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Mario Schifano. Sperimentare la vita

Sperimentare, tentare, trasgredire. Questi sono stati i capisaldi della pittura di Mario Schifano, artista italiano di punta della seconda metà del secolo scorso. La sua onnivora curiosità verso le più svariate forme d’arte, nonché verso tutte le esperienze che la vita poteva offrirgli, lo ha portato ad essere sempre un passo avanti rispetto ai suoi contemporanei. Sporgersi oltre, letteralmente, permette una visuale migliore, ma comporta anche dei rischi; sempre parlando per simboli, sappiamo che si può perdere l’equilibrio e, nel peggiore dei casi, anche precipitare giù. Schifano è caduto, alla fine, dopo una vita di eccessi, ma l’ha fatto al termine di una parabola luminosa e rumorosa, come quella di un fuoco d’artificio; il suo Senza titolo (Fibre ottiche), potrebbe anche essere un efficace autoritratto, una sintesi autobiografica che si fa guizzo di luce.

La sua parabola artistica inizia negli anni ’60, in quella temperie che anche in Italia prende il nome di Pop art; famose sono le sue reinterpretazioni dei grandi colossi pubblicitari stranieri, primo fra tutti quello della Coca cola; il noto marchio viene piazzato davanti agli occhi dello spettatore, gocciolante colore, come a trasudare la linfa stessa della pittura, che diventa liquida come la bevanda rappresentata. Se la Coca cola è il simbolo americano per eccellenza, l’arte pop di Schifano si rifà a quello che è il nostro di emblema nazionale: la tradizione storico-artistica italiana. Futurismo rivisitato, del 1965, è un’opera di un’attualità sconcertante. Schifano rielabora la famosa foto di gruppo che ritraeva il primo nucleo degli artisti futuristi, riproducendone le silhouette con lo spray: una vera e propria prefigurazione dell’odierna e tanto acclamata street art. Detto tra noi, Bansky non si è inventato nulla di nuovo. Riesce a rendere pop un elemento del passato e a trasformarlo in un’icona moderna.

Dello stesso periodo è la serie dei Paesaggi anemici, che ci mostra tele coperte da lievi cromie, linee e onde che suggeriscono piuttosto che indicare topografie riconoscibili. Progressiva perdita di forma, che a volte però torna preponderante, con un gesto esaltato, quasi infantile, come in Tutte stelle del 1967, dove il paesaggio notturno diviene immediatamente riconoscibile grazie a un manto di astri grandi e brillanti come quelli che disegnano i bambini. Si torna a sognare.

Successivamente i paesaggi si evolvono, da anemici diventano alfabetici, subentra anche il linguaggio, come indicazione supplementare: Mare del 1978 è un’ironica rappresentazione dello stesso, ottenuta ribaltando completamente i termini con i quali di solito riconsociamo la massa d’acqua che porta questo nome. L’immagine sta dritta in verticale, diventa uno schermo, quasi una tv che proietta il suo riflesso; il colore, blu intenso, alla Klein, ci dà un ulteriore dritta per riconoscere l’elemento di cui parliamo; e se ciò non bastasse, te lo scrivo sopra, così da fugare ogni dubbio residuo.

Schifano si cimenta anche nella musica e nel cinema; lui è l’artista, e la versatilità del suo operare diventa declinazione linguistica multistrato. Ciò che conta è comunicare un messaggio, il mezzo varia a seconda del momento, o magari dell’umore; poco importa. Ciò che si deve fare è provare, aprire un’altra porta, andare dove non si è ancora stati, usare nuovi colori; vivere davvero forse significa assaggiare tutto, almeno una volta.

 

 

Nascita di una Nazione. Arte italiana dal Dopoguerra al Sessantotto

Fino al 22 luglio 2018  Palazzo Strozzi ospita la mostra Nascita di una Nazione. Arte italiana dal Dopoguerra al Sessantotto, un viaggio tra arte, politica e società nell’Italia tra gli anni Cinquanta e il periodo della contestazione attraverso oltre settanta opere di artisti italiani, quali Renato Guttuso, Lucio Fontana, Alberto Burri, Emilio Vedova, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Mario Schifano, Mario Merz e Michelangelo Pistoletto.

L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, presenta, per la prima volta riunite assieme, le opere più emblematiche del fermento culturale italiano tra gli anni Cinquanta e la fine degli Sessanta. Si tratta di un itinerario artistico che parte dal trionfo dell’Arte informale, fino ad arrivare alle sperimentazioni su immagini, gesti e figure della Pop Art in giustapposizione con le esperienze della pittura monocroma, fino ai nuovi linguaggi dell’Arte povera e dell’Arte concettuale.

