Articoli

Lucio Fontana. Le due Pietà per il Duomo di Milano

Dal 27 febbraio al 5 maggio 2019, il Museo Diocesano di Milano Carlo Maria Martini propone un’iniziativa dal grande valore storico-artistico: un confronto ravvicinato tra le due versioni in gesso della predella raffigurante la Pietà e il bozzetto al vero per la monumentale pala dell’Assunta, realizzati da Lucio Fontana per il Duomo di Milano.
Tale evento, col patrocinio dell’Arcidiocesi di Milano, è reso possibile anche grazie alla disponibilità della Veneranda Fabbrica del Duomo che ha permesso il prestito di una delle due versioni della predella.

Un’occasione unica per ammirare queste tre opere, eccezionalmente riunite assieme e, al tempo stesso, per riflettere sul percorso creativo sacro dell’artista italo-argentino. L’esposizione è, infatti, allestita all’interno della Sala Fontana del Museo Diocesano che accoglie alcuni dei bozzetti in gesso per il concorso della quinta porta della cattedrale del 1950 e la “Via Crucis bianca” in ceramica del 1955.

La Deposizione di Cristo, bozzetto della predella della Pala dell’Assunta, presentata da Lucio Fontana alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano nel 1954, è un modello in gesso, esposto solo recentemente al pubblico in quanto giacente presso il Cantiere Marmisti della Veneranda Fabbrica, noto fino ad oggi soltanto grazie a riproduzioni fotografiche d’archivio. La scena vede la Vergine inginocchiata sorreggere il corpo del Cristo morto semisdraiato di spalle con la testa completamente riversa all’indietro.

Restaurato con il contributo della Borsa Italiana, il bozzetto è stato esposto al pubblico per la prima volta durante la giornata di studi dello scorso 15 gennaio, in occasione della mostra L’arte novissima. Lucio Fontana per il Duomo di Milano 1936-1956 appena conclusasi e, al termine dell’esposizione, farà ritorno al Museo del Duomo. Per l’accentuato linguaggio espressionistico, questa prima versione della predella venne probabilmente scartata dalla committenza. Fontana ne realizzò quindi una seconda, sempre in gesso, che trovò il consenso della commissione, e che divenne la predella del modello in gesso della pala, dal 2000 in collezione del Museo Diocesano di Milano.

Il bozzetto al vero della Pala della Vergine Assunta venne creato da Fontana nel 1954-1955, a seguito del concorso bandito nel novembre 1950 dalla Veneranda Fabbrica del Duomo in concomitanza con la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria da parte del Papa Pio XII. L’opera rappresenta una Vergine Assunta di dimensioni monumentali, ai piedi della quale è collocata una predella di dimensioni più ridotte raffigurante la Pietà.

Dopo la presentazione di piccoli bozzetti in scala, alcuni dei quali oggi dispersi, la Veneranda Fabbrica chiese a Fontana un modello in gesso in scala reale, che sarebbe poi dovuto essere tradotto in marmo di Candoglia e destinato all’altare di Sant’Agata in cattedrale. L’opera non venne mai portata a termine e il progetto rimase incompiuto. Nel 1972, tuttavia, venne realizzata una fusione postuma in bronzo, oggi temporaneamente collocata sull’altare di Sant’Agata nel Duomo di Milano.

Dal 27 Febbraio 2019 al 05 Maggio 2019

Milano

Luogo: Museo Diocesano Carlo Maria Martini

Indirizzo: piazza Sant’Eustorgio 3

Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì (eccetto festivi). La biglietteria chiude alle ore 17.30

Costo del biglietto: Intero € 8, Ridotto e gruppi € 6, Scuole e oratori € 4

Telefono per informazioni: +39 02.89420019

E-Mail info: info.biglietteria@museodiocesano.it

Antonio Saporito. Idee spaziali e mutazioni d’acciaio

Il 9 giugno 2018 alle ore 18, si inaugura una grande antologica alla Biblioteca Nazionale di Torino, dedicata al percorso artistico di Antonio Saporito, importante artista contemporaneo allievo del grande Lucio Fontana. Fino al 30 giugno sono in esposizione circa 115 opere tra le più rappresentative della lunga carriera artistica del pittore scultore contemporaneo, opere che abbracciano buona parte dei temi del suo Curriculum artistico per una grande mostra personale del Maestro Antonio Saporito.

“Idee spaziali” perché le opere di Antonio Saporito sono improntate sullo spazialismo, l’astratto nello spazialismo in relazione al futuro, una ricerca artistica che sceglie la via dell’astrazione utilizzando materiali metallici.
“Mutazioni d’acciaio” perché si tratta di lastre di acciaio prodotte con pigmenti colorati particolari ed unici, che rendono protagonista la colorazione, che muta in relazione alla posizione da cui il quadro viene visto. Un quadro diverso ogni volta, soprattutto nei colori.

