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Maria Lai. Tenendo per mano il sole

Il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, dedica la mostra Tenendo per mano il sole a Maria Lai (1919 – 2013), una tra le voci più singolari dell’arte italiana contemporanea. La mostra, curata da Bartolomeo Pietromarchi e Luigia Lonardelli, è stata realizzata in collaborazione con l’Archivio Maria Lai e con la Fondazione Stazione dell’Arte, con il patrocinio del Comune di Ulassai e il sostegno di Fondazione di Sardegna.

Tenendo per mano il sole non è semplicemente il titolo della mostra, infatti è anche l’intitolazione della prima fibra cucita realizzata dall’artista ogliastrina. Grazie a questa scrittura cucita è possibile ritrovare diversi elementi caratteristici dell’arte della Lai, quali l’interesse per la poesia, la vocazione pedagogica del tener per mano e la cosmogonia delle Geografie evocata dal sole.

Saranno esposti oltre 200 lavori, tra cui Libri cuciti, sculture, Geografie, opere pubbliche e i suoi celebri Telai, opere che racconteranno nel modo più completo possibile la personalità di Maria Lai e i diversi aspetti del suo lavoro.

Maria Lai ha saputo creare un linguaggio differente e originale, anticipando ricerche artistiche sviluppate negli anni successivi. La retrospettiva al MAXXI mostrerà al pubblico ciò che viene definito il suo secondo periodo, ovvero tratterà quelle opere realizzate a partire dagli anni Sessanta e che ricomincia ad esporre, dopo una lunga assenza dalla scena pubblica e artistica, solo nel 1971.

Sarà inoltre possibile ammirare al MAXXI martedì 18 giugno, con replica mercoledì 19 giugno, grazie a la Fondazione Stazione dell’Arte e alla Fondazione di Sardegna, un’anteprima della performance Cuore Mio di Marcello Maloberti (a cura di Davide Mariani, in programma a Ulassai il 21 settembre 2019).

 

 

Dal 19 Giugno 2019 al 12 Gennaio 2020

Roma

Luogo: MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Indirizzo: via Guido Reni 4/a

Orari: 11-19; sabato 11-22. Lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima del Museo

Curatori: Bartolomeo Pietromarchi, Luigia Lonardelli

Enti promotori:

  • In collaborazione con l’Archivio Maria Lai e con la Fondazione Stazione dell’Arte

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 9. Gratuito Minori di 14 anni; disabili che necessitano di accompagnatore; accompagnatore del disabile; dipendenti MiBAC; accompagnatori e guide turistiche dell’Unione Europea, munite di licenza (rif. circolare n.20/2016 DG-Musei); 1 insegnante ogni 10 studenti; membri ICOM; soci AMACI; giornalisti accreditati; possessori della membership card del MAXXI

Sito ufficiale: http://www.maxxi.art/

Room – Maria Lai. L’anno zero

Il 20 dicembre il Museo Novecento ha inaugurato Room, nuovo spazio espositivo al piano terra, con un progetto dedicato a Maria Lai(Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013), una delle più importanti artiste italiane del XX secolo. A quasi cento anni dalla nascita il museo rende omaggio a questa protagonista silenziosa dell’arte contemporanea, con la mostra L’anno zero (fino al 28 marzo 2019) dedicata ai presepi in terracotta, pietre, stoffa e legno, uno dei temi più cari all’artista, già presente a Firenze nella monografica Maria Lai. Il Filo e l’infinito, mostra dedicatale questa primavera a Palazzo Pitti.

Con i presepi Maria Lai – che nel corso della sua lunga vita si è dedicata con costanza ad una ricerca del tutto personale sulla delicata poesia dell’esistenza – coglie l’essenza stessa della povera immagine della nascita del Messia e dell’adorazione di pastori e Magi tratta dal Vangelo, e ne fissa l’anno della nascita con un titolo emblematico: l’anno zero. Inizio della storia e vertigine del simbolo che si trovano all’incrocio tra favola ed epica, tra terra e cosmo, tra umano e divino. Dalle mani di Maria Lai nascono manufatti poveri costruiti con sapienza antica, piccoli monumenti al desiderio di pace e di fratellanza che parlano prima di tutto all’infanzia, minuscole scenografie che riproducono il mondo intero, la storia, i sogni e le utopie che resistono sparsi dovunque sulla terra, tra i popoli. Ogni presepio è un’invenzione inedita che non ripete mai se stessa e rinnova la matrice originale, quella trama evangelica che sempre replica un’esperienza di avvicinamento al sacro, alla manifestazione del dio tra noi.