La mostra racconta la nascita del senso di Nazione attraverso gli occhi e le pratiche di artisti che da un lato fanno arte di militanza e impegno politico, dall’altra reinventano i concetti di identità, appartenenza e collettività, collegandosi alle contraddizioni della storia d’Italia negli anni successivi al cupo e tragico periodo del fascismo e della guerra. Sono gli anni del cosiddetto “miracolo economico”, momento di profondi cambiamenti per la società italiana fino alla fatidica data del 1968, di cui nel 2018 ricorre il cinquantesimo anniversario. È in questo ventennio che prende forma una nuova idea di arte, orientata verso la contemporaneità attraverso una straordinaria vitalità di linguaggi, materie e forme che si alimentano di segni e figure della cronaca.

L’esposizione narra il periodo più fertile dell’arte italiana della seconda metà del Novecento, ripercorrendo alcuni temi identitari di un Paese in cui l’arte viene concepita sia come forza innovatrice sia come strumento di approfondimento di un più ampio contesto culturale.

 

 

Dal 16 Marzo 2018 al 22 Luglio 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Strozzi

Curatori: Luca Massimo Barbero

Enti promotori:

  • Fondazione Palazzo Strozzi con la collaborazione di Barcor17
  • Con il sostegno di Comune di Firenze
  • Camera di Commercio di Firenze
  • Associazione Partners Palazzo Strozzi
  • Regione Toscana

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 9,50, scuole € 4

Telefono per informazioni: +39 055 2645155

E-Mail info: info@palazzostrozzi.org

Sito ufficiale: http://www.palazzostrozzi.org

Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto

A quasi cinquant’anni dalla data-simbolo del Sessantotto, una grande mostra si propone di indagare tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie, e che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime proteste per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni settanta.

Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, direttori artistici delle Gallerie del Credito Valtellinese hanno accolto il progetto di Marco Meneguzzo che, dietro il titolo emblematico di Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto, ha inteso analizzare il tentativo di costruire un linguaggio artistico politico e popolare insieme. La mostra proposta presenta così un gruppo abbastanza ristretto di artisti, essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come Re Nudo e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse , dove il confronto tra arte e illustrazione, tra arte e ciò che un tempo si definiva propaganda, pur essendo entrambi schierati ideologicamente dalla stessa parte, costituisce uno dei motivi più interessanti.

Il catalogo che accompagna l’esposizione si pone come strumento fondamentale per la comprensione dell’arte e dell’immaginario figurativo del periodo: un approfondito saggio del curatore, una serie di interviste inedite ai protagonisti, saggi dedicati a singoli aspetti del periodo, – stilati da Alberto Saibene, Enrico Morteo, Francesca Caputo, Matteo Guarnaccia , un forte apparato iconografico farà di questo volume un punto di vista aggiornato sull’argomento.

Tra i protagonisti della mostra troviamo Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Fernando De Filippi, Nanni Balestrini, Age, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Umberto Mariani, Franco Vaccari, Gianni Pettena, Gianni Emilio Simonetti, Giangiacomo Spadari, Franco Mazzucchelli. A questi artisti si affiancano coloro – Matteo Guarnaccia tra i molti – che in quel periodo, magari anonimamente, hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva, a comporre un affresco ragionato di uno dei momenti più magmaticamente creativi della cultura italiana del Novecento.

 

 

Fino al 09 Dicembre 2017

Milano

Luogo: Galleria Credito Valtellinese

Curatori: Marco Meneguzzo

Io non amo la natura. Pop Art Italiana dalle collezioni della GAM-Torino

La Fondazione CRC e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea presentano Io non amo la natura – Pop Art Italiana dalle collezioni della GAM-Torino a cura di Riccardo Passoni, in mostra a Cuneo, nel Complesso Monumentale di San Francesco da sabato 27 maggio 2017 a domenica 22 ottobre 2017.   La mostra – promossa dalla Fondazione CRC in occasione dei 25 anni dalla nascita, nel gennaio 1992 – propone un excursus intorno alla Pop Art italiana, attraverso una selezione di cinquanta opere tra dipinti, sculture e video, tutte provenienti dalla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

L’esposizione nasce dalla volontà di riflettere sulla vicenda storica della Pop Art in Italia, alla luce della recente rinnovata attenzione da parte della critica. Gli aspetti principali su cui la critica si è soffermata nel rileggere il fenomeno includono, da una parte, lo studio della cronaca di quegli anni, alla ricerca di corrispondenze dirette con l’arrivo e l’esplosione del fenomeno Pop americano sul suolo italiano e dall’altra, la messa a fuoco della provenienza culturale e linguistica degli artisti italiani, evidenziandone contiguità e differenze rispetto agli internazionali.