Nel periodo in cui ha conosciuto il maestro Lucio Fontana non faceva ancora i tagli ma punzonature a mano libera. Era ciò che più lasciava Saporito incuriosito, domandandosi quale fosse il significato. Pur stando lì, vicino a lui, guardava incredulo e pensieroso, ma le sue parole lo tranquillizzavano, spiegandogli in parte ciò che tutti sappiamo del suo modo di fare arte e della sua astrazione. E proprio in quei momenti è iniziata la svolta della vita artistica di Saporito, nel mondo della ricerca e della personalizzazione della propria arte.

Dopo vari tentativi di lavoro su vetri cattedrali incisi a fuoco e grotte vulcaniche le acque forti, il tema delle spirali con rame, la serie delle penne e il figurativo ad olio su tela è arrivato a sperimentare ciò che aveva svelato il maestro Lucio Fontana ,spiegandogli l’astrazione spaziale. Tutto questo ha condotto al tema principale che Saporito produce con l’acciaio, l’alluminio e il piombo.

Alla presenza di importanti personaggi del mondo dell’arte, della cultura e delle Istituzioni Regionali e Comunali verrà presentato anche il Nuovo Catalogo 2018, andato in stampa in questi giorni.

 

 

Dal 09 Giugno 2018 al 30 Giugno 2018

Torino

Luogo: Biblioteca Nazionale di Torino

Telefono per informazioni: +39 011.854330

E-Mail info: a.saporito1940@libero.it

Sito ufficiale: http://www.antoniosaporito.it/

Nascita di una Nazione. Arte italiana dal Dopoguerra al Sessantotto

Fino al 22 luglio 2018  Palazzo Strozzi ospita la mostra Nascita di una Nazione. Arte italiana dal Dopoguerra al Sessantotto, un viaggio tra arte, politica e società nell’Italia tra gli anni Cinquanta e il periodo della contestazione attraverso oltre settanta opere di artisti italiani, quali Renato Guttuso, Lucio Fontana, Alberto Burri, Emilio Vedova, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Mario Schifano, Mario Merz e Michelangelo Pistoletto.

L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, presenta, per la prima volta riunite assieme, le opere più emblematiche del fermento culturale italiano tra gli anni Cinquanta e la fine degli Sessanta. Si tratta di un itinerario artistico che parte dal trionfo dell’Arte informale, fino ad arrivare alle sperimentazioni su immagini, gesti e figure della Pop Art in giustapposizione con le esperienze della pittura monocroma, fino ai nuovi linguaggi dell’Arte povera e dell’Arte concettuale.

La mostra racconta la nascita del senso di Nazione attraverso gli occhi e le pratiche di artisti che da un lato fanno arte di militanza e impegno politico, dall’altra reinventano i concetti di identità, appartenenza e collettività, collegandosi alle contraddizioni della storia d’Italia negli anni successivi al cupo e tragico periodo del fascismo e della guerra. Sono gli anni del cosiddetto “miracolo economico”, momento di profondi cambiamenti per la società italiana fino alla fatidica data del 1968, di cui nel 2018 ricorre il cinquantesimo anniversario. È in questo ventennio che prende forma una nuova idea di arte, orientata verso la contemporaneità attraverso una straordinaria vitalità di linguaggi, materie e forme che si alimentano di segni e figure della cronaca.

L’esposizione narra il periodo più fertile dell’arte italiana della seconda metà del Novecento, ripercorrendo alcuni temi identitari di un Paese in cui l’arte viene concepita sia come forza innovatrice sia come strumento di approfondimento di un più ampio contesto culturale.

 

 

Dal 16 Marzo 2018 al 22 Luglio 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Strozzi

Curatori: Luca Massimo Barbero

Enti promotori:

  • Fondazione Palazzo Strozzi con la collaborazione di Barcor17
  • Con il sostegno di Comune di Firenze
  • Camera di Commercio di Firenze
  • Associazione Partners Palazzo Strozzi
  • Regione Toscana

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 9,50, scuole € 4

Telefono per informazioni: +39 055 2645155

E-Mail info: info@palazzostrozzi.org

Sito ufficiale: http://www.palazzostrozzi.org

Form and Space – Concetti Spaziali

In occasione della 57^ mostra internazionale d’arte di Venezia, La Galleria, sede italiana della Galerie Dorothea van der Koelen di Magonza, presenta le opere di dieci artisti di fama internazionale provenienti da sei Paesi, nell’esposizione Form and Space – Concetti Spaziali.

Il titolo dell’esposizione si riferisce all’artista Lucio Fontana, che ha battezzato una gran parte della sua opera Concetto Spaziale. Fontana dal 1949 ha creato i suoi primi Buchi, dal 1958 in poi ha lavorato ai Tagli, che non solo hanno distrutto le tele fisicamente, ma anche squarciato i presupposti fondamentali della pittura tradizionale in generale.

La Galleria – che da sempre si distingue per un carattere rigoroso, bello e divertente, ma (quasi) sempre astratto: concreto/concettuale/costruttivo – ospita dunque su queste linee giovani talenti, presenti a Venezia per la prima volta, a fianco di noti artisti già ospiti di Biennale.

