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Dal simbolismo all’astrazione. Il primo Novecento a Roma nella Collezione Jacorossi

Dal 1° dicembre scorso il tessuto espositivo del centro storico romano si avvale di una nuova realtà operante sul fronte dell’arte contemporanea: parliamo di Musia, spazio polifunzionale ideato dal collezionista e imprenditore Ovidio Jacorossi.

Il luogo prescelto è un luogo caro alla famiglia dell’imprenditore: Musia è situata infatti in Via dei Chiavari, dove suo nonno, Agostino, iniziò nel 1922 la sua avventura imprenditoriale con un piccolo negozio di carbone. L’attività di famiglia proseguirà poi di generazione in generazione, legandosi sempre all’ambito delle fonti energetiche e ai servizi per l’ambiente; sarà poi proprio Ovidio a compiere i primi passi verso il collezionismo artistico, con una serie di acquisizioni di dipinti, sculture e disegni.

Musia è uno spazio di oltre 1000 mq, un ambiente enorme rispetto alle tradizionali metrature delle gallerie d’arte capitoline. Al suo interno gli spazi sono destinati a diversi tipi di attività, tutte legate però alla cultura e alla fruizione del bello: l’area dedicata alle mostre tempoanee della Galleria 7, la vendita di oggetti di design, fotografia e opera d’arte all’interno della Galleria 9, gli ambienti destinati alle installazioni site specific delle Sale di Pompeo, la zona ristoro della Cucina & Wine bar, diretta dallo chef Ben Hirst, che si caratterizza per un’attenzione particolare alla carta dei vini proposti nonchè alle materie prime utilizzate, provenienti dal territorio laziale e del centro Italia.

L’attività espositiva di Musia è inaugurata dalla mostra Dal Simbolismo all’Astrazione. Il primo Novecento a Roma nella Collezione Jacorossi, allestita negli spazi della Galleria 7: in mostra circa cinquanta opere, provenienti dal contesto storico artistico italiano della prima metà del Novecento. Tra gli importanti autori dei pezzi esposti ci sono Giorgio De Chirico, Gino Severini, Alberto Savinio, Leoncillo, Mimmo Rotella e molti altri. Tra le opera spiccano lo splendido Autoritratto Tricolore di Giacomo Balla, oltre all’intensa scultura La sognatrice di Antonietta Raphael Mafai.

A questa prima esposizione ne seguiranno altre due nel 2018: una dedicata alla seconda compagine della collezione Jacorossi, con opere databili alla seconda metà del Nocecento, ed infine una terza incentrata invece sulle opere di grande formato eseguite lungo i decenni centrali dello stesso secolo.

Le Sale di Pompeo, situate sui resti dell’omonimo Teatro romano ospitano invece la video installazione site specific di Studio Azzurro dal titolo il Teatro di Pompeo (Dramma per 4 stanze e 8 schermi), punto forte del programma inaugurale di Musia, che narra dell’uccisione di Giulio Cesare. Lo spettatore si aggira tra le sale, dove si snodano scene di vita quotidiana ambientate nella Roma antica, rappresentate attaverso la semplice silhouette dei loro protagonisti: il mercato, le terme, le danze. Tutto è in penombra, apparentemente quieto, fino a un brusco cambio di immagine: il giorno cede il passo alla notte, la congiura sta per iniziare, Cesare sarà ucciso e ciò che un tempo era certezza diventa caos, avvolto tra le fiamme che si innalzano in questo teatro multimediale di grande effetto.

In occasione dell’apertura di Musia infine, la Galleria 9 propone una rassegna sui gioielli d’artista, esponendo le sculture indossabili di Paola Gandolfi, i gioielli in ceramica di Rita Miranda e le creazioni della designer Alessandra Calvani.

 

 

MUSIA

Via dei Chiavari 7/9, Roma

dal 1° dicembre 2017 al 18 marzo 2018

Orari: da martedì a sabato ore 16 – 22,30; domenica, lunedì e festivi chiuso

Ingresso: libero

Info: www.musia.it

Fontana ● Leoncillo

In occasione della XXVII Biennale di Venezia (1954), Leoncillo e Lucio Fontana sono invitati a partecipare, ognuno con una sala personale. I piani colorati si espandono nello spazio, animando la materia con un’ispirazione che prelude alla svolta informale e di profonda ricerca materica degli anni successivi. Roberto Longhi presenta ventidue sculture di Leoncillo, dalle suggestioni ancora cubiste, mentre Giampiero Giani introduce le Sculture spaziali di Fontana, esponendo oltre ai “buchi”, alcune opere degli anni Trenta e Quaranta.

Dal 1955 le poetiche dell’informale cominciano a diffondersi e ad affermarsi, anche grazie all’ampliamento del circuito espositivo delle gallerie private che nel corso degli anni Cinquanta aumentano notevolmente andando a sostituire la libera iniziativa dei gruppi di artisti che caratterizzava l’immediato dopoguerra. La mostra FONTANA ● LEONCILLO forma della materia prende l’esperienza della XXVII Biennale di Venezia come punto di partenza di una svolta nella ricerca di entrambi gli artisti.

Fontana e Leoncillo

Il raffronto tra i due artisti ha il merito da un lato di sottolineare la centralità di Leoncillo nella storia della scultura non solo italiana, dall’altro dimostra in Fontana una radicale volontà di aprire i volumi, superare la materia, costruire intorno al vuoto e creare spazio. Attraverso sovrapposizioni e confronti, la mostra mette in evidenza le preoccupazioni scultoree in ambito prevalentemente bidimensionale di Fontana in relazione a un approccio di sensibilità pittorica nella scultura di Leoncillo. Entrambe le pratiche si interessano, con modalità distinte, a rivelare la forma insita nella materia stessa.

Leoncillo mostra un’arte in cui la materia cresce e prende vita in una tensione fra pulsione e apparente controllo. Conglomerati verticali di grès o terracotta in un impasto di colore, forme e luce, in cui il vuoto non è un’assenza ma uno spazio, che consente alla materia di nascere ed espandersi dal negativo. Dagli anni Cinquanta, Fontana sviluppa la sua ricerca in ambito bidimensionale pur sempre mantenendo l’urgenza di un pensiero scultoreo dinamico. In aggiunta al motivo dei “buchi”, le tele si arricchiscono di colore e frammenti di vetro, dando vita al ciclo delle Pietre che si affaccia nello spazio e si appropria della luce, mediante la traslucenza del materiale. Nei Barocchi inoltre la materia si ispessisce, diventa quasi tattile, inglobando a frammenti di materiali riflettenti, linee che suggeriscono una loro continuità al di fuori del quadro.

Attraverso una ricerca appassionata e senza compromessi di MATERIA-COLORE-SPAZIO, Leoncillo e Fontana risolvono il contrasto tra le due concezioni allora dominanti, operando una sintesi fra astrattismo e realismo, volta a rivelare un’unità (e una verità) della materia.

Fino al 9 Luglio 2016

link: Fondazione Carriero

aperto tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 su appuntamento
sabato accesso libero dalle 11.00 alle 18.00
Domenica chiuso

via Cino del Duca 4, Milano