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Verità nascoste. Le donne del Futurismo

«Donne, per troppo tempo sviate le morali e i pregiudizi, ritornate al vostro istinto sublime: alla violenza e alla crudeltà». Correva l’anno 1912, e con tali parole Valentine de Sant Point scriveva il Manifesto della donna futurista, rispondendo a Marinetti, che nel 1909 firma il Manifesto del Futurismo su Le Figaro.

Inutile ricordarlo, la donna per molto tempo è stata esclusa, disprezzata, evitata. Nel corso del Novecento la partecipazione inizia a sentirsi, e la mostra del Man ha il potere di illuminarci su un aspetto che ben pochi conoscono. Il Futurismo, una delle avanguardie storiche più importanti del Novecento, nasconde una piccola ma intensa parte che vede protagoniste le donne, pronte ad esaltare la femminilità.

Una mostra tutta al futurismo femminile, curata da Chiara Gatti e Raffaella Resch, anima le sale del museo Man di Nuoro, L’elica e la luce. Le futuriste 1912-1944. Corpo e danza, volo e velocità, paesaggio e astrazione, forme e parole. Quattro affascinanti sezioni costruiscono un percorso espositivo di oltre cento opere tra pitture, disegni, sculture, tessuti e oggetti d’arte applicata, accompagnati da interessantissimi video documentari, testi e materiali d’archivio difficilmente consultabili in un’unica occasione.

Danzatrici, aviatrici, fotografe, scenografe, attrici, letterate e pittrici. Insomma vere e proprie artiste che dagli anni dieci fino agli anni quaranta si sono messe in gioco, volevano farsi sentire, unite e ribelli. Hanno firmato manifesti, partecipavano alle mostre, sperimentato stili e materiali diversi, hanno portato avanti la ricerca artistica del secolo. Tra i nomi più noti della mostra spicca Benedetta Cappa, moglie di Marinetti, Marisa Mori, Adele Gloria, Giannina Censi, Luce Balla, Gigia Corona.

 

 

L’elica e la luce. Le futuriste 1912-1944

Fino al 10 giugno 2018

Tutti giorni della settimana (feste comprese) tranne il lunedì. 10:00/13:00 – 15:00/19:00

MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro – Via Sebastiano Satta 27, Nuoro

Info: +39 0784 252110

info@museoman.it

www.museoman.it

MAN. Sardegna contemporanea – Spazi Archivi Produzioni

Una nuova ondata di contemporaneo invade la Sardegna. Il Man di Nuoro arriva alla terza tappa del programma pluriennale La costante resistenziale, lo studio delle ricerche più innovative che, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, hanno caratterizzato il panorama artistico regionale. Con il termine Costante Resistenziale, l’archeologo Giovanni Lilliu intendeva esprimere la storica lotta condotta dal popolo sardo contro le potenze coloniali che di volta in volta si sono affacciate sulle coste dell’isola.

In Sardegna contemporanea. Spazi Archivi Produzioni il pubblico può ammirare due livelli di indagine: una mostra e la creazione di un archivio multimediale.

La mostra, curata da Micaela Deiana, propone una ricostruzione della produzione artistica nell’isola ampliata rispetto alla ricerca di singoli artisti. Vediamo un progetto che include realtà diverse tra loro che hanno animato il dibattito culturale locale degli ultimi vent’anni, evidenziando relazioni e collaborazioni: artisti, curatori, critici, galleristi, collezionisti e mecenati. Sono stati invitati a partecipare diciassette realtà, libere nella scelta delle modalità espositive attraverso cui raccontare la propria esperienza, organizzando una propria sezione espositiva. Prende vita così un processo di autodeterminazione, specchio dell’eterogeneità delle proposte e delle visioni portate avanti in Sardegna negli anni Duemila.

La project room del museo accoglie invece l’archivio-biblioteca: una sala studio per chiunque voglia approfondire la propria conoscenza. Un archivio aperto, un primo fondo implementabile che avvia una esplorazione sulle ricerche dei singoli artisti attivi in questo arco temporale. L’archivio vuole costituirsi come un progetto in continuo sviluppo, studio e ricerca, capace di fotografare nel tempo l’evoluzione della realtà artistica.