Il presepe prima di tutto è per l’infanzia, quell’epoca della vita che sappiamo non essersi mai conclusa e mai compiuta. Il mondo in piccolo del presepe resta sempre in bilico tra favola e storia, tra il fatto miracoloso, unico e irrepetibile, e l’accadere quotidiano che sempre si ripete: un bambino nasce in una catapecchia ma è il re del mondo, e sua madre, una bella ragazza sposata a un falegname, l’ha partorito da vergine. L’ordine normale degli eventi umani si rispecchia in un disegno superiore. Questa eco, questa risonanza nella storia del sacro è quanto affascina del presepio. Ma è un sacro che parla nel linguaggio della favola, per la meraviglia dei bambini, e questo è il suo potere affabulatorio e un tantino magico, incantatorio.

Pensando al presepe in termini seriali, ma praticandolo con lo sguardo dell’infanzia poetica, Maria Lai supera la fredda esecuzione concettuale per entrare nel mondo della pura immaginazione, in quello della affabulazione figurativa, incrociando antropologia e metafisica, favola e teologia. Nelle sue opere la semplicità lirica del linguaggio del poeta, la beatitudine musicale del soliloquio mistico, accolgono e amplificano in senso profetico la sua forte, essenziale, voce politica, che registra le grandi lotte e le piccole rivoluzioni, le paure e i dolori, le guerre fratricide e i collassi planetari.

Fino al 28 Marzo 2019

Firenze

Luogo: Museo Novecento

Indirizzo: piazza Santa Maria Novella 10

Orari: Lun – Mar – Mer – Ven – Sab – Dom 11-19; Giovedì 11-14. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. 25 dicembre: giorno di chiusura

Curatori: Sergio Risaliti

Enti promotori:

Comune di Firenze

Musei Civici Fiorentini

Museo Novecento

Costo del biglietto: intero € 8.50, ridotto € 4 (18-25 anni e studenti universitari), gratuito under 18, gruppi di studenti e rispettivi insegnanti, guide turistiche e interpreti, disabili e rispettivi accompagnatori, membri ICOM, ICOMOS e ICCROM

Telefono per informazioni: +39 055 286132

E-Mail info: info@muse.comune.fi.it

Sito ufficiale: http://www.museonovecento.it

Su barca di carta

Si amplia l’offerta espositiva della Stazione dell’Arte.

La Fondazione Stazione dell’Arte di Maria Lai ha inaugurato una nuova mostra espositiva dedicata alla grande figura dell’artista ulassese.

La nuova esposizione, dal titolo Su barca di carta, è stata aperta ai visitatori ill 4 Agosto e, per tre mesi, occuperà gli spazi del terzo padiglione del museo che originariamente ospitava la rimessa della ex stazione ferroviaria attiva fino ai primi anni Cinquanta.

Il nuovo allestimento prende l’abbrivio da uno dei concetti cardine dell’universo poetico e artistico di Maria Lai: il libro.

Il libro è certamente, dopo l’invenzione della ruota, la scoperta più straordinaria e rivoluzionaria fatta dall’umanità. Lo strumento principe ed il mezzo che ha catalizzato e riunito in sé, fin dagli albori del mondo, la esigenza e l’ansia dell’uomo di esprimere e trasmettere, agli altri, il proprio pensiero ed, al tempo stesso, affidare al tempo ed alla storia la propria conoscenza.

