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Quando l’artista resuscita la natura morta: il caso di Andrea Gandini

Da qualche anno ormai le strade di Roma sono popolate da strane figure mai viste prima. Non si tratta di nuovi gruppi etnici o di eccentrici pellegrini, ma delle sculture di Andrea Gandini, giovane promessa della Street Art nostrana.

Conosciuto anche come “lo scultore dei tronchi abbandonati”, Gandini da qualche tempo si dedica con grande successo a scolpire i “tronchimorti” – come lui stesso li definisce – che infestano la capitale. Si tratta dei resti di alberi abbattuti e mai più ripiantati, che il ragazzo, mettendo la sua creatività al servizio del bene comune, sottrae al degrado e all’incuria trasformandoli in curiosi personaggi fiabeschi.

Street artist anomalo, che utilizza scalpello e mazzuolo al posto di bombolette e pennelli, nel suo personale progetto di riqualificazione urbana dà quindi risalto e trasforma in risorsa qualcosa su cui normalmente nessuno si soffermerebbe.

Le sue opere sono così un doppio simbolo di rinascita: non solo infatti sono realizzate con materiali abbandonati e poi riciclati, ma questi stessi materiali un tempo avevano una vita, che l’artista intende in un certo senso restituirgli. È proprio su questo dettaglio che si basano tutte le sue creazioni. Da questi tronchi morti, infatti, lo scultore si limita a togliere “il soverchio”, come avrebbe detto un suo illustre predecessore, e sfruttando le forme naturali del legno fa emergere volti e personaggi malinconici che – come spiega in tutte le interviste – rappresentano la personificazione del tronco stesso.

Con il suo lavoro semplice ma efficace, senza troppi fronzoli l’artista rende la città più piacevole, in maniera discreta e spontanea restituisce bellezza e dignità a qualcosa che l’aveva persa, producendo un forte effetto sorpresa in chi vi si imbatte.

Il progetto, iniziato nel cuore della città, tra Monteverde e Trastevere, si è poi allargato pian piano a conquistare tutta Roma (e non solo, iniziano infatti anche le prime trasferte). Lavorando sempre alla luce del sole, sotto lo sguardo curioso dei passanti, l’artista ha attirato l’attenzione del pubblico di ogni età ed è diventato una vera e propria star. Il pubblico infatti non solo lo ama, ma ormai ne invoca l’avvento per combattere il degrado del proprio quartiere: da qualche tempo infatti Andrea lavora anche su segnalazione, e chiunque può suggerirgli un tronco da scolpire attraverso i suoi profili social.

In un momento in cui (per fortuna) Roma è in generale centro di numerosi interventi di riqualificazione attraverso l’arte urbana, questa voce emerge dal coro, e con talento e determinazione porta avanti il suo originale progetto per risollevare la bellezza malinconica, che ben si riflette nelle sue sculture, di una città troppo spesso maltrattata.

 

 

Donare giovinezza. Giuseppe Penone

La produzione di Giuseppe Penone è vasta e varia pur mantenendo una grande coerenza di temi e una forte riconoscibilità.
La sua attività denuncia una dedizione totale nei confronti della scultura, disciplina che ha eletto a ricerca fondante del suo percorso. Ogni modifica di una condizione fisica è per Penone una scultura. Un’idea integralista che lo porta ad affermare che un respiro, modifica l’aria nel quale viene espirato, dunque anch’esso è scultura.

Gli interventi di Penone sono dunque modifiche della realtà fisica del soggetto che prende in esame. Modifiche che non stravolgono la natura della materia che viene invece “ascoltata” e assecondata.

Il soggetto principe del suo lavoro sono gli alberi. Il modo di intervenire sul legno è quasi quello di un alchimista che dallo studio attento e il rispetto per la natura riesce a  conoscerne l’essenza al punto di riuscire, se non a ridare la vita, a riportare indietro il tempo.

Partendo da assi o travi Penone lavora per sottrazione di materia seguendo gli anelli e la stratificazione naturale del legno per ridare forma all’albero ormai perduto. Questa paziente sfoliazione è un meccanismo che permette un lento viaggio indietro nel tempo, ogni strato un anno, fino a ritrovare la giovinezza del tronco. Ciò che viene recuperata è la reale forma dell’albero in un preciso momento della sua storia, non c’è invenzione o interpretazione da parte dell’artista.

Nonostante la razionalità e la scrupolosa disciplina con cui sono realizzate, queste opere hanno un impatto emotivo sullo spettatore particolarmente forte. La materializzazione della reale forma vivente da un pezzo ormai morto o modificato artificialmente veicola con immediatezza un senso di rigenerazione e riscatto. C’è un’idea di liberazione insita in queste opere, quello stesso sentimento che muoveva Michelangelo nel liberare la forma imprigionata nei blocchi di marmo. Penone però annulla qualsiasi pretesa di creazione personale a favore di una restituzione, un impegno dedicato alla materia con cui si confronta e non alle proprie idee o gusto personale.

Alison Moritsugu. La Natura in un’opera d’arte

Alison Moritsugu ridona nuova vita ai tronchi degli alberi caduti e spezzati causa intemperie e interventi dell’uomo. Sino a dicembre 2015 presso la galleria Littlejohn Contemporary di New York sono stati esposti i suoi tronchi d’albero dipinti, che rappresentano in toto il pensiero ecologico e green-friendly dell’artista hawaiana.

Alison Moritsugu _ Log Series #1_ Alison Moritsogu ©

Alison Moritsugu _ Log Series #1_ Alison Moritsogu ©

Su sezioni di tronchi con corteccia naturale dipinge delicatissimi paesaggi bucolici, scorci naturali incontaminati che ci allontanano dal mondo odierno in cui l’intervento umano ha causato disboscamenti e distruzione dell’habitat naturale. Finestre a cielo aperto che riprendono dipinti del XVIII e XIX secolo, omaggio all’arte idilliaca della Hudson River School.

Alison Moritsugu _ Artist with Log Series _ Alison Moritsogu ©

Alison Moritsugu _ Artist with Log Series _ Alison Moritsogu ©

Invece di livellarli e modificarne la forma la Moritsugu dipinge direttamente sul legno lasciando intatta la struttura mantenendo crepe e buchi esistenti ed inglobando gli stessi nei suoi dipinti. Un uso calibrato e sapiente del colore fa si che il paesaggio risalti in maniera tridimensionale, una finestra nel passato che ha come pura testimonianza lo stesso supporto, fatto di anelli che conservano e raccontano una storia lunga anni.

Alison Moritsogu _ Log Series _ Alison Moritsogu ©

Alison Moritsogu _ Log Series _ Alison Moritsogu ©

Una natura rappresentata nei suoi più piccoli particolari che ci fa apprezzare ancor più il mondo incontaminato, oramai lontano anni luce dalla nostra realtà.

Info:

Alison Moritsugu

Inconsequence/in consequence”

Littlejohn Contemporary Gallery

547 West 27 Street, Suite 207

New York

[Sara Costa]