Alla mostra seguirà la pubblicazione del volume Arte Contemporanea in Sardegna (1957-2017), a cura di Lorenzo Giusti, Micaela Deiana ed Emanuela Manca, raccoglie una ricca selezione di testi critici sulla produzione artistica in Sardegna a partire dalla fine degli anni Cinquanta. Dodici gli autori coinvolti nel volume: Sonia Borsato, Antonella Camarda, Simona Campus, Antonello Cuccu, Micaela Deiana, Rita Pamela Ladogana, Emanuela Manca, Emanuele Mureddu, Giangavino Pazzola, Marta Pettinau, Roberto Sirigu, Luca Vargiu.

Partecipano al laboratorio di Sardegna Contemporanea: Askosarte, blublauerspazioarte, Casa Falconieri, Centro culturale Man Ray, Cherimus, Fondazione per l’arte Bartoli Felter, Galleria Capitol, Giuseppefraugallery, Little Room Gallery, LEM – Laboratorio Estetica Moderna, Madriche, MEME | Arte contemporanea prossima / Progetto Contemporaneo, Seuna Lab, S’Umbra Percorsi Visivi, Su Palatu Fotografia, Spazio (In)visibile, Spazio P.

 

 

INFORMAZIONI

Museo MAN. Nuoro

Dal 13.10 – al 19.11.2017

Inaugurazione: Venerdì 13 ottobre ore 19.00

 

 

Garry Winogrand. Women (are beautiful) al MAN

La grande fotografia torna al MAN. A un anno dalla mostra di Vivian Maier, il Museo della Provincia di Nuoro annuncia l’imminente apertura di un nuovo progetto espositivo dedicato a Garry Winogrand, padre della street photography.

Negli ultimi anni il lavoro di Winogrand (1928-1984) è stato in più occasioni accostato a quello di Vivian Maier. Anche lui, come l’ormai celebre tata fotografa, operò nelle strade di New York a partire dai primi anni Sessanta, portando avanti un lavoro capillare e ossessivo di reportage.

Winogrand è stato uno dei più importanti cronisti della società americana, oltre che uno dei più celebri fotografi internazionali degli anni Sessanta e Settanta. Il suo sguardo sulle abitudini dei cittadini statunitensi, apparentemente distratto, quasi casuale, spesso ironico, fu influenzato soprattutto dalla fotografia sociale di Robert Frank e Walker Evans, che reinterpretò in una forma nuova e radicale.

Winogrand individuò negli anonimi abitanti delle città americane il soggetto ideale per dare corpo alla propria visione del mondo, raccontando storie laterali, prive di copione o colpi di scena, catturate sempre in luoghi pubblici: nei parchi, allo zoo, nei centri commerciali, nei musei, negli aeroporti, oppure in occasione di manifestazioni politiche ed eventi sportivi.

La sua tecnica si contraddistingue per l’utilizzo di obiettivi grandangolari. I tanti provini giunti sino a noi dimostrano come Winogrand ricercasse volontariamente la presenza di uno spazio esterno al soggetto, spesso forzando l’inclinazione della macchina fotografica. Com’è stato scritto in più occasioni, sarebbe sbagliato liquidare questi sfondi come elementi secondari, come un “rumore” visivo irrilevante. Secondo l’originale visione di Winogrand, i dettagli esterni, inclusi nella cornice della fotografia, contribuivano invece ad accrescere la forza e il significato del soggetto ritratto.

La mostra al MAN, a cura di Lola Garrido, realizzata in collaborazione con diChroma Photography, presenta, per la prima volta in Italia, la collezione completa delle fotografie che, nel 1975, andarono a comporre il celebre volume “Women are Beautiful”, divenuto oggi un oggetto di culto. Immagini istantanee, qui proposte attraverso una serie di stampe originali, che celebrano la figura femminile con uno sguardo autentico, in cui si mescolano ammirazione e ironia, venerazione e sarcasmo.