L’artista, come tutti noi, si avvicina all’arte, ma alla storia, alla cultura, alla filosofia, alla letteratura, a tutte le discipline che condizionano e determinano, profondamente, la nostra personalità, attraverso i messaggi, le esperienze, le conoscenze, i risultati di una vita che i nostri avi, antichi e moderni, hanno raggiunto e fatti propri nella loro parabola umana. E il libro, nella forma tradizionale, che tutti noi oggi conosciamo, di manufatto composto da pagine di carta (ma inizialmente su pareti rupestri, poi su tavolette di argilla, su papiro, su pergamena, etc) è stato, nei secoli, il veicolo sul quale l’umanità ha voluto fissare la propria essenza.

Il libro, quindi, come un faro, o meglio, come una barca (di carta), una sorta di veliero carico di umanità e di vita che si è voluto, nei secoli, lanciare sul mare infinito del tempo perché chi verrà dopo di noi possa avere la ventura di trovarlo, afferrarlo e, se lo desidera, condividerlo.

Maria Lai, non fugge ne si sottrae da questa realtà, e partendo dai testi moderni che segnarono e condizionarono profondamente la sua personalità d’artista (Cambosu, Dessì, Gramsci, Deledda) si ricollega fortemente, e fa suo l’archetipo stesso del libro, reinventandolo e reinterpretandolo alla sua maniera, come strumento e veicolo potentissimo al quale affidare il proprio pensiero e la propria poetica perché, attraverso le scritture asemantiche, i libri cuciti, i pani in terracotta ed in ceramica, il messaggio profondo e misterioso dell’artista possa obliarsi, perdersi nel tempo e nella memoria, e poi, quasi per caso, per magia, quando la realtà lo renderà possibile ed i tempi saranno maturi, possa essere trovato, assaporato e gustato come alimento, come cibo della nostra conoscenza offerto in una sorta di ideale tavola comune imbandita ed apparecchiata per l’intera umanità.

Le suggestioni profonde dei libri dell’artista, che si perdono, abbiamo visto, nella notte dei tempi, vengono collegate, nella logica espositiva dei curatori, in un parallelo inusuale, e, per certi versi, inedito, tra le pagine dei libri cuciti ed in ceramica e le pagine, polverose, macchiate ed intrise dal tempo, di alcune cinquecentine, esemplari rari dei primi esempi di libri antichi a stampa (dopo Gutenberg), appartenenti alla collezione privata di Giuseppe Cabizzosu, direttore della biblioteca Ichnussa di Ulassai.

Nell’insolito accostamento appare di straordinaria evidenza la profonda similitudine ed assonanza che un occhio attento può cogliere nel ritmo, nell’armonica successione di spazi, nel susseguirsi equilibrato dei pieni e dei vuoti che caratterizzano le prime artigianali forme tipografiche riscontrabili negli incunaboli e nelle cinquecentine con l’armonia compositiva fatta propria e reinfusa, con perizia ed equilibrio, dalla grande artista nelle proprie opere.

 

 

Ex Stazione Ferroviaria
Ulassai – Ogliastra S.P. 11 Tel.: 0782 787055info@stazionedellarte.it

Aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 20:00

Maria Lai. Il filo e l’infinito in mostra a Firenze

Dall’8 marzo 2018 è approdata a Firenze, a Palazzo Pitti, la mostra Il filo e l’infinito, una rassegna che presenta al pubblico le opere dell’artista sarda Maria Lai (1919 – 2013).

Nell’esposizione toscana viene celebrata la ricerca che l’artista ha compiuto nell’arco di settant’anni, viene posto in luce un continuo rinnovarsi del linguaggio che parte dal realismo lirico degli anni ’40 all’informale della fine degli anni ’50, vengono presentate le opere polimateriche degli anni ’60 fino alle creazioni concettuali.

Suggestivo è il video presentante la celebre installazione Legarsi alla montagna, un’opera magica che ha visto il coinvolgimento dell’uomo e della natura, della popolazione e del territorio, delle leggende locali.

Fra i protagonisti indiscussi della mostra troviamo il telaio, lo strumento da cui nascono le tele cucite, un’evocazione del mondo arcaico dell’arte tessile sarda, opere che dialogano con la materia, o meglio con i polimaterici, come accadeva nella scena nazionale con Burri, Manzoni o Castellani.

L’arte di Maria Lai unisce gli uomini, ogni sua creazione volge lo sguardo alla comunicazione attuale, ai linguaggi d’oggi, grazie alla ricerca della propria storia.