Daniel Buren, importantissimo esponente dell’arte concettuale francese, sarà presente con un’opera in vetro colorato, in diretto rimando alla personale dell’artista tenutasi al Guggenheim di New York. In omaggio al grande maestro della concrete art François Morellet, scomparso lo scorso anno, verrà presentato uno dei suoi ultimissimi lavori. Il contributo italiano alla mostra è da parte di Turi Simeti, membro del Gruppo n. L’artista è considerato un esponente diretto delle opere d’arte note come Concetti Spaziali.  L’artista internazionale Lore Bert presenta un nuovo grande quadro-oggetto in carta giapponese colorata, creato appositamente per l’occasione e ispirato alle architetture veneziane. Sebastian Dannenberg è un eccezionale giovane talento, ed espone nella Galleria per la prima volta i suoi lavori di pittura spaziale.  Mohammed Kazem, astro nascente della scena contemporanea degli Emirati Arabi porta quest’anno il suo lavoro più recente, sintesi di luce e spazio, fotografia e materialità. Jan van Munster, già ospite in Galleria nel 2016, con l’opera Clone- Brainwave incornicia il tema della visualizzazione del pensiero in un lavoro di prorompente energia. Arne Quinze, giovane artista già molto noto per le sue monumentali installazioni in legno coloratissimo, sarà presente con un lavoro della serie Bidonville, una riflessione personale sullo sviluppo urbano. L’artista tedesca Vera Röhm presenta i suoi Ergänzungen (Completamenti) sculture che combinano materiali naturali e artificiali in modo simbiotico. Saranno presenti in mostra anche le opere evocative in metallo, di struttura quasi pittorica, dello scultore tedesco Wulf Kirschner.

L’inaugurazione si svolgerà Martedì 9 Maggio 2017 alle ore 17 presso La Galleria.
Il discorso di apertura inizia alle 18, seguirà un aperitivo in giardino.

Dal 09 Maggio 2017 al 26 Novembre 2017

Venezia

L’esposizione resterà aperta al pubblico dal lunedì al sabato (h 10 – 19:30)

Luogo: La Galleria Dorothea van der Koelen

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 041 52 07 415

E-Mail info: info@galleria.vanderkoelen.de

Sito ufficiale: http://www.galerie.vanderkoelen.de/

Informel. L’esperienza in Francia e Italia dell’arte senza forma

1951. E’ l’anno in cui il pittore francese Georges Mathieu utilizzò il termine informel (informale) per raggruppare quelle esperienze artistiche varie, aventi in comune la volontà di voler rinunciare a qualsiasi riferimento con il passato, superando ogni tipo di tradizione, figurativa e non.

L’arte informale nasce dal desiderio di abbandonare lo studio riguardante i rapporti fra gli elementi che costituiscono la rappresentazione, preferendo invece il contatto diretto fra la materia e l’artista, elementi fondamentali per la nascita dell’opera d’arte informale.

Le basi dell’arte informale europea furono poste in atto fin dal 1943 da Jean Fautrier con la serie Ostaggi. La materia pittorica è il cuore della ricerca dell’artista francese, il quale ancora non abbandona del tutto la figurazione, infatti, come allude il titolo della serie precedentemente nominata, l’immagine è tenuta in ostaggio dal segno creativo e soprattutto dalla materia senza forma, o informale. Cosa potrebbe aver condotto Fautrier a realizzare delle simili opere? Cosa potrebbero simboleggiare? Senza dubbio è un riferimento all’uomo, all’essere umano che è stato annientato dal dominio tedesco durante la guerra.

Ancora con Jean Dubuffet viene celebrato il trauma della guerra, con il quale la materia viene elaborata fino a ricavare immagini grezze rappresentanti corpi di donne dai lineamenti generici ed essenziali.

La guerra ha annientato l’uomo, fatto crollare città, così l’arte informale vuol far crollare il figurativismo. La forza del gesto, del segno, del colore della materia sono gli elementi che plasmano le opere d’arte informali, così Hans Hartung fa dell’energia del segno l’elemento portante dei suoi quadri.

L’informale viene accolto anche dagli artisti italiani. L’energia del gesto viene controllata da Lucio Fontana governando contemporaneamente materia e immagine, sabbie, vetri e lustrini vengono posti sulla tela e buchi e tagli, presenti nella serie delle Attese (1958) consentono all’artista italiano di superare la materia, di superare lo spazio conosciuto.

Le qualità della materia e l’abbandono del figurativismo sono le ricerche portate avanti dell’operato di Alberto Burri, grazie al quale materiali quali il legno, il ferro, la plastica o in generale i materiali di scarto assumono una nuova valenza estetica.

E’ evidente che l’uomo ha perso la propria centralità in quella che è possibile definire la civiltà meccanica, la sfiducia nei confronti del progresso, lo stesso progresso che ha condotto alla guerra con tutti i suoi orrori, è ben evidente all’interno dell’ampio panorama artistico che caratterizza l’Europa nell’immediato dopoguerra. La guerra ha distrutto la vita delle persone e i volti delle città, allo stesso modo schemi e costruzioni che portavano alla creazione di opere d’arte sono stati distrutti dagli artisti informali, traumatizzati dall’orrore della guerra.