Un lavoro per molti aspetti controverso, parallelo a quello dei poeti della Beat Generation, a cui non furono risparmiate pesanti critiche. Se infatti agli occhi di alcuni interpreti le fotografie apparirono come una gioiosa riflessione sull’emancipazione della donna e sulla sensualità, altri – per la presenza di figure formose, in abiti sbracciati o minigonne, o per l’indugiare dello sguardo di Winogrand sui seni e i fondoschiena – le avvertirono invece come l’espressione contorta di una visione maschilista e misogina.

Ciò che appare evidente è che non si tratta di una riflessione superficiale sui nuovi concetti di bellezza, ma piuttosto di una descrizione delle conseguenze sociali della controcultura americana, oltre che di una dichiarazione di sostegno ai diritti e alla libertà delle donne in un momento in cui il conservatorismo puritano sembrava volere rimettere in discussione alcune delle più importanti conquiste del dopoguerra.Il noto fotografo Joel Meyerowitz, ha parlato di “un urto e un abbraccio allo stesso tempo: lui è una contraddizione e le immagini sono contraddittorie”.

Garry Winogrand. Women (are beautiful)

Garry Winogrand. Women (are beautiful)

Ettore Favini al Man di Nuoro

Il lavoro di Ettore Favini si costituisce da oltre dieci anni attorno alla relazione fra l’opera e l’ambiente in cui questa si inserisce, sia esso ecosistema, memoria di una vita o narrazione collettiva. Proprio l’ambiente assume infatti una funzione generativa, nel suo essere oggetto di indagine e insieme, grazie all’esperienza di fruizione dell’opera, strumento per l’analisi della relazione fra l’uomo e lo spazio.

Arrivederci è un progetto espositivo che vive di diversi momenti. Articolato in due fasi – una doppia mostra personale presso il MAN di Nuoro e il Museo d’arte contemporanea Villa Croce di Genova – il progetto trova un prolungamento testuale nel volume realizzato dall’editore Humboldt Books, specializzato in arti visive e letteratura di viaggio.

Per questo progetto, Favini ha sviluppato un itinerario di esplorazione nel territorio della Sardegna, immergendosi nelle narrazioni dei tessitori isolani. Animato dal desiderio di entrare in contatto con una delle più antiche tradizioni del bacino del Mediterraneo, l’artista ha visitato i numerosi laboratori tessili presenti sul territorio, ricevendo in dono dalle persone incontrate (artigiani, artisti, stilisti…) oltre cento tessuti. I singoli frammenti, e le storie che raccontano, hanno costituito la materia da cui ha preso vita un nuovo corpus di opere. In particolare, nei lavori realizzati per il MAN, il rapporto tra la trama e l’ordito si trasfigura in una nuova relazione tra il tempo e lo spazio: le diverse temporalità degli eventi che hanno creato la texture dei vissuti incontrati convergono, per il periodo della mostra, nello spazio dell’opera.

Ordito delle molte trame di una narrazione comune, la mostra costituirà al tempo stesso un doppio omaggio al mare. Se dal mare arrivano le vele da crociera che concorreranno – insieme ai tessuti raccolti in Sardegna e tinti del blu di Genova – a comporre l’installazione che sarà visibile a Villa Croce, dal mare arriva soprattutto la forma della grande vela realizzata con i tessuti donati che attraverserà le sale del MAN. È dunque letteralmente come una vela che le memorie legate ai diversi tessuti si dispiegano nella mostra; un ritratto corale dell’Isola che trasforma il limbo temporale che il titolo annuncia nell’augurio di rivedersi presto, che ogni mostra porta con sé.

Durante il corso delle due mostre a Nuoro e Genova, che avranno luogo l’una a breve distanza dall’altra, un’opera realizzata da Favini viaggerà a bordo di una nave in rotta tra la Sardegna e la Liguria, facendo dei flutti che congiungono le due terre una sede espositiva alla pari dei musei coinvolti.

La pubblicazione completerà il progetto presentando, oltre a un ricco apparato di testi e immagini, uno scritto inedito dell’artista che racconta l’esperienza di raccolta dei tessuti e delle storie dell’isola e il modo in cui queste sono convogliate nel lavoro e, infine, nella mostra.

Fino al 3 Luglio 2016

link: Museo Man

tutti i giorni dalle 10 alle 20
chiuso il lunedì

intero: €3
ridotto: €2

Via Sebastiano Satta 27, Nuoro