Maria celebra la creatività, grazie all’immaginazione il filo diventa paesaggio, una geografia, un libro illustrato.

«Al centro di questa rassegna — spiega il direttore degli Uffizi Eike Schmidt — sta il mezzo più tipico del suo lavoro, cioè quel filo che lega e collega in maniera senz’altro viva, e che infatti spesso rimane libero e non ancora cucito: tra i vari riferimenti mitologici non può che ricordare Penelope che tesse durante il giorno e nella notte scioglie i fili».

 

 

Dal 08 Marzo 2018 al 03 Giugno 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Pitti

Curatori: Elena Pontiggia

Enti promotori:

  • MiBACT
  • Gallerie degli Uffizi
  • Firenze Musei
  • Patrocinio del Comune di Ulassai

Costo del biglietto: intero 16€, ridotto 8€

Sito ufficiale: http://https://www.uffizi.it/

 

Maria Lai. Fotografie. 20 fotografi raccontano. Nuova esposizione a Ulassai

Sabato 8 luglio alla Stazione dell’arte di Ulassai si è inaugurata la mostra fotografica Maria Lai. Fotografie. 20 fotografi raccontano, curata da Salvatore Ligios.

L’esposizione raccoglie le testimonianze fotografiche di venti fotografi sardi: Pierluigi Dessì, Marco Alberto Desogus, Anna Marceddu, Alessandro Cani, Giuseppe Ungari, Gianluca Vassallo, Mario Saragato, Salvatore Ligios, Beniamino Pillitu, Giancarlo Deidda, Donato Tore, Vittoria Soddu, Rosi Giua, Piero Pes, Max Solinas, Elisabetta Loi, Daniela Zedda, Pietro Paolo Pinna, Paola Pusceddu, Agostino Mela.

Interverranno all’evento Gian Luigi Serra, sindaco del Comune di Ulassai; Caterina Nieddu, vicepresidente della Fondazione Stazione dell’arte; Tino Demuro, presidente Vigne Surrau; Sonia Borsato, storica dell’Arte contemporanea e Salvatore Ligios, curatore. Hanno confermato la loro presenza diversi autori degli scatti.

Gli scatti fotografici che vengono presentati alla Stazione dell’arte di Ulassai, selzionati seguendo i suoi insegnamenti di giocosità e rigore che devono accompagnare sempre l’azione artistica o fotografica, come in questo caso, è un omaggio a Maria Lai. Come scrive Salvatore Ligios nelle note introduttive al catalogo: «Non ha pretese celebrative ma, parafrasando una citazione che Maria ripeteva con passione e riferita a Salvatore Cambosu “le fotografie (al posto delle parole) sono come il miele della api: destinato a diventare cibo per tutti”. Lo sforzo organizzativo si è concentrato sulla ricerca di autori sardi che per professione o interessi culturali avevano realizzato fotografie su Maria Lai. Con l’intento di testimoniare il dialogo continuo che l’artista ha avuto nel tempo con autori che documentando i suoi lavori ne hanno favorito la circolazione e la diffusione». Nella elegante pubblicazione è presente un contributo della storica dell’Arte contemporanea Sonia Borsato, docente all’Accademia di Belle Arti di Sassari.

La mostra è un progetto di Su Palatu_Fotografia in collaborazione con il Comune di Ulassai, la Fondazione “Stazione dell’arte”, la Regione Autonoma della Sardegna e Vigne Surrrau. Diversi fotografi hanno donato una copia fotografica alla Fondazione Stazione dell’arte.

Presente in loco il catalogo Maria Lai. Fotografie edito dalla Soter editrice.

 

 

Ulassai (Sardegna)

Fino al 24 settembre 2017

Tutti i giorni dalle 09.30 sino 20.30

Per contatti: tel. 0782 787055; e-mail: stazionedellarte@tiscali.it

Dal Pane al Sasso… dal Segno allo Spazio. La nuova mostra su Maria Lai a Ulassai

Dal Pane al Sasso… dal Segno allo Spazio è il titolo della mostra che è stata inaugurata presso la Stazione dell’Arte di Ulassai, cuore pulsante dell’arte contemporanea in Ogliastra, sabato 4 febbraio e che rimarrà aperta fino al 4 giugno 2017, un allestimento pronto ad offrire ai visitatori un percorso in cui è possibile osservare le opere realizzate dall’artista ulassese Maria Lai, creazioni attraverso le quali è possibile ripercorrere alcune fasi dell’itinerario artistico della donna.

La mostra è stata suddivisa in tre spazi espositivi, il primo dedicato al pane, al sasso e al segno, il secondo riservato ai Telai e alle Geografie, mentre il terzo ed ultimo spazio all’installazione Legarsi alla montagna del 1981.

La cometa è il titolo della prima opera che apre il percorso espositivo, ove una spiga su uno sfondo nero richiama la mente dell’osservatore allo stato primordiale di uno dei cibi quotidiani, il pane, il quale viene plasmato attraverso il gesto, attraverso la manualità femminile. Suggestivo è il Pupo di Pane realizzato dalla Lai nel 1977, una scultura di pane che nella prima sala dell’esposizione è posta in relazione ad un’altra opera, Lei cantava, che attraverso pochi segni trasmette al pubblico il gesto del setacciare la farina che verrà utilizzata per la creazione del pane.

Legata al sasso è l’opera intitolata Mare, in cui la pietra che si orienta verso l’infinito, come se fosse una zattera, sembra annunciare il distacco di Maria Lai dalla sua terra natia, la quale, insieme all’immensa cultura di cui è portatrice, rimarrà sempre nel cuore dell’artista in quanto le origini, le radici di ciascun individuo sono fondamentali per poter percorrere la strada della vita e per far maturare nuovi frutti, in questo caso l’arte. L’influenza dello scultore Arturo Martini e dello scrittore Salvatore Cambosu è ben evidente in questa fase del percorso espositivo, infatti ispirata a uno dei racconti del Cambosu è Maria Pietra, scultura che è possibile interpretare come metafora della vita, ove l’uomo cerca di raggiungere sempre ciò che è irraggiungibile.

Dinamismo e velocità caratterizzano il segno dei disegni della Lai, che si presentano tridimensionali nella loro semplicità. Il segno si dilata nello spazio per raggiungere l’infinito, spazi pieni e vuoti si alternano, anticipando in questo modo la trama delle opere che caratterizzano il secondo spazio dell’allestimento della Stazione dell’Arte, i Telai, per esempio si annovera nell’esposizione il Telaio del Meriggio del 1970, e le Geografie, queste ultime richiamanti alla mente dell’osservatore le antiche carte geografiche, Geografie in cui sono sempre ricorrenti due figure, il triangolo e il cerchio, oltre alle indecifrabili scritture cucite. La libertà di interpretazione è l’elemento fondamentale per capire l’operato dell’artista, Maria Lai non ha offerto al pubblico una chiave di lettura per capire le sue opere ma ogni individuo è libero di interpretare l’opera che ha di fonte in base al proprio stato d’animo. La notte dei mondi scuciti è una Geografia emblematica riguardo al fattore dell’interpretazione, infatti ago e filo sono stati lasciati nell’opera dall’artista affinché l’opera venga “completata” da chi la osserva in virtù delle proprie emozioni.

Da non perdere, nella sala video, è la visione del filmato registrato da Tonino Casula inerente la realizzazione di Legarsi alla montagna, che presenta al fruitore della mostra il clima che animo la società di Ulassai nel 1981 mentre fu posta in atto l’operazione di Maria Lai con la comunità.

Fino al 4 giugno 2017

Fondazione Stazione dell’Arte – Ex Stazione Ferroviaria

Ulassai (NU)

Strada Provinciale 11

Orari:

dal 1 ottobre al 30 aprile tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 19:00

visite guidate alle ore 9:30 – 11:00 – 13:00 – 14:30 – 16:00 – 18:00

dal 1 maggio al 30 settembre tutti i giorni dalle ore 9 alle 20:30

visite guidate alle ore 9:30 – 11:00 – 13:00 – 14:30 – 16:00 – 18:00 – 19:30

Tel.: 0782787055

e-mail: stazionedellarte@tiscali.it