 aprile 2018

www.villamedici.it