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Caudu e fridu, una filigrana emotiva. Il progetto site-specific di Massimo Bartolini a Palazzo Oneto

“Caudu e fridu sento ca mi pigla”, un neon rosso sangue illumina la stanza buia di Palazzo Oneto mentre un lieve, ma fastidioso rumore s’insinua nel nostro orecchio. Al di là della stanza rosso fuoco, ipotesi visiva e sensoriale di un tempo passato, l’Inquisizione, divampa una luce tenue, blu, fredda che resta così intrappolata in una filigrana di strutture che si srotolano come una ragnatela e imprigionano le mura, i soffitti, il pavimento e gli stucchi.

Caudu e fridu, ossimoro è anche un pensiero e un contrasto su cui Massimo Bartolini ha voluto avvolgere la sua installazione site-specific. Il progetto a cura di Claudia Gioia e sostenuta dalla Fondazione VOLUME!, nell’ambito degli eventi collaterali della Biennale Manifesta 12 a Palermo, ripensa gli spazi di Palazzo Oneto in via Bandiera, contraddistinta per la sua elegante e disordinata tradizione. Il Palazzo costruito verso la fine del XVII, ha riaperto al pubblico in questa occasione, presentando non soltanto i propri tesori tante volte nascosti o oscurati, ma ha permesso di far convogliare l’asse del contemporaneo, elaborando un procedimento di repentino svelamento di strutture architettoniche e apparati decorativi unici.

Caudu e fridu, il caldo e il freddo, sono dunque l’incipit tratto da un graffito rinvenuto sulle pareti delle celle di Palazzo Chiaramonte Steri che tra il Seicento e la fine del Settecento ospitò il tribunale dell’Inquisizione. Il neon rosso di Bartolini, riapre una ferita e dà nuova vita ad una memoria, a quel grido di dolore e di aiuto che, però, nascosto veniva giustapposto con strumenti di fortuna sulle pareti del palazzo.

È la contrapposizione tra rumore e silenzio che fa restare attoniti, quel caos che viene desunto da un colore e da un suono, poi la ragnatela di luminarie che invade tutta la stanza adiacente e che permette al pubblico di entrarci dentro con tutte le difficoltà nel crearsi un percorso che però, girando in tondo, si sofferma e riflette su elementi imbrogliati e strutture decorative tradizionali. È un dialogo silenzioso, quello che si svela sotto ai nostri occhi. Le luminarie, tipiche della tradizione popolana e in particolare di quella Siciliana, assumono qui una decostruzione del loro stesso significato. Decontestualizzate e annullate della loro peculiare appariscenza e colorata festosa rappresentazione, qui creano non solo dei contrasti ma sono una filigrana fittissima che tenta di cancellare il caos, offrendosi silenziose al pubblico e quindi liberandosi della propria funzione attraverso l’atto stesso dello “spegnere”. Le luci si spengono e ciò che resta è un dialogo fitto e una contrapposizione di sensazioni e di visioni.

È dunque questa contrapposizione tra caldo e freddo, tra caos e silenzio, che diventa da affare pubblico e condivisibile, ad affare privato in cui l’animo umano trova fine alle proprie irrequietezze. Un ossimoro che invita a ripensare alla luce e alla parola detta o pensata, qualcosa che supera ogni apparenza e chi si trattiene inattesa e inosservata ai lati di un pensiero.

La mostra è realizzata con il supporto di Magazzino Arte Moderna Roma, Massimo De Carlo Milano, Londra, Hong Kong e per Palazzo Oneto si ringrazia Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona.

 

 

 

Caudu e fridu

Fino al 15 settembre 2018

 

Palazzo Oneto di Sperlinga

Via Bandiera 24, Palermo

 

Ingresso libero