La mostra occupa i suggestivi spazi del Complesso monumentale di San Francesco − restaurato e restituito alla città nel 2011 grazie a un ingente finanziamento della Fondazione CRC e adiacente al Museo Civico di Cuneo − e vuole ricostruire l’ampio ventaglio delle proposte italiane maturate nei primi anni Sessanta. In quegli anni numerose furono le corrispondenze tra il progressivo ma rapido affermarsi della Pop Art americana e la scena italiana, in particolare nelle città di Roma e Torino, così come la circolazione degli artisti e delle loro proposte linguistiche.   Il percorso espositivo illustra, per campionamenti, le differenti declinazioni di stile degli artisti, tra cui Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Fabio Mauri, Mario Ceroli, attivi sulla scena romana, accanto a personaggi come Jannis Kounellis e Pino Pascali. Sul versante torinese, la mostra raccoglie opere di Ugo Nespolo, Aldo Mondino, Michelangelo Pistoletto, Antonio Carena. Sullo sfondo, tra le tante altre proposte in mostra – volte anche a presentare importanti esiti collaterali, non dichiaratamente Pop ma contestualizzabili in quella temperie di sviluppo e ricerca – esempi delle ricerche pioneristiche di Mimmo Rotella e Enrico Baj.

Dal 26 Maggio 2017 al 22 Ottobre 2017

CUNEO

Opening: Venerdì 26 maggio 2017 – ore 17.30

LUOGO: Complesso Monumentale di San Francesco

CURATORI: Riccardo Passoni

ENTI PROMOTORI:

  • Fondazione CRC

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0171 634175

E-MAIL INFO: progetti@fondazionecrc.it

SITO UFFICIALE: http://www.gamtorino.it

Pop in Italia

La Galleria Guastalla Centro Arte presenta una selezione di opere di artisti che hanno partecipato alla nascita del movimento Pop in Italia. L’innegabile importanza storica di questi artisti deriva dal fatto che ognuno di loro ha rappresentato appieno ed in grande stile la risposta italiana alla crisi dell’arte informale, interpretando in modo autonomo ed originale gli stilemi che arrivavano dagli artisti Pop inglesi e americani.

In mostra saranno presenti opere di Franco Angeli, Enrico Baj, Paolo Baratella, Tano Festa, Piero Gilardi, Concetto Pozzati, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Emilio Tadini. Di certo, tra le caratteristiche primarie della Pop italiana vi è il rapporto con il passato, con l’arte e con la sua storia, poco importa se antica o recente, in genere più antica. Il fatto è che per gli artisti italiani il riferimento alla cultura alta è quasi irrinunciabile: le citazioni più o meno esplicite di Festa, Angeli, Schifano, dello stesso Baj, sono una costante nel lavoro di questi artisti, sono il vero filo conduttore di questa vicenda.

Ciò che naturalmente impressiona e dà il tono assolutamente caratteristico alla Pop italiana è proprio questa presenza e la varietà degli atteggiamenti; certo è che la riflessione, tra ironico e affettuoso, è non solo – e non tanto – sulla storia dell’arte, ma sulla diffusione delle immagini che hanno fatto la storia dell’arte in quanto oggetti di consumo.

Gli artisti che partecipano alla pop art italiana sia che facciano parte del gruppo romano così detto di Piazza del Popolo, come Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano, o che si siano espressi nell’area milanese-torinese, come Emilio Tadini, Enrico Baj, Mimmo Rotella, Piero Gilardi, Paolo Baratella elaborano un linguaggio che della pop art assume le valenze più umanistiche e letterarie rispecchiando così le varie autonomie e sensibilità di ogni singolo, non rinunciando mai alla ricerca della qualità pittorica e soprattutto al valore specifico dell’opera d’arte. E’ così che Schifano assumerà come proprie icone del linguaggio di massa l’immagine della Coca Cola, della Esso, ecc., Franco Angeli quei simboli classici del potere politico, cioè l’aquila e la lupa capitolina che si intrecciano ai nuovi simboli del potere economico quale è il Dollaro e Tano Festa le immagini tratte soprattutto dagli affreschi di Michelangelo,ma anche le persiane e i cieli di Roma, superando così la fredda figurazione tipica del linguaggio pop americano ritenuta frutto di una ideologia di stampo capitalista a vantaggio di una pittura che ricerca una maggior continuità con la tradizione e un più profondo impegno umano e sociale.

Questa mostra vuole essere anche un omaggio doveroso a molti di questi artisti che sono transitati dalla galleria Guastalla-Graphis Arte sin dagli anni ’70 e con i quali sono stati stretti rapporti di amicizia e di collaborazione.

Fonte arte.it

Fino al 26 Gennaio 2017

Livorno

Luogo: Galleria Guastalla Centro Arte

Telefono per informazioni: +39 0586 808518

E-Mail info: info@guastallacentroarte.com

Sito ufficiale: http://www.guastallacentroarte.com

La Dolce Vita romana in mostra a Milano

Milano rievoca la Dolce Vita romana attraverso le opere di Giosetta Fioroni, Mimmo Rotella e Mario Schifano. In maniera personale i tre artisti furono testimoni di un periodo entusiasmante che dalle ceneri del dopoguerra estrasse desiderio di vivere e divertirsi, di circondarsi di bellezza, di guardare al futuro con ottimismo e rinnovato vigore economico.

Dal 21 settembre al 5 novembre un nucleo di circa venti opere tra smalti su tela, decollage e oli su tela sarà esposto alla galleria AICA | Andrea Ingenito Contemporary Art come espressione del fermento culturale capitolino che ognuno di questi artisti elaborò diversamente.

I colori industriali della Fioroni che inaugurarono la stagione della Pop Art italiana incontreranno i frutti dell’esperienza americana di Schifano che frequentò la factory di Andy Warhol e fece proprie le lezioni di Lichtenstein, Robert Rauschenberg e Jasper Johns. Immagini legate ai media, alla comunicazione e alla pubblicità che a loro volta troveranno naturale collocazione accanto alle opere di Rotella e nei suoi celebri manifesti.

Giosetta Fioroni_fonte www.arte.it

Imagine. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969: verso il superamento del monocromo

L’idea di èpater les bourgeois (sbalordire il borghese) era stata oramai abbandonata da tempo quando, nel secondo dopoguerra, gli artisti tentarono di ristabilire un rapporto con il pubblico perché esso fosse più sensibile all’opera d’arte “interessante” piuttosto che “bella”.

Ciò comportò un approccio da parte del fruitore che fosse più sensibile al criptico sublime, all’apparente nonsense, rispetto al bello armonico di classica forgiatura.

Questa componente intellettuale di primo contatto all’opera non fece altro che obbligare lo spettatore ad andare al di là del giudizio di gusto, ad andare oltre, diremmo oggi, al “mi piace” dei social.

Il dato materiale e l’abilità manuale, oltretutto, non erano più considerati necessari e sufficienti al compimento dell’opera d’arte, soprattutto se svincolati da un importante supporto di studi di altro tipo. Si consolidava così, dopo le prime avvisaglie Dada, la priorità dell’idea sulla materia (concetto cardine dell’arte contemporanea tutta).

In questo humus, gli anni Sessanta videro le Neoavanguardie – i cui esponenti in realtà pensavano che le opere dovessero fuggire dai luoghi tipici dell’arte come i musei e le gallerie – esaltare il metodo ed il progetto in luogo della manualità. Il Concettuale indirizzava sulle idee e sul processo in sé poiché il prodotto finale veniva considerato irrilevante. L’opera doveva, quindi, essere sempre meno dipendente dai materiali e dalla praticità manuale.

La mostra Imagine. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969, a cura di Luca Massimo Barbero presso il museo Peggy Guggenheim di Venezia, è un’inedita lettura dell’arte italiana attraverso gli anni ’60, che intende analizzare la nascita della nuova immagine e, soprattutto, sottolineare l’azzeramento delle neoavanguardie grazie al superamento del monocromo ed alla maturazione del linguaggio della figura.


Nell’Italia dei primi anni Sessanta, al culmine del miracolo economico, le sperimentazioni artistiche si susseguirono, si mescolarono e si intrecciarono con rapidità e intensità. Tutto ciò è riscontrabile in tale mostra, che evidenzia la varietà degli aspetti della vitalità creativa che ha caratterizzato la ricchezza propositiva ed eterogenea di questo decennio.

Iniziando dal superamento del monocromo, l’esposizione analizza la nascita di un nuovo linguaggio rappresentativo di un momento meno noto e approfondito dell’arte italiana, tanto da essere considerato (si pensi al Particolare della nascita di Venere di Fioroni) come una versione nostrana della Pop art.


Le molteplici linee di ricerca di artisti quali Franco Angeli, Mario Ceroli, Domenico Gnoli, Giosetta Fioroni, Tano Festa, Fabio Mauri, Francesco lo Savio, Michelangelo Pistoletto, Mario Schifano, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Pino Pascali, ricreano un mondo fatto di immagini, figure e racconti proprio partendo, come detto, dall’azzeramento delle neoavanguardie.

Come spiegano gli organizzatori, «ciò che si vuole presentare al pubblico è un intenso alternarsi di opere che sottolineano, in modo sintetico, la vitalità di quel breve arco temporale di soli 9 anni, mostrando così, tramite differenze e assonanze, in un continuo scambio e dialogo, quel melting-pot del linguaggio artistico dell’epoca, in un momento in continuo divenire, prima che si andassero a delineare scuole e movimenti destinati a definire le avanguardie degli anni